lunedì 31 marzo 2014

Sondaggio sull'uso delle licenze Creative Commons


Questo è un sondaggio a cura di Simone Aliprandi, realizzato a scopo di divulgazione e ricerca indipendente.
I risultati saranno pubblicati in modalità open data in apposito articolo.

Il sondaggio consta di una sola domanda e richiede pochi secondi per la compilazione.
La domanda è:
Se hai usato almeno una volta una licenza Creative Commons per una tua opera, qual è stata la motivazione principale che ti ha spinto a farlo?
Visto il tipo di domanda, il sondaggio è rivolto solo a chi almeno una volta ha utilizzato attivamente una licenza CC.

Per rispondere, utilizzare l'apposito form di GoogleDocs: https://docs.google.com/forms/d/1Uyu11OhfaWI8Pe7e3lOxEvIWZiOv3FUCaD7S6KDyNMM/viewform

Il sondaggio resterà aperto fino alle ore 13.00 del giorno 14 aprile 2014 (due settimane esatte).

Onde evitare di condizionare le risposte, i commenti a questo post sono momentaneamente disabilitati.


venerdì 28 marzo 2014

Riformare la SIAE... ma come? Alcune idee

A sparare a zero sulla SIAE sono capaci tutti; e ultimamente, con il montare della protesta nei forum online, è diventato un bersaglio ancora più facile. D'altronde è sotto gli occhi di tutti la situazione di stallo in cui versa l'ente da un po' di anni e il malcontento che esso genera soprattutto tra gli operatori più piccoli e indipendenti del mondo dello spettacolo.
Inoltre, basta ricostruire un po' la storia della SIAE per capire che negli anni, alla sua funzione originaria di rappresentanza degli interessi degli autori e di intermediazione nella gestione dei loro diritti, sono andate aggiungendosi varie funzioni di controllo e riscossione che hanno sempre più appesantito e burocratizzato il funzionamento dell'ente.
Un po' più difficile è proporre soluzioni concrete e praticabili che risultino davvero innovative.
Una delle idee di cui sono sempre più convinto è che un primo fondamentale passo sia scorporare le funzioni di controllo e riscossione da quelle di gestione e intermediazione dei diritti, creando così un unico ente (di carattere pubblico) per le prime e liberalizzando invece il mercato delle seconde. Ovviamente il tutto dev'essere fatto in modo da garantire una vera liberalizzazione e ponendo regole chiare per tutti i soggetti che parteciperanno al gioco.
In questo parlamento pare esistano esponenti davvero convinti a far sì che questa sia davvero la volta buona. Si tratta di una spinta trasversale a diverse forze politiche, come dimostrato dalle mozioni presentate alla Camera qualche mese fa. E poi... diciamolo onestamente... questa volta abbiamo il vero stimolo che porta alle riforme in Italia da qualche decennio a questa parte: l'espressa richiesta da parte dell'Unione Europea, la quale ha approvato di recente una direttiva proprio per modernizzare l'assetto delle collecting societes di tutti gli stati membri.
Oggi è arrivato anche un comunicato ufficiale da parte di Andrea Romano (capogruppo alla Camera di Scelta Civica), che si è preso l'impegno politico a guidare l'iter della riforma.
Il nostro obiettivo politico è la maggior tutela degli autori. Il 60% degli autori paga più tasse dei diritti che percepisce per le proprie opere. È chiaro che le regole del gioco debbano essere cambiate. --spiega Romano-- Nello stesso modo non credo che il ricorso al mercato possa risolvere ogni problema, ma si deve tenere conto della mutata realtà del panorama di riferimento. Forse è diventato opportuno cominciare a parlare di uno spacchettamento delle tante funzioni che oggi sono delegate alla sola Siae.
E' anche disponibile un video con una breve intervista a Romano.
Sul sito di SIAE si trova invece un breve comunicato in cui l'ente segnala di non essere stato coinvolto nel dibattito sul disegno di legge di Romano e di essere comunque a disposizione per discuterne.

giovedì 27 marzo 2014

Ho scritto una sceneggiatura teatrale: come posso procedere a livello contrattuale?

Ho scritto una sceneggiatura di teatro sperimentale e ora sono entrato in contatto con una compagnia teatrale che si è mostrata interessata. Come posso procedere?

RISPOSTA:
Per casi come questo la legge italiana sul diritto d'autore (L. 633/41) ha previsto uno specifico tipo di contratto: il contratto di rappresentazione e di esecuzione, disciplinato dagli articoli 136 e seguenti. Secondo la definizione fornita nella legge esso è “il contratto con il quale l'autore concede la facoltà di rappresentare in pubblico un'opera drammatica, drammatico-musicale, coreografica, pantomimica o qualunque altra opera destinata alla rappresentazione”.
Per rispettare il modello contrattuale tipizzato dalla legge, l'autore dell'opera da mettere in scena (cedente) è obbligato a consegnare il testo dell'opera qualora questa non sia stata pubblicata per le stampe e a garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto (art. 137). Dall'altro lato, il cessionario è obbligato: a rappresentare l'opera senza apportarvi aggiunte, tagli o variazioni non consentite dall'autore, e a comunicare al pubblico, nelle forme d'uso, il titolo dell'opera, il nome dell'autore e il nome dell'eventuale traduttore o riduttore; a consentire all'autore di assistere e vigilare la rappresentazione; a non mutare, salvo che sussistano gravi motivi, i principali interpreti dell'opera e i direttori dell'orchestra e dei cori, se furono designati d'accordo con l'autore (art. 138).

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puntata n. 47 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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martedì 25 marzo 2014

Brevetti one-to-one. Conviene sempre brevettare? Ce lo spiega Carlo Piana

Quando e perché brevettare? Come usare i brevetti ottenuti? Sono domande che chi si affaccia in molti settori della tecnologia prima o poi affronta. Miti e leggende affollano però la letteratura, anche sui quotidiani economici più prestigiosi, che qui vorremmo mettere a nudo.

Proprio in queste settimane sulle radio e le tv nazionali sono comparsi gli spot pubblicitari di una campagna promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico mirata a sottolineare l’importanza della proprietà industriale per “far crescere le tue idee”. E recentemente abbiamo letto un articolo su Il Sole 24 Ore che lamentava un declino nel numero di brevetti italiani registrati presso l'EPO, come se ciò fosse un indicatore del declino della qualità della ricerca industriale e dell'innovatività del Made in Italy. Ma lo è?
Da qui è nata l'idea di... [continua]

Articolo uscito su MySolution Post il 24 marzo 2014.
Leggilo qui.

lunedì 24 marzo 2014

Suonarle alla SIAE. Arriva anche un evento nazionale "esente SIAE"

Una iniziativa per rilanciare sonoramente l’attenzione sul ruolo della Società che incassa molto e tutela assai meno.

Non considero la SIAE il male assoluto nel campo del diritto d’autore; e, come dissi in un mio seminario, non è sempre il lupo cattivo della storia. Il lavoro di intermediazione della SIAE è necessario e comunque qualcuno deve farlo.
Penso tuttavia che questo lavoro possa essere svolto decisamente meglio o per lo meno con modalità ben più consone alla realtà contemporanea. Il vero cancro sta nell’approccio iperburocratizzato e poco trasparente con cui la SIAE opera; aspetto che risulta davvero anacronistico in un mercato digitale e necessariamente globalizzato come quello attuale.
La questione della gestione collettiva dei diritti è complessa e certo non è risolvibile in un breve post. Fatto sta che se chiediamo a chi con la SIAE ci lavora (musicisti, produttori, dj, organizzatori di eventi, titolari di locali), sono davvero molti o forse troppi quelli che percepiscono l’ente non tanto come un punto di riferimento per la tutela dei diritti quanto invece come un bastone tra le ruote della creatività e dello spettacolo.
Questo malcontento si registra molto più tra le realtà indipendenti rispetto al circuito mainstream. D’altro canto i meccanismi di gestione e ripartizione di SIAE sono palesemente orientati a tutelare i grandi a scapito dei piccoli. Famosa è la puntata di Report del 2002 che aveva messo in luce le storture del sistema, oggi ancora le stesse.
Il 2013 è stato forse l’anno che ha registrato il più palpabile incremento del dibattito sul tema, fino ad arrivare anche alle alte sedi della politica. Qualcosa sembrava finalmente muoversi all’epoca del Decreto Valore Cultura (che ha semplificato la burocrazia per i piccoli spettacoli) ma nulla è cambiato sul lato diritto d’autore. Tanto che nelle scorse settimane, da parte di un gruppo di musicisti indipendenti capitanati da Andrea Caovini,è stato annunciato il primo evento italiano “esente SIAE” (attenzione, non “anti SIAE” ma appunto “esente SIAE”); il tutto contraddistinto dall'hashtag #siaenograzie.
Spiega Caovini sul suo blog:
L’esigenza di questo atto dimostrativo […] viene da una situazione critica nella quale i musicisti non trovano più spazi disposti ad organizzare eventi per gli alti costi e rischi contingenti al momento commerciale sicuramente non florido, dove i mandatari SIAE, grazie ad una secondo noi non opportuna discrezionalità nella catalogazione degli eventi, esigono cifre molto alte come corrispettivo del diritto d’autore e per di più queste cifre non vengono neanche redistribuite agli aventi diritto, ma ripartite secondo un metodo a campione che esclude da ogni possibilità di guadagno gli autori minori anche quando presenti nella compilazione dei programmi musicali.
L’idea dunque è stata quella di organizzare per il giorno 12 aprile una serie di eventi musicali distribuiti su tutto il territorio nazionale per dimostrare che fare musica senza SIAE è possibile. Sì, è possibile... ad esempio basta coinvolgere solo artisti non iscritti e suonare musica i cui diritti non sono gestiti dalla SIAE (compresa la musica classica e in generale quella caduta in pubblico dominio). Ovviamente se lo si fa è necessario farlo con alcune cautele, dato che gli ispettori addetti a fare i controlli presso i locali pubblici non sembrano essere sempre così accondiscendenti da questo punto di vista e potrebbero comunque fare un controllo in loco con conseguente verbale (che toccherebbe al gestore impugnare successivamente).
Ma alla fine com'è andata? Le adesioni per questa prima edizione sono state 15, con una concentrazione maggiore nel centro Italia (Lazio e Toscana), un solo evento al sud (Napoli) e uno in Sardegna a Cagliari (vedi lista completa). A quanto raccontano gli organizzatori, pare che nessuno abbia subito controlli e sanzioni durante l'evento. Alcuni degli eventi (come ad esempio quello di Ferrara e quello di Cagliari) hanno voluto unire all'intrattenimento musicale anche una parte di divulgazione e dibattito.
Io stesso ho voluto contribuire su questo piano realizzando uno streaming pomeridiano dal titolo “Note dolenti del sistema SIAE”, replicato da varie webradio e tutt'ora disponibile come filmato su YouTube.

Versione estesa e aggiornata dell'articolo uscito su Apogeonline il 24 marzo 2014. Leggilo qui. L'articolo è stato anche ripubblicato sul numero 5 (maggio 2014) della webzine Be-CREATIVE.

venerdì 21 marzo 2014

Posso prendere i testi che ho scritto per alcuni brani e riutilizzarli per altri brani?

Sono un paroliere e solitamente scrivo testi su commissione per cantanti, band e progetti musicali vari. A volte capita che i testi che ho scritto vengono utilizzati per brani musicali che fanno completamente flop e quindi vengono sostanzialmente sprecati, anche se secondo me sono di valore. In quali limiti posso riutilizzarli?

