sabato 20 gennaio 2018

Arriva LEA e finisce il monopolio SIAE: le mie interviste radiofoniche sul tema

Notizia di questa settimana è la nascita di LEA (Liberi Editori e Autori), ente non-profit che può svolgere attività di raccolta diritti in concorrenza con SIAE secondo i nuovi parametri previsti dalla legge. Soundreef e altre realtà simili possono ora appoggiarsi su questo nuovo ente per agire sul territorio italiano.
Vista la novità del fenomeno, ovviamente ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire e approfondire.
Sul tema lo scorso mercoledì (17 gennaio) sono stato intervistato sia su Radio Onda D'Urto sia su Radio Popolare.

Riporto di seguito i link per ascoltare i due podcast.

Radio Onda D'Urto: ascolta la mia intervista | ascolta le interviste agli altri esperti

Radio Popolare: ascolta la mia intervista (dal minuto 3:30 circa)


martedì 9 gennaio 2018

Didatticaduepuntozero: incontro con gli autori a Tortona

Mercoledì 17 gennaio alle ore 17:30 si terrà il primo incontro pubblico con tutti gli autori del libro "DidatticaDuePuntoZero. Scenari di didattica digitale condivisa" curato da Alberto Panzarasa e pubblicato nella mia collana "I libri di Copyleft-Italia" per Ledizioni.


La location sarà la libreria Namastè di Tortona, in provincia di Alessandria; ingresso libero. Sarà un'occasione più unica che rara per incontrare tutti insieme gli autori del libro: Marco Cau, Riccardo Colangelo, Graziano Maino, Maria Aurora Mangiarotti, Alberto Panzarasa, Marzio Rivera e il sottoscritto.

Riporto qui a fianco la locandina, mentre per aggiornamenti rimando all'apposito evento Facebook.




[EDIT] La presentazione è stata trasmessa in diretta attraverso la mia pagina Facebook.
Ecco il video integrale.




venerdì 29 dicembre 2017

Qualche numero sul mio 2017 in rete

Faccio una cosa che non ho mai fatto in una decina d'anni di costante attività sul web: un resoconto del mio anno con un po' di numeri e con i post che hanno ottenuto maggiore riscontro.
Colgo l'occasione di questo post per fare a tutti voi che mi seguite il mio sincero augurio di Buon inizio 2018, sperando che vogliate aiutarmi a far crescere questi "numeri" nel nuovo anno.


Pagina Facebook

La pagina Facebook è passata dai circa 1050 follower di fine dicembre 2016 ai circa 2800 follower attuali, con un aumento di 1750 follower nell'arco dell'anno.
Il post con che ha totalizzato più like e più condivisioni in assoluto è stato questo:

Al secondo posto c'è invece questo post: https://www.facebook.com/simone.aliprandi.page/photos/a.10152959362625687.1073741829.43860635686/10155172895450687/; infine al terzo posto c'è questo https://www.facebook.com/simone.aliprandi.page/photos/a.10152995562905687.1073741831.43860635686/10155214757950687/.

Profilo Slideshare

Il profilo SlideShare ha visto l'aggiunta di 50 nuove presentazioni e di una decina di altri altri documenti. In tutto il 2017 il profilo ha totalizzato quasi 67mila visualizzazioni (vedi grafico qui sotto).
La presentazione con più visualizzazioni è stata "E-Safety: fare didattica in sicurezza (sicurezza dati e privacy) - marzo 2017"; la seconda "Il diritto d'autore sul web e sui social media (marzo 2017)".



