martedì 22 aprile 2014

La digitalizzazione della giustizia italiana: a chi tocca?

I presupposti per passare a una giustizia digitale (quindi più moderna, veloce ed efficiente) ci sono tutti; eppure tutti fanno finta di non vederli e vanno avanti legittimando il protrarsi di prassi obsolete e non più conformi alla legge: è questo il caso delle comunicazioni di cancelleria.

 

Chi deve fare il primo passo?

Ci sono un giudice, un avvocato e un cancelliere che, alla cena di Natale del tribunale del dicembre 2005, discutono della digitalizzazione della giustizia italiana.
Il primo dice: “Noi siamo pronti da tempo, il problema è che gli avvocati, appena c’è qualche proposta di riforma del processo civile, sollevano un putiferio”.
Il secondo risponde: “Ma anche noi siamo pronti; però, tutte le volte che abbiamo a che fare con gli uffici giudiziari, ci sentiamo dire che devono ancora sistemare alcune cose e, nel frattempo, si va avanti coi vecchi metodi. Quindi non possiamo fare altro che adattarci”.
Infine il terzo dice: “Guardate che anche noi siamo pronti in teoria; però, finché lo Stato non ci mette a disposizione tutte le risorse necessarie per la transizione, non possiamo fare gran che.”
Questo “allegro” siparietto si ripresenta identico a tutte le cene di Natale successive, fino a quella del 2012, quando il giudice e il cancelliere chiudono il discorso sottolineando: “Beh, in fondo, io l’anno prossimo vado in pensione. Perché dovrei cambiare proprio ora? Sarà un problema di quelli che vengono dopo di noi”. E l’avvocato: “A me manca ancora un po’ alla pensione. Tuttavia, se per voi è così, perché dovrei darmi da fare io per cambiare le cose?”.
Fu così che nulla cambiò per anni e i tribunali continuarono a riempirsi di carta e a dilatare le loro tempistiche. E molti iniziarono a pensare che, in fondo, sarebbe stato sempre così, per i secoli dei secoli, fino al collasso.
Ma ad un certo punto arriva il deus ex machina, il legislatore, che dice: “Basta! adesso stabilisco che l’uso della tecnologia è obbligatorio per tutti coloro che partecipano alla macchina della giustizia”.

 

Una storia di norme disapplicate

Sembra una barzelletta, ma più che altro è una storia triste: la triste storia della giustizia civile negli ultimi anni. Le date non sono state scelte a caso. Il 2005 è l’anno del Codice dell’Amministrazione digitale che ha posto tutte le basi per un pieno utilizzo delle tecnologie nell’attività amministrativa (compresa quella degli uffici giudiziari). Norma rimasta in gran parte disapplicata. Una di quelle numerose norme vigenti ma, per qualche oscuro principio di interpretazione delle leggi, non cogenti. Quelle norme che… “ma sì, lo so che dovrebbe essere X; ma tanto tutti fanno ancora Y quindi faccio anch’io Y.”
Il 2012 è invece l’anno del rivoluzionario Decreto Crescita 2.0, quello che ha posto le basi dell’agenda digitale italiana e che ha introdotto l’obbligo di inviare tutte le comunicazioni di cancelleria (nell’ambito di procedimenti civili) a mezzo PEC. Un’altra norma rimasta sulla carta, dato che gli avvocati continuano a ricevere montagne di fax.

 

PEC oppure ancora FAX?

Tutti gli avvocati si sono dovuti dotare di indirizzo PEC, hanno dovuto comunicarlo ai propri ordini professionali, hanno dovuto inserirlo negli atti giudiziari. Perché tutto ciò se poi si continua ad usare il fax?
Conosco avvocati che il fax non lo usano più, se non appunto per ricevere le comunicazioni di cancelleria. E altri che hanno dovuto crearsi un fax virtuale via Internet per ricevere tali comunicazioni (mi riferisco a quei sistemi online che ti attribuiscono un numero di fax virtuale e che ti girano via email i PDF dei fax ricevuti). Siamo al paradosso: usare Internet per ricevere, via fax, ciò che potresti ricevere direttamente via email.
Quello delle comunicazioni di cancelleria è solo una punta del grande iceberg che va sotto il nome di digitalizzazione della giustizia (e, più in generale, della pubblica amministrazione italiana).
Tra qualche mese arriverà anche il momento del famigerato processo civile telematico (obbligatorio da giugno 2014, salvo qualche odiosa proroga); ma credo che questo sia il primo passo essenziale. Suvvia, siamo seri! Nel 2013 non ci possiamo più permettere di stampare due fogli A4 per una comunicazione di 3 o 4 righe al massimo; e ciò sia in un’ottica di tutela ambientale (le foreste sono più preziose della nostra ritrosia al cambiamento), sia in un’ottica di semplice risparmio di spesa (la carta, i toner e le linee telefoniche costano).