RISPOSTA:
La materia è disciplinata dagli articoli 34, 35, 36 e 37 della legge 633/41.
Come principio generale, l'art. 34 stabilisce che “l'esercizio dei diritti spetta all'autore della parte musicale (salvi i diritti derivanti dalla comunione)” e che “il profitto della utilizzazione economica è ripartito in proporzione del valore del rispettivo contributo letterario o musicale.” Successivamente però lo stesso articolo aggiunge che “ciascuno dei collaboratori ha diritto di utilizzare separatamente e indipendentemente la propria opera”, salvo quanto disposto dai successivi articoli.
L'art. 35 ad esempio precisa che l'autore della parte letteraria non può disporne, per congiungerla ad altro testo musicale, all'infuori di tre casi specifici (per i quali si rimanda alla lettura della norma). Solo in uno di questi tre casi, avviene che l'autore della parte letteraria ne riacquisti la libera e piena disponibilità. In generale possiamo dire che dalla lettura delle norme citate emerge un quadro in cui il compositore della parte musicale ha comunque una posizione privilegiata.

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puntata n. 46 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
 
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giovedì 20 marzo 2014

Il regolamento sulle specializzazioni degli avvocati: un primo schema

Riportiamo lo schema di decreto del Ministro della giustizia recante “Regolamento recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, a norma dell’articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247”. 
In calce riportiamo le 14 aree disciplinari previste per le specializzazioni.

Titolo I - Disposizioni generali.

Art. 1 - Oggetto del regolamento.
1. Il presente regolamento disciplina le modalità per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista.

Art. 2 - Avvocato specialista.
1. Ai fini del presente decreto è avvocato specialista l’avvocato che ha acquisito il titolo in una delle aree di specializzazione di cui all’articolo 3.
2. Il titolo di avvocato specialista è conferito dal Consiglio Nazionale Forense in ragione del percorso formativo previsto dall’articolo 7 o della comprovata esperienza professionale maturata dal singolo avvocato a norma dell’articolo 8.
3. Commette illecito disciplinare l’avvocato che spende il titolo di specialista senza averlo conseguito.

Art. 3 - Aree di specializzazione e ambiti di competenza
1. L’avvocato può conseguire il titolo di specialista in una sola delle aree di specializzazione previste nella tabella A allegata al presente decreto.

Art. 4 - Aggiornamento dell'elenco delle specializzazioni
1. L’elenco delle aree di specializzazione di cui alla tabella A allegata
al presente decreto può essere modificato ed aggiornato con decreto del Ministro della giustizia su proposta motivata del Consiglio nazionale forense, sentiti i consigli dell’ordine e le associazioni forensi specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’art. 35, comma 1, lett.s), della legge del 31 dicembre 2012 n. 247.

Art. 5 - Elenchi degli avvocati specialisti
1. I consigli dell’ordine formano e aggiornano, a norma dell’articolo 15, comma 1, lett. c) della legge 31 dicembre 2012, n. 247, gli elenchi degli avvocati specialisti sulla base delle aree di specializzazione di cui alla tabella
A allegata al presente decreto e li rendono accessibili al pubblico anche tramite consultazione telematica.

Titolo II - Conseguimento del titolo

Art. 6 - Disposizioni comuni
1. Per conseguire il titolo di avvocato specialista in una delle aree di specializzazione previste dalla tabella A allegata al presente decreto, l’interessato deve presentare domanda presso il consiglio dell’ordine d’appartenenza che, verificata la regolarità della documentazione, la trasmette al Consiglio nazionale forense.
2. Può presentare domanda l’avvocato che:
(a) ha frequentato con esito positivo i corsi di specializzazione di cui all’articolo 7, oppure ha maturato una comprovata esperienza nel settore di specializzazione ai sensi dell’articolo 8;
(b) non ha riportato, nei tre anni precedenti la presentazione della domanda, una sanzione disciplinare definitiva conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
(c) non ha subito, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, la revoca del titolo di specialista.
3. Al fine dell’osservanza del limite di cui all’articolo 3 la domanda può contenere la rinuncia al titolo di specialista già conseguito.
4. Nel caso di domanda fondata sulla comprovata esperienza il Consiglio nazionale forense convoca l’istante per sottoporlo ad un colloquio sulle materie rientranti nell’ambito di competenza dell’area di specializzazione, salvo che ciò non appaia superfluo in ragione delle risultanze della documentazione presentata.
5. Il Consiglio nazionale forense non può rigettare la domanda senza prima avere sentito l’istante.
6. Il Consiglio nazionale forense comunica il conferimento del titolo all’istante ed al consiglio dell’ordine di appartenenza, ai fini dell’iscrizione negli elenchi di cui all’articolo 5.
7. Il titolo di specialista si intende conseguito con l’iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 5.

Art. 7 - Percorsi formativi
1. I percorsi formativi consistono in corsi di specializzazione organizzati dalle Facoltà, dai Dipartimenti o dagli Ambiti di giurisprudenza delle Università legalmente riconosciute e inserite nell’apposito elenco del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca.
2. Ai fini della organizzazione dei corsi, il Consiglio nazionale forense o i consigli dell’ordine degli avvocati stipulano con gli enti e le articolazioni di cui al comma 1 apposite convenzioni per assicurare il conseguimento di una formazione specialistica orientata all’esercizio della professione nell’area di specializzazione.
3. I consigli dell’ordine stipulano le predette convenzioni anche d’intesa con le associazioni specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’art. 35, comma 1, lettera s), della legge 31 dicembre 2012, n. 247.
4. Le convenzioni di cui ai commi 2 e 3 prevedono l’istituzione di un comitato scientifico composto da sei membri di cui tre nominati dall’ente o dall’articolazione di cui al comma 1, uno dei quali con funzioni di coordinatore. Il comitato scientifico delibera a maggioranza dei componenti e, in caso di parità, prevale il voto del coordinatore.
5. Le convenzioni di cui ai commi 2 e 3 prevedono, altresì, l’istituzione di un comitato di gestione composto da cinque membri di cui tre nominati da uno degli enti o delle associazioni di cui ai commi 2 e 3, uno dei quali con funzioni di direttore e coordinatore.
6. Il comitato scientifico individua il programma dettagliato del corso di formazione specialistica con l’indicazione, da proporre al comitato di gestione, delle materie, delle ore destinate a ciascuna di esse, degli argomenti da trattare e dei docenti.
7. I docenti devono essere individuato esclusivamente tra i professori universitari di ruolo, ricercatori universitari, avvocati di comprovata esperienza professionale abilitati al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori, magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione, e, per particolari esigenze e per le sole materie non giuridiche, il cui carico non potrà superare un quinto del totale, esperti di comprovata esperienza professionale almeno decennale nella specifica area di interesse; il comitato delibera a maggioranza dei componenti e in caso di parità prevale il voto del coordinatore.
8. Il comitato di gestione, nomina i docenti tra quelli proposti dal comitato scientifico, cura l’organizzazione esecutiva dei corsi, e assume tutte le determinazioni necessarie per il loro corretto svolgimento.
9. Le convenzioni di cui ai commi 2 e 3 possono prevedere che le lezioni in cui si articolano i corsi avvengano a distanza con modalità telematiche. In tal caso il comitato di gestione garantisce la presenza nella sede esterna di un tutor, anche per il rilevamento delle presenze, e di un sistema audio che consente ai
discenti di interloquire. La partecipazione a distanza è consentita per un numero di iscritti non superiore ad un terzo del totale ed il costo di iscrizione per la frequenza a distanza deve essere uguale a quello sostenuto dai partecipanti nella sede del corso.
10. Il comitato di gestione determina la quota di iscrizione al corso in modo da garantire esclusivamente la copertura delle spese di gestione, funzionamento e docenza.
11. L’organizzazione dei corsi deve aver luogo in conformità ai seguenti criteri:
(a) durata almeno biennale e didattica non inferiore a 200 ore;
(b) composizione mista ed adeguata qualificazione del corpo docente;
(c) didattica frontale non inferiore a 150 ore;
(d) obbligo di frequenza nella misura minima dei due terzi della didattica frontale;
(e) previsione di almeno una prova, scritta e orale, al termine di ciascun anno di corso, volta ad accertare l’adeguato livello di preparazione del candidato.
12. La prova di cui al comma 11, lett. e), è valutata da una commissione nominata dal comitato scientifico e composta per almeno due terzi da membri che, sebbene rientranti nelle categorie di cui al comma 7, non devono appartenere al corpo docente del corso.

Art. 8 - Comprovata esperienza
1. Il titolo di avvocato specialista può essere conseguito anche dimostrando:
a) di avere maturato un’anzianità di iscrizione all’albo degli avvocati ininterrotta e senza sospensioni di almeno otto anni;
b) di avere esercitato negli ultimi cinque anni in modo assiduo, prevalente e
continuativo attività di avvocato in una delle aree di specializzazione di cui alla tabella A allegata al presente decreto, mediante la produzione di documentazione, giudiziale o stragiudiziale, comprovante che l’avvocato ha trattato nel quinquennio incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantità e qualità, almeno pari a cinquanta per anno.

Titolo III - Mantenimento del titolo

Art. 9 - Disposizioni comuni
1. L’avvocato specialista, ogni tre anni dall’iscrizione nell’elenco di cui all’art. 5, dichiara e documenta al consiglio dell’ordine d’appartenenza l’adempimento degli obblighi di formazione permanente nell’area di specializzazione, a norma degli articoli 10 ed 11.
2. Il consiglio dell’ordine di appartenenza:
(a) cura la tempestiva trasmissione al Consiglio nazionale forense della dichiarazione e della documentazione, esprimendo parere non vincolante sul mantenimento del titolo di specialista;
(b) ovvero comunica al Consiglio Nazionale Forense il mancato deposito della
dichiarazione e della documentazione.

Art. 10 - Aggiornamento professionale specialistico
1. Il Consiglio nazionale forense e i consigli dell’ordine, anche d’intesa con le associazioni forensi specialistiche maggiormente rappresentative di cui all’art. 35, comma 1, lettera s) della legge 31 dicembre 2012, n. 247, promuovono l’organizzazione di corsi di formazione continua nelle materie specialistiche.
2. Ai fini del mantenimento del titolo di specialista l’avvocato deve dimostrare di avere partecipato in modo proficuo e continuativo a scuole o corsi di alta formazione nella specifica area di specializzazione per un numero di crediti non inferiore a 75 nel triennio di riferimento e, comunque, a 25 per ciascun anno.

Art. 11 - Esercizio continuativo della professione nell’area specialistica
1. Il titolo di avvocato specialista può essere mantenuto anche dimostrando di avere esercitato nel triennio di riferimento in modo assiduo, prevalente e continuativo attività di avvocato in una delle aree di specializzazione di cui alla tabella A allegata al presente decreto, mediante la produzione di documentazione, giudiziale o stragiudiziale, comprovante che l’avvocato ha trattato nel triennio incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantità e qualità, almeno pari a cinquanta per anno.

Titolo IV - Revoca del titolo

Art. 12 - Revoca del titolo
1. Il titolo di avvocato specialista è revocato dal Consiglio nazionale forense, a seguito di comunicazione del Consiglio dell’Ordine, nei seguenti casi:
(a) irrogazione di sanzione disciplinare definitiva conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
(b) mancato adempimento degli obblighi di formazione continua ovvero dell’obbligo di deposito nei termini della dichiarazione e della documentazione di cui all’articolo 9, comma 1.
2. Il Consiglio nazionale forense, di propria iniziativa o su segnalazione del consiglio dell’ordine o di terzi può dar corso al procedimento per la revoca del titolo di avvocato specialista nei casi di grave e comprovata carenza delle specifiche competenze dell’area di specializzazione.
3. Prima di provvedere alla revoca del titolo il Consiglio nazionale forense deve sentire l’interessato.
4. La revoca del titolo è comunicata al consiglio dell’ordine per la cancellazione dall’elenco di cui all’art. 5 ed ha effetto dalla notificazione del relativo provvedimento all’interessato a cura del medesimo consiglio dell’ordine.
5. Fermo quanto previsto dall’articolo 6, comma 2, lettera c), la revoca del titolo non impedisce di conseguirlo nuovamente.

