sabato 31 maggio 2014

Autore di libri copyleft salva gattina da una sorte crudele. Ora si cerca chi possa adottarla.

[Notizia tratta da Il Corriere dei Gattari]
Lei si chiama Brema e, secondo i calcoli del veterinario che l'ha visitata subito dopo il ritrovamento, dev'essere nata attorno alla metà di aprile. E' sana, simpatica, affettuosa e ha già imparato ad usare la lettiera.
E' stata ritrovata in stato di abbandono e sofferenza il giorno 26 maggio da Simone Aliprandi, autore di libri come "Creative Commons: manuale operativo" e "Pillole di diritto per creativi e musicisti". Aliprandi non ha voluto spiegarci nello specifico in quali condizioni abbia ritrovato la povera bestiola, ma da una foto dai noi reperita risulterebbe che sia stata strappata dalla cucina di alcuni vicentini.*
Ebbene sì - dichiara lo scrittore - dietro la mia facciata da freddo consulente sulla proprietà intellettuale, si cela una vocazione da gattaro di vecchio corso.
La splendida gattina nera ora si è pienamente rimessa dal trauma; è sana, giocherellona, affettuosa e ha già imparato ad usare la lettiera senza problemi. Ora si trova presso la casa del suo salvatore, nei pressi di Lodi, in Lombardia.
Sì, adesso ce l'ho a casa io - spiega ancora Aliprandi - ma io ho già due gattoni, che tra l'altro non la vedono di buon occhi, più una terza gattina che gironzola nel cortile "abusivamente". Per me diventa davvero troppo impegnativo.
Quindi è necessario al più presto che qualcuno la adotti. Segnaliamo però che Aliprandi, da quanto ha dichiarato, sembra deciso ad affidarla unicamente a persone che possano garantirle il massimo livello di attenzioni e affetto. E addirittura si rende disponibile a fornire supporto in futuro per esigenze particolari (veterinario, vaccinazioni, occuparsene nel caso di vacanze dell'adottante...).
Riportiamo a titolo di cronaca alcune foto della gattina e un paio di filmati che la ritraggono mentre gioce e mentre si fa coccolare.
Chi fosse interessato all'adozione può scrivere un commento qui sotto anche fornendo almeno un contatto.


FOTO







VIDEO





* ovviamente si scherza! ;-)



Licenze Creative Commons e multimedia: l'evento Duepuntozero di Bologna

Sabato 10 maggio sono stato a Bologna ospite di un'iniziativa culturale dedicata alla conoscenza e al dibattito in tema di autoproduzioni multimediali indipendenti e organizzata da a Smk [info], Zic.it [info] e RadioAlSuolo [info].
L'evento era intitolato Duepuntozero e si è svolto su tre giornate (7, 9 e 10 maggio) nella cornice di Vag61 di via Paolo Fabbri 110. Maggiori dettagli sull'iniziativa qui.
Sono disponibili il filmato integrale del mio intervento e alcune foto. I filmati e le foto dell'intera giornata sono disponibili qui.







venerdì 30 maggio 2014

Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e SIAE

Oggi esce un mio nuovo libro: un vademecum semplice e leggero che spero diventi un utile strumento per tutti coloro che lavorano nel campo della comunicazione e della creatività. Di seguito riporto il comunicato stampa con tutte le informazioni (il comunicato è riproducibile in massima libertà come opera in pubblico dominio).
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Rockit e Copyright-Italia presentano un'iniziativa editoriale direttamente ispirata dalla seguitissima rubrica “Chiedilo all'avvocato” nella quale da inizio 2013 Simone Aliprandi (giurista esperto di diritto d'autore e diritto della comunicazione) risponde a quesiti vari su temi come la tutela delle opere, gli adempimenti Siae, il diritto dei marchi, le licenze Creative Commons.
Il libro, edito da Ledizioni e disponibile sia in versione ebook che in versione cartacea tascabile, raccoglie le circa 60 puntate della rubrica, le aggiorna, le approfondisce e le riorganizza in modo più sistematico, aggiungendone molte altre, alcune scritte ad hoc per il libro, alcune tratte da fonti liberamente riutilizzabili, per un numero complessivo di 111 frequently asked question.
Ora musicisti, organizzatori di eventi, sviluppatori di siti web, fotografi e creativi di vario tipo dispongono di un unico efficace strumento con cui trovare tutte le risposte di carattere giuridico relative alla loro attività.
L'opera esce ufficialmente il 30 maggio e verrà presentato in anteprima durante il MI AMI Festival (6-7-8 giugno). Per le prime settimane la versione cartacea sarà disponibile solo in occasione degli eventi di presentazione (a prezzo scontato) o su ordinazione dal sito dell'editore. Dopo di che sarà disponibile nei normali circuiti di distribuzione libraria, compresi i principali online store.
La versione digitale del libro è invece disponibile liberamente su Copyleft-Italia.it.


