giovedì 28 novembre 2013

Pulsante contro muro. Manovre aggiranti in campo aperto

C’è chi avverte la necessità di maggiore accesso ai frutti della ricerca scientifica. E chi si organizza per ottenerla. Ecco il progetto Open Access Button.

Vi è mai capitato di trovare un articolo scientifico sul sito di una rivista specializzata e, nel fare clic sul ... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 28 novembre 2013. Leggilo qui.

mercoledì 27 novembre 2013

Nella riforma del diritto d'autore si pensi anche al fenomeno open licensing

Questa è la versione sintetica del mio l'intervento al convegno "Diritto d'autore: tra il vecchio e il nuovo" che si è tenuto alla Camera dei Deputati il 2 ottobre 2013. L'audio integrale di tutti gli interventi del convegno è disponibile sul sito di RadioRadicale.

Se devo esprimere un mio personale parere sul dibattito che sta proseguendo da qualche mese in merito a possibili interventi di riforma nel campo del diritto d'autore, l'impressione che ho è che non si tenga nella dovuta considerazione la ormai fitta frangia di autori, produttori e utilizzatori di opere con licenze open. Ho l'impressione che il tutto sia appiattito su una polarizzazione tra gli interessi di coloro che sono interessati ad una tutela più forte ed efficace e i diritti di libero accesso alla cultura degli utenti; senza però considerare che ad oggi la rete pullula di contenuti creativi (a volte anche di elevatissimo pregio) rilasciati con licenze che ne permettono espressamente la copia, la ridistribuzione e a volte anche la modifica.

Qualcuno anni fa, disquisendo sulla portata del fenomeno Creative Commons, parlava di una sorta di riforma dal basso del sistema del copyright: una riforma che, pur non toccando il livello legislativo, di fatto è stata realizzata attraverso l'innovazione dei modelli contrattuali e dei modelli di gestione dei diritti. Infatti, chi nei primi anni 2000 ha dato il via al progetto Creative Commons sapeva che, quand'anche i legislatori non si fossero adattati tempestivamente alle nuove istanze portate dalla rivoluzione digitale, era comunque possibile creare un humus di creatività libera dai tradizionali vincoli del copyright spingendo gli autori stessi (gli originari titolari dei diritti) ad autogestire i loro diritti con licenze di tipo open; avviato così un circolo virtuoso di cui adesso non si può non tenere conto. La maggior parte delle nostre ricerche su internet, anche se non tutti ne sono consapevoli, ci porta a un contenuto rilasciato proprio con quelle licenze, cioè ad un pagina di Wikipedia o ad un file di Wikimedia Commons; e quei contenuti vengono poi continuamente linkati e replicati in altri contesti e altre opere. Dunque questa riforma (dal basso e non legislativa) è ora un fatto storico, un processo irreversibile, che il diritto vivente e la giurisprudenza non possono ignorare.

Mi fa specie dunque vedere che l'attuale assetto normativo sul diritto d'autore non consideri l'esistenza di questo fenomeno, come ad esempio avviene nel discusso regolamento Agcom. Le uniche norme che ne tengono conto sono quelle relative al cosiddetto principio "open by default" e sono contenute nel Codice dell'amministrazione digitale senza alcuna corrispondenza nella legge sul diritto d'autore, aumentando così la frammentarietà e farraginosità del nostro sistema normativo. "Questioni di riparto di competenze tra Ministeri" mi dissero; perché pare che il CAD lo si possa modificare anche più volte nell'arco di un anno, mentre la legge sul diritto d'autore si tende a modificarla solo quando una direttiva europea ci costringe a farlo, oppure al massimo scriviamo bizzarri regolamenti (che sono norme secondarie e che a volte - come nel nostro caso - destano molte perplessità).

Intendiamoci: le licenze open, in quanto negozi giuridici di diritto privato, sono fatte per funzionare sulla base dei principi di base del diritto d'autore e non hanno quindi bisogno di un riconoscimento a livello legislativo per la loro efficacia. La questione è su un altro piano: sul piano dei modelli di gestione dei diritti e di distribuzione delle opere. Questi modelli sono cambiati profondamente con l'avvento della società dell'informazione e leggi che continuino a utilizzare categorie concettuali superate (come ad esempio lo stesso concetto di "copia") saranno leggi destinate a rimanere sulla carta e a diventare obsolete in poco tempo.

