lunedì 25 ottobre 2010

La rivista Wired va in Creative Commons

Accolgo con grande piacere l'annuncio di Riccardo Luna relativo al passaggio della rivista Wired in Creative Commons. Già si sapeva della stessa scelta relativamente al nuovo sito web www.wired.it, passato in Creative Commons già da qualche settimana. Ora però a pagina 127 di Wired N.20 ottobre 2010 compare una lettera aperta rivolta a Gianni Riotta (direttore de IlSole24Ore) nella quale Luna parla apertamente della "morte del copyright" e sostiene espressamente che "è il momento di passare tutti in Creative Commons".
La lettera in realtà fa espresso riferimento solo al passaggio in CC del sito, ma dalla decisione con cui si esprime Luna (che ha il merito di aver portato in Italia una rivista così interessante come Wired) è facile dedurre che anche il passaggio della rivista cartacea in Creative Commons sia solo questione di qualche numero.
Al gruppo Condè Nast va il mio rispetto per aver dimostrato che anche riviste cartacee di tale livello possono sperimentare innovativi modelli di gestione dei diritti d'autore.


NB: il titolo è volutamente azzardato.

venerdì 15 ottobre 2010

Licenze opencontent e concorrenza sleale

Ogni tanto, quando mangio pesante e non dormo la notte, mi dedico ad elucubrazioni (spesso malsane) sui temi oggetto della mia attività di divulgazione. Un pensiero che mi gira in testa da tempo è relativo al rapporto fra le licenze opencontent e i principi sulla concorrenza sleale.
Poniamo il classico caso in cui un editore pubblichi un libro con una licenza che consente anche l'uso commerciale. Ad un anno dalla pubblicazione, un altro editore si dimostra interessato al libro, si informa sui termini della licenza e trova rassicurazioni sul fatto che, grazie alla licenza applicata, anche lui può pubblicare e commerializzare l'opera nel proprio catalogo. Prende dunque il file pdf del libro (comprensivo di copertina e veste grafica), gli cambia unicamente i dati d'edizione contenuti nel colophon, gli attribuisce un proprio codice ISBN e il suo marchio commerciale e inizia la produzione.
Una volta inserito il libro in catalogo e distribuitolo nei normali circuiti commerciali, gli utenti (che non necessariamente sono informati delle dinamiche del mondo editoriale e della gestione dei diritti) trovano di fatto la stessa identica opera con due codici ISBN e due marchi diversi; tuttavia, notando una data di pubblicazione più recente, comprano tutti il libro dal secondo editore.
Il primo editore, vedendo le sue vendite in calo e non potendo revocare i permessi concessi con la licenza a suo tempo applicata all'opera, decide di far leva sui principi della concorrenza sleale per diffidare il secondo editore dal commercializzare il libro. Va dal suo avvocato e invia una diffida ai sensi dell'art. 2598 del Codice Civile.*
Il secondo editore, per evitare problemi, toglie il libro dal suo catalogo.
In questo modo verrebbero vanificati gli effetti della licenza (la quale appunto agisce solo nell'ambito d'azione del diritto d'autore).
Credo che sia necessario riflettere su questo aspetto a mio avviso troppo sottovalutato.
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* Il testo dell'articolo 2598 è il seguente:
Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi (2563 e seguenti) e dei diritti di brevetto (2584 e seguenti), compie atti di concorrenza sleale chiunque:
usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente;
diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinare il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente;
si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.
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ADDENDUM:
Riflettendo su quanto emerso nelle liste di discussione in cui è circolato questo articolo e confrontandomi con altri colleghi più esperti di me in materia di concorrenza, devo concludere che in effetti non è sempre vero che diritto d'autore e concorrenza sleale viaggiano su due binari diversi. Di conseguenza il fatto che un soggetto autorizzi con licenza la copia gli fa perdere la legittimazione ad agire sulla base della mera concorrenza.
Resta il fatto che, per come è strutturato il mercato attualmente (si veda sempre l'esempio dell'utente medio che cerca un libro su Amazon o su IBS e vede la copertina identica, e il marchio minuscolo in un angolino), il rischio di indurre il consumatore in confusione sul prodotto è sempre elevato. Quindi, per evitare problemi, consiglierei ad un eventuale "secondo editore" di confezionare il libro in modo che possa essere percepito come *prodotto commerciale* differente (benchè sempre *opera dell'ingegno* identica).

venerdì 1 ottobre 2010

A Europen Creative Commons license?

In my opinion having a European version of the Creative Commons licenses would be useful.
In fact, we know that in the last years copyright law in Europe has been reformed mainly thanks to the intervention of UE/CE Directives. So why do not we think about a CC license porting based on the common legal principles of all the European countries?
Many european authors are active not strictly in a specific country but in all the European context; them can certainly use that license for their works.
It is not so difficult to do: we can take the existing "unported version" and adapt it to the principles of the UE/CE directives (with attention to the tricky problem of database rights), leaving generic statements about the applicable law.
The porting and updating work can be managed by a european coordinated group, while the national (already existing) working groups would simply prepare an additional text with caluses related to the national law. That additional text can be added to the licenses when the published work would of course "live" within specific boundaries.
Obviously, this is just an idea and it should be better examined. But it can be a begin for getting opinions and comments.