lunedì 24 dicembre 2012

La bufala sulla fine del monopolio SIAE

[Addendum del 3 marzo 2014: si veda anche l'articolo Il monopolio SIAE è legittimo? Se ne occupa la Corte di Giustizia UE]

Come regalo di Natale vi faccio un intervento "anti-bufala": infatti in questi giorni stanno girando un po' di articoli molto molto approssimativi che invitano a gioire per la fine del monopolio SIAE.
Tuttavia è importante sottolineare che il nuovo intervento legislativo è davvero molto limitato per poter incidere su quel monopolio. La nuova norma liberalizza solo la gestione dei diritti connessi degli artisti interpreti esecutori e non dei diritti d'autore e connessi in senso più ampio. Quindi, invito tutti a mantenere la calma e il sangue freddo e ad evitare di far circolare articoli raffazzonati da gente che di diritto d'autore sa poco o nulla.
Se proprio volete diffonere un articolo, vi consiglio questo a firma di Guido Scorza, in cui la questione è spiegata in modo chiaro e lineare; leggendolo ATTENTAMENTE (e possibilmente non fermandovi al titolo e al sottotitolo), vi accorgerete che non si parla di diritti d'autore in senso ampio bensì solo di quella sottocategoria di diritti connessi che una volta rientrava nella competenza di IMAIE (e non SIAE!!!).

Ah... e intanto... buone feste a tutti.

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[addendum del 24/12/12, ore 20:28]

Ecco infatti il testo della rettifica chiesta dalla SIAE in risposta ad un articolo uscito su Rockit.it già nel gennaio del 2012:
L'estratto della bozza del decreto liberalizzazioni che abbiamo pubblicato non andrebbe in realtà a toccare in maniera diretta SIAE, ma SCF/Nuovo IMAIE, che si occupano della riscossione dei diritti degli interpreti e degli esecutori. Il decreto, infatti, va a toccare i diritti connessi ai diritti d'autore, ovvero, citando il sito SIAE:
I "diritti connessi" al diritto d’ autore sono quei diritti che la legge riconosce non all’autore di un‘opera, ma ad altri soggetti comunque collegati o affini (si veda al riguardo il Titolo II della legge speciale 633/1941). I diritti connessi più importanti sono quelli riconosciuti agli artisti interpreti ed esecutori, quelli che spettano ai produttori di dischi fonografici o supporti analoghi, quelli dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive e quelli riconosciuti alle emittenti radiofoniche e televisive.
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[addendum del 22/01/13, ore 16:43]

Ecco il video-podcast di un'intera puntata su ANBwebradio dedicata ad approfondire questo e altri temi simili (con me e Guido Scorza, ospiti di NicoBenz).
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[addendum del 23/01/13, ore 11:25]

Ho trovato in rete un video simpatico ed ironico ma allo stesso tempo chiaro e teoricamente rigoroso che spiega un po' la questione. Eccolo.


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venerdì 14 dicembre 2012

Le licenze non tutelano!

Dopo anni di attività di divulgazione e formazione sul tema delle licenze "open (= licenze open source, licenze Creative Commons, e simili) ho visto pian piano diffondersi e stabilizzarsi i concetti chiave di questo interessante fenomeno. Tutti tranne uno... nonostante abbia in più occasioni cercato di spiegarlo, di renderlo comprensibile e facilmente digeribile anche ai più duri di comprendonio.
Mi riferisco all'assurdo equivoco per cui "le licenze open sono una forma di tutela del diritto d'autore". Non lo sono e difficilmente possono esserlo!! Eppure quest'equivoco continua a diffondersi in articoli, blog e disclaimer vari con un pericoloso effetto virale.
Scrivo dunque questo post con l'intento di mettere in chiaro la questione una volta per tutte e smetterla di dover riscrivere sempre le stesse cose.
Vi prego anche di scusare il mio tono un po' da bisbetico inacidito... ma davvero non se ne può più di leggere certe cose... soprattutto ora che la rete è piena di materiale informativo chiaro e ben fatto su questi temi (che però il più delle persone, pigramente, preferisce non guardare).

Il concetto di fondo
Parlare delle licenze "open" come uno strumento di tutela/protezione del diritto d'autore è abbastanza insensato e ingenuo.

