Un lucidissimo Richard M. Stallman spiega perchè, a suo modo di vedere, Ubuntu non è la migliore scelta tra le distribuzioni GNU/Linux. I problemi sono quelli da me già evidenziati in quest'altro articolo (principalmente legati alla poca trasparenza nella gestione della privacy e alla minore libertà di scelta per l'utente.
lunedì 20 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Il progetto "Giurisprudenza delle imprese" e la sua nota sul copyright
Navigando con grande interesse nel sito Giurisprudenzadelleimprese.it, arrivo per deformazione professionale alla classica sezione "note legali", leggo e non resisto a raccogliere l'espresso invito di "fornire
osservazioni e suggerimenti". Però lo faccio pubblicamente, con la speranza che si possa generare un dibattito o quanto meno una riflessione di più ampio respiro.
C'è in effetti qualcosa che non mi convince nel disclaimer sui diritti d'autore relativi al sito e al materiale in esso contenuto.
Leggiamo il testo ad oggi presente sul sito (17/05/13):
Ragioniamo pezzo per pezzo.
Per quanto ne so io, nel caso di un database di provvedimenti giurisprudenziali riprodotti "così come sono" (si tratta infatti dei PDF dei documenti presi dalle cancellerie e scannerizzati) e organizzato su criteri non originali e necessitati dalla natura dei documenti in esso contenuti (non ci sono infatti molti modi per organizzare delle sentenze; i criteri sono sempre data, numero, tipo di provvedimento, corte/giudice che lo ha prodotto, norme applicate/richiamate, precedenti casi conformi...) l'unica tutela applicabile è quella del cosiddetto diritto sui generis. Tale diritto copre "l'estrazione ovvero il reimpiego della totalità o di una parte sostanziale della banca dati" (v. art. 102 bis, comma 3, l. 633/1941); quindi risulta abbastanza improprio sostenere che "la protezione si riferisce esclusivamente alla elaborazione e alla forma di presentazione dei testi in oggetto."
Ne consegue che l'estrazione e il reimpiego di parti non sostanziali del database SONO LIBERI (salvo ovviamente qualche residuo rilievo di concorrenza sleale).
E poi...
Infine, esaurito il mio consueto travaso di pedanteria legalese, mi sia consentito un consiglio. Cari gestori di questo nobile ben fatto progetto, perchè - come si usa dire - intanto che avete fatto 30 non fate 31 e rilasciate il tutto in open data? Evitereste così i "barocchismi" giuridici di questo disclaimer e risultereste davvero "smart" e innovativi, come è stato per la Corte Costituzionale non molto tempo fa. Orsù, fateci un pensierino. Vi offro la mia disponibilità per indicazioni e suggerimenti su come fare (anche se, con tutto il materiale informativo disponibile in rete e con la vostra competenza giuridica, penso possiate farcela da soli).
In fondo sarebbe in piena armonia con quanto avete già scritto nella pagina di presentazione del progetto:
C'è in effetti qualcosa che non mi convince nel disclaimer sui diritti d'autore relativi al sito e al materiale in esso contenuto.
Leggiamo il testo ad oggi presente sul sito (17/05/13):
La riproduzione dei testi pubblicati sul sito è vietata con qualsiasi mezzo analogico o digitale senza il consenso scritto dei curatori. I testi dei provvedimenti giurisprudenziali non sono coperti da diritto d’autore e dunque la protezione si riferisce esclusivamente alla elaborazione e alla forma di presentazione dei testi in oggetto. È consentita la copia dei testi per uso personale nei limiti di quanto previsto dal diritto d’autore. Sono consentite citazioni per cronaca, recensione o critica, purché accompagnate dall’indicazione della fonte.
| immagine tratta da Wikipedia |
La riproduzione dei testi pubblicati sul sito è vietata con qualsiasi mezzo analogico o digitale senza il consenso scritto dei curatori.Ok, fin qui ci siamo. I testi del sito nonchè la sua veste grafica costituiscono opera dell'ingegno tutelata da diritto d'autore o quanto meno da un diritto connesso.
