giovedì 31 gennaio 2013

Dal latino “cose da fare”. Riflessioni a freddo sull'agenda digitale

L’innovazione digitale è diventata legge nonostante la crisi di governo. C’è da sperare che il prossimo esecutivo la consideri.
 
Circa tre mesi fa avevamo scritto su queste pagine Habemus agenda (quasi) e ora, anche se per il rotto della cuffia, possiamo finalmente togliere quel quasi. Nonostante la...

Articolo uscito su Apogeonline il 31 gennaio 2013.

martedì 29 gennaio 2013

Il meccanismo del recupero crediti

Photo by El Frito
www.flickr.com/photos/fritography/8427314945/
Un utile servizio di Ballarò andato in onda nella puntata del 29 gennaio 2013 spiega con chiarezza e semplicità come funziona il meccanismo del recupero credito. Riporto di seguito i concetti di fondo.
 
FASE 1
L'azienda titolare del credito normalmente avvia una prima fase di sollecito attraverso il suo ufficio legale interno e, se dopo questa prima fase il credito rimane comunque insoluto, si apre l'ipotesi del passaggio delle pratiche ad un'azienda specializzata nel recupero crediti.
Ciò avviene più facilmente nel caso di banche, finanziarie, assicurazioni... ma anche gestori telefonici, fornitori di servizi, ect., cioè di soggetti che hanno quasi sempre un cospicuo numero di fatture o rate non pagate, e per le quali l'attività di recupero crediti risulterebbe particolarmente impegnativa. Dunque, capita spesso che si affidi questa fastidiosa attività ad aziende specializzate nel recupero crediti, che ad esempio lavorano a percentuale sulle pratiche effettivamente recuperate o comunque vengono remunerate sulla base dei risultati ottenuti.

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FASE 2
Quando si giunge alla conclusione che si tratti di un "caso disperato", l'azienda titolare decide di cedere il credito ad aziende di factoring. Non si tratta di aziende che fanno consulenza nel recupero del credito in nome e per conto del titolare (come se fossero dei grandi studi legali), ma soggetti che effettivamente si sostituiscono nella posizione di creditore a fronte di un pronto pagamento. In altre parole, queste aziende, pagando una somma molto più bassa, diventano a tutti gli effetti i nuovi titolari del credito e quindi entrano nella posizione di poter agire per il pagamento dell'insoluto. 
Il rischio di questa acquisizione è ovviamente altissimo (d'altronde se già il titolare precedente ha esperito senza successo tutti i rimedi per ottenere il pagamento, la situazione è decisamente grigia); dunque l'azienda di factoring acquisisce le varie posizioni pagandole normalmente il 3% del loro effettivo valore. A questo punto, la società di factoring avvia un secondo tentativo di recupero, attivandosi con propri mezzi oppure servendosi a sua volta di una società di recuperò crediti.
La dirigente della società di recupero crediti Nemesis intervistata da RaiTre ha dichiarato che mediamente solo il 10% delle pratiche acquisite vanno a buon fine. Quindi il gioco è tutto basato sulla quantità di pratiche e sul minimo impiego di risorse. Maggiori sono le pratiche gestite dalla società di recupero crediti, maggiore è la possibilità che si possa ricavare qualcosa dall'attività di recupero. 
Facendo "i conti della serva"... Se Tizio deve alla Banca X 50mila euro e la Banca X non riesce ad ottenere questo pagamento, la Banca X invece di avviare azioni giudiziali che si rivelerebbero lunghe, dispendiose e comunque senza molte prospettive di risoluzione, preferisce svendere a prezzo di super saldo questo credito. Si rivolge alla Società Y (factoring), la quale paga subito, in anticipo e a suo rischio, una somma pari a circa il 3% del credito ed ottiene la titolarità del credito. Dunque la Banca invece che 50mila euro, incassa 1.500 euro. E da quel momento "diventa un problema della società di factoring".
Se il recupero crediti va a buon fine, la Società Y ci guadagna 48.500 euro; se il recupero crediti invece non ha grande successo, recupera di meno o addirittura zero.
Ma ricordiamoci che, come si è detto, mediamente solo il 10% delle pratiche va a buon fine nella fase di recupero crediti; quindi nel computo finale e spannometrico degli utili, la Società Y può verosimilmente sperare di recuperare 5mila euro su un credito da 50mila acquisito. Dunque il guadagno della società Y di recupero crediti è di 3.500 euro lordi su 50mila (incasso lordo di 5.000 meno il prezzo di 1.500 versato alla banca... e bisogna poi considerare le somme spese per effettuare l'attività di recupero).