La spiegazione (for dummies)
1) Iniziamo dall'etimologia. "Licenza" dal latino "licere", che significa "autorizzare", "permettere", "consentire"... esattamente il contrario di "tutelare", "proteggere". Dunque, le licenze non tutelano/proteggono, ma al massimo... licenziano.
E forse questo sarebbe già sufficiente. Ma andiamo oltre.
Ora arriviamo alla parte più difficile (quindi, mi raccomando, massima concentrazione): i fondamenti giuridici.
2) La licenza d'uso di un'opera dell'ingegno è lo strumento giuridico con cui il titolare dei diritti ne regolamenta l'uso (verso il pubblico di tutti i potenziali utilizzatori o verso alcuni soggetti specifici). Quindi l'applicazione di una licenza rappresenta una fase logicamente successiva all'acquisizione dei diritti di tutela. In altre parole, il titolare dei diritti PRIMA acquisisce i diritti di tutela sulla sua opera e SUCCESSIVAMENTE decide di applicare all'opera una licenza d'uso.
Capite ora perchè non ha molto senso pensare che la licenza sia la fonte della tutela/protezione?!? Ma andiamo ancora più a fondo.
3) Nel caso di licenze d'uso sul modello "open", il titolare dei diritti sceglie di esercitare tali diritti secondo un modello più elastico, ovvero allargando le maglie della tutela normalmente prevista dal diritto d'autore, a favore di una maggiore libertà di circolazione e di riutilizzo dell'opera. Quindi le licenze "open" sono ancor meno uno strumento di tutela, dato che in realtà si muovono proprio nella direzione opposta. Non a caso si dice che queste licenze realizzano un modello "alcuni diritti riservati".

Ma allora... se non sono le licenze, cos'è a tutelare/proteggere un'opera?
Risposta: sono i principi del diritto d'autore a tutelare/proteggere l'opera. Il diritto d'autore è una forma di tutela che l'autore ottiene automaticamente con la creazione dell'opera (sempre che l'opera abbia dei requisiti minimi di creatività). Sulla base di questa tutela acquisita in modo - per così dire - automatico, l'autore decide come regolamentare e gestire i suoi diritti (e tra le varie opzioni c'è anche quella di applicare una licenza libera).
In altre parole, la maggior forma di tutela resta la NON-licenza, ossia il copyright tradizionale, quello alla "tutti i diritti riservati".

Conseguenze
Disclaimer del tipo "quest'opera è TUTELATA [o PROTETTA] dalla licenza Creative Commons by-sa 3.0...", benchè siano comunque sufficienti a svolgere la loro funzione di collegare l'opera ad una specifica licenza, sono viziati da questa ingenuità concettuale. Sarebbe più corretto scrivere "quest'opera è RILASCIATA nei termini della licenza Creative Commons by-sa 3.0..." o più semplicemente "opera sotto licenza Creative Commons by-sa 3.0...".

Le conclusioni
Quindi - diciamolo subito senza mezzi termini - se siete degli autori o degli editori e vi siete avvicinati al mondo delle licenze "open" (sia in ambito software sia in ambito di contenuti creativi) perchè siete in cerca di uno strumento che rafforzi la tutela sulle vostre opere, semplicemente AVETE SBAGLIATO STRADA. Quindi tornate indietro e ripartite dal via, leggendovi un po' del moltissimo materiale informativo disponibile in rete sui meccanismi di base del diritto d'autore. Se non ne avete voglia o tempo... vi restano due alternative: rivolgervi ad un professionista (pagando il legittimo onorario che vi chiederà), oppure rimanere nell'ignoranza. Io sinceramente... più di così...


giovedì 13 dicembre 2012

Il nuovo art. 68 CAD: la norma cardine dell'openness

La legge di conversione del decreto Crescita 2.0 (vedi testo originario ed emendamenti approvati in sede di conversione in legge; oppure leggi una sintesi) prevede un'ulteriore riforma dell'art. 68 del Codice Amministrazione Digitale, che rappresenta appunto la norma cardine per l'openness nell'apparato pubblico italiano, sia dal punto di vista delle soluzioni tecnologiche adottate, sia dal punto di vista dei formati e dei protocolli da utilizzare per il salvataggio e lo scambio di dati. Riporto qui il testo dell'art. 68 come esce da questa ulteriore riforma (ce n'era stata una pochi mesi fa, ad agosto 2012: leggi).
Ci sono sostanziali modifiche (sia rispetto alla citata riforma di quest'estate, sia rispetto al testo originario del decreto).
Ad esempio, nell'elenco di possibili soluzioni software presente al comma 1 è comparsa anche quella del cloud computing; e poi sono stati aggiunti i comma 1bis e 1ter in cui vengono dettagliati i criteri per la famosa analisi comparativa delle soluzioni. Infine - importantissimo - si trova un comma 3 con una nuova e più efficace definizione di "formato aperto" e con la prima definizione ex lege di open data.
Ora, assieme all'art. 52 CAD, l'art. 68 è davvero la norma cardine dell'openness per la legislazione italiana.