I testi dei provvedimenti giurisprudenziali non sono coperti da diritto d’autoreBingo! I provvedimenti giurisprudenziali sono l'esempio più classico di applicazione dell'art. 5 della Legge sul diritto d'autore e rappresentano uno dei rari casi di vero e proprio pubblico dominio "by default" del sistema italiano.
e dunque la protezione si riferisce esclusivamente alla elaborazione e alla forma di presentazione dei testi in oggetto.Ecco... qui arriva a mio avviso il punto più dolente.
Per quanto ne so io, nel caso di un database di provvedimenti giurisprudenziali riprodotti "così come sono" (si tratta infatti dei PDF dei documenti presi dalle cancellerie e scannerizzati) e organizzato su criteri non originali e necessitati dalla natura dei documenti in esso contenuti (non ci sono infatti molti modi per organizzare delle sentenze; i criteri sono sempre data, numero, tipo di provvedimento, corte/giudice che lo ha prodotto, norme applicate/richiamate, precedenti casi conformi...) l'unica tutela applicabile è quella del cosiddetto diritto sui generis. Tale diritto copre "l'estrazione ovvero il reimpiego della totalità o di una parte sostanziale della banca dati" (v. art. 102 bis, comma 3, l. 633/1941); quindi risulta abbastanza improprio sostenere che "la protezione si riferisce esclusivamente alla elaborazione e alla forma di presentazione dei testi in oggetto."
Ne consegue che l'estrazione e il reimpiego di parti non sostanziali del database SONO LIBERI (salvo ovviamente qualche residuo rilievo di concorrenza sleale).
È consentita la copia dei testi per uso personale nei limiti di quanto previsto dal diritto d’autore.Questa forse è la parte meno controversa, ma anche meno utie, dato che non fa altro che ribadire (genericamente) un principio essenziale della legge. Ciò che non si capisce però è se si riferisca ai testi del sito (effettivamente tutelati da diritto d'autore) o ai testi dei provedimenti (i quali, in quanto testi di atti ufficiali, sono di pubblico dominio ex art. 5 LDA). Quindi qualche parola in più non guasterebbe.
E poi...
Sono consentite citazioni per cronaca, recensione o critica, purché accompagnate dall’indicazione della fonte.Ecco, questo sembra un po' eccessivo. Dal momento che l'estrazione di parti non sostanziali del database è libera e soprattutto che non si tratta di opere di carattere creativo (che si portano dietro anche il "problema" dei diritti morali), è davvero necessario citare la fonte? In fondo, si tratta di sentenze; la fonte è la sentenza in sè. Stop. E comunque le sentenze sono reperibili tali e quali anche da altri canali. Oppure ci si riferisce ai testi del sito? Anche qui un po' più di chiarezza non farebbe male.
Infine, esaurito il mio consueto travaso di pedanteria legalese, mi sia consentito un consiglio. Cari gestori di questo nobile ben fatto progetto, perchè - come si usa dire - intanto che avete fatto 30 non fate 31 e rilasciate il tutto in open data? Evitereste così i "barocchismi" giuridici di questo disclaimer e risultereste davvero "smart" e innovativi, come è stato per la Corte Costituzionale non molto tempo fa. Orsù, fateci un pensierino. Vi offro la mia disponibilità per indicazioni e suggerimenti su come fare (anche se, con tutto il materiale informativo disponibile in rete e con la vostra competenza giuridica, penso possiate farcela da soli).
In fondo sarebbe in piena armonia con quanto avete già scritto nella pagina di presentazione del progetto:
La diffusione dei provvedimenti e delle sentenze, ad oggi sostanzialmente limitata al canale tradizionale della pubblicazione sulle riviste giuridiche specializzate, sconta il difetto di rendere pubblici solo pochi provvedimenti, selezionati secondo criteri inevitabilmente arbitrari, e spesso con forte ritardo rispetto alla data di deposito. Questo costituisce sicuramente un limite alla diffusione della cultura giuridica in quest’area specialistica: con effetti negativi non solo sul piano scientifico, ma anche su quello pratico.Beh, ma allora se davvero la pensate così, che ne dite di una bella licenza Creative Commons BY? O ancora meglio: una bella Creative Commons BY per testi e grafica del sito e una schietta CCzero per il database delle sentenze?
lunedì 13 maggio 2013
Semi liberi come software libero. Germogliano nuove tutele
Pensavo che dopo dieci anni di devota dedizione al tema dell'openness, avessi ormai
sviscerato ogni sua declinazione. E invece mi sono reso conto che un
pezzo me lo sono perso: gli open seed, ovvero sementi open source.
