mercoledì 20 maggio 2015

Troppo difficile aprire un allegato PDF (secondo il Tribunale di Venezia). Ennesima perla sul PCT

Su segnalazione dell'amico e collega Carlo Piana, condivido con voi l'ennesima perla (forse una delle più surreali fin qui registrate) relativa al Processo Civile Telematico e in generale alla digitalizzazione della giustizia.
Il Tribunale di Venezia ritiene "giustificata l'omissione del procuratore ricorrente per la difficoltà di ingranare con i meccanismi del PCT nella prima fase"; il procuratore infatti aveva ricevuto una comunicazione via PEC ma si era limitato a leggere il messaggio dell'email senza capire di dover aprire l'allegato PDF (chiamandolo tra l'altro "Allegato Acrobat").
[Vi prego, uccidetemi.]





mercoledì 13 maggio 2015

Copia di cortesia: si fa ma non si dice! Succede a Monza

Della serie... si fa ma non si dice; o quanto meno non si scrive!
L'oggetto è sempre la discussa copia di cortesia che, secondo l'ennesima norma bizzarra, "il giudice potrà sempre richiedere agli avvocati" (cortesemente) e che gli avvocati, qualora decidessero di aderire a tale richiesta, dovranno depositare (sempre cortesemente) secondo le modalità descritte. Non si capisce che cosa potrebbe succedere invece agli avvocati che non volessero aderire.
Il tutto comunque non dovrà essere menzionato nel verbale d'udienza (e certo!).
La fonte è il Protocollo d'intesa sul Processo Civile Telematico firmato dal Tribunale di Monza e il locale Ordine Avvocati (vedi).
Per altre "perle" simili, vi rimando al post Processo telematico: la disciplina "sotterranea" che rende obbligatorie le copie cortesia.


Un mio nuovo libro sulla SIAE e i suoi meccanismi (non sempre limpidi)

Come ormai saprete, nei giorni scorsi è uscito un mio nuovo libro intitolato "SIAE: funzionamenti e malfunzionamenti. La gestione collettiva del diritto d’autore in Italia", sempre per Ledizioni e sempre rilasciato con licenza CC by-sa.
Il libro riprende vari miei articoli già usciti negli scorsi mesi e cerca di fornire un quadro completo e sistematico per orientarsi nelle dinamiche (spesso complesse e poco trasparenti) della collecting society italiana.
Tutti i dettagli sul libro e i link alle recensioni uscite sono disponibili all'apposita pagina http://lasiae.blogspot.it/p/libro.html del sito monografico sulla SIAE che ho lanciato nel 2014.
La prima presentazione si terrà martedì 19 maggio presso il SAE Institute di Milano (registrati all'evento); per i prossimi appuntamenti, restate sintonizzati! 

venerdì 1 maggio 2015

Parlando con l'ex Garante Privacy di JurisWiki e di privacy nelle sentenze

Ieri su Twitter ho avuto modo di confrontarmi con Franco Pizzetti, ex Garante Privacy (in carica tra il 2005 e il 2012), in merito al controverso tema della diffusione di sentenze contenenti dati personali. Lo spunto è stato un mio articolo uscito in questi giorni ovviamente legato al lancio "problematico" del sito JurisWiki.it.
Riporto qui la conversazione sotto forma di screenshot affinché sia visibile anche a chi non frequenta Twitter e per raccogliere opinioni di più ampio respiro.
Resto comunque perplesso sulle argomentazioni proposte da Pizzetti su questo specifico aspetto. Non si capisce perché alcune regole dovrebbero essere unicamente rivolte a case editrici in senso proprio e non anche al CED della Cassazione che di fatto fa la stessa attività di un editore di database giuridici e che, tra l'altro, viene descritta nel sito ufficiale come "una struttura autonoma" (si veda la pagina di presentazione del sito ufficiale).




[addendum del 3 maggio 2015]
La Corte di Cassazione dichiara nella pagina Privacy del sito di aver fatto riferimento non alle linee guida citate da Pizzetti via Twitter (cioè le Linee guida per l'informazione giuridica del 2 dicembre 2010), bensì alle Linee guida, in materia di trattamento di dati personali contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per finalita' di pubblicazione e diffusione sul web del 2 marzo 2011), che sono un provvedimento con finalità e destinatari profondamente diversi. La confusione del quadro normativo di riferimento aumenta.

Riporto di seguito il testo della pagina "Privacy" del sito della Cassazione.
Trattamento dei dati personali contenuti nel sito web della Corte Suprema di Cassazione è effettuato secondo le disposizioni di cui al d.lgs. 196/2003 e le indicazioni contenute nelle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web”, adottate con provvedimento n. 88 del 2 marzo 2011 del Garante per la Protezione dei dati personali.
Il trattamento dei dati sensibili e dei dati giudiziari avviene secondo i principi di cui agli artt. 22, 46-47 e 51-52 del d.lgs. 196/2003.
I dati giudiziari vengono trattati e diffusi solo ove autorizzato, consentito o imposto da espressa disposizione di legge e con l’osservanza del provvedimento del Garante del 2 marzo 2011.
La Corte Suprema di Cassazione non risponde del trattamento di dati effettuati su siti web esterni che siano stati raggiunti dall’utente tramite link dall’indirizzo www.cortedicassazione.it.
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La discussione continua... e io ho le idee ancora più confuse adesso. Mi arrendo.



sabato 25 aprile 2015

Processo telematico: la copia di cortesia si fa telematica

Questo decreto, emesso dal Giudice Monocratico Dr. Giorgio Jachia, ha effttivamente una ratio sensata: quella di avere un fascicolo telematico completo, comprendente quindi anche quegli atti processuali che sono ancora prodotti in forma cartacea.
Resta tuttavia la solita "patologia": viene appioppato agli avvocati un onere aggiuntivo non previsto per legge (e in realtà spettante alle cancellerie), mascherandolo però come semplice "cortesia". Si noti anche il fatto che il giudice, pur usando lo strumento del decreto (quindi, etimologicamente, un atto autoritativo), dice "INVITA". Quindi... è un obbligo o una cortesia? E' un'imposizione o un invito?

Tra l'altro, emerge la solita domanda: se gli avvocati inviano al giudice una copia in formato "nativo" dell'atto di citazione, chi poi verifica che sia proprio identica a quella depositata invece in cancelleria in cartaceo? (Ricordiamo che stiamo parlando di atti a volte di 40-50 pagine A4).


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