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Art. 68. Analisi comparativa delle soluzioni


1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralita` tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
c) software libero o a codice sorgente aperto;
d) software fruibile in modalità cloud computing;
e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso;
f) software combinazione delle precedenti soluzioni.
1-bis. A tal fine, le pubbliche amministrazioni prima di procedere all’acquisto, secondo le procedure di cui al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, effettuano una valutazione comparativa delle diverse soluzioni disponibili sulla base dei seguenti criteri:
a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;
b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo aperto nonchè di standard in grado di assicurare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione;
c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali, livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito.
1-ter. Ove dalla valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri di cui al comma 1-bis, risulti motivatamente l’impossibilità di accedere a soluzioni già disponibili all’interno della pubblica amministrazione, o a software liberi o a codici sorgente aperto, adeguati alle esigenze da soddisfare, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto.

2. Le pubbliche amministrazioni nella predisposizione o nell'acquisizione dei programmi informatici, adottano soluzioni informatiche, quando possibile modulari, basate sui sistemi funzionali resi noti ai sensi dell'articolo 70, che assicurino l'interoperabilità e la cooperazione applicativa e consentano la rappresentazione dei dati e documenti in piu' formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo che ricorrano motivate ed eccezionali esigenze.

2-bis. Le amministrazioni pubbliche comunicano tempestivamente all'Agenzia per l'Italia digitale l'adozione delle applicazioni informatiche e delle pratiche tecnologiche, e organizzative,adottate, fornendo ogni utile informazione ai fini della piena conoscibilità delle soluzioni adottate e dei risultati ottenuti, anche per favorire il riuso e la piu' ampia diffusione delle migliori pratiche.

3. Agli effetti del presente decreto legislativo si intende per:
a) formato dei dati di tipo aperto, un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi;
b) dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti caratteristiche:
  1. sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali;
  2. sono accessibili attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a), sono adatti all'utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati;
  3. sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione. L'Agenzia per l'Italia digitale può stabilire, con propria deliberazione, i casi eccezionali, individuati secondo criteri oggettivi, trasparenti e verificabili, in cui essi sono resi disponibili a tariffe superiori ai costi marginali.
4. L'Agenzia per l'Italia digitale istruisce ed aggiorna, con periodicità almeno annuale, un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni e delle modalità di trasferimento dei formati.

Definizione di start-up innovativa

Il decreto Crescita 2.0 (vedi testo originario ed emendamenti approvati in sede di conversione in legge; oppure leggi una sintesi) ha un'intera sezione dedicata alle cosiddette start-up. Riporto qui la definizione di start-up innovativa come compare all'articolo 25 del decreto.

Ai fini del presente decreto, l’impresa start-up innovativa, di seguito «start-up innovativa», è la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i seguenti requisiti:
a) la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’Assemblea ordinaria dei soci sono detenute da persone fisiche;
b) è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi;
c) ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
d) a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5milioni di euro;
e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
f) ha, quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
g) non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo diazienda;
h) possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

  1. le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 30 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto di beni immobili. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa;
  2. impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
  3. sia titolare o licenziatario di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

FOSS takes precedence. By law!... RELOADED

[see also this peer-reviewed article (co-author: Carlo Piana) published in March 2013 on International Free and Open Source Software Law Review
At the end of August I wrote a short post about an important reform that modified the rules for software adoption within the Italian public administration.
This morning a new law (commonly known as "Agenda digitale italiana") has been approved and it adds a further amendment to Article 68 of the Codice dell'amministrazione digitale.
Now Italian public administrations could select between 6 options (and not 5 as it was in the previous version):
a) develop a solution internally;
b) reuse a solution developed internally or by another public administration;
c) adopt a free/open source solution;
d) use a cloud computing service;
e) obtain a proprietary license of use;
f) a combination of the above.
Now cloud computing is a new feature.

By the way, also the rest of the article is quite different and more detailed. Paragraph 1bis and 1ter has been added.
Paragraph 1bis describes the principles governing the comparative analysis that every public administration has to do before choosing one of these 6 options.
And paragraph 1ter has modified the most interesting part of the previous version of Article 68. Now it says:
In the event that the comparative analysis of technical and economic aspects, according to the criteria described in paragraph 1-bis, demonstrates the impossibility to adopt an already available solution [option B], or a free/open source solution [option C] (adapted to the needs to be met) the acquisition of proprietary software products is allowed.

Sintesi della legge sull'Agenda digitale

Riprendo (parte del)la sintesi del decreto sull'Agenda digitale, convertito in legge dello Stato il 13 dicembre 2012, comparsa sul sito della Camera dei Deputati (link). [nb: ho rimosso le parti non strettamente riferite all'ambito della digitalizzazione e innovazione del paese.]

