mercoledì 15 aprile 2015

Software gratuiti per la fatturazione elettronica

Come saprete, dal 31 marzo 2015 è in vigore il sistema di fatturazione elettronica verso la PA. Questo nuovo sistema si porta dietro anche l'esigenza di conservare le fatture secondo gli standard della conservazione sostitutiva.
La conservazione dei documenti digitali secondo questi standard richiede di essere attrezzati con particolari sistemi di archiviazione e quindi è difficile per le piccole imprese e per i singoli professionisti gestire in autonomia questo aspetto.
La tendenza è quindi quella di affidarsi a società specializzate che offrono (spesso in convenzione con le camere di Commercio o con gli ordini professionali) un servizio integrato di creazione e archiviazione delle fattura elettroniche.
Sono tuttavia disponibili degli applicativi gratuiti e anche open source (vedi le licenze di volta in volta indicate) per gestire in autonomia quantomeno la fase della creazione del documento.
Segnaliamo di seguito i principali.
[NB: Il post verrà aggiornato con altri eventuali link che dovessero emergere]


APPLICATIVI OPEN SOURCE (pacchetti da scaricare e far girare sul vostro computer)

FE Fatturazione Elettronica Open Source
software rilasciato sotto licenza GNU GPL v.3 (si tratta in realtà di un'estensione di Liferay Portal)

Invoicex
software rilasciato con licenza GNU GPL v.2 che consente di esportare le fatture nel formato XML

Modulo Fatturazione Attiva LAit
software rilasciato con licenza EUPL e realizzato da LAit Spa (Regione Lazio) in collaborazione con Agenzia per l'Italia Digitale

Modulo fatturazione elettronica per Odoo
Odoo è un framework open source per la gestione aziendale integrata, rilasciato sotto licenza GNU AGPL v.3


SERVIZI IN CLOUD

Per le piccole e medie imprese è disponibile il servizio online offerto da InfoCamere al sito https://fattura-pa.infocamere.it/, utilizzabile dopo aver inserito la smartcard di firma digitale.

E' poi comunque disponibile la pagina di "simulazione" del sito web FatturaPA dalla quale è possibile ottenere un file conforme agli standard.


APPLICATIVI GRATUITI (da scaricare e installare) MA NON OPEN SOURCE

Generatore XML per FatturaPA di DSA
software scaricabile gratuitamente (dopo registrazione degli utenti), realizzato da DSA Srl.


Nota: se invece non volete adeguarvi alla normativa sulla fatturazione elettronica, ricordate che potete sempre fare come il CONI...

giovedì 9 aprile 2015

Tribunale di Milano: troppo facile eludere i controlli (secondo la mia personale esperienza)

Mi permetto di fare un breve commento (basato unicamente sulla mia personale esperienza) sull'episodio drammatico avvenuto questa mattina al Palazzo di Giustizia di Milano.
Molti si chiedono come abbiano fatto a non beccare una pistola con i metal detector posti ai vari ingressi del tribunali.
Se non avete mai avuto il "piacere" di recarvi in quel posto deprimente e disorientante che è il Palazzo di Giustizia di Milano, dovete sapere alcune cose importanti. Io per fortuna non ho esigenza di andare lì molto spesso, ma posso garantire che tutte le volte che ci sono andato, mi è bastato mostrare il tesserino dell'Ordine Avvocati da lontano e con estrema velocità per passare dalla porta senza metal detector. Questo perché gli avvocati sono considerati degli "addetti ai lavori" e quindi è garantito loro un ingresso agevolato. Poi possiamo discutere sull'opportunità di questa scelta, ma la situazione è questa.

Il fatto è che, tutte le volte che sono passato, mi sono chiesto se gli addetti al controllo siano selezionati solo tra agenti dotati di una vista a quindici decimi, dato che, a circa 2 metri di distanza e guardando distrattamente per circa un secondo, erano in grado di verificare che si trattava davvero di un tesserino dell'Ordine Avvocati e non della tessera della palestra, che il tesserino era ancora valido e non scaduto, che il tesserino era nelle mani della persona effettivamente ritratta nella foto.
Questo per dire sarcasticamente che in realtà non è così difficile superare quel controllo con un'arma. Basta rubare/trovare il portafoglio di un avvocato.

Per converso, devo ammettere che una volta avevo dimenticato il tesserino e per entrare sono dovuto sottostare al controllo con metal detector.

mercoledì 8 aprile 2015

Anai sul processo telematico: è un puzzle indecifrabile, contraddittorio e troppo difficile

L'Associazione Nazionale degli Avvocati Italiani si scaglia contro la normativa sul processo telematico e le relative regole tecniche, parlando di "un universo normativo a puzzle, spesso indecifrabile, contraddittorio e di difficile apprensione e consultazione."
Nel comunicato stampa si segnala - come abbiamo più volte fatto notare - che "vi sono gravi inconvenienti per la difettosa informatizzazione dell’apparato giudiziario e per la discordanza di prassi territoriali, si incrementano notifiche, comunicazioni, depositi, restano quasi ovunque da depositare le copie cartacee degli atti.
Le dichiarazioni del presidente Maurizio De Tilla tuttavia non mirano ad un dietrofront che riporti in auge il vecchio sistema cartaceo (vanificando così gli ingenti sforzi fatti in questi ultimi anni verso la digitalizzazione); più che altro spingono verso una maggior chiarezza del sistema e soprattutto ad una uniformità a livello nazionale.
Si legga il testo integrale del comunicato di Anai

mercoledì 1 aprile 2015

Il copyleft e il porno

Ogni tanto penso... ma perché non è ancora arrivato un sito porno che rilascia i suoi contenuti con licenza Creative Commons o con qualche altra licenza copyleft? In fondo si tratta di normalissime opere videografiche (con un livello più o meno alto di carattere creativo) sottoposte alle regole del copyright e tutelate quantomeno da un diritto connesso. Dunque licenze come le Creative Commons sarebbero tranquillamente applicabili e la loro applicazione permetterebbe ai filmati porno di circolare con maggiore libertà in rete e magari di essere utilizzati per trarne delle opere derivate.
foto tratta da: www.hdwalle.com/2012/02/sasha-grey.html
Non solo; se i gestori di questi siti rilasciassero anche liberamente i dataset con cui sono strutturati i siti e magari anche le statistiche degli accessi e delle attività svolte dagli utenti che si collegano, si potrebbe sperimentare una nuova frontiera dell'open data.
Il simbolo che trovate nella foto accanto all'ammiccante Sasha Grey, la C di copyright rovesciata, è il simbolo che universalmente contraddistingue il fenomeno del copyleft.

Se siete interessati ad approfondire come funzionano queste licenze e quindi quali effetti avrebbero sulla distribuzione online di materiale porno, potete leggere uno dei miei libri come ad esempio Teoria e pratica del copyleft o Creative Commons: manuale operativo; e se volete approfondire il funzionamento del copyright (apprendendo il concetto di "carattere creativo" e la differenza tra diritto d'autore in senso stretto e diritto connesso) potete invece leggere invece il mio manuale Capire il copyright. Percorso guidato nel diritto d'autore.

Ora, se siete arrivati fino a qui nella lettura del post, siete pronti a sapere che in realtà questo post non ha alcun particolare legame con il mondo del porno. Ciò che ho scritto potrebbe andare bene per qualsiasi tipo di produzione tutelata dal copyright. Ma forse parlare di porno era l'unico modo per far arrivare all'attenzione di un pubblico più ampio temi così tecnici e di nicchia come quelli di cui mi occupo normalmente. Almeno, questo era il senso del mio esperimento.

Forse tu sei proprio una di queste persone. Dai, non te la prendere se in questo post non c'è nulla di piccante che solletichi le tue fantasie; anzi, sii contento di aver imparato una cosa nuova che, se fosse stato per te, non avresti mai nemmeno sentito nominare.

Ah, dimenticavo... buon Primo Aprile!  ;-)

lunedì 30 marzo 2015

Italian Digital Cialtrons

Da qualche anno a questa parte sono solito utilizzare goliardicamente il termine "cialtrone" per definire ironicamente me stesso e tutti quei colleghi con cui ho particolare confidenza, in riferimento alla nostra attività di divulgazione legata ai temi dell'innovazione, del digitale, dell'openness, delle nuove istanze per la proprietà intellettuale. "Cialtrone" non tanto nel senso di "persona non competente/falsamente competente" (quindi di "ciarlatano"), quanto nel senso di "persona che si
riempie la bocca di parole", che appunto preferisce andare in giro a raccontare cose invece di rimanere chiuso in ufficio a produrre. Come se fosse idealmente in opposizione a coloro che fanno: i "maker", un altro termine di gran moda (e forse a sua volta abusato ed eccessivamente enfatizzato).

Per esempio, quando ci incontriamo ad un convegno li saluto dicendo "ehi, vedo che alla fine i cialtroni si ritrovano sempre!"; oppure quando so che si sta organizzando un evento in cui potrei essere coinvolto dico "ehi, se ti serve un cialtrone in più da aggiungere al programma, io ci sono"; oppure ancora, quando vedo il programma di un evento in cui non sono stato invitato (e un po' mi rode), "ehi, vedo che quest'anno avete chiamato solo cialtroni dilettanti; se ti serve un professionista, fammi sapere!". Loro, sorridendo, rispondono a tono, aggiungendo qualche altro simile sfottò.
Insomma, non è altro che un espediente goliardico per ricordarci vicendevolmente quanto sia importante non prendersi troppo sul serio nel fare quello che facciamo.

In questi giorni Wired.it ha pubblicato una (non)intervista ad Alessandra Poggiani, in merito alle sue recenti dimissioni da direttore dell'Agenzia Italia Digitale. Nell'articolo emergono alcuni "sfoghi" della Poggiani in merito all'ambiente in cui si è messo in questo anno di attività, tra cui spicca il seguente:
Il mondo digitale è un circo ristretto, una camera dell'eco. Ce la raccontiamo tra di noi, piccole invidie, rivalità da cortile, divisioni personali. Ci sono troppi protagonismi, nemmeno le rockstar! Il 90% delle cose che vengono raccontate non sono vere, il 7 sono presunte e forse solo un 3% è costituito da fatti.
Mi pare di capire quindi che tra i vari "cialtroni digitali" ce ne siano anche molti a cui un bagno di umiltà e autoironia non farebbe male.
Ovvio che si tratta di una dichiarazione detta con un po' di dente avvelenato e più come sfogo personale che come dichiarazione ufficiale; tuttavia, queste parole fanno abbastanza riflettere.