[vedi anche la versione uscita su Key4Biz]

martedì 26 novembre 2013

Le CC 4.0 finalmente operative e pronte all'uso

Ne avevamo già parlato qualche mese fa in un altro articolo, poi ci fu ancora qualche rallentamento... ma finalmente eccole: le nuove e rivoluzionarie licenze Creative Commons 4.0, ora davvero operative e pronte all'uso.
Riportiamo di seguito il comunicato ufficiale rilasciato da Creative Commons e tradotto/adattato in versione italiana da Federico Morando (lead di CC Italia).
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Siamo orgogliosi di presentare le nostre licenze 4.0, ora disponibili per essere adottate in tutto il mondo. Le licenze 4.0 — la cui realizzazione ha richiesto più di due anni — sono le licenze più globali e legalmente robuste prodotte da Creative Commons (CC) sino ad oggi. Abbiamo incorporato decine di miglioramenti che rendono la condivisione ed il riutilizzo di contenuti licenziati in CC più facile e affidabile che mai.
Avevamo obiettivi ambiziosi in mente quando ci siamo imbarcati nel processo per produrre questa nuova versione, a conclusione del CC Global Summit 2011 di Varsavia. Le nuove licenze hanno raggiunto tutti questi obiettivi, ed altri. Le licenze 4.0 sono particolarmente adatte all'utilizzo da parte di governi e altri soggetti interessati a pubblicare informazione detenuta dal settore pubblico e dati in genere, il che vale in modo particolare per gli enti che si trovino nell'Unione Europea. Ciò è dovuto all'allargamento del raggio d'azione delle licenze, che ora includono il diritto sui generis sui database che esiste nell'Unione ed in alcuni altri paesi.
Tra le altre nuove esaltanti caratteristiche, ci sono una maggior leggibilità ed organizzazione del testo, un'attribuzione "di buon senso", e un nuovo meccanismo che permette a chi violi la licenza inavvertitamente di riguadagnare automaticamente i propri diritti se la violazione è sanata in modo tempestivo.
Potete trovare gli highlight relativi ai più significativi miglioramenti sul sito internazionale di Creative Commons, ripercorrere il percorso della discussione pubblica e l'evoluzione della bozza delle licenze sulla pagina wiki delle licenze 4.0, e vedere un sunto delle principali decisioni strategiche prese nel corso dello sviluppo della nuova versione.
Il processo di creazione della versione 4.0 è stato uno sforzo collaborativo nel senso più genuino, coinvolgendo i brillanti ed appassionati membri della rete di esperti di diritto e licenze pubbliche e l'attiva e vivace open community. Le licenze 4.0, il progetto di sviluppo delle licenze pubbliche e Creative Commons come organizzazione sono più forti, grazie alla ferma determinazione ed abnegazione di tutti i partecipanti.
Pubblicate le licenze 4.0, volgeremo la nostra attenzione alle traduzioni ufficiali del codice legale (NdFM, ovvero il testo giuridicamente vincolante della licenza), in collaborazione con la nostra rete di affiliate e la comunità più estesa. Le traduzioni dei nostri "atti" (NdFM, i deed, testi semplificati e comprensibili a chiunque) sono in corso e molte sono già state completate (NdFM, tra cui la versione italiana, che sarà online a breve).
Grazie e congratulazioni a tutti coloro i quali hanno partecipato alla creazione delle licenze 4.0! (NdFM: E un ringraziamento aggiuntivo al gruppo di lavoro di Creative Commons Italia, per l'importante ruolo giocato in questo processo!)

venerdì 22 novembre 2013

Quando Google vince, quando Google perde. OK sui libri, KO sulla Formula 1

Le altalenanti fortune legali di un’azienda che prospera suscitando scottanti interrogativi su privacy e copyright.
Gli avvocati di Google pare non abbiano tempo per riposarsi. Nelle scorse settimane sono giunte interessanti decisioni che ... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 22 novembre 2013.
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mercoledì 20 novembre 2013

Di chi sono le immagini nel mondo delle immagini? La risposta in un libro.