 

Spetta a ciascuno di noi

Nei giorni scorsi ho provocatoriamente lanciato una campagna di sensibilizzazione che invitava tutti gli avvocati a stampare e portare con sé una copia dell’art. 136 c.p.c. aggiornato e a mostrarla a tutti coloro che facciano finta di non sapere che il mondo è cambiato.
Lo spirito della campagna è ovviamente goliardico, ma credo davvero che l’innovazione arrivi anche dalla presa di coscienza e di responsabilità di ciascuno di noi. Se tutti gli avvocati iniziassero a chiedere, con fermezza, l’utilizzo della PEC (concreto e non solo ipotetico!), di certo gli uffici giudiziari non potrebbero continuare nell’indifferenza. Se invece si persiste con la politica (ahimè molto in voga) del “non spetta a me”, il cambiamento non arriverà mai e non si farà altro che perpetuare la scena della cena di Natale descritta nell’incipit.

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Articolo uscito originariamente su LaLeggePerTutti il 3 luglio 2013 (vedi).

Eppure il concetto di trasparenza sembra così trasparente

Il “Decreto Trasparenza” (D. Lgs. 33/2013) è una legge fondamentale per l'apertura dei dati pubblici in Italia, che non fa altro che rafforzare e ribadire i principi fissati in materia di “open data by default” dal precedente Decreto Crescita 2.0. Gli open data, nelle intenzioni del legislatore europeo servono a creare un nuovo mercato nel riuso commerciale, accessibile a tutti e tendenzialmente gratuito, dei dati pubblici.
Come viene chiarito fin dall'articolo di apertura “la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 22 aprile 2014.
Leggilo qui.


venerdì 18 aprile 2014

Il nuovo testo dell'articolo 15 della Legge sul diritto d'autore

Riportiamo il testo dell'art. 15 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) come uscito dall'ultima modifica apportata dal Decreto Valore cultura dell'agosto 2013 (vedi la notizia).
La modifica agisce sul comma 2 precisandone la portata rispetto alla vecchia formulazione (che si riporta sotto a titolo di confronto).

ATTENZIONE: quasi tutti i testi della legge disponibili in rete riportano ancora la vecchia formulazione.
1) Il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico ha per oggetto, la esecuzione, la rappresentazione o la recitazione, comunque effettuate, sia gratuitamente che a pagamento, dell'opera musicale, dell'opera drammatica, dell'opera cinematografica, di qualsiasi altra opera di pubblico spettacolo e dell'opera orale.
 

2) Non sono considerate pubbliche l’esecuzione, la rappresentazione o la recitazione dell’opera effettuate, senza scopo di lucro, alternativamente:
a) entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero;
b) all’interno delle biblioteche, a fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione delle opere stesse.


3) Non è altresì considerata pubblica l'esecuzione, rappresentazione o recitazione dell'opera nell'ambito normale dei centri sociali o degli istituti di assistenza, formalmente istituiti, nonché delle associazioni di volontariato, purché destinata ai soli soci ed invitati e sempre che non venga effettuata a scopo di lucro.

Questo è invece il vecchio testo della comma 2:
Non è considerata pubblica la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell'opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell'istituto di ricovero, purché non effettuata a scopo di lucro.

Il processo al processo telematico

L'avvocato Nicola Gargano, esperto di informatica giuridica e autore -assieme a Paolo Della Costanza- del libro "Guida pratica al processo telematico" (Giuffrè) esprime in un blogpost le sue perplessità sull'imminente passaggio al processo civile telematico.
Siamo davvero pronti? Io tempo fa l'avevo chiesto attraverso un sondaggio online che aveva avuto un curioso esito... E soprattutto... siamo davvero consapevoli di come questo nuovo strumento rivoluzionerà il modo di lavorare di tutti gli studi legali? Io sono convinto che buona parte dei colleghi non abbia preso con la dovuta serietà la questione.

Leggiamo cosa dice Gargano in merito alle vulnerabilità del PCT emerse in questi ultimi mesi.


Meno 73. Sono questi i giorni mancanti al prossimo 30 giugno quando, volenti o nolenti saremmo obbligati ad adeguarci ad un nuovo modo di lavorare. La domanda è sempre la stessa, ed è quella che ci accompagna da quando è nato questo blog, ovvero: Siamo pronti?

La risposta questa volta è non lo so e, lo ammetto, persino io, a volte a ho avuto un po’ di paura ad effettuare i consueti depositi telematici.

I motivi? Ve li volevo raccontare da molto tempo ma, la paura di spaventare i colleghi ha sempre preso il sopravvento. Tuttavia in occasione della...
[continua a leggere l'articolo]

lunedì 14 aprile 2014

Il telegramma via PEC (non ce la possiamo fare)

Mi giunge via Twitter una chicca che non posso fare a meno di replicare qui: il telegramma via PEC!
A volte penso che è inutile sperare in una PA digitale.
(Ora si attende la PEC via telegramma. Vediamo se riescono a fare anche quella.)






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