mercoledì 31 marzo 2010

Tassa sull'uso del termine "tecnologia"

Sulla falsariga del mio post di qualche mese fa "Tassa sull'uso del termine pirateria", propongo anche una tassa sull'uso del termine "tecnologia".
A farmi venire questo ennesimo inutile prurito intellettuale sono le numerose pubblicità (spesso mascherate da pseudo-articoli di informazione pseudo-scientifica) dei prodotti cosmetici rivolti ad attempate signore dove il concetto di tecnologia è oltremodo abusato.
Mi chiedo... ma che diavolo di *tecnologia* c'è dentro una crema per rassodare le chiappe o nel nuovo tipo di balsamo ultra-districante per capelli secchi?
Mi immagino la signora che si spalma la cremina e nel frattempo i bit passano ad alta velocità tra i circuiti di silicio per diminuire la sua cellulite...
Al massimo la tecnologia ci sarà nei laboratori in cui queste creme vengono prodotte (e anche lì sarebbe tutto da valutare). E non è proprio la stessa cosa.
Oppure basta che una cosa sia fatta con procedimenti tecnologici per poter dire che si tratta di una cosa tecnologica?
Bah. Rispolverando le famose figure retoriche che si studiavano al liceo è una bella sineddoche.
Non sarebbe meglio parlare di chimica o al massimo di biologia? Probabilmente non è così indicato a livello di marketing: "tecnologia" fa fico, "chimica" fa paura e incute diffidenza... e "biologia" probabilmente fa venire in mente la verdura coltivata in agriturismo.
Lo so, lo so non è altro che uno di quegli attacchi di pedanteria terminologica che spesso mi prendono... Chiedo scusa.