Il volume raccoglie gli interventi del seminario di studi Di chi sono le immagini nel mondo delle immagini?, organizzato dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma il 29 marzo 2012, e affronta il tema dei diritti legati al mondo dell’immagine.
Il mio capitolo (sul tema "open licensing e immagini") è rilasciato con licenza Creative Commons by-sa ed è disponibile qui.

Indice sommario del volume

INTRODUZIONE

  • Tutela dei diritti dell'immagine: il rapporto con archivi e musei (Gloria Bianchino)
  • Prefazione (Piergaetano Marchetti)

PARTE PRIMA

  • Fotografie, proprietà delle opere e titolarità di diritti d'autore e diritti sull'immagine: i possibili conflitti (Cesare Galli)
  • Il diritto d'autore e la tutela dell'immagine personale (Andrea Sirotti Gaudenzi)
  • La disciplina delle semplici fotografie (Beatrice Cunegatti)
  • Le problematiche specifiche del contenuto digitale (Elvira Berlingieri)
  • Open licensing e immagini nella società dell'informazione (Simone Aliprandi)
  • Le riproduzioni delle opere d'arte (Salvo Dell'Arte)

 

PARTE SECONDA

  • Tutela e valorizzazione delle immagini: il ruolo delle istituzioni della memoria (Alberto Salarelli)
  • L'accesso alle carte d'archivio in relazione al diritto d'autore (Giovanna Caniatti)
  • Il diritto d'autore nei musei di arte contemporanea dell'Emilia-Romagna. Casi di studio (Claudia Collina)
  • Il diritto di informare (Uliano Lucas)
  • Le collezioni di fotografia del MAXXI architettura. Storia delle acquisizioni (Francesca Fabiani)
  • L'archivio fotografico del MAXXI Arte. Nascita, sviluppo e criticità (Giulia Pedace)
  • L'archivio, la fotografia, le immagini (Emanuela Sesti)

Testo di retrocopertina

(fonte: http://www.skira.net/varia/di-chi-sono-le-immagini-nel-mondo-delle-immagini.html)

Il problema della tutela delle opere fotografiche, ma anche della loro gestione e diffusione, è particolarmente sentito dalle istituzioni come musei, archivi e biblioteche, impegnati nel rispetto delle normative di legge sui diritti d’autore, ma nello stesso tempo sia detentori di fondi di immagine sia promotori e coadiutori della didattica e della ricerca, quindi fornitori di riproduzioni fotografiche.
Nonostante la letteratura giuridica sull’argomento sia ormai abbastanza corposa, la normativa vigente in Italia è oggetto di interpretazioni differenti e la grande diffusione delle immagini attraverso la rete enfatizza un problema che comunque si pone anche per quanto riguarda la riproducibilità o la pubblicazione di immagini con mezzi tradizionali.
Il volume ha quindi lo scopo di informare il pubblico sulle più recenti disposizioni legislative e regole in materia e di proporre diversi casi pratici, affrontati da chi opera nel settore dei beni culturali, attraverso i quali riflettere sulla dicotomia che a volte si impone tra il pieno rispetto della norma e le esigenze operative.

lunedì 18 novembre 2013

Data Protection Officer, troppo presto per pensarci?

Dall'Unione Europea è in arrivo un nuovo regolamento sulla privacy, destinato a rimpiazzare le leggi sul trattamento dei dati personali nei 28 Paesi dell'Unione.
Una legge direttamente applicabile su tutto il territorio europeo, al posto delle direttive. Il mondo della comunicazione e di Internet in particolare e con essi il peso che i “big... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 18 novembre 2013.
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi
 

giovedì 14 novembre 2013

Parlamento o Fotocopiamento? Vizi davvero irriproducibili

Come spendere troppo facendo troppo poco. E per giunta male, quando sulla carta le soluzioni sono innumerevoli.