Per alcuni consigli su come comportarsi nel caso di telefonate o lettere da parte di aziende di recupero crediti, segnalo l'articolo Recupero crediti: utili suggerimenti per contrastare la richiesta di pagamento.
Per approfondire segnalo anche l'articolo Società di recupero crediti: cosa possono fare e cosa non possono fare pubblicato sul sito LaLeggePerTutti.
Società di recupero crediti: cosa possono fare e cosa non possono fare - See more at: http://www.laleggepertutti.it/28025_societa-di-recupero-crediti-cosa-possono-fare-e-cosa-non-possono-fare#sthash.XVQooEq0.dpuf
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venerdì 25 gennaio 2013

Chiedilo all'avvocato. La mia rubrica su Rockit.it

Da oggi sul sito Rockit.it va "in onda" con cadenza più o meno settimanale una nuova rubrica intitolata Chiedilo all'avvocato.
Scrivendo all'indirizzo aliprandi@rockit.it sarà possibile sottoporre domande sulle questioni giuridiche relative al mondo della musica e dello spettacolo. A titolo di chiarezza, i messaggi inviati a quell'indirizzo non arriveranno direttamente a me bensì alla redazione di Rockit, che li filtrerà e selezionerà i più interessanti per sottopormeli in versione anonimizzata.
Non si tratta quindi di un servizio di consulenza, quanto di una rubrica a scopo informativo e divulgativo*. Proprio per questo verranno privilegiate le richieste che possono risultare di interesse generale rispetto a quelle riferite a situazioni molto specifiche. Gli interventi della rubrica verranno pubblicati in un'apposita sezione del sito sotto licenza Creative Commons.
L'iniziativa rientra sotto il cappello del servizio di informazione e consulenza Copyright-Italia che ho avviato (in via ancora sperimentale) negli scorsi mesi.

Il primo intervento parla di... "è obbligatorio iscriversi alla SIAE?". Eccolo.
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* NB: per le consulenze vere e proprie, con risposta personalizzata, sarà necessario contattare Copyright-Italia direttamente e chiedere un preventivo.

martedì 22 gennaio 2013

Un wiki da viaggio. La geografia conta, spiegatelo a scuola

Entra nell’alveo di Wikimedia Foundation la dodicesima diramazione del progetto, dopo tanta strada tormentata.

Tra i figli di Wikimedia Foundation fa capolino Wikivoyage, lanciato nei giorni scorsi dai fondatori di Wikipedia e Wikimedia Commons, che si aggiunge agli ...

Articolo uscito su Apogeonline il 22 gennaio 2013.

Una serata in radio su diritto d'autore e SIAE (con Nico Benz e Guido Scorza)

Una serata in radio per capire alcuni concetti chiave su diritto d'autore e SIAE; io e Guido Scorza ospiti di NicoBenz su ANBwebradio.

Ecco il filmato-podcast dell'intera puntata. Il pretesto è stata la bufala sulla fine del monopolio SIAE circolata prima di Natale (vedi link sotto); e poi da lì, sotto la guida di Nico, abbiamo "preso la tangente" per approfondire e chiarire molti concetti in materia di gestione dei diritti d'autore e dei diritti connessi... il tutto con un approccio divulgativo e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.






lunedì 14 gennaio 2013

Quando viene a mancare il copyright. Sempre attenti alle date di scadenza

La scomparsa dei propri artisti preferiti presenta almeno un risvolto positivo, purché sia passato abbastanza tempo.

Forse non tutti sanno che durante la notte di San Silvestro i nerd del diritto d’autore duri e puri non attendono festanti e insonni l’arrivo del nuovo anno, bensì l’ingresso di nuove opere nel pubblico dominio.
Come avrete sentito almeno ... 

Articolo uscito su Apogeonline il 14 gennaio 2013.

giovedì 3 gennaio 2013

L’innovazione proviene dal basso. Del mondo

Gente che è andata in America a innovare l’insegnamento grazie al buon uso della tecnologia. L’America più povera, però. Ovvero il paradosso per cui, in alcuni casi, per capire la vera innovazione è necessario stare in contesti meno "innovativi" (tra virgolette, appunto).
Ecco l'esperienza vissuta in Uruguay da Fabio Serenelli, un ricercatore italiano coinvolto nei progetti Ceibal/OLPC.

Articolo uscito su Apogeonline il 3 gennaio 2013.

Qui sotto è invece possibile visualizzare una presentazione a slides del progetto.