Titolo V - Disposizioni finali

Art. 13 - Funzioni del Consiglio nazionale forense
1. Le funzioni affidate dal presente regolamento al Consiglio nazionale forense possono essere delegate ad apposito comitato, costituito da cinque componenti del Consiglio, designati dal Consiglio stesso.
2. Il comitato elegge il presidente e può delegare uno o più componenti per lo svolgimento delle funzioni istruttorie.

Art. 14 - Clausola di invarianza finanziaria
1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 15 - Entrata in vigore
1. Il presente regolamento entra in vigore decorsi sessanta giorni dalla data di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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Tabella A (articolo 3)
Aree di specializzazione e ambiti di competenza


Area 1 - Diritto delle persone e della famiglia
Diritto di famiglia
Diritto delle associazioni, delle fondazioni e dei comitati
Diritto dell’immigrazione
Diritto delle successioni
Diritto minorile

Area 2 - Diritto della responsabilità civile
Diritto della responsabilità civile per danni a cose e persone

Area 3 - Diritto penale
Diritto penale

Area 4 - Diritti reali, condominio e locazioni
Diritti di proprietà e altri diritti reali
Divisioni
Diritto del condominio degli edifici
Diritto delle locazioni
Diritto agrario

Area 5 - Diritto dell’ambiente
Diritto dell’ambiente

Area 6 - Diritto amministrativo
Diritto amministrativo

Area 7 - Diritto industriale e della proprietà intellettuale
Diritto industriale e della proprietà intellettuale

Area 8 - Diritto commerciale e della concorrenza
Diritto dell’impresa e delle società
Diritto dei contratti commerciali
Diritto della concorrenza

Area 9 - Diritto dell’esecuzione forzata e delle procedure concorsuali
Diritto dell’esecuzione forzata e delle procedure concorsuali
Diritto della crisi da sovraindebitamento

Area 10 - Diritto bancario e finanziario
Diritto bancario e finanziario

Area 11 - Diritto tributario
Diritto tributario e diritto doganale

Area 12 - Diritto del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale
Diritto del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale

Area 13 - Diritto dell’Unione europea
Diritto dell’Unione europea

Area 14 - Diritto internazionale
Diritto internazionale

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fonte del testo: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/Norme%20e%20Tributi/2014/03/Regolamento-Specializzazioni.pdf

In pochi credono che il processo telematico partirà davvero il 30 giugno. Ecco gli esiti del nostro sondaggio

Presentiamo finalmente i risultati del sondaggio sul processo telematico lanciato nelle scorse settimane: solo il 10% dei rispondenti considera credibile la data del 30 giugno. Eppure…

L’antefatto

Per chi si fosse perso i post precedenti, ricostruiamo l’antefatto. Alla fine di febbraio ho deciso di lanciare un sondaggio per misurare quante persone percepiscono come davvero credibile la data del 30 giugno 2014 per il passaggio definitivo al processo civile telematico. L’iniziativa è stata gentilmente “adottata” da LeLeggePerTutti che ha provveduto a divulgare il link al form compilabile online e contenente un’unica semplice domanda: “Il 30 giugno 2014 ci sarà davvero il passaggio al processo civile telematico?”.
Le opzioni previste erano tre:
a) no, sicuramente si inventeranno una proroga;
b) sì, in questi mesi si riuscirà a predisporre tutto;
c) nessuno interverrà e quindi si lascerà il tutto al caos e all’autodeterminazione dei singoli tribunali.
Il sondaggio è rimasto aperto dalla mattina del 21 febbraio fino alle 23.59 del 10 marzo e in quel lasso di tempo ha raccolto 141 risposte.

L’esito del sondaggio

Come si può vedere nella rappresentazione grafica qui sotto, il sondaggio ha registrato le seguenti percentuali: 43% (60 risposte) per l’opzione A, 10% (14 risposte) per l’opzione B e 47% (66 risposte) per l’ipotesi C. 



Seguono alcune riflessioni sull’esito.

Il numero di rispondenti

Qualsiasi esperto di statistica obbietterebbe che un numero di 141 rispondenti è troppo ristretto per essere realmente rappresentativo. È vero. E io stesso mi meraviglio che in quasi 18 giorni siano state raccolte così poche adesioni; e mi meraviglio ancora di più se penso alla “potenza di fuoco” che ha un sito come LaLeggePerTutti in termini di visualizzazioni in rete e ai numerosi altri siti e colleghi che hanno dato visibilità alla notizia attraverso i loro blog e canali social (approfitto per ringraziarli tutti sentitamente).
Mi piace pensare che anche questo sia un dato che ci segnala lo scarso interesse riscontrato da questo tema che, a ben vedere, dovrebbe invece essere in questi mesi una delle principali preoccupazioni per i 260 mila avvocati attivi in Italia e altre decine di migliaia di operatori del settore giustizia (cancellieri, ufficiali giudiziari, giudici).

Le percentuali nelle risposte

Il dato più macroscopico che emerge dalle percentuali è la scarsissima fiducia nell’effettività della scadenza del 30 giugno. Solo il 10% dei rispondenti pensa che questi restanti tre mesi siano sufficienti per avviare efficientemente la macchina e che quindi dal 1° luglio la giustizia civile italiana farà realmente questo passo rivoluzionario.
Il 43% confida nel sopraggiungere di una proroga, nonostante le fonti ufficiali (anche con il recente cambio di guardia al Ministero della Giustizia) continuino a ribadire che non sarà possibile alcuna modifica alla data attualmente indicata nella legge e che quindi l’iter di digitalizzazione della giustizia sia ormai irreversibile. Ho scritto “confida” perché sono abbastanza sicuro che per molti avvocati questa sia una soluzione di comodo, che permetterebbe loro di guadagnare ancora un po’ di tempo e di non adeguarsi al nuovo modus operandi.
Il maggior numero dei rispondenti (47%) si è però espresso per l’ipotesi purtroppo meno auspicabile, che vede un rispetto solo sulla carta della scadenza del 30 giugno e di conseguenza una situazione di incertezza lasciata alla libera autodeterminazione dei singoli tribunali. E’ questa in effetti l’ipotesi peggiore ma -ahinoi- anche la più probabile. Quindi teniamoci preparati e soprattutto diamoci da fare per entrare nella nuova ottica, dato che tre mesi passano davvero alla svelta.

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Articolo uscito originariamente su LaLeggePerTutti il 20 marzo 2014 (vedi versione originale).

mercoledì 19 marzo 2014

Otturatori burocratici. Cercansi menti scattanti per musei

I meccanismi che governano il divieto di fotografare nei musei e la soluzione che è stata suggerita a sprezzo del buon senso.

Sarà deformazione professionale ma, ogni volta che entro in un museo o in una chiesa e trovo il cartello vietato fotografare, cerco in Rete su quale diritto si basi il divieto e possibilmente anche la norma di riferimento.
Ogni volta ne esco senza una... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 19 marzo 2014.
Leggilo qui.

lunedì 17 marzo 2014

Array, lo studio “non associato” che mette in rete i professionisti

Unire le competenze di diversi professionisti senza però condividere uno spazio fisico: è questa la filosofia che contraddistingue Array, un gruppo informale di avvocati indipendenti che ha dato vita a uno studio legale con una struttura a rete. Una sorta di “studio non associato” come lo definisce Carlo Piana, membro fondatore e avvocato con... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 14 marzo 2014.
Leggilo qui.

giovedì 13 marzo 2014

Che cosa sono i diritti morali?

Ho sentito parlare spesso di diritti morali. Ma che cosa si intende di preciso? Come posso tutelarli?

RISPOSTA:
Rispetto al concetto anglo-americano di copyright, il diritto d'autore di matrice francese (come anche quello italiano) prevede una tutela delle opere creative che va al di là dei diritti di sfruttamento economico. I cosiddetti diritti morali sono infatti un fascio di diritti strettamente legati al lato personale e non solo patrimoniale della tutela. Grazie ad essi l'autore può sempre impedire che della sua opera vengano fatti utilizzi contrari alla sua personalità, e questo indipendentemente che egli abbia ceduto o meno i diritti di sfruttamento. Infatti i diritti morali d'autore sono diritti inestinguibili e inalienabili; ciò significa che non abbiano una scadenza prefissa per legge (e quindi possano essere esercitati dagli eredi dopo la morte dell'autore) e che non possano essere ceduti a livello contrattuale. Come avviene per i diritti di utilizzazione economica, anche i diritti morali sorgono automaticamente in capo all'autore con il semplice atto della creazione dell'opera.

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puntata n. 45 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
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http://www.copyright-italia.it/cons-servizi


 
 

Introduzione al diritto di autore e alla Siae: workshop a Milano il 22 marzo 2014

L'associazione FAItango ha organizzato per il giorno 22 marzo 2014 un seminario dal titolo “Introduzione al diritto di autore e alla Siae” tenuto dall'Avv. Simone Aliprandi e trasmesso in streaming.
Il seminario è stato strutturato in quattro parti:
  • parte prima: principi base di diritto d'autore
  • parte seconda: la gestione collettiva dei diritti e la SIAE
  • parte terza: avere a che fare con la SIAE – lato titolari dei diritti
  • parte quarta: avere a che fare con la SIAE – lato utilizzatori delle opere (musicali)
Seguono il filmato integrale del seminario e le slides utilizzate, entrambi rilasciati sotto licenza Creative Commons by-sa.


IL FILMATO INTEGRALE DELL'EVENTO
(playlist di 5 filmati)




LE SLIDES DEL SEMINARIO
(da SlideShare)




mercoledì 12 marzo 2014

Segnala software privo di licenza e ti fai una vacanza. Con gli omaggi dell'industria del software. Ma davvero?


“Chi fa la spia non è figlio di Maria... ma sta simpatico alla BSA” potremmo dire. La Business Software Alliance, un’associazione privata che cura gli interessi dell'industria del software proprietario, ha infatti inaugurato una campagna contro la cosiddetta “pirateria”, espressamente basata sulla delazione interessata.

Tutti sanno che non è molto elegante fare la spia verso amici e colleghi, però se ci viene offerta in ... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost l'11 marzo 2014.
Leggilo qui.

martedì 11 marzo 2014

Preti: cartoons sarcastici... sotto licenza CC

Scopro solo ora questa serie di sketch animati che hanno come vittima dei preti cattolici alle prese con la quotidianità. Alcuni davvero esilaranti!
Voi direte: "belli, simpatici... ma cosa c'entrano con questo blog?" Beh, i filmati sono rilasciati sotto licenza Creative Commons. Quindi doppiamente bravi agli autori.

L'episodio 1 (uno dei più riusciti):




La playlist con tutti gli episodi:

)

Le modifiche al diritto d'autore in materia di durata dei diritti connessi

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo del Decreto Legislativo 21 febbraio 2014 n. 22 che attua la Direttiva 2011/77/UE che a sua volta modifica la Direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi in ambito discografico.
Ad uscire modificati sono alcuni importanti articoli della legge 633/41 (legge sul diritto d'autore): gli articoli 75 e 85. Vengono inoltre aggiunti al corpus della legge due nuovi articoli: gli articoli 84 bis e 84 ter.
Ecco il testo del decreto (fonte: sito Gazzetta Ufficiale).
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Art. 1 - Modifica dell'articolo 75 della legge 22 aprile 1941, n. 633

1. L'articolo 75 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e'  sostituito dal seguente:

«Art. 75. - La durata dei diritti previsti nel presente capo e'  di cinquanta anni dalla fissazione. Tuttavia se durante tale periodo  il fonogramma e' lecitamente pubblicato, i diritti scadono settanta anni dopo la data della prima pubblicazione lecita.
Se  nel  periodo  di  tempo  indicato  nel  primo  comma  non  sono effettuate pubblicazioni lecite e se  il  fonogramma  e'  lecitamente comunicato al pubblico  durante  detto  periodo,  i  diritti  scadono settanta anni dopo la data di tale prima comunicazione al pubblico.».