Scusate se inizio l’articolo in modo brusco, con una domanda a bruciapelo: ma secondo voi, quanto può spendere il Parlamento Italiano in spese di stampa e fotocopie per ... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 14 novembre 2013.
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lunedì 11 novembre 2013

Lucignolo diceva a Pinocchio che la scuola era inutile: infatti ora scrive "beneficienza"

Seguo le cronache di un fatto che riguarda la mia città e alcune persone che conosco direttamente, ed ecco che il mio istinto pedante e pignolo viene solleticato da un video andato in onda ieri sera.
L'argomento è il calendario di nudo femminile a scopo benefico Artemis del fotografo Gusmaroli e il programma è Lucignolo 2.0 di ItaliaUno (puntata del 10 novembre 2013, alle ore 24:15 circa).
Beh, l'errore di ortografia è di quelli che farebbero prendere una bella insufficienza a qualunque scolaro delle elementari... e di quelli che bastano da soli a farti bocciare agli esami di abilitazione da avvocato e da giornalista (pare che avvenga molto spesso anche quello): cioè scrivere beneficienza invece di beneficenza.
E l'aggravante è che non si può nemmeno usare la classica giustificazione del refuso di battitura, dato che è ripetuto ben tre volte nello screenshot del filmato che riporto qui sotto.

A questo link è invece possibile visualizzare l'intero servizio.
E per chi non fosse ancora convinto... ecco l'etimologia del termine dal sito Treccani.

In fondo, se il programma si chiama Lucignolo (che appunto era l'amico di Pinocchio che non amava molto andare a scuola), un motivo ci sarà.

Free software and comparative evaluation in the Italian Public Administration

an article by Guglielmo Troiano (website); original version available on www.opensource.com under a CC by-sa license.

You may also be interested in "Free and open source software in the Italian public administration: fundamental law principles" by Simone Aliprandi and Carlo Piana: read the article.

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The on-going debate regarding the use of free and open source software in the Italian Public Administration (PA) seems to be coming to a satisfactory conclusion. Italian public administrations are now obliged to give priority to free and open source software. This preference, however, cannot be given without a "comparative assessment". One of the tasks of the Agency is indeed to establish procedures and criteria that will help to justify their choices in the acquisition of computer programs.
In this light, last January the Agency for Digital Italy (Agenzia per l'Italia Digitale) convened a workgroup for all interested stakeholders, focusing on implementing the new software comparative assessment requirements pursuant to art. 68 of the Digital Administration Code (Legislative decree no. 82/2005). Their work was completed last month. Now, the Agency will launch a public consultation and will adopt a final text for the guidelines. These guidelines will provide the Italian PA with all the operational tools for the acquisition of software.
Public administrations in Italy and elsewhere in the European Union are expected to provide efficient services to businesses and citizens, to share software solutions, to discuss best practices, and to generally share their experiences. These are the goals of the Programme on Interoperability Solutions for European Public Administrations (ISA), a programme established by the European Commission.
That said, every public body has the same freedom that any non-public body has in determining whether to acquire, develop, and release software under conditions of free and open source software. This is due to the fact that all public administrations in Italy are obliged to distribute to any other public administration all software which has been developed by or for them, in source code and without any charges (called the Reuse Rule). This fits perfectly in an all-free software workflow, where distribution under the Reuse Rule is not restricted to the Italian public administrations, but is public, to everybody.
The purpose of the Italian PA, of course, is to serve the community and citizens according to the PA’s own goals and skills. For this reason, even when it engages or partners with external instrumental bodies, including those of non-public nature (such as joint ventures or wholly owned companies), the activity of the PA is never directed at making profits or at the acquisition of a market position. The activity may be carried out only to achieve the satisfaction of the public interest, and this is confirmed by the Reuse Rule.
As such, when a public administration makes, designs, develops, and distributes software, the value of the software is not of a commercial nature. The value lies in its use, namely in the ability to make the administrative apparatus and the fulfillment of its own mission more efficient. In other words, for that public administration and the Italian PA as a whole, software is not a product. Rather, it is a service.
For the public administration, it is important that the software works only for the purpose for which it was procured. Beyond that, its value is irrelevant. As such, the return on investment is measured essentially in terms of efficiency. Efficiency which, in turn, must be measured both in immediate terms (saving of resources with an equal output or increased output utilizing the same resources), in long-term savings (lower cost for the update, adaptation, migration to the achievement of obsolescence or the appearance of more efficient systems), and in terms of positive effects to the general or local economy (spillover effects).
The recent changes ensure that public administrations have the right to acquire software under conditions of free and open source software. There is no doubt about this. Both in the case of a pure acquisition of pre-packaged software (generic), as a simple office application (typical examples: an Internet browser, a word processor, an email client or an operating system), but also if the software is being acquired by the Italian PA through ad hoc customization, where there is a substantial economic investment and in which the software is subject to the rules on re-use.
All of these concepts have been upheld by the Italian Constitutional Court in 2010, with Decision no. 122 of March 22. In essence, free and open source software does not refer to a particular technology, brand, or product, but rather expresses a legal feature. What differentiates free and open source software from proprietary software is the different licensing rights of the programs. Decisions about the adoption of one or the other contractual setting belongs to the user, hence, to the Italian Public Administration—which now has a strong preference for the free and open source software way.