DATI DI EDIZIONE

  • Titolo: Pillole di diritto per creativi e musicisti
  • Sottotitolo: 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e SIAE
  • Autore: Simone Aliprandi
  • Editore: Ledizioni – Collana: Copyleft-Italia
  • Licenza: Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo
  • Prezzo di copertina (cartaceo): Euro 7.50
  • Prezzo di copertina (ebook): Euro 2.99
  • Sito ufficiale dell'iniziativa: www.aliprandi.org/pillole

INDICE DEI CAPITOLI
  1. Diritto d’autore: aspetti generali
  2. Diritto d’autore: tutela delle opere
  3. Diritto d’autore: gestione dei diritti (licenze, contratti, violazioni)
  4. Diritto d’autore: varie
  5. SIAE: aspetti generali
  6. SIAE: lato autori
  7. SIAE: lato utilizzatori
  8. SIAE: varie
  9. Branding e tutela del marchio
  10. Creative Commons: aspetti generali
  11. Creative Commons: lato autori
  12. Creative Commons: lato utilizzatori
  13. Altro 

RECENSIONI

giovedì 29 maggio 2014

Che differenza c'è tra il concetto di “registrazione opere” e il concetto di “deposito opere”?

In SIAE mi hanno detto che il concetto di “registrazione opere” e il concetto di “deposito opere” sono due cose diverse. In che senso?

RISPOSTA:
È questo un dubbio su cui si creano moltissimi equivoci. È importante non confondere il “deposito” di un'opera presso SIAE ai fini di ottenere una prova di paternità con la “registrazione” di un'opera presso SIAE affinché SIAE si occupi della gestione dei diritti sull'opera. Si tratta di due cose separate e non sovrapponibili. Nella prima situazione, SIAE si occupa asetticamente di prendere in deposito copia di un'opera e rilasciare ricevuta con data certa affinché l'autore abbia una prova solida di anteriorità; questo servizio, benché tutt'ora attivo, è diventato obsoleto con l'avvento di sistemi digitali di marcatura temporale dei file, con i quali si può apporre la data certa su un file sotto forma di metadati. Nella seconda situazione invece gli autori che si sono associati alla SIAE o che hanno sottoscritto un contratto di mandato registrano le loro opere (volgarmente, “depositano”) nel database di SIAE. Da quel momento è SIAE ad occuparsi dell'intermediazione e della gestione dei diritti su quelle opere.

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puntata n. 53 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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domenica 25 maggio 2014

PCT - Le questioni ancora aperte

Riporto qui un utile articolo di Luca Sileni (vedi fonte) scritto a seguito dell’incontro “I fori fanno rete” dedicato alla digitalizzazione della giustizia e tenutosi il 24 maggio a Roma. [articolo sotto licenza CC by-sa]

