giovedì 23 dicembre 2010

Tre mesi sulla baia

Come alcuni di voi già sanno, in quanto titolare di una borsa di dottorato ho la possibilità di fare un periodo di ricerca all'estero e dopo varie vicissitudini sono riuscito finalmente a definire dove andrò e quando.
Sarò a San Francisco presso la sede centrale di Creative Commons, per lavorare su un progetto inerente al licenziamento dei database. Soggiornerò dunque in terra californiana dal 5 di gennaio al 30 di marzo.
Di conseguenza in quel periodo sarò raggiungibile solo per via telematica (principalmente email, ma anche Skype, GoogleTalk) e cercherò di fornire aggiornamenti regolari sia attraverso questo blog (con dei post taggati con la sigla SF) sia attraverso la mia rete di contatti sui vari social network (Facebook, LinkedIn...).
Non penso di attivare una linea telefonica americana; piuttosto cercherò di avere il cellulare comunque attivo con il mio solito numero per ricevere sms e per eventuali urgenze. Spero di riuscire ad essere costantemente connesso in Wi-Fi anche con il cellulare, sul quale terrò attivato Skype.
Qualora in quel periodo venisse organizzato qualche evento (convegno, dibattito, tavola rotonda) in cui fosse gradito un mio intervento cercherò in ogni modo di connettermi in video-conferenza.
Qualora qualche amico/collega/conoscente fosse da quelle parti in quel periodo mi farebbe piacere poterlo incontrare. Quindi non esistate a farvi sentire. Purtroppo non posso ospitare perchè io stesso avrò una stanza in un residence, ma se fosse necessario potrò attivarmi per trovare una sistemazione.

domenica 19 dicembre 2010

Uscito il mio nuovo libro "Apriti standard!"

E' uscito il mio nuovo libro "Apriti standard! Interoperbailità e formati aperti per l'innovazione tecnologica".
Come si legge nella quarta di copertina, questo libro intende, una volta per tutte, spostare l'attenzione del dibattito scientifico e della relativa opera di divulgazione non tanto sugli strumenti con cui si producono informazioni ma sulle informazioni stesse e sugli standard con cui esse sono codificate, rappresentate, comunicate, memorizzate.
Interoperabilità e neutralità tecnologica diventano quindi categorie e valori ancora più centrali di libertà e apertura, o quantomeno diventano i prerequisiti fondamentali per l'effettiva realizzazione di un ecosistema digitale libero, aperto, trasparente... ma soprattutto efficiente ed equo.

Il libro, distribuito con licenza CC by-sa, è disponibile in versione cartacea per l'editore Ledizioni oppure in versione digitale (PDF o EPUB). Tutte le informazioni e i file da scaricare sono disponibili al sito www.aliprandi.org/apriti-standard.

* A questo link è disponibile una mia intervista inerente al libro a cura di Flavia Marzano per il sito Wired.it.

sabato 4 dicembre 2010

Non è proprio come Rocky e Ivan Drago...

Da quando faccio attività di divulgazione nel campo del diritto d'autore (quindi dall'inizio del 2005), sono costantemente invitato a prendere parte a conferenze, tavole rotonde, dibattiti incentrati su una fantomatica contrapposizione fra Creative Commons e SIAE. Basti vedere nell'elenco dei titoli degli incontri a cui ho preso parte quanti sono quelli che fanno espresso riferimento a questo famigerato scontro "CC vs SIAE", richiamando alla mente sfide storiche come Rocky vs Ivan Drago, Alien vs Predator, Batman vs Joker, Davide vs Golia...

Una contrapposizione che non c'è
Tutte le volte io cerco di spiegare agli organizzatori di questi eventi che focalizzarsi troppo su questa contrapposizione può essere fuorviante, per il semplice fatto che questa contrapposizione NON C'È, o per lo meno non è nei toni così fumettistici con cui la si vuole rappresentare. Ancor peggio quando l'intento sotterraneo è quello di far passare il messaggio che nella sfida c'è un buono e un cattivo, un forte e un debole.
Nella maggior parte dei casi gli organizzatori mi fanno capire che calcare la mano sulla contrapposizione è una precisa strategia comunicativa, con lo scopo di dare più appeal all'evento e fare una promozione più efficace. Io capisco e non insisto. Però poi mi trovo spesso a dover spiegare a coloro che assistono a tali dibattiti che in realtà quello che si trovano davanti non è un ring ma dibattito/seminario tecnico, anche piuttosto noioso. Specie per chi non ha una formazione giuridica, ed è arrivato lì proprio perché voleva vedere un po' di pugni, nasi rotti, denti spezzati. "Ah, ma allora non si picchiano?! Che barba!", mi sembra di leggere nei loro sguardi.
Lo stesso pericoloso equivoco ricorre costantemente anche nelle mailing list specializzate che seguo da anni. Anche lì, nonostante gli archivi delle liste siano pieni di post che chiariscano questo aspetto, rimandando a fonti per l'approfondimento, i nuovi iscritti sembrano tutti ossessionati da questo "buono vs cattivo".
Ecco quindi che mi sento di dover esprimere una volta per tutte la mia posizione a riguardo. E cercherò di farlo chiarendo gli aspetti teorici che stanno alla base della mia posizione.

Che cosa fa la SIAE (in breve)
La SIAE è l'unica collecting society italiana, ovvero un ente di carattere associativo riconosciuto dallo Stato e a cui la legge attribuisce varie (secondo alcuni, troppe) funzioni in merito alla gestione dei diritti d'autore sul territorio italiano (comprese alcune funzioni di controllo e di certificazione).
Tale ente è stato creato con l'obbiettivo di tutelare un certo settore industriale-commerciale: quello della produzione di opere dell'ingegno come definite dagli art. 1 e 2 della legge 633/41. La sua funzione principale resta comunque quella di ridistribuire ai suoi soci e mandatari i proventi da essa raccolti con la sua attività di gestione dei diritti e raccolta dei relativi proventi. Invito comunque ad approfondire leggendo le FAQ sul sito ufficiale della SIAE o più semplicemente la relativa voce su Wikipedia.

Che cosa fa Creative Commons
Creative Commons altro non è che un ente non-profit che mette a disposizione una serie di licenze che gli autori possono liberamente prendere ed applicare alle loro opere.
Facciamo dunque un passo indietro e cerchiamo di capire meglio che cos'è una licenza attraverso una metafora abbastanza efficace. L'opera dell'ingegno è come un giardino privato delimtiato da alcune siepi; la licenza d'uso dell'opera è come un cartello affisso all'ingresso del giardino nel quale il padrone del giardino ci informa di quali cose possiamo fare e di quali cose non possiamo fare nel giardino: ad esempio possiamo entrare nel giardino, fare un pic-nic, raccogliere i fiori, ma non possiamo calpestare le aiuole, non possiamo strappare le radici delle siepi, non possiamo piantare una tenda per la notte. Per altro chiunque abbia un giardino è libero di scrivere quel cartello come meglio crede, utilizzando il numero di parole a lui più congeniale, scegliendo la lingua a lui più vicina... Quando però si tratta di licenze di diritto d'autore, ovvero documenti di natura giuridica che necessitano una certa preparazione specialistica, la questione non è così semplice; infatti una licenza scritta senza la dovuta cognizione degli aspetti legali e senza la corretta terminologia rischia di risultare inefficace se non addirittura controproducente.
Ecco, è qui che si innesta l'attività di Creative Commons! Creative Commons vi risparmia la fatica (e la spesa) di dovervi recare da un avvocato specializzato per farvi redigere la licenza che più si addice alle vostre esigenze. Essa ha infatti coinvolto un team di preparatissimi avvocati e ha predisposto un set di sei licenze che prevedono già le opzioni principali cui un autore può essere interessato, infine ha reso questi strumenti liberamente utilizzabili da chiunque, senza chiedere alcun pagamento o forma di registrazione/iscrizione. Per farlo è infatti sufficiente scegliere una delle sei licenze e apporla alla nostra opera, seguendo una procedura guidata presente sul sito di Creative Commons.
Il lavoro di Creative Commons si ferma qui. Creative Commons infatti non si può preoccupare che tutti gli utenti delle loro licenze le applichino in modo corretto; nè tantomeno può essere coinvolta direttamente qualora una licenza venga violata o male interpretata. Il fatto di scegliere la licenza e applicarla alla propria opera non instaura alcun rapporto di affiliazione o di consulenza fra l'autore e l'ente Creative Commons. Se fra le licenze predisposte da Creative Commons non ce n'è nemmeno una che fa al caso nostro, possiamo semplicemente cercarne un'altra in Internet, oppure tornare all'opzione di recarci da un legale specializzato e farcene scrivere una ad hoc.
[Per capire meglio il ruolo di Creative Commons, non mi stancherò mai di segnalare l'ottimo filmato Diventa creativo]

Conclusione
Scrivo questo affinchè sia chiaro una volta per tutte come SIAE e Creative Commons lavorino su due piani completamente diversi, e quindi quanto sia assurdo e sterile ostinarsi a mettere a confronto (o in contrapposizione) le attività di questi due enti. La prima è una collecting society che gestisce per conto degli autori i diritti di utilizzazione economica relativi alle loro opere e la seconda un ente non-profit che mette a disposizione una serie di licenze che gli autori possono applicare in autonomia alle loro opere.
Come detto in varie sedi, da ciò si deduce che le licenze Creative Commons non sono un'alternativa al diritto d'autore, ma degli strumenti che funzionano proprio sulla base dei principi del diritto d'autore e in generale del diritto privato contrattuale. Ciò che in esse c'è di innovativo e alternativo è il fatto di utilizzare il diritto d'autore non tanto per chiudere e controllare gli utilizzi delle opere dell'ingegno, quanto di utilizzarlo per incoraggiare il riuso e la ridistribuzione delle opere.