Profilo Twitter

Il tweet più visualizzato e più retwittato è stato il seguente:

Blog aliprandi.blogspot.it

Il blog post con più letture è stato "La matematica è un'opinione. E l'ignoranza una certezza"; il secondo invece è stato "I materiali per il corso animatori digitali al Cairoli di Pavia".

giovedì 28 dicembre 2017

Riproduzione con mezzi propri in biblioteca: libera... ma prima va compilato un modulo

Pensavo di aver davvero chiuso fino all'anno nuovo con notizie e commenti, ma mi è stata segnalata una perla troppo gustosa per non occuparmene tempestivamente.
In vari articoli ho segnalato che il sistema di tutela dei beni archivistici e culturali non mi convince; si veda l'articolo più recente "Tutela dei beni culturali: abbiamo un problema?".  Non mi convince nonostante lo scorso agosto sia stata approvata una nuova formulazione dell'art. 108 Codice Beni Culturali con cui si è stabilita la libertà di riproduzione con mezzi propri. Riporto a fini di completezza la parte rilevante della norma (commi 3 e 3 bis):
3. Nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste o eseguite da privati per uso personale o per motivi di studio, ovvero da soggetti pubblici e privati per finalità di valorizzazione, purché attuate senza scopo di lucro. I richiedenti sono comunque tenuti al rimborso delle spese sostenute dall’amministrazione concedente. 
3-bis. Sono in ogni caso libere le seguenti attività, svolte senza scopo di lucro, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale: 1) la riproduzione di beni culturali diversi dai beni archivistici sottoposti a restrizioni di consultabilità ai sensi del capo III del presente titolo attuata nel rispetto delle disposizioni che tutelano il diritto di autore e con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né, all’interno degli istituti della cultura, l’uso di stativi o treppiedi; 2) la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro.
Nonostante questa nuova formulazione sia un indiscusso passo avanti, comunque è l'approccio generale del sistema a non piacermi. Non mi piace cioè il fatto che la riproduzione di opere e documenti (i quali - ricordiamolo - sono stati realizzati secoli fa in tempi storici in cui non esisteva il concetto di "copyright" e in alcuni casi per la loro natura non sarebbero nemmeno soggetti a copyright in quanto non "creativi"), sia considerata "gentile concessione" della pubblica amministrazione nonché "eccezione" a un generale regime di riproduzione vietata e vincolata.
Questa mentalità di "gentile concessione" ed "eccezione" si riflette in casi deprecabili di singole pubbliche amministrazioni che fanno di tutto per trovare artifici con cui limitare ulteriormente e inspiegabilmente la riproduzione.
Emblematico è il caso dell'Archivio di Stato di Palermo, la cui dirigenza sembra continuare a infischiarsi della legge ormai in vigore da quattro mesi e a mantenere vincolate le riproduzioni secondo una propria autonoma interpretazione. A tal proposito rimando all'articolo "Libere riproduzioni con mezzo proprio: lettera di Archim alla direzione dell’Archivio di Stato di Palermo", dove potete trovare anche il testo della assurda risposta della direzione dell'archivio.

Ma oltre alla vicenda di Palermo, già nota da qualche mese, oggi me n'è stata segnalata un'altra; forse meno grave, ma comunque sintomo della mentalità distorta di cui sopra.
Se andate sul sito della Biblioteca Marucelliana di Firenze alla pagina www.maru.firenze.sbn.it/servizi.htm#ser20 e cliccate sulla sezione "riproduzioni" arriverete al documento "Riproduzione fotografica con mezzi propri" (vedi screenshot nell'immagine qui sotto) che, con l'intento di voler informare l'utente sulla normativa vigente, ne fornisce un'interpretazione anche qui artatamente distorta.
Si legge infatti:
"L’autorizzazione alla libera riproduzione deve essere in ogni caso richiesta al personale compilando un modulo con cui si dichiara di conoscere la normativa sul diritto d’autore e le disposizioni introdotte dal Codice dei Beni culturali, di sopra richiamate."
Mi spiace, ma non funziona così. Se la riproduzione è LIBERA, è libera; punto. Vanno sì rispettati i limiti già chiaramente indicati dalla legge; ma al di là di quei limiti è libera, a priori e generalmente. Non può essere subordinata alla compilazione di un modulo. Altrimenti torniamo al solito approccio della "gentile concessione" offerta dalla PA.
Confido che i responsabili della biblioteca fiorentina intervengano quanto prima per riparare a questo "infortunio".