Art. 2 - Inserimento degli articoli 84-bis e 84-ter alla legge 22 aprile 1941, n. 633
 

1. Alla legge 22 aprile 1941, n.  633,  dopo  l'articolo  84,  sono inseriti i seguenti:
«Art. 84-bis. - Qualora un contratto di  trasferimento  o  cessione conferisca all'artista, interprete o esecutore, il diritto a  esigere una remunerazione non ricorrente, l'artista, interprete o  esecutore, ha il diritto di ottenere una remunerazione  annua  supplementare  da parte  del  produttore  di  fonogrammi   per   ogni   anno   completo immediatamente successivo al cinquantesimo anno  dalla  pubblicazione lecita del fonogramma  o,  in  mancanza  di  tale  pubblicazione,  al cinquantesimo anno dalla sua lecita  comunicazione  al  pubblico.  La rinuncia al  diritto  di  ottenere  tale  remunerazione  non  produce effetti.
L'importo  complessivo,  che  il  produttore  di  fonogrammi   deve riservare al pagamento della remunerazione annua supplementare di cui al primo comma, corrisponde  al  20  per  cento  del  ricavo  che  il produttore di  fonogrammi  ha  percepito,  nel  corso  dell'anno  che precede  quello  in  cui  e'  versata  detta   remunerazione,   dalla riproduzione, distribuzione e messa a disposizione del fonogramma  in questione, dopo il cinquantesimo anno dalla pubblicazione lecita  del fonogramma  o,  in  mancanza   di   tale   pubblicazione,   dopo   il cinquantesimo anno dalla sua lecita comunicazione  al  pubblico.  Per ricavo si intende il ricavo che deriva al  produttore  di  fonogrammi prima della detrazione delle spese.
Le societa' di gestione collettiva, in possesso  dei  requisiti  di cui al decreto adottato ai  sensi  dell'articolo  39,  comma  3,  del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, amministrano il diritto ad ottenere la  remunerazione  annua  supplementare   spettante   agli   artisti, interpreti o esecutori, di cui al primo comma.
I produttori di fonogrammi sono tenuti, su richiesta degli artisti, interpreti o esecutori, o delle societa' di  gestione  collettiva  di cui al terzo comma cui gli artisti,  interpreti  o  esecutori,  hanno concesso mandato, a fornire ogni informazione necessaria a  garantire il pagamento della remunerazione annua supplementare di cui al  primo comma.
Qualora  un  artista,  interprete  o  esecutore,  abbia  diritto  a pagamenti  ricorrenti,  dai  pagamenti  ad  esso  effettuati  non  e' detratto alcun pagamento anticipato  ne'  alcuna  deduzione  prevista contrattualmente  dopo  il  cinquantesimo  anno  dalla  pubblicazione lecita del fonogramma o, in mancanza di tale pubblicazione,  dopo  il cinquantesimo anno dalla sua lecita comunicazione al pubblico.
Art. 84-ter. - Se, decorsi cinquanta anni dalla prima pubblicazione lecita del fonogramma o, in mancanza di tale  pubblicazione,  decorsi cinquanta anni dalla sua prima lecita comunicazione al  pubblico,  il produttore del fonogramma non mette in vendita un numero  sufficiente di copie del fonogramma o non lo mette a disposizione  del  pubblico, su filo o senza filo, in maniera tale che ciascun membro del pubblico possa accedervi dal luogo e nel momento da  esso  scelti,  l'artista, interprete o esecutore, puo' recedere dal contratto con cui l'artista ha trasferito o ceduto i suoi diritti di  fissazione  dell'esecuzione al produttore di fonogrammi. La rinuncia al diritto  di  recesso  non produce effetti.

Il diritto di recedere dal contratto di trasferimento o cessione di cui al primo comma  puo'  essere  esercitato,  se  il  produttore  di fonogrammi,  entro  un   anno   dalla   comunicazione   dell'artista, interprete o esecutore, dell'intenzione di recedere dal contratto  di trasferimento o cessione ai  sensi  del  primo  comma,  non  realizza entrambe le forme di utilizzazione di cui al medesimo comma.
Qualora un fonogramma contenga la fissazione  delle  esecuzioni  di una pluralita' di  artisti,  interpreti  o  esecutori,  essi  possono recedere dai loro  contratti  di  trasferimento  o  cessione  con  il consenso di tutti gli artisti, interpreti o esecutori, in conformita' a quanto disposto dall'articolo 10. In caso di ingiustificato rifiuto di uno o piu' degli  artisti,  interpreti  o  esecutori,  l'Autorita' giudiziaria accerta il diritto di recesso da  tutti  i  contratti  di trasferimento o cessione da parte dei soggetti istanti.
In caso di recesso  dal  contratto  di  trasferimento  o  cessione, decadono i diritti del produttore di fonogrammi sul fonogramma.».


Art. 3 - Modifica dell'articolo 85 della legge 22 aprile 1941, n. 633

1. L'articolo 85 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e'  sostituito
dal seguente:

«Art. 85. - I diritti di cui al presente capo durano cinquanta anni a partire dalla esecuzione, rappresentazione o recitazione. Tuttavia:
a)  se  una  fissazione   dell'esecuzione,   rappresentazione   o recitazione, con un mezzo  diverso  dal  fonogramma,  e'  lecitamente pubblicata o lecitamente comunicata al pubblico durante tale termine, i diritti durano cinquanta anni a partire dalla prima  pubblicazione, o, se anteriore, dalla prima comunicazione al pubblico;
b)  se  una  fissazione  dell'esecuzione  in  un  fonogramma   e' lecitamente pubblicata o lecitamente comunicata al  pubblico  durante detto periodo, i diritti durano settanta anni dalla data della  prima pubblicazione o, se anteriore, da quella della prima comunicazione al pubblico.».
 


Art. 4 - Applicazione nel tempo

1. Le disposizioni di cui agli articoli 75  e  85  della  legge  22 aprile 1941, n. 633, come modificati dal  presente  decreto,  nonche' gli articoli 84-bis e 84-ter della  predetta  legge,  introdotti  dal presente decreto, si applicano alle fissazioni  di  esecuzioni  e  ai fonogrammi per i  quali  l'artista,  interprete  o  esecutore,  e  il produttore di fonogrammi  erano  ancora  protetti,  in  virtu' delle disposizioni in vigore prima  dell'entrata  in  vigore  del  presente decreto legislativo, alla data del 1° novembre 2013 e alle fissazioni di esecuzioni e ai fonogrammi successivi a tale data.

 

Art. 5 - Misure transitorie sui contratti di trasferimento o cessione dei diritti sul fonogramma

1. Salvo che il contratto disponga diversamente,  un  contratto  di trasferimento  o  cessione  dei  diritti  sul  fonogramma,   concluso anteriormente alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto, continua a produrre i suoi effetti oltre la data alla quale, in  base alla normativa vigente alla data  del  31  ottobre  2013,  l'artista, interprete o esecutore non sarebbe piu' protetto.
2. I contratti di  trasferimento  o  cessione  che  autorizzano  un artista, interprete o esecutore, a ricevere  pagamenti  ricorrenti  e che sono stati conclusi anteriormente alla data di entrata in  vigore del presente  decreto,  possono  essere  rinegoziati  dalle  Parti  a vantaggio dell'artista, interprete o esecutore, dopo il cinquantesimo anno dalla pubblicazione lecita del fonogramma o, in mancanza di tale pubblicazione,  dopo  il  cinquantesimo   anno   dalla   sua   lecita comunicazione al pubblico. Se la rinegoziazione non raggiunge il buon fine,  puo'  promuoversi  la  procedura  di  conciliazione   di   cui all'articolo 194-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633.


Art. 6 - Clausola d'invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

lunedì 10 marzo 2014

Una legge da sogno. A essere arretrato non è il sonno

Qualcuno considererà cinica e insensibile questa soluzione al problema dell’alfabetizzazione digitale nel settore pubblico.




I had a dream! Nelle scorse settimane, complice la peperonata e il nuovo Governo, ho fatto un sogno proibito: il Parlamento approvava con netta maggioranza e senza ostruzionismi una nuova legge di un e senza ostruzionismi una nuova legge di un solo articolo.
Il testo della nuova disposizione era più o meno questo:
Entro il 31 dicembre del 2016 tutti i dipendenti pubblici di qualsiasi grado e funzione dovranno sostenere una prova di competenze informatiche di base. Allo scadere della data fissata, coloro che non avranno ottenuto tale certificazione saranno sostituiti entro sei mesi.
Lo so che l’innovazione non si fa con la costrizione delle leggi. Ma ho l’impressione che... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 10 marzo 2014.
Leggilo qui.

venerdì 7 marzo 2014

La legge più rivoluzionaria di internet

Il primo caso di legge approvata all'unanimità da tutti i parlamentari riguarda proprio il mondo di internet.
La nuova legge, approvata sia alla Camera che al Senato ieri sera, benché di primo acchito possa apparire illiberale, si pone come una delle norme più rivoluzionarie del mondo di internet e consta di un unico articolo diviso in tre commi. Ecco il testo integrale:


1) Chiunque, prima di inviare in internet una richiesta di informazioni di qualsiasi tipo e attraverso qualsivoglia canale (email, forum, gruppo di discussione, social network e simili), ha l'obbligo di inserire la sua richiesta in almeno due tra i principali motori di ricerca esistenti e di dedicare almeno 30 secondi alla visualizzazione dei record generati dalla ricerca.
2) Solo qualora non dovesse trovare risposta, il soggetto è autorizzato ad inviare la richiesta a condizione che lo faccia con tono educato e mai pretenzioso. Se la richiesta è inviata ad un indirizzo privato, è obbligatorio anteporre al messaggio un preambolo in cui si spiega dove è stato reperito l'indirizzo e come mai non è stato possibile reperire l'informazione in altri modi. Se il destinatario del messaggio dovesse rispondere è obbligatorio ringraziare sentitamente per il tempo che egli ha dedicato al quesito. Se la richiesta è invece inviata ad un forum o gruppo di discussione, è obbligatorio porre il quesito in modo che la risposta possa risultare utile a tutti i membri del gruppo e anche ai potenziali membri futuri.
3) Chi non dovesse osservare gli obblighi di cui al comma 1 sarà punito con la pena della crocifissione in sala mensa per un periodo commisurato alla gravità della violazione. Chiunque non dovesse osservare gli obblighi di cui al comma 2 sarà punito con la pena della permanenza in ginocchio sui ceci per un periodo commisurato alla gravità della violazione.
Secondo le previsioni degli analisti l'entrata in vigore di questa legge su scala globale alleggerirà il traffico Internet del 90%, con palesi effetti positivi in risparmio di risorse e di tempo per chiunque.
La proposta di legge è stata presentata dagli ideatori del geniale servizio "Let me google that for you" che tutti dovrebbero conoscere.

martedì 4 marzo 2014

ContentID conferma la regola, non le eccezioni. Automazione per contenuti creativi

Un sistema di riconoscimento del copyright come quello di YouTube risolve molte questioni. E ne lascia aperte altre.
[articolo uscito su Apogeonline il 3 marzo 2014. Vedi fonte originaria]

Cercando video divulgativi sul copyright e sul diritto di Internet per i miei studenti sono arrivato ad un efficace video in infografica in cui viene spiegato dal lato tecnico e giuridico il sistema chiamato ContentID implementato da YouTube.
Sostanzialmente, si tratta di un sistema avanzato di indicizzazione e riconoscimento automatico dei contenuti creativi audio e video, grazie al quale ogni volta che viene caricato un contenuto su YouTube, è possibile rilevare se si tratti di un’opera tutelata da copyright ed eventualmente decidere a priori che cosa farne.
Nel momento in cui un utente carica un video, il sistema in pochi secondi lo compara con tutti i file audio e video attualmente indicizzati nel database appositamente creato da Google (con la collaborazione dell’industria delle produzioni discografiche, cinematografiche e televisive) e composto da più di 15 milioni di file alla data di produzione del video (novembre 2013); se viene rilevata una corrispondenza, il sistema effettua l’operazione decisa a priori dal titolare dei diritti: "bloccarlo, lasciarlo lì… o anche fare in modo che frutti dei soldi."