Per quanto concerne l’attuazione dell’Agenda digitale italiana si segnalano:
  • l’articolo 5 amplia l’obbligo di utilizzare la posta elettronica certificata da parte delle imprese e dei professionisti;
  • l’articolo 9 introduce l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere disponibili i dati pubblici in formato aperto; [a tal proposito vedi nuovi testi dell'art. 68 CAD e dell'art. 52 CAD]
  • l’articolo 10 intende accelerare il processo di dematerializzazione delle procedure amministrative attraverso l’istituzione del fascicolo personale dello studente universitario;
  • l’articolo 11 prevede che, a decorrere dall’anno scolastico 2013-2014 (ovvero, per le scuole del primo ciclo, dall’anno scolastico 2014-2015) nelle scuole sarà possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale oppure abbinata alla versione cartacea;
  • l’articolo 12 prevede l’istituzione (fin qui regolata solo da linee guida elaborate in seno alla Conferenza Stato-regioni) del fascicolo sanitario elettronico;
  • l’articolo 13 prevede la graduale sostituzione del formato cartaceo con quello elettronico per le prescrizioni mediche e consente la conservazione delle cartelle cliniche esclusivamente in forma digitale;
  • l’articolo 14 autorizza la spesa di 150 milioni di euro per il 2013, per il completamento del Piano nazionale banda larga nell’intero territorio nazionale nonché la semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni delle operazioni di scavo per le infrastrutture a banda larga e ultralarga;
  • l’articolo 15 estende l’obbligo di consentire pagamenti elettronici alle imprese pubbliche, in particolare agli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, con esclusione, però, delle Agenzie fiscali;
  • l’articolo 16 incentiva le comunicazioni e le notificazioni per via telematica nel settore della giustizia;
  • l’articolo 19 attribuisce all’Agenzia per l’Italia digitale il compito di promuovere la definizione e lo sviluppo di grandi progetti strategici;
  • l’articolo 20 reca disposizioni in materia di “comunità intelligenti” da intendersi come comunità nel cui territorio le tecnologie dell’informazione vengono usate consapevolmente per migliorare la qualità della vita e del lavoro degli abitanti.
Di particolare rilievo sono poi le misure previste per accrescere la competitività del Paese. Tra queste:
  • [...]
  • gli articolo 25, 26, 27, 27-bis, 28, 29, 30 e 31 definiscono un particolare regime giuridico di vantaggio per le imprese start-up innovativa, che si caratterizzano per una prevalenza di spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo al fine di sviluppare servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e per l'incubatore di start-up innovativa, inteso come società che offre servizi per la nascita delle stesse start up. In particolare sono previste deroghe al diritto societario (stabilendo, ad esempio, l'estensione di dodici mesi del periodo di c.d. "rinvio a nuovo" delle perdite, la disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo e in perdita sistemica), l'esenzione da imposizione fiscale e da oneri contributivi di parte del reddito di lavoro derivante agli amministratori e dipendenti, l'applicazione del credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati, nonché incentivi fiscali a favore di coloro che investono nel capitale sociale di imprese "stat up innovative";
  • [...]

Ora si attende il testo completo in Gazzetta Ufficiale.
Per avere un'idea complessiva della riforma, è necessario leggere il testo del decreto integrandolo con gli emendamenti apportati in sede di conversione in legge.

martedì 11 dicembre 2012

Chiudere la questione del formato aperto. Verso la chiarezza a livello europeo

Il cammino verso l’interoperabilità e l’apertura dei dati pubblici prosegue con visuale allargata all’intera Unione.
 
OKFN ci mobilita con un comunicato per fare opera di divulgazione, sensibilizzazione e lobbying sul tema dei formati aperti… non potevo esimermi dal...

Articolo uscito su Apogeonline
l'11 dicembre 2012.
Leggilo qui.


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Nota: L'immagine è tratta da una bella infografica che rappresenta in modo chiaro e completo la questione dei formati aperti. La riporto qui sotto [cliccare sull'immagine per ingrandirla].


martedì 4 dicembre 2012

Parole in libertà. Un test. Di riflessi condizionati

[Sottotitolo: Un concorsone... per scimmie!]
Se i testi per le scuole guida fossero zeppi di citazioni dei prodotti Fiat scoppierebbe probabilmente uno scandalo.

[riprendendo Renzo Davoli, e anche Carlo Piana]


Articolo uscito su Apogeonline il 4 dicembre 2012.
Leggilo qui.