EDIT: dopo la pubblicazione dell'articolo, mi è stato segnalato che in realtà la primogenitura di questa "brillante idea" è di altro ente fiorentino. Infatti sul sito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze si trova anche il modulo da compilare (link visitato oggi 28/12/2017), di cui riporto qui sotto uno screenshot. Trovo davvero assurdo questo modus operandi. Che libertà è se per esercitarla devo prima compilare un modulo e fornire le mie generalità?!




sabato 23 dicembre 2017

Uber va trattata come una società di taxi e non come una "startup" tecnologica

La Corte di Giustizia UE ha fatto a UBER un regalo di Natale che rimarrà abbastanza indigesto.
Ve la faccio breve, dato che siamo davvero a ridosso delle feste e la vostra attenzione sarà legittimamente rivolta ad altro. Anch'io avevo già fatto gli auguri di Natale pensando di tornare a scrivere su queste pagine dopo la pausa, ma la vicenda è troppo "gustosa" per non darle il rilievo che merita.
photo: Núcleo Editorial/Fernando Oda - licenze CC BY

Mercoledì scorso (20 dicembre) la massima corte europea ha emesso la sentenza del giudizio C-434/15 che vedeva contrapposte un'associazione di categoria dei tassisti spagnoli (Asociación Profesional Elite Taxi) e la Uber Systems Spain SL, in merito al servizio noto come UberPop o UberX.

Come emerge dal comunicato stampa ufficiale,
secondo la Corte un servizio di intermediazione come quello di cui trattasi nella causa principale, il cui scopo è quello di collegare, tramite un'applicazione per smartphone e a pagamento, conducenti non professionisti che utilizzano il proprio veicolo per persone che desiderano effettuare tragitti urbani, devono essere considerati intrinsecamente legati a un servizio di trasporto e, di conseguenza, devono essere classificati come "servizio nel settore dei trasporti" ai sensi del diritto dell'UE. Perciò un simile servizio deve essere escluso dalla sfera della libera prestazione dei servizi in generale, nonché della direttiva sui servizi nel mercato interno e dalla direttiva sul commercio elettronico.
Già nel maggio del 2015 l'amico e collega Carlo Piana si era occupato di una simili vicenda giudiziaria che aveva portato la fetta italiana di Uber di fronte al Tribunale di Milano. Scriveva Carlo nell'articolo intitolato "Su Uber Pop hanno ragione i tassisti. Purtroppo":
Uber è un esempio di economia “peer-to-peer” (i fornitori sono cittadini comuni) intermediata da un fornitore di servizi, dove i servizi “professionali” sono quelli di piattaforma, che triangola i servizi offerti da un terzo e li mette in comunicazione con potenziali clienti di tale servizio. In ciò Uber non è molto diverso da Ebay, con una differenza: tutte le modalità di servizio sono concepite e organizzate da Uber, mentre su Ebay l'intervento della piattaforma è quello di un facilitatore di strumenti giuridici/commerciali già esistenti (aste, vendite). La cosa ha un rilievo, perché per legittimare un provvedimento di concorrenza sleale, occorre che il destinatario dell'ordine sia un concorrente. Su questo il Tribunale ha apparentemente giudicato che Uber non è un semplice fornitore di servizi resi da altri, ma è un organizzatore di un servizio che organizza e promuove come se fosse proprio, le cui tariffe sono fisse e delle quali incassa una parte. Anche se i fornitori ultimi del servizio sono indipendenti.
Insomma, una bella botta per Uber e una storica vittoria per i tassisti che anche in sul territorio iberico sono riusciti a riaffermare la legittimità della loro posizione di "monopolio", se così la possiamo definire. Ma soprattutto un precedente giurisprudenziale pesante per la miriade di operatori di quella che viene comunemente definita "new economy", i quali dovranno adesso fare i conti con un inquadramento giuridico (e magari anche fiscale) non proprio favorevole.
Qualcuno ha provocatoriamente segnalato che questa sentenza smaschera il grande bluff di Uber (si veda l'articolo "Uber is finally getting called on its biggest bluffs" di Alison Griswold), sollevando il dubbio se servizi come quello in questione abbiano un po' approfittato dell'effetto novità e della fisiologica difficoltà di inquadrare fenomeni innovativi nelle categorie previste dal diritto.