Di certo un sistema innovativo che permette una nuova forma di gestione e sfruttamento del copyright più adatta alle attuali modalità di diffusione di opere creative sul web. Ma quali sono le problematiche che pone?
Beh, sono sempre le solite che si ripresentano quando un soggetto commerciale che, di fatto, sfugge al controllo dei legislatori di gran parte del pianeta, si pone come unico intermediario e controllore nel campo dell’implementazione di diritti, siano essi relativi al copyright o alla privacy. Google è un’azienda seria, potentissima e ben organizzata; ma ciò non implica che possiamo sempre fidarci di policy create dal consiglio di amministrazione di una società di capitali, specie se questa azienda sottostà ad un sistema legislativo e giurisdizionale (quello statunitense) non sempre compatibile con il nostro.
Non solo. C’è poi il problema dell’automazione. L’automazione è cool e permette di fare cose che solo pochi anni fa erano impensabili. Ma ha limiti che solo la capacità di discernimento dell’essere umano può colmare. Ad esempio: come fa un sistema pur avanzato a distinguere casi di fair use, in cui il contenuto è sì protetto da copyright ma è comunque utilizzabile sulla base di alcune eccezioni stabilite dalla legge (vedi diritto di critica e citazione, di parodia, di usi giustificati da situazioni di handicap)? La risposta oggi è… boh.

lunedì 3 marzo 2014

Studiare troppo fa male. Lo dicono i ricercatori (cioè quelli che hanno studiato troppo)

Secondo alcune autorevoli fonti* il mondo della ricerca sarebbe pieno di squilibrati. Lo dico ironicamente, dato che anch'io frequento l'ambiente...
In effetti, possiamo banalizzare dicendo che in fondo è prevedibile: se si usa troppo il cervello, questo si surriscalda e inizia a dare sintomi di malfunzionamento o quantomeno mostrare qualche scompenso.
Ma leggendo l'articolo pubblicato sabato su TheGuardian il problema sembra delicato, specie perché si registra una sorta di accettazione di questo "effetto collaterale" e ciò può portare a sottovalutare situazioni anche serie di disagio psichico (forme di depressione, problemi legati al sonno, disordini del comportamento alimentare e pensieri di suicidio).
E ovviamente da dove vengono questi dati? Da studi e ricerche, condotti probabilmente proprio da persone soggette a questo rischio.
Si appalesa un altro dei paradossi della nostra società contemporanea. L'apprendimento dovrebbe essere mirato a migliorare la tua qualità della vita. E invece ci troviamo in un mondo in cui tutti collezionano sempre più titoli di studio senza tuttavia essere appagati e soddisfatti dei loro traguardi.

* principali fonti:
- articolo su TheGuardian: http://www.theguardian.com/higher-education-network/blog/2014/mar/01/mental-health-issue-phd-research-university
- sito di Nadine Muller (Lecturer in English Literature and Cultural History at Liverpool John Moores University): http://www.nadinemuller.org.uk/category/academia-and-mental-health/
- monografia a cura di Doris Iarovici, Mental Health Issues and the University Student (Johns Hopkins University Press) (vedi).


Il monopolio SIAE è legittimo? Se ne occupa la Corte di Giustizia UE

Il tema del cosiddetto monopolio SIAE è uno dei leitmotiv in materia di diritto d'autore e ogni tanto si ripresenta. Nei giorni scorsi è stata pubblicata una sentenza della CGUE che, pur non occupandosi direttamente del contesto italiano bensì di quello ceco (il caso vede infatti protagoniste la OSA, ente di gestione collettiva della Repubblica Ceca, e un istituto termale della località Mariánské Lázně), fornisce alcune indicazioni interpretative utili a comprendere se una situazione di "monopolio" (più propriamente "esclusiva") come quella prevista a favore di SIAE dall'art. 180 della legge 633/41 sia o meno compatibile con il diritto dell'Unione Europea.
La risposta della Corte è stata in sostanza: "sì, è compatibile; ma solo a certe condizioni". E' essenziale cioè che l'ente di gestione collettiva che esercita in regime di esclusiva non applichi tariffe sensibilmente più elevate di quelle praticate negli altri Stati UE, purché il confronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea, e non pratichi prezzi eccessivi, privi di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita (si veda il punto 3 delle conclusioni della sentenza).
Dunque, come giustamente rileva Angelo Greco su LaLeggePerTutti, "ora la contesa si sposterà su un altro campo, ossia quello della verifica se le tariffe praticate dalle società di raccolta dei diritti d’autore siano davvero competitive o, invece, siano un abuso di posizione dominante. E la valutazione non potrà essere fatta in termini assoluti, ma avendo a riferimento la media pratica da tutta Europa. Come a dire: se tutte le società di gestione fanno cartello stabilendo un prezzo più o meno univoco, il problema di superare la “media” non si porrà mai…".
Per comprendere meglio il ragionamento effettuato dalla corte, si rimanda ad una lettura della sentenza. Riportiamo di seguito il testo integrale (fonte: sito curia.europa.eu).
[nota: il testo della news è tratto da www.rockit.it/siae-monopolio-legittimo-corte-giustizia-europea]

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SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione) -- 27 febbraio 201 -- causa C‑351/12

«Direttiva 2001/29/CE – Diritto d’autore e diritti connessi nella società dell’informazione – Nozione di “comunicazione al pubblico” – Diffusione di opere nelle stanze di un istituto termale – Effetti diretti delle disposizioni della direttiva – Articoli 56 TFUE e 102 TFUE – Direttiva 2006/123/CE – Libera prestazione dei servizi – Concorrenza – Diritto esclusivo di gestione collettiva dei diritti d’autore»

Nella causa C‑351/12, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Krajský soud v Plzni (Repubblica ceca), con decisione del 10 aprile 2012, pervenuta in cancelleria il 24 luglio 2012, nel procedimento
OSA – Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním o.s.
contro
Léčebné lázně Mariánské Lázně a.s.,

LA CORTE (Quarta Sezione),
composta da L. Bay Larsen, presidente di sezione, K. Lenaerts, vicepresidente della Corte, facente funzione di giudice della Quarta Sezione, M. Safjan, J. Malenovský e A. Prechal (relatore), giudici,
avvocato generale: E. Sharpston
cancelliere: M. Aleksejev, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 26 giugno 2013,
considerate le osservazioni presentate:
– per la OSA – Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním o.s., da A. Klech e P. Vojíř, advokáti, nonché da T. Matějičný, in qualità di agente;
– per la Léčebné lázně Mariánské Lázně a.s., da R. Šup, advokát;
– per il governo ceco, da M. Smolek e J. Vláčil, in qualità di agenti;
– per il governo tedesco, da T. Henze e J. Kemper, in qualità di agenti;
– per il governo ungherese, da Z. Fehér e K. Szíjjártó, in qualità di agenti;
– per il governo austriaco, da A. Posch, in qualità di agente;
– per il governo polacco, da B. Majczyna, M. Drwięcki, D. Lutostańska e M. Szpunar, in qualità di agenti;
– per la Commissione europea, da P. Ondrůšek, I.V. Rogalski e J. Samnadda, in qualità di agenti,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 14 novembre 2013,
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 3 e 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (GU L 167, pag. 10), dell’articolo 16 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (GU L 376, pag. 36), nonché degli articoli 56 TFUE e 102 TFUE.

2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra l’OSA – Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním o.s. (in prosieguo: l’«OSA»), un ente di gestione collettiva dei diritti d’autore sulle opere musicali, e la Léčebné lázně Mariánské Lázně a.s. (in prosieguo: la «Léčebné lázně»), società che gestisce un istituto privato di cure sanitarie che fornisce cure termali, in merito al pagamento di remunerazioni sui diritti d’autore relativi alla messa a disposizione di trasmissioni televisive o radiofoniche nelle camere di quest’ultimo.

Contesto normativo

Diritto dell’Unione

3 Il considerando 23 della direttiva 2001/29 recita:
«La presente direttiva dovrebbe armonizzare ulteriormente il diritto d’autore applicabile alla comunicazione di opere al pubblico. Tale diritto deve essere inteso in senso lato in quanto concernente tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo in cui esse hanno origine. Detto diritto dovrebbe comprendere qualsiasi trasmissione o ritrasmissione di un’opera al pubblico, su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione, e non altri atti».

4 L’articolo 3 della direttiva 2001/29, rubricato «Diritto di comunicazione di opere al pubblico, compreso il diritto di mettere a disposizione del pubblico altri materiali protetti», al suo paragrafo 1 dispone come segue:
«Gli Stati membri riconoscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente».

5 Ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 2001/29, rubricato «Eccezioni e limitazioni»:
«(...)
2. Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni o limitazioni al diritto di riproduzione di cui all’articolo 2[, rubricato “Diritto di riproduzione”,] per quanto riguarda:
(...)
e) le riproduzioni di emissioni radiotelevisive effettuate da istituzioni sociali pubbliche che perseguano uno scopo non commerciale, quali ospedali o prigioni, purché i titolari dei diritti ricevano un equo compenso.
3. Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni o limitazioni ai diritti di cui agli articoli 2 e 3 nei casi seguenti:
(...)
b) quando si tratti di un utilizzo a favore di portatori di handicap, sempreché l’utilizzo sia collegato all’handicap, non abbia carattere commerciale e si limiti a quanto richiesto dal particolare handicap;
(...)
5. Le eccezioni e limitazioni di cui ai paragrafi [2 e 3] sono applicate esclusivamente in determinati casi speciali che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi del titolare».
6 L’articolo 4 della direttiva 2006/123, rubricato «Definizioni», prevede quanto segue:
«Ai fini della presente direttiva si intende per:
1) “servizio”: qualsiasi attività economica non salariata di cui all’articolo [57 TFUE] fornita normalmente dietro retribuzione;
(...)».
7 L’articolo 16 della direttiva 2006/123, rubricato «Libera prestazione di servizi», al paragrafo 1 dispone quanto segue:
«Gli Stati membri rispettano il diritto dei prestatori di fornire un servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stabiliti.
(...)».
8 Ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2006/123, rubricato «Ulteriori deroghe alla libera prestazione di servizi»:
«L’articolo 16 non si applica:
(...)
11) ai diritti d’autore e diritti connessi (...)».

Diritto ceco

9 Ai sensi dell’articolo 23 della legge n. 121/2000 sul diritto d’autore (in prosieguo: la «legge sul diritto d’autore»), nella versione vigente all’epoca dei fatti di cui trattasi nel procedimento principale, l’effettuazione di un’emissione radiofonica o televisiva di un’opera è definita come la messa a disposizione dell’opera diffusa dalla radio o dalla televisione mediante un’apparecchiatura tecnicamente idonea a ricevere emissioni radiofoniche o televisive. Tuttavia, non è considerata come una radiodiffusione siffatta la messa a disposizione dell’opera ai pazienti nell’ambito della prestazione di cure sanitarie in istituti che le forniscono.

10 L’articolo 98 della legge sul diritto d’autore subordina l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore al rilascio di un’autorizzazione. Ai sensi del paragrafo 6, lettera c), di detto articolo, il ministero competente può rilasciare tale autorizzazione solo a condizione che non sia già stato autorizzato un altro soggetto per l’esercizio dello stesso diritto in relazione al medesimo oggetto di tutela e, se si tratta di un’opera, per l’esercizio dello stesso diritto in relazione al medesimo tipo d’opera.