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A seguito dell’incontro di ieri a Roma “I fori fanno rete” che ha visto la partecipazione dei Referenti informatici e dei Presidenti dei COA italiani, ritengo quasi doveroso un piccolo brainstorming sulle maggiori tematiche venute fuori a seguito degli interventi dei relatori.
Una delle maggiori criticità ancora non superate dall’attuale sistema di PCT, è rappresentata certamente, a mio avviso, dalla visibilità delle informazioni e dalla conoscenza (e conoscibilità) delle stesse da parte di parti e Avvocati.
In primis gli atti depositati dall’Avvocato tramite le procedure digitali sono immediatamente visibili a tutte le parti del giudizio a seguito dell’accettazione della busta telematica da parte del cancelliere (ciò in ossequio al chiaro disposto dell’art, 76 disp. Att.al codice di procedura civile). Ciò potrebbe comportare una discrasia temporale nella conoscibilità delle difese avversarie (ad esempio nel caso delle memorie ex art. 183 c.p.c. e 190 c.p.c.) qualora il Collega depositasse con qualche giorno di anticipo – prassi in realtà caldamente consigliata – la propria memoria. In virtù di ciò da tempo molti Colleghi auspicano un intervento tecnico che renda visibili le memorie solo a seguito della scadenza del termine per il deposito.
Questo intervento tecnico – per la verità non così complicato da realizzare – cozza però con il sopra richiamato art. 76 disp. Att. che, come giustamente evidenziato dall’Avv. Maurizio Reale, dovrà necessariamente essere oggetto di modificazione ancor prima di mettere mano all’aggiornamento dell’apparato tecnico.
Sempre in materia di visibilità delle informazioni, ho notato – leggendo qualche protocollo operativo dei nostri Tribunali – che l’accesso al fascicolo del procedimento monitorio all’Avvocato a cui sia stato dato mandato per l’opposizione viene consentito solo all’interno della cancelleria previa esibizione della delega.
Francamente ritengo che sia più saggio abilitare direttamente dal SICID la visione del fascicolo al Collega, magari anche a seguito della trasmissione digitale della delega rilasciata dal cliente, onde evitare viaggi verso la Cancelleria del Tribunale che, soprattutto per gli Avvocati di fori esterni, può comportare la necessità di sub delegare un Collega del distretto di riferimento.
Continuando a parlare della visibilità delle informazioni, si è poi auspicato un intervento volto a permettere la visualizzazione, lato Avvocato, delle comunicazioni di cancelleria effettuate alle parti costituite; poiché, la loro conoscenza, è strumento indispensabile per avere piena cognizione – anche processuale – dello stato del fascicolo e degli eventi che alle stesso sono legati.
Di grande interesse, a mio avviso, è poi il tema delle comunicazioni di Cancelleria.
I nostri Cancellieri, purtroppo, a volte risultano ancora “acerbi” nella gestione degli strumenti telematici e capita molto spesso che effettuino le comunicazioni di cancelleria anche a soggetti ai quali dette comunicazioni non dovrebbero farsi, in evidente danno – dal punto di vista della strategia processuale – della parte a cui la comunicazione doveva – in via esclusiva – essere fatta. E’ il caso, ad esempio, del ricorso per decreto ingiuntivo, della cui emissione - a volte - la cancelleria dà notizia direttamente all’intimato, allungando di fatto i termini per la proposizione dell’opposizione!
Ciò è possibile, come evidenziava giustamente ieri il Collega Stefano Bogini, in virtù del 3° comma dell’art. 15 L.F. che ha costretto i tecnici ministeriali ad integrale nei sistemi di cancelleria la ricerca automatica delle PEC nei registri della Camera di Commercio e nel registro INI PEC. In pratica il Cancelliere sarebbe in grado di inviare avvisi e biglietti di cancelleria a qualunque indirizzo pec presente in tali registri, indipendentemente dall’avvenuta – o meno – costituzione nel procedimento in questione.
Altre tematiche trattate durante la giornata sono state:
  • Il problema dell’applicazione dell’art. 147 c.p.c. alle notificazioni in proprio che, pur essendo a mio avviso un falso problema, sembrerebbe poter esser risolto con la non necessità di rispettare gli orari previsti da detto articolo per le notificazioni a mezzo PEC. La notificazione de qua, infatti, non comporta alcun contatto materiale fra il notificante e il notificato, né fra quest’ultimo ed il porta lettere, indi per cui non si comprende – non necessitando alcuna partecipazione attiva del notificato alle attività di notificazione – perché si dovrebbe limitare il tempo della notifica. Giustamente, infatti, si è evidenziato come il recapito di una PEC non comportasse alcun disagio per il ricevente, nemmeno se effettuata in tarda notte. La questione, in ogni caso, è ancora dibattuta.
  • La necessità di amalgamare la disciplina dell’art. 125 c.p.c. e del’art. 16 D.M. 44/2011 onde evitare, come evidenziava il Collega Juri Rudi, una possibile discrasia fra l’indirizzo PEC indicato nell’atto introduttivo del giudizio e quello comunicato all’Ordine di riferimento e quindi presente nel ReGIndE
  • La possibilità di abilitare automaticamente tutti i Colleghi alle notificazioni in proprio poiché, come giustamente faceva presente l’Avv. Valentina Carollo, da un lato l’introduzione “de facto” della PEC quale vero e proprio domicilio digitale rende – in alcuni casi – imprescindibile ricorrere alle notificazioni in proprio (stante oltretutto l’inerzia forzata degli Uffici NEP) dall’altro, per l’abilitazione, basta in realtà una semplice istanza al COA di appartenenza che, a questo punto, potrebbe essere tranquillamente eliminata.
Sempre in tema di notificazioni in proprio è stata evidenziata la necessità di un intervento normativo volto a dare maggiori poteri sanzionatori e di controllo alle CCIAA, volti a scongiurare i mancati rinnovi delle PEC da parte di alcune aziende, nonché le indicazioni erronee degli indirizzi ab origine.
Pur precisando che la giornata è stata ricca di ulteriori spunti di discussione e di argomenti interessanti, mi preme mettere in evidenza, in particolare, due ulteriori questioni:

La Cassa Forense ed il CNF hanno garantito la creazione di un proprio punto di accesso gratuito messo a disposizione di tutti gli Avvocati. Il PDA dovrebbe integrare tutte le funzionalità di base necessarie alla consultazione dei registri di cancelleria nonché la possibilità di redigere e depositare la busta digitale. Non è ancora chiaro se si opterà per la scelta di un redattore esterno o interno, né se sarà data la possibilità di scaricare e installare un software gestionale remoto tipo “consolle”.
Ad ogni modo, in tutta sincerità, auspico che si utilizzi software a base open source poiché abbatterebbe di gran lunga i costi di realizzazione, ed il relativo source code è, oltretutto, in buona parte già disponibile.
In ogni caso, indipendentemente dalle scelte che verranno fatte, i COA dovranno a mio avviso stare attenti alle scelte commerciali dei prossimi mesi, in particolare qualora decidano di sottoscrivere accordi e convenzioni con uno o più soggetti privati.
 
Il Collega Nicola Gargano, che ringrazio personalmente per l’intervento, ha posto l’attenzione della platea sul progetto “note di udienza” che l’Avv. Claudio De Stasio ha realizzato e sta implementando su richiesta del COA di Grosseto. L’iniziativa è volta a superare le prassi di alcuni Tribunali di utilizzo delle chiavette USB per salvare le verbalizzazioni effettuate fuori dalla stanza del Giudice.
Problema dei nostri Fori, infatti, è molto spesso il carico di ruolo che il Magistrato è costretto a smaltire nell’arco della giornata di udienza.
Prima dell’avvento del PCT non facevamo altro che iniziare la verbalizzazione fuori dalla stanza del Giudice arrivando dinanzi al Magistrato con buona parte del lavoro già svolto.
Oggi, con l’introduzione della verbalizzazione sulla Consolle del Giudice, molte Commissioni miste sul PCT hanno dato vita a prassi operative volte a predisporre una bozza di verbale digitale da trasmettersi poi, in vari modi, al Magistrato.
Posto che il ricorso alle chiavette USB – noto veicolo di trasmissione di trojan, malware e virus – è quanto di più deleterio la mente umana possa aver congegnato, l’Avv. De Stasio ha elaborato il sistema sopra richiamato che, in buona sostanza, altro non fa che permettere – tramite l’indicazione