domenica 10 novembre 2013

Il Decreto Valore Cultura semplifica i piccoli spettacoli

Il 2 ottobre scorso la legislatura sembrava essere prematuramente giunta al capolinea e invece tutto si è sistemato, consentendo al Parlamento già il giorno successivo di poter convertire in legge un decreto che semplifica molto la possibilità per chiunque di organizzare piccoli eventi musicali. Dunque la norma avrà un riverbero non indifferente non solo sugli enti non profit, ma anche sui commercianti (principalmente gestori di locali pubblici) e sulle piccole imprese promotrici di eventi di intrattenimento.
Si tratta del decreto 91/2013, noto più comunemente come Decreto Valore Cultura e formalmente rubricato come “Decreto legge recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei Beni e delle Attività Culturali”.
La norma da un lato ha creato alcuni malumori relativi alle modalità di riassetto e finanziamento di alcuni tra i più importanti enti culturali italiani (teatri, fondazioni, accademie...), dall'altro ha creato un certo entusiasmo all'interno della comunità degli appassionati di musica e teatro in quanto è stata salutata come una liberalizzazione relativa agli spettacoli di piccole dimensioni. In rete sono circolate varie interpretazioni distorte, quindi è forse il caso di fare un po' di chiarezza sulla reale portata di questa riforma.
Innanzitutto, un po' di storia: l'idea prende le mosse da una petizione on line promossa da Stefano Boeri (ex assessore alla Cultura del Comune di Milano), con l'intento di farsi portavoce delle esigenze delle numerose associazioni e piccoli club che sul territorio nazionale si occupano di promuovere iniziative di intrattenimento culturale e che si trovavano spesso di fronte ad una serie di barriere burocratiche ritenute non sempre opportune e necessarie.
Ecco che si è giunti a formalizzare una proposta di legge (da inserire nel più ampio intervento sulla cultura) per semplificare proprio questo aspetto, sul modello di quanto fatto l'anno scorso in Regno Unito con il Live Music Act. A ben vedere siamo, quindi, di fronte ad una semplificazione più che ad una liberalizzazione. Oggi infatti per un organizzatore di eventi che abbiano un pubblico fino a 200 persone e con fine prevista entro le ore 24 è possibile sostituire con un unico documento di “segnalazione certificata di inizio attività” (da presentare allo sportello unico delle attività produttive) la mole di licenze e autorizzazioni che normalmente vengono richieste al Comune di competenza: licenza di pubblico spettacolo, occupazione suolo pubblico, agibilità strutture, eccetera.
Infine sgombriamo il campo dal principale equivoco emerso in queste giorni: tale semplificazione non ha affatto toccato l'ambito del diritto d'autore ma è rimasta appunto nell'ambito del diritto amministrativo. Nulla cambia dunque a livello di pratiche Siae, sempre che non giunga finalmente a un chiarimento la controversa questione della vigenza dell'art. 51 r.d. 1369/1942: ovvero la norma che, appunto, pone l'obbligo di “rendicontare” alla Siae (attraverso il cosiddetto borderò) il programma di un evento musicale o teatrale e che ad un'attenta analisi risulterebbe abrogata implicitamente fin dal 1997.

Articolo uscito su MySolutionPost il 21 ottobre 2013.
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giovedì 7 novembre 2013

Il curioso caso delle licenze di The Dark Mod. Libero, più libero e troppo libero

Che il mondo dei videogame stia iniziando seriamente a sposare la causa dell'open source lo abbiamo scoperto già poche settimane fa, quando abbiamo parlato di una console Linux per videogiochi. Oggi ci troviamo alle prese con un curioso caso di "license complication" relativo ad... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 7 novembre 2013.
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