Procedimento principale e questioni pregiudiziali

11 L’OSA reclama dalla Léčebné lázně il pagamento dell’importo di 546 995 corone ceche (CZK), maggiorato di interessi di mora, per avere collocato nelle camere dei suoi centri termali, durante il periodo di cui trattasi, dal 1° maggio 2008 al 31 dicembre 2009, e senza aver stipulato un contratto di licenza con l’OSA, apparecchi televisivi e radiofonici mediante i quali sono state messe a disposizione dei suoi pazienti opere gestite dall’OSA. Secondo quest’ultima, l’articolo 23 della legge sul diritto d’autore, nella parte in cui stabilisce, in favore degli istituti di cura nell’ambito della prestazione di cure sanitarie, un’eccezione al pagamento delle remunerazioni per i diritti d’autore, contrasterebbe con la direttiva 2001/29.

12 La Léčebné lázně ritiene che ad essa si applichi l’eccezione prevista dal citato articolo 23 e si oppone all’argomento secondo cui tale disposizione contrasterebbe con la direttiva 2001/29. Essa aggiunge che, ove invece così fosse, tale direttiva non potrebbe essere invocata in una controversia tra privati.

13 Inoltre, la Léčebné lázně afferma che l’OSA abusa della sua posizione di monopolio sul mercato, poiché l’importo delle remunerazioni in base al tariffario di quest’ultima è sproporzionatamente alto rispetto alle remunerazioni richieste dagli enti di gestione collettiva dei diritti d’autore (in prosieguo: gli «enti di gestione») negli Stati limitrofi per la medesima modalità di utilizzo delle opere protette dal diritto d’autore, in tal modo pregiudicando la posizione della Léčebné lázně sul mercato e la sua competitività rispetto agli istituti termali situati negli Stati limitrofi. Il suo istituto sarebbe frequentato da clienti stranieri e riceverebbe anche il segnale di stazioni televisive e radiofoniche estere. Essa denuncia una restrizione alla libera circolazione dei servizi e fa valere il proprio interesse a stipulare un contratto di licenza con un ente di gestione collettiva di un altro Stato membro, che richiede diritti d’autore meno elevati.

14 In considerazione di quanto precede, il Krajský soud v Plzni (Corte regionale) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se la direttiva [2001/29] debba essere interpretata nel senso che è in contrasto con i suoi articoli 3 e 5 [e, in particolare, con il suo] articolo 5, paragraf[i] 2, lettera e), (...) 3, lettera b), e (...) 5[,] un’eccezione che non ammette la retribuzione degli autori per la comunicazione della loro opera, mediante emissioni televisive o radiofoniche a mezzo di un apparecchio televisivo o radiofonico, a pazienti nelle camere di un istituto termale, che è un soggetto imprenditoriale.
2) Se tali disposizioni relative all’utilizzo di un’opera menzionato nella direttiva abbiano un contenuto sufficientemente preciso e incondizionato da poter essere fatte valere dinanzi ai giudici nazionali, in una controversia tra privati, dagli enti di gestione (...), qualora uno Stato [membro] non abbia correttamente trasposto la direttiva [2001/29] nel proprio diritto interno.
3) Se gli articoli 56 TFUE e seguenti e l’articolo 102 [TFUE,] e di conseguenza l’articolo 16 della direttiva [2006/123,] debbano essere interpretati nel senso che ostano all’applicazione di una normativa nazionale che riserva l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore nel territorio dello Stato [membro] ad un unico gestore collettivo (monopolista) (...), e così facendo non consente al destinatario del servizio la libera scelta di un ente (...) di gestione di un altro Stato [membro]».

Sulla riapertura della fase orale del procedimento

15 Con atto depositato in cancelleria il 16 dicembre 2013, la Léčebné lázně ha chiesto alla Corte di disporre «misure di organizzazione del procedimento e mezzi istruttori», autorizzando la produzione di una sentenza del 14 maggio 2013 del Městský soud v Praze, allegata al suddetto atto. Con quest’ultimo, la Léčebné lázně ha chiesto inoltre la riapertura della fase orale del procedimento, con la motivazione che la suddetta sentenza sarebbe connessa alla terza questione posta dal giudice del rinvio e che, ad avviso della Léčebné lázně, i paragrafi 28 e 29 delle conclusioni dell’avvocato generale conterrebbero affermazioni errate.

16 In considerazione del suo contenuto, nell’attuale fase del procedimento occorre considerare il suddetto atto come una domanda di riapertura della fase orale del procedimento ai sensi dell’articolo 83 del regolamento di procedura della Corte.

17 Ai sensi di tale disposizione, la Corte può, in qualsiasi momento, sentito l’avvocato generale, disporre la riapertura della fase orale del procedimento, in particolare se essa non ritenga di essere sufficientemente edotta o quando, dopo la chiusura di tale fase, una parte abbia prodotto un fatto nuovo, tale da influenzare in modo decisivo la decisione della Corte, oppure quando la causa debba essere decisa in base a un argomento che non è stato oggetto di discussione tra le parti o gli interessati menzionati dall’articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea.

18 Al riguardo occorre innanzitutto rilevare che la prima questione posta dal giudice del rinvio, sulla quale vertono i paragrafi 28 e 29 delle conclusioni dell’avvocato generale, è stata ampiamente discussa dagli interessati dinanzi alla Corte. La Corte ritiene dunque di disporre di tutti gli elementi necessari per rispondere a detta questione.

19 Inoltre, per quanto concerne la decisione emessa dal Městský soud v Praze, quest’ultima non può essere considerata come un fatto nuovo tale da influenzare in modo decisivo la decisione della Corte in merito alla terza questione posta dal giudice del rinvio.

20 Infine, non risulta alcuna deduzione secondo cui la presente causa debba essere decisa sulla base di un argomento che non è stato oggetto di discussione dinanzi alla Corte.

21 Di conseguenza, sentito l’avvocato generale, si deve respingere la domanda di riapertura della fase orale del procedimento.

Sulle questioni pregiudiziali

Sulla prima questione

22 Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 debba essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale esclude il diritto degli autori di autorizzare o di vietare la comunicazione delle loro opere, da parte di un istituto termale operante come un’impresa commerciale, mediante la distribuzione deliberata di un segnale nelle stanze dei pazienti di tale istituto a mezzo di un apparecchio televisivo o radiofonico. Inoltre, esso si chiede se l’articolo 5, paragrafi 2, lettera e), 3, lettera b), e 5, di tale direttiva sia tale da incidere sull’interpretazione di questa prima disposizione in un contesto siffatto.

23 Occorre in proposito rilevare che la direttiva 2001/29 persegue quale obiettivo principale la realizzazione di un livello elevato di protezione a favore degli autori, consentendo ai medesimi di ottenere un adeguato compenso per l’utilizzazione delle loro opere, in particolare in occasione di una comunicazione al pubblico. Ne consegue che la nozione di «comunicazione al pubblico» di cui all’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva dev’essere intesa in senso ampio, come del resto espressamente affermato nel considerando 23 della medesima direttiva (sentenza del 7 marzo 2013, ITV Broadcasting e a., C‑607/11, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 20 nonché giurisprudenza ivi citata).

24 Orbene, come giustamente rilevato dall’OSA, dal governo ceco e dalla Commissione europea, si deve ritenere che un atto di «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 si realizzi qualora il titolare di un istituto termale, come quello di cui trattasi nel procedimento principale, consenta ai propri clienti di accedere alle opere radiodiffuse mediante apparecchi televisivi o radiofonici, distribuendo nelle stanze dell’albergo il segnale ricevuto, portatore delle opere protette.

25 Infatti, anzitutto occorre intendere la nozione di «comunicazione» nel senso che essa ricomprende qualsiasi trasmissione delle opere protette, a prescindere dal mezzo o dal procedimento tecnico utilizzati (sentenza del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C‑403/08 e C‑429/08, Racc. pag. I‑9083, punto 193).

26 Pertanto, il titolare di un istituto termale procede ad una comunicazione qualora trasmetta deliberatamente opere protette, distribuendo volutamente un segnale a mezzo di ricevitori televisivi o radiofonici, nelle stanze dei pazienti di tale istituto [v., in tal senso, sentenze Football Association Premier League e a., cit., punto 196, nonché del 15 marzo 2012, Phonographic Performance (Ireland), C‑162/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 40].

27 Inoltre, occorre ricordare che la nozione di «pubblico» cui fa riferimento l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 riguarda un numero indeterminato di destinatari potenziali e comprende, peraltro, un numero di persone piuttosto considerevole (sentenza ITV Broadcasting e a., cit., punto 32).

28 Per quanto concerne, più in particolare, quest’ultimo criterio, occorre tener conto dell’effetto cumulativo che deriva dal fatto di mettere a disposizione opere presso destinatari potenziali. In proposito è rilevante, in particolare, sapere quante persone hanno accesso, contestualmente e in successione, alla medesima opera (sentenze del 7 dicembre 2006, SGAE, C‑306/05, Racc. pag. I‑11519, punto 39, nonché ITV Broadcasting e a., cit., punto 33).

29 Orbene, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 28 delle sue conclusioni, un istituto termale è idoneo ad ospitare, contestualmente e in successione, un numero indeterminato, ma piuttosto considerevole, di persone che possono ricevere trasmissioni nelle loro camere.

30 Contrariamente a quanto affermato dalla Léčebné lázně, la mera circostanza per cui i pazienti di un istituto termale vi siano alloggiati di norma per un periodo più lungo rispetto ai clienti di un albergo non è idonea a smentire la suddetta conclusione, dato che, attraverso gli effetti cumulativi che risultano dalla messa a disposizione di opere presso tali pazienti, quest’ultima è sempre suscettibile di interessare un numero di persone piuttosto considerevole.

31 Si deve parimenti ricordare che, per poter rientrare nella nozione di «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, occorre inoltre che l’opera radiodiffusa sia trasmessa ad un pubblico nuovo, vale a dire ad un pubblico che non sia stato preso in considerazione dagli autori delle opere protette nel momento in cui hanno autorizzato il loro utilizzo mediante la comunicazione al pubblico di origine (sentenza Football Association Premier League e a., cit., punto 197 nonché giurisprudenza ivi citata).

32 Orbene, proprio come i clienti di un albergo, i pazienti di un istituto termale costituiscono un siffatto pubblico nuovo. Infatti, l’istituto termale è l’organismo che interviene, con piena cognizione delle conseguenze del suo comportamento, per dare ai suoi pazienti l’accesso all’opera protetta. In assenza di questo intervento, tali pazienti non potrebbero, in via di principio, usufruire dell’opera diffusa (v., in tal senso, sentenza SGAE, cit., punti 41 e 42).

33 Ne consegue che la comunicazione, da parte di un istituto termale come quello di cui trattasi nel procedimento principale, di opere protette, mediante la distribuzione deliberata di un segnale a mezzo di ricevitori televisivi o radiofonici, nelle stanze dei pazienti di tale istituto costituisce una «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.

34 Questa interpretazione non è inficiata dall’argomento, sollevato dalla Léčebné lázně, secondo cui un atto di comunicazione come quello di cui trattasi nel procedimento principale mostra le medesime caratteristiche di una comunicazione di opere protette, effettuata da un dentista nel suo studio dentistico e in merito alla quale la Corte ha giudicato, nella sentenza del 15 marzo 2012, SCF (C‑135/10, non ancora pubblicata nella Raccolta), che quest’ultima non rientra nella nozione di «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.

35 Al riguardo, è sufficiente osservare che i principi ricavati dalla citata sentenza SCF non sono rilevanti nella presente causa, poiché quella sentenza riguardava non già il diritto d’autore di cui all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, bensì il diritto di natura compensativa degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi previsto dall’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU L 346, pag. 61).

36 Poiché una comunicazione di opere protette come quella oggetto del procedimento principale costituisce una «comunicazione al pubblico» ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, la normativa nazionale deve prevedere, come risulta dalla formulazione di tale disposizione, un diritto esclusivo per gli autori di autorizzare o vietare siffatta comunicazione, salvo che quest’ultima rientri nell’ambito di un’eccezione o di una limitazione prevista dalla direttiva 2001/29.