Dal momento che è possibile ...
Articolo uscito su Apogeonline il 13 maggio 2013.
Leggilo qui.
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Di seguito trovate un video in cui la "guru" Vandana Shiva spiega brevemente la questione.
Dal momento che è possibile ...Articolo uscito su Apogeonline il 13 maggio 2013.
Leggilo qui.
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Di seguito trovate un video in cui la "guru" Vandana Shiva spiega brevemente la questione.
giovedì 2 maggio 2013
L’Ubuntu impaziente, con quel neo di privacy. Chi cerca viene trovato
Ricerca e condivisione sono tra le prime priorità del nuovo Ubuntu 13.04. Funzioni avanzate per la gestione della privacy, meno.
Dopo il quetzal (un particolare uccello dal multicolore piumaggio) della versione 12.10 si passa al lemure [forse procionide. N.d.R] impaziente (Raring Ringtail) della neonata versione 13.04. Canonical continua nella ...
Articolo uscito su Apogeonline il 2 maggio 2013.
Leggilo qui.
Dopo il quetzal (un particolare uccello dal multicolore piumaggio) della versione 12.10 si passa al lemure [forse procionide. N.d.R] impaziente (Raring Ringtail) della neonata versione 13.04. Canonical continua nella ...
Articolo uscito su Apogeonline il 2 maggio 2013.
Leggilo qui.
lunedì 29 aprile 2013
Il diritto d’autore tra criminalizzazione ed effettività delle norme
Un articolo di Simone Aliprandi, pubblicato in Ciberspazio e diritto, 2012, Vol. 13, n. 45 (2-2012), pp. 147-166 (vedi scheda fascicolo).
Abstract
Il diritto d’autore è una di quelle discipline giuridiche che, grazie all’avvento delle nuove tecnologie digitali e di Internet, sono passate nel giro di pochi anni da nicchia squisitamente riservata agli addetti ai lavori ad argomento di discussione e di interesse per chiunque.
Tutti ormai siamo diventati, volenti o nolenti, parte del grande gioco della condivisione di massa di informazioni e contenuti creativi. A questa realtà, che ai più pare pacifica, una certa parte di coloro che partecipano a questo gioco sembra non voler far caso; e preferisce proseguire a giocare come se le regole e il terreno di gioco fossero ancora quelli precedenti alla rivoluzione digitale.
Ciò porta ad una serie di nevrotizzazioni del sistema giuridico e di discrasie tra il dettato normativo e il diritto vivente che, sia in un’ottica de jure condendo sia in un’ottica di semplice riflessione giuridico-sociologica, meritano di essere prese in considerazione. Processi di criminalizzazione dell’utente, esagerazioni nella repressione penale dei comportamenti di sharing (anche più innocui e comuni), diffusione di informazioni volutamente distorte sono solo alcuni degli elementi di questo fenomeno.
In questo articolo si cercherà quindi di fornire un inquadramento socio-giuridico delle principali problematiche derivanti dalla delicata collisione tra diritto d’autore e tecnologie digitali e telematiche, prendendo comunque spunto dalla copiosa letteratura scientifica sull’argomento e soffermandosi in particolar modo su alcuni temi chiave della sociologia del diritto: l’effettività della legge e la sua percezione sociale.
Sommario
1. Introduzione e scenario.
Sommario
1. Introduzione e scenario.
2. Criminali o criminalizzati?
3. Pericolosi equivoci.
4. La pirateria è conveniente... per chi?
5. La repressione penale.
6. Una diversa percezione nel mondo virtuale.
7. Lo sharing tra dono e furto.
8. Il diritto d’autore tra norma sociale e precetto giuridico.
9. Un problema di effettività ed efficienza della legge.
10. Riconciliare le norme sociali e il diritto della proprietà intellettuale?
[è disponibile anche una versione inglese dell'abstract]
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