martedì 25 gennaio 2011

Copyleft-Italia cerca collaboratori per progetti in lingua inglese

Il Progetto Copyleft-Italia.it cerca collaboratori che abbiano buona conoscenza della lingua inglese scritta per l'aggiornamento di progetti pre-esistenti e l'avviamento di alcuni progetti nuovi. Titoli preferenziali sono periodi di studi all'estero in paesi anglofoni, una minima comprensione del linguaggio giuridico-economico e una generale dimestichezza con le tecnologie informatiche e telematiche. I candidati devono essere dotati oltre che di tali competenze anche di spirito di collaborazione, elasticità e motivazione verso i principi di condivisione della conoscenza di cui Copyleft-Italia si fa portavoce.
Altro requisito è la disponibilità a lavorare in modalità remota, con incontri organizzativi virtuali in videoconferenza e consegne attribuite via email.
L'offerta è ovviamente rivolta ad ambo i sessi e potrà valere ai fini di stage universitario, compatibilmente con i requisiti imposti dalle singole università di provenienza.
Gli interessati possono inviare breve curriculum all'indirizzo info [at] copyleft-italia.it.

lunedì 24 gennaio 2011

Procedura in caso di violazione di una licenza

Riporto sotto forma di articolo un post da me scritto per la lista CC-it il 17 gennaio 2011*, visto l'interesse che ha destato (e che può destare anche fuori dalla mera cerchia della lista).
Premessa: si tratta ovviamente di un post con spirito volutamente provocatorio e con l'obbiettivo di svegliare dal "sonno dommatico" coloro che pensano che le licenze di libera distribuzione (Creative Commons e simili) siano uno strumento di particolare *tutela* delle proprie opere invece che uno strumento per *gestirne* i diritti di utilizzazione.
In sostanza, ad un membro della lista che aveva lamentato la violazione di una licenza CC applicata ad una sua opera da parte di un sito web (che appunto l'aveva ripubblicata senza rispettare le condizioni della licenza), proponevo la seguente procedura.

Step 1: acquisire una prova incontrovertibile dell'avvenuta violazione;
Step 2: contattare privatamente il responsabile della violazione chiedendo la rimozione e il risarcimento del danno;
Step 3: pregare che la questione si risolva così
- in mancanza di esiti soddisfacenti -
Step 4: rivolgersi ad un avvocato con l'intento di avviare una causa;
Step 5: sentirsi dire dall'avvocato che in realtà non ne vale la pena;
Step 6: pagare l'avvocato per tale parere;
Step 7: tornare a casa e progettare di tagliare le gomme dell'auto sia all'avvocato che al responsabile della violazione;
Step 8: realizzare che ciò è un reato e potrebbe solo peggiorare la situazione;
Step 9: abbandonare ogni proposito e farsene una ragione.

Giustamente qualcuno in lista faceva poi notare che questa procedura è identica anche per i casi in cui il copyright sia violato senza la presenza di una licenza e l'entità della violazione sia di modesta entità da non rendere economicamente sostenibile una vera e propria controvesia legale.
Infatti! E' proprio lì il punto cruciale: iniziare a capire che, dal punto di vista dell'enforcement, le licenze open funzionano sulla base dei normali meccanismi del diritto d'autore.

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* qui trovate l'intero thread della discussione in lista

venerdì 21 gennaio 2011

Quella fibra che c'è ma non si vede... ma soprattutto non si usa

Riguardo al tema (che ogni tanto torna in voga) della cablatura in fibra ottica delle città italiane, io ho da raccontare la situazione della mia città, che credo sia simile a quella di molte altre; dunque vorrei confrontarmi con altre persone magari anche più esperte di me sull'argomento.
Io sono di Lodi, ridente (non molto) cittadina agricola del sud-Milano con 40mila anime circa.
Alla fine degli anni 90 le strade della città sono state scoperchiate (creando -ricordo- non pochi disagi alla circolazione stradale per qualche mese) per la cablatura in fibra ottica. All'epoca ci dissero che lo scopo sarebbe stato portare una nuova forma di TV via cavo,
fichissima e modernissima, come quella che hanno gli americani... e bla bla bla... Ci si riferiva ovviamente alla fantomatica Stream TV.
Quando arrivarono davanti a casa mia con i lavori di cablatura, ci chiesero di lasciarli entrare nel giardino per portare i cavi fino all'abitazione (che appunto, considerato il giardino e il maciapiede, dista circa 14 metri dalla strada). Quando capimmo che ciò comportava dover rovinare parte del verde (sistemato da poco) e anche parte del viale in porfido, mettemmo la firma sulla voce "NO GRAZIE". Ovviamente loro cercarono di dirci "ma poi come farete?!? Sarete gli unici a non poter vedere questa TV fichissima e modernissima... e bla bla bla!" E noi rispondemmo che non era un problema e ci saremmo accontentati della TV via satellite.
Qualche anno dopo arrivò la notizia che Strem TV era confluita in Sky e che Murdock aveva deciso di far convergere tutti gli utenti sul satellite. Gli abbonati Stream vennero dotati gratuitamente della parabola e del nuovo decoder e nessuno si lamentò più di tanto...
Ma domanda: tutto il caos e il disagio tirati in piedi in città per mesi chi è che lo risarcisce ai cittadini?!? Nessuno. "Ma almeno - pensai ingenuamente - adesso abbiamo la città cabalta in fibra ottica!".
Nel 2004 o 2005 infatti arrivano le prime pubblicità con scritto "Fastweb è arrivata a Lodi!" e io tutto contento chiamo il call-center per fare l'abbonamento. E cosa mi sento dire?!? "Fastweb a Lodi per ora è solo in ADSL (7 mega)".
Oggi siamo nel 2011 e l'ADSL è sempre quella a 7 mega che passa sui vecchi cavi arrugginiti di Telecom; e le fibre che ci sono sottoterra non si è ancora capito di chi sono e soprattutto se sono ancora utilizzabili. Il colmo sarebbe che un giorno qualcuno che voglia
portare Internet su fibra a Lodi debba rimettersi a spaccare la città.
A tal punto mi verrà voglia di spaccare la testa a qualcuno.
Altre testimonianze simili?