37 Al riguardo occorre esaminare, in particolare, se l’articolo 5, paragrafi 2, lettera e), 3, lettera b), e 5, della suddetta direttiva, al quale il giudice del rinvio espressamente si richiama, possa fondare una simile eccezione o limitazione.

38 Innanzitutto, per quanto riguarda l’articolo 5, paragrafo 2, lettera e), della direttiva 2001/29, si deve rilevare che, come risulta dalla sua formulazione, detta disposizione si limita a fondare un’eccezione o una limitazione al diritto di riproduzione sancito all’articolo 2 della direttiva. Essa non può, pertanto, fondare un’eccezione o una limitazione al diritto esclusivo degli autori di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico delle loro opere, previsto all’articolo 3, paragrafo 1, della stessa direttiva.

39 Inoltre, per quanto concerne l’articolo 5, paragrafo 3, lettera b), della direttiva 2001/29, esso riconosce agli Stati membri la facoltà di disporre un’eccezione o una limitazione ai diritti di cui all’articolo 3 della medesima quando si tratti di un utilizzo a favore di portatori di handicap, sempreché l’utilizzo sia collegato all’handicap, non abbia carattere commerciale e si limiti a quanto richiesto da detto handicap. Orbene, nessun elemento risultante dal fascicolo sottoposto alla Corte permette di affermare che l’insieme delle condizioni previste dalla disposizione per prima menzionata siano soddisfatte in una fattispecie come quella di cui trattasi nel procedimento principale.

40 Infine, relativamente all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva 2001/29, quest’ultimo non stabilisce eccezioni o limitazioni che gli Stati membri possano imporre ai diritti previsti, segnatamente, dall’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva, ma si limita a precisare la portata delle eccezioni e delle limitazioni stabilite ai precedenti paragrafi di tale prima disposizione.

41 In considerazione di quanto precede, occorre rispondere alla prima questione dichiarando che l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale esclude il diritto degli autori di autorizzare o di vietare la comunicazione delle loro opere, da parte di un istituto termale operante come un’impresa commerciale, mediante la distribuzione deliberata di un segnale nelle stanze dei pazienti di tale istituto a mezzo di un apparecchio televisivo o radiofonico. L’articolo 5, paragrafi 2, lettera e), 3, lettera b), e 5, della medesima direttiva non è tale da incidere su detta interpretazione.

Sulla seconda questione

42 Con la seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 debba essere interpretato nel senso che esso possa essere fatto valere da un ente di gestione in una controversia tra privati ai fini della disapplicazione della normativa di uno Stato membro contraria a tale disposizione.

43 A tal riguardo occorre ricordare che, per consolidata giurisprudenza, anche una disposizione chiara, precisa e incondizionata di una direttiva volta a conferire diritti o a imporre obblighi ai singoli non può essere applicata in quanto tale nell’ambito di una controversia intercorrente esclusivamente tra privati (sentenza del 15 gennaio 2014, Association de médiation sociale, C‑176/12, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 36 e giurisprudenza ivi citata).

44 Tuttavia, la Corte ha statuito che un giudice nazionale cui venga sottoposta una controversia intercorrente esclusivamente tra privati deve, quando applica le norme del diritto interno, prendere in considerazione l’insieme delle norme del diritto nazionale ed interpretarle, per quanto possibile, alla luce del testo e della finalità di tale direttiva per giungere a una soluzione conforme all’obiettivo perseguito da quest’ultima (v., in tal senso, sentenza Association de médiation sociale, cit., punto 38 e giurisprudenza ivi citata).

45 Nondimeno, la Corte ha precisato che tale principio di interpretazione conforme del diritto nazionale conosce taluni limiti. In tal senso, l’obbligo per il giudice nazionale di fare riferimento al contenuto di una direttiva nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme pertinenti del diritto interno trova un limite nei principi generali del diritto e non può servire a fondare un’interpretazione contra legem del diritto nazionale (sentenza Association de médiation sociale, cit., punto 39 e giurisprudenza ivi citata).

46 Peraltro, atteso che, facendo riferimento alla sentenza del 12 luglio 1990, Foster e a. (C‑188/89, Racc. pag. I‑3313), il giudice del rinvio si interroga, nell’ambito della motivazione della sua seconda questione, sulla vera natura di un ente di gestione quale l’OSA, occorre aggiungere che neppure un tale ente di gestione potrebbe invocare l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 al fine di disapplicare la normativa di uno Stato membro contraria a tale disposizione, qualora la stessa società dovesse essere considerata come un’emanazione dello Stato.

47 Infatti, se così fosse, la situazione, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, non sarebbe quella di un singolo che invoca l’effetto diretto della disposizione di una direttiva nei confronti dello Stato membro, bensì l’inverso. Orbene, ai sensi di una costante giurisprudenza, una direttiva non può di per sé creare obblighi a carico di un singolo e non può quindi essere fatta valere in quanto tale nei suoi confronti (sentenza del 24 gennaio 2012, Dominguez, C‑282/10, non ancora pubblicata alla Raccolta, punto 37 e giurisprudenza ivi citata).

48 In considerazione di quanto precede, alla seconda questione occorre rispondere dichiarando che l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che non può essere fatto valere da un ente di gestione in una controversia tra privati ai fini della disapplicazione della normativa di uno Stato membro contraria a tale disposizione. Il giudice cui venga sottoposta una tale controversia è tuttavia obbligato ad interpretare la suddetta regolamentazione, per quanto possibile, alla luce del testo e della finalità della medesima disposizione per giungere a una soluzione conforme all’obiettivo perseguito da quest’ultima.

Sulla terza questione

Sulla ricevibilità

49 L’OSA nonché i governi ceco e austriaco esprimono dubbi in ordine alla ricevibilità della terza questione. Infatti, dalla decisione di rinvio non risulterebbe che la Léčebné lázně abbia cercato di stipulare un accordo con un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro. Analogamente, la risposta alla terza questione non avrebbe alcuna influenza sull’esito del procedimento principale. Quale che sia tale risposta, essa non potrebbe esonerare la Léčebné lázně dall’obbligo di versare all’OSA il diritto compensativo di cui trattasi.

50 In proposito occorre ricordare che una domanda di pronuncia pregiudiziale formulata da un giudice nazionale può essere dichiarata irricevibile solo quando sia palese che l’interpretazione del diritto dell’Unione richiesta non abbia alcuna relazione con la realtà o con l’oggetto della causa principale, quando il problema sia di natura teorica o quando la Corte non disponga degli elementi di fatto e di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (v., in particolare, sentenza del 29 marzo 2012, Belvedere Costruzioni, C‑500/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 16 e giurisprudenza ivi citata).

51 Orbene, dalla decisione di rinvio risulta che la Léčebné lázně invoca le disposizioni oggetto della terza questione sottoposta dal giudice del rinvio per opporsi al carattere asseritamente troppo elevato delle remunerazioni richieste dall’OSA rispetto a quelle richieste dagli enti di gestione negli Stati limitrofi.

52 In tale contesto, non appare in modo manifesto che la terza questione non abbia alcun rapporto con l’effettività o con l’oggetto del procedimento principale o che la questione sia di tipo ipotetico.

53 Pertanto, la terza questione è ricevibile.

Nel merito

54 Con la terza questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 16 della direttiva 2006/123 nonché gli articoli 56 TFUE e/o 102 TFUE debbano essere interpretati nel senso che ostano a una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento principale, che riservi l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore relativi a talune opere protette, nel proprio territorio, ad un unico ente di gestione e così facendo impedisca all’utilizzatore di tali opere, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro.

55 L’OSA contesta che la suddetta normativa impedisca a un utilizzatore di opere protette, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro.

56 Tuttavia, la Corte non è competente a pronunciarsi su tale aspetto. Infatti, le questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione sollevate dal giudice nazionale nel contesto di diritto e di fatto che egli individua sotto la propria responsabilità, e del quale non spetta alla Corte verificare l’esattezza, godono di una presunzione di rilevanza (sentenza del 22 giugno 2010, Melki e Abdeli, C‑188/10 e C‑189/10, Racc. pag. I‑5667, punto 27 nonché giurisprudenza ivi citata).

– Osservazioni preliminari

57 Atteso che sia l’articolo 16 della direttiva 2006/123 sia gli articoli 56 TFUE e seguenti riguardano la libera prestazione di servizi, occorre verificare se un ente di gestione quale l’OSA possa essere considerato un fornitore di servizi nei confronti di un utilizzatore di opere protette, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale. L’OSA e i governi che hanno sottoposto osservazioni alla Corte ritengono che la risposta sia negativa.

58 Al riguardo si deve rilevare che, come risulta dall’articolo 4, punto 1, della direttiva 2006/123, la nozione di «servizio» ai sensi della medesima direttiva coincide con quella fornita dall’articolo 57 TFUE.

59 Orbene, le attività degli enti di gestione sono soggette alle disposizioni di cui agli articoli 56 TFUE e seguenti, relativi alla libera prestazione dei servizi (v., in tal senso, sentenze del 25 ottobre 1979, Greenwich Film Production, 22/79, Racc. pag. 3275, punto 12; del 2 marzo 1983, GVL/Commissione, 7/82, Racc. pag. 483, punto 38, nonché del 20 ottobre 1993, Phil Collins e a., C‑92/92 e C‑326/92, Racc. pag. I‑5145, punto 24).

60 Ciò non vale soltanto riguardo al rapporto tra un ente di gestione e un titolare di diritti d’autore, come risulta dalla giurisprudenza citata al punto che precede, ma anche riguardo al rapporto tra un ente di gestione, quale l’OSA, e un utilizzatore di opere protette, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale.

61 Infatti, un simile ente di gestione agevola tale utilizzatore nell’ottenimento di un’autorizzazione per l’uso delle opere protette e nel versamento delle remunerazioni da quest’ultimo dovute ai titolari dei diritti d’autore, così che esso deve essere considerato un fornitore di servizi anche nei confronti dell’utilizzatore medesimo.

62 Peraltro, come giustamente rilevato dalla Commissione, poco importa a tal riguardo che detto ente di gestione sia remunerato, a fronte di tale servizio, dai titolari dei diritti d’autore oppure dall’utilizzatore di opere protette. Infatti, l’articolo 57 non prescrive che il servizio sia pagato da coloro che ne fruiscono (sentenza del 26 aprile 1988, Bond van Adverteerders e a., 352/85, Racc. pag. 2085, punto 16).

63 Ne consegue che un ente di gestione quale l’OSA dev’essere considerato, nei confronti di un utilizzatore di opere protette quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, fornitore di un «servizio» tanto ai sensi dell’articolo 4, punto 1, della direttiva 2006/123, quanto ai sensi dell’articolo 57 TFUE.

– Sull’interpretazione dell’articolo 16 della direttiva 2006/123

64 Per quanto concerne la questione se l’articolo 16 della direttiva 2006/123 si applichi a un siffatto servizio, occorre anzitutto rilevare che, ai sensi dell’articolo 17, punto 11, di tale direttiva, il suddetto articolo 16 non si applica ai diritti d’autore e ai diritti connessi.

65 Orbene, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 64 delle sue conclusioni, dato che solo i servizi possono essere esclusi dall’ambito di applicazione dell’articolo 16 della direttiva 2006/123, l’articolo 17, punto 11, di tale direttiva deve essere inteso nel senso che esclude dall’ambito di applicazione della prima disposizione il servizio di cui al punto 63 della presente sentenza, avente ad oggetto diritti d’autore.

66 Ne consegue che l’articolo 16 della direttiva 2006/123, non essendo applicabile, non osta ad una normativa come quella di cui trattasi nel procedimento principale.

– Sull’interpretazione dell’articolo 56 TFUE

67 Come risulta dalla decisione di rinvio, una normativa come quella di cui trattasi nel procedimento principale è tale da impedire a un istituto termale come quello di cui trattasi nel procedimento principale di beneficiare, in qualità di utilizzatore di opere protette, dei servizi di un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro.

