venerdì 30 marzo 2012

I risultati della mia web-survey presentati in Bocconi

Come alcuni già sanno, lunedì 2 aprile alle 18 presso l'Università Bocconi terrò (con Andrea Rossetti) un seminario dal titolo "La percezione del diritto d’autore nell’era digitale. Un’analisi socio-giuridica".
L'occasione per me è particolarmente importante, oltre che per la sede prestigiosa, per il fatto che sarà la prima volta (o forse la seconda, dopo la discussione di dottorato) in cui presenterò al pubblico gli esiti della mia web-survey sul diritto d'autore nell'era digitale, a cui molti di voi hanno contribuito compilando il questionario tra febbraio e giugno 2011. Alcuni, non potendo partecipare di persona, mi hanno scritto chiedendomi se posso inviare loro le slide utilizzate per il seminario, ma - contrariamente a quanto ci si può aspettare da uno come me che ha fatto dello "sharing" il suo biglietto da visita - devo rispondere di no... o quantomeno, per ora no.
Infatti l'intera tesi di dottorato è sottoposta ad embargo fino al gennaio 2013 (il che significa che il file non verrà diffuso sugli archivi pubblici dell'Università Bicocca fino a quella data), in attesa che nel frattempo escano alcuni articoli e paper con la descrizione dettagliata dei risultati: dunque per ora la partecipazione "live" a seminari come questo (e come altri che spero ci saranno nei prossimi mesi) è il modo più efficace per conoscere anticipatamente tali risultati. Ma state tranquilli: i paper di cui sopra verranno rilasciati con una licenza "open content" e l'idea è quella di rilasciare anche l'intero dataset per coloro che vorranno effettuare verifiche o analisi statistiche ulteriorie rispetto a quelle da me condotte. Vi chiedo solo di pazientare ancora un po'; il lavoro da fare è tanto e i tempi delle pubblicazioni su rivista o su atti di convegni sono spesso un po' dilatati.
Nel frattempo spero di potervi vedere numerosi in Bocconi e mi metto fin da subito a disposizione per organizzare una presentazione simile presso altre sedi.

NB: per la partecipazione al seminario in Bocconi è richiesta la registrazione via email. Maggiori dettagli a questo link.

venerdì 2 marzo 2012

Un comma per l'open data

Io lo dico da tempi "non sospetti" e ovviamente non sono il solo a sostenerlo (si veda questo articolo)... forse per la semplice ragione che non ci vuole chissà quale mente raffinata per arrivare a questa soluzione. Ma in questo momento storico all'insegna della "semplificazione" e delle riforme, credo che possa crearsi finalmente l'occasione per inserire due righe nella legge sul diritto d'autore che aiuterebbero molto il fenomeno comunemente detto "open data" in materia di Public Sector Information.
All'articolo 5 della famigerata legge 633/1941, il cui testo storico è il seguente (un solo comma, molto laconico):
Le disposizioni di questa legge non si applicano ai testi degli atti ufficiali dello stato e delle amministrazioni pubbliche, sia italiane che straniere.
andrebbe aggiunto un ulteriore comma, che potrebbe suonare più o meno così:
Parimenti tali disposizioni non si applicano alle banche di dati i cui detentori dei diritti siano lo stato, le amministrazioni pubbliche o altri enti pubblici.
Un comma, due righe, una manciata di parole che ci farebbero risparmiare tutta una serie di dibattiti pubblici, elucubrazioni dottrinali, consulenze di mega-esperti di proprietà intellettuale mirate a decidere quale sia la licenza o il waiver più opportuni per liberarsi dell'assurda tutela di copyright sulle banche dati pubbliche.
In realtà ad avviso mio e di altri giuristi sarebbe già sufficiente l'attuale versione dell'articolo, la quale andrebbe interpretata in senso estensivo. In fondo, le banche dati pubbliche (per esempio gli stradari e altri dati georeferenziati, gli orari dei mezzi di trasporto, i recapiti degli uffici e dei pubblici funzionari...) non sono a tutti gli effetti "testi", ma nella maggior parte dei casi sono degli allegati degli atti testuali che li adottano (leggi, delibere, ordinanze...) e ne diventano quindi parte integrante.
Tuttavia, dal momento che purtroppo l'interpretazione classica di dottrina e giurisprudenza non aiuta, allora perchè non sgombrare ogni dubbio aggiungendo quelle due righe all'articolo? Si creerebbe una ottimale situazione di pubblico dominio ex lege, come già esiste in alcuni paesi del mondo.
Certo, lo so già che il problema non è tanto di natura giuridica, quanto a livello di best practice informatica ("informatica" nell'accezione etimologica di "attinente alla gestione automatizzata delle informazioni"). Però si comincerebbe a sgombrare il campo da tutta la questione giuridica, che a mio avviso - e ad avviso di molti altri - è sempre stata un falso problema; e vedremo che così le cose inizieranno a viaggiare ad una velocità diversa, anche solo per il semplice fatto che la scelta della licenza più opportuna, più compatibile, più affidabile, più trendy... non sarà più un alibi per rallentare il rilascio dei dati.

giovedì 1 marzo 2012

La figura goliardica di Germano Mosconi e il suo effetto... catartico

Lo so, può sembrare fuori luogo dedicare un post su questo blog (pensato per temi piuttosto tecnici) al personaggio di Germano Mosconi, venuto a mancare quest'oggi.
Al di là dello scandalo che i suoi filmati possono suscitare nei più ortodossi (ammetto che io stesso la prima volta che li vidi rimasi un po' disorientato), non si può negare che essi abbiano davvero fatto epoca nella goliardia tipica del mondo di internet, ponendo la figura dello sventurato giornalista come seconda solo a quella dell'inarrivabile Chuck Norris (quantomeno in Italia). C'è chi l'ha indicato come prova dell'inesistenza di Dio, chi come profeta di una nuova religione (il Mosconismo), chi come l'Anti-Cristo che ha da venire... Si veda - con spirito leggero e goliardico, s'intende - la pagina che gli dedica Nonciclopedia.
Ad ogni modo... non voglio entrare in valutazioni morali sul messaggio comunicato dai suoi famigerati fuori-onda... e ammetto che se avessi un figlio piccolo sarei il primo a cercare di non farglieli vedere... ma non si può non riconoscere a quei filmati un effetto catartico, una forma di liberazione dalla rabbia e dal nervosismo che spesso accumuliamo nella nostra routine. Guardare qualche spezzone (sempre se lo si fa con il giusto spirito e con mente leggera e aperta) diventa un modo per lasciar fluire la rabbia... un po' come lasciare che il Germano si inalberi e imprechi al posto nostro.
Basti pensare al suo emblematico
Se io trovo quello che mi ha fatto innervosire, [censura], ghe dò un punio che ghe spaco la testa. E lo troverò quel deficiente prima o dopo, eh!
Mi rammarica solo che, stando a quanto è trapelato in rete, lui non abbia mai accettato serenamente questa strana notorietà derivatagli dal passaparola telematico... Forse un po' bisogna capirlo. Ma la notizia di oggi davvero un po' mi rattrista; ciò che emergeva da quei filmati era comunque una personalità buona e simpatica... nonostante quel colorito "vizietto".
Pace all'anima tua, Germano; spero sentitamente che dove ti trovi ora non ci sia nessun mona che batte la porta (e che chiude urlando).