68 Poiché un servizio siffatto assume un carattere transfrontaliero, si applica l’articolo 56 TFUE (v., in tal senso, sentenza Bond van Adverteerders e a., cit., punto 15).

69 Ancora, dato che una normativa come quella di cui trattasi nel procedimento principale proibisce in concreto la fornitura di un siffatto servizio, essa costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi (v., in tal senso, sentenza Football Association Premier League e a., cit., punto 85).

70 Tale restrizione non può essere giustificata, salvo che essa risponda a ragioni imperative di interesse pubblico, sia idonea a garantire il conseguimento dello scopo di interesse pubblico da essa perseguito e non vada oltre quanto è necessario per il raggiungimento dello scopo medesimo (v., in particolare, sentenza Football Association Premier League e a., cit., punto 93).

71 Come giustamente rilevato dall’OSA, dai governi che hanno presentato osservazioni alla Corte nonché dalla Commissione, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale costituisce una simile ragione imperativa di interesse generale (v., in tal senso, sentenza Football Association Premier League e a., cit., punto 94 e giurisprudenza ivi citata).

72 Inoltre, una normativa come quella oggetto del procedimento principale, che, ai fini della gestione dei diritti d’autore relativi a una categoria di opere protette, accordi a un ente di gestione, quale l’OSA, un monopolio nel territorio dello Stato membro interessato, deve essere considerata come finalizzata a tutelare i diritti di proprietà intellettuale, dato che essa è idonea a consentire una gestione efficace di tali diritti nonché un controllo efficace del loro rispetto su tale territorio.

73 Per quanto riguarda la questione se una tale normativa non vada oltre quanto è necessario per il raggiungimento dell’obiettivo della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, occorre rilevare che, come risulta dalle osservazioni presentate alla Corte, una normativa del tipo in esame nel procedimento principale si inserisce nel contesto di una protezione territorializzata dei diritti d’autore, di cui fanno parte anche i contratti di rappresentanza reciproca.

74 Mediante tali contratti, stipulati fra loro dagli enti di gestione, questi ultimi si attribuiscono reciprocamente il diritto di concedere, sul territorio di rispettiva competenza, le autorizzazioni richieste per qualsiasi esecuzione pubblica di opere protette da diritti d’autore di membri degli altri enti e di subordinare dette autorizzazioni al rispetto di talune condizioni, in conformità alle leggi vigenti nel territorio di cui trattasi (v., in tal senso, sentenze del 13 luglio 1989, Tournier, 395/87, Racc. pag. 2521, punto 17, nonché Lucazeau e a., 110/88, 241/88 e 242/88, Racc. pag. 2811, punto 11).

75 In proposito, la Corte ha già affermato che i contratti di rappresentanza reciproca tra gli enti di gestione mirano, in particolare, a consentire a questi ultimi di avvalersi, per la tutela del loro repertorio in un altro Stato, dell’organizzazione istituita dall’ente di gestione che vi esercita le sue attività, senza essere costretti ad aggiungere a tale organizzazione reti proprie di contratti con gli utilizzatori e controlli propri in loco (v., in tal senso, citate sentenze Tournier, punto 19, nonché Lucazeau e a., punto 13).

76 Orbene, le osservazioni presentate alla Corte non hanno dimostrato, riguardo a una comunicazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, l’esistenza, nello stato attuale del diritto dell’Unione, di un metodo che consenta di raggiungere lo stesso livello di tutela dei diritti d’autore, diverso da quello fondato su una tutela e quindi anche su un controllo territorializzato di tali diritti, nell’ambito del quale si inscrive una normativa come quella oggetto del procedimento principale.

77 Del resto, la discussione dinanzi alla Corte ha dimostrato che, laddove si consentisse a un utilizzatore di opere protette, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, di scegliere liberamente un qualsiasi ente di gestione stabilito nel territorio dell’Unione al fine di ottenere l’autorizzazione per l’utilizzo delle opere e di pagare le remunerazioni da esso dovute, si determinerebbero, allo stadio attuale del diritto dell’Unione, rilevanti problemi di controllo riguardanti l’utilizzo di tali opere e il pagamento delle remunerazioni dovute.

78 In tale contesto, non si può ritenere che una normativa come quella oggetto del procedimento principale, in quanto impedisce a un utilizzatore di opere protette, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro, vada oltre quanto è necessario per il raggiungimento dell’obiettivo della tutela dei diritti d’autore.

79 In considerazione di quanto precede, l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta a una normativa di questo tipo.

– Sull’interpretazione dell’articolo 102 TFUE

80 Occorre premettere, in primo luogo, che un ente di gestione quale l’OSA costituisce una società alla quale si applica l’articolo 102 TFUE (v., in tal senso, sentenza del 21 marzo 1974, BRT e Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs, detta «BRT II», 127/73, Racc. pag. 313, punti 6 e 7).

81 In secondo luogo, l’articolo 106, paragrafo 2, TFUE, che contiene norme speciali applicabili alle imprese incaricate, in particolare, della gestione di servizi d’interesse economico generale, non osta all’applicazione dell’articolo 102 TFUE a un ente di gestione quale l’OSA. Infatti, un simile ente di gestione, cui lo Stato non ha affidato alcun compito e che amministra interessi privati, anche se si tratta di diritti di proprietà intellettuale tutelati dalla legge, non è idoneo a rientrare nell’ambito di applicazione di tale prima disposizione (v., in tal senso, citate sentenze BRT II, punto 23, e GVL/Commissione, punto 32).

82 Per contro, una normativa come quella oggetto del procedimento principale è tale da rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 106, paragrafo 1, TFUE. Difatti, una normativa di questo tipo comporta l’effetto di accordare a un ente di gestione come l’OSA diritti esclusivi riguardo alla gestione dei diritti d’autore relativi a una certa categoria di opere protette nel territorio dello Stato membro interessato, in tal modo impedendo ad altre imprese di esercitare l’attività economica di cui trattasi nello stesso territorio (v., in tal senso, sentenza del 25 ottobre 2001, Ambulanz Glöckner, C‑475/99, Racc. pag. I‑8089, punto 24).

83 Riguardo all’interpretazione dell’articolo 102 TFUE in un siffatto contesto, secondo giurisprudenza costante, il semplice fatto di creare una posizione dominante mediante l’attribuzione di diritti esclusivi ai sensi dell’articolo 106, paragrafo 1, TFUE non è, di per sé, incompatibile con tale primo articolo. Uno Stato membro viola i divieti sanciti da queste due disposizioni solo quando l’impresa di cui trattasi sia indotta, con il mero esercizio di diritti speciali o esclusivi che le sono attribuiti, a sfruttare abusivamente la sua posizione dominante, o quando tali diritti siano idonei a creare una situazione in cui l’impresa è indotta a commettere tali abusi (sentenza del 3 marzo 2011, AG2R Prévoyance, C‑437/09, Racc. pag. I‑973, punto 68 e giurisprudenza ivi citata).

84 Pertanto, il semplice fatto che uno Stato membro, ai fini della gestione dei diritti d’autore relativi a una categoria di opere protette, accordi a un ente di gestione, quale l’OSA, un monopolio nel territorio del medesimo Stato membro non contrasta, di per sé, con l’articolo 102 TFUE.

85 Tuttavia, come risulta dalla decisione di rinvio, la terza questione mira a consentire al giudice del rinvio di pronunciarsi sull’argomento dedotto dalla Léčebné lázně nell’ambito del procedimento principale, secondo cui le remunerazioni richieste dall’OSA sono sproporzionatamente elevate rispetto a quelle richieste dagli enti di gestione negli Stati limitrofi.

86 Al riguardo occorre dichiarare che un ente di gestione quale l’OSA, che disponga di un monopolio ai fini della gestione, nel territorio di uno Stato membro, dei diritti d’autore relativi a una categoria di opere protette, detiene una posizione dominante su una parte sostanziale del mercato interno ai sensi dell’articolo 102 TFUE (v., in tal senso, sentenza dell’11 dicembre 2008, Kanal 5 e TV 4, C‑52/07, Racc. pag. I‑9275, punto 22).

87 Orbene, se dovesse accadere che un tale ente di gestione imponga, per i servizi da esso prestati, tariffe sensibilmente più elevate di quelle praticate negli altri Stati membri e qualora il raffronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea, tale differenza dovrebbe essere considerata come l’indizio di un abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 TFUE. In questo caso, spetterebbe all’ente di gestione di cui trattasi giustificare la differenza basandosi sulle diversità obiettive tra la situazione dello Stato membro interessato e quella prevalente in tutti gli altri Stati (v., in tal senso, precitate sentenze Tournier, punto 38, nonché Lucazeau e a., punto 25).

88 Analogamente, un siffatto abuso potrebbe consistere nel praticare un prezzo eccessivo, privo di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita (sentenza Kanal 5 e TV 4, cit., punto 28).

89 Inoltre, qualora un abuso siffatto dovesse sussistere e qualora fosse imputabile alla normativa applicabile a tale ente di gestione, la suddetta normativa sarebbe contraria agli articoli 102 TFUE e 106, paragrafo 1, TFUE, come si evince dalla giurisprudenza citata al punto 83 della presente sentenza.

90 Spetta al giudice del rinvio verificare se una simile situazione sussista, eventualmente, nella fattispecie oggetto del procedimento principale.

91 In considerazione di tutto quanto precede, occorre rispondere alla terza questione dichiarando che l’articolo 16 della direttiva 2006/123 nonché gli articoli 56 TFUE e 102 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento principale, che riservi l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore relativi a talune opere protette, nel proprio territorio, ad un unico ente di gestione e, così facendo, impedisca all’utilizzatore di tali opere, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro.

92 Tuttavia, l’articolo 102 TFUE deve essere interpretato nel senso che costituiscono indizi di un abuso di posizione dominante il fatto che il suddetto ente di gestione imponga, per i servizi da esso prestati, tariffe sensibilmente più elevate di quelle praticate negli altri Stati membri, purché il confronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea, o il fatto che pratichi prezzi eccessivi, privi di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita.

Sulle spese

93 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:

1) L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale esclude il diritto degli autori di autorizzare o di vietare la comunicazione delle loro opere, da parte di un istituto termale operante come un’impresa commerciale, mediante la distribuzione deliberata di un segnale nelle stanze dei pazienti di tale istituto a mezzo di un apparecchio televisivo o radiofonico. L’articolo 5, paragrafi 2, lettera e), 3, lettera b), e 5, della medesima direttiva non è tale da incidere su detta interpretazione.

2) L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che non può essere fatto valere da un ente di gestione collettiva dei diritti d’autore in una controversia tra privati ai fini della disapplicazione della normativa di uno Stato membro contraria a tale disposizione. Il giudice cui venga sottoposta una tale controversia è tuttavia obbligato ad interpretare la suddetta regolamentazione quanto più possibile alla luce del testo e della finalità della medesima disposizione per giungere a una soluzione conforme all’obiettivo perseguito da quest’ultima.

3) L’articolo 16 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, nonché gli articoli 56 TFUE e 102 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento principale, che riservi l’esercizio della gestione collettiva dei diritti d’autore relativi a talune opere protette, nel proprio territorio, ad un unico ente di gestione collettiva dei diritti d’autore e, così facendo, impedisca all’utilizzatore di tali opere, quale l’istituto termale di cui trattasi nel procedimento principale, di beneficiare dei servizi forniti da un ente di gestione stabilito in un altro Stato membro.
Tuttavia, l’articolo 102 TFUE deve essere interpretato nel senso che costituiscono indizi di un abuso di posizione dominante il fatto che il suddetto ente di gestione imponga, per i servizi da esso prestati, tariffe sensibilmente più elevate di quelle praticate negli altri Stati membri, purché il confronto dei livelli delle tariffe sia stato effettuato su base omogenea, o che pratichi prezzi eccessivi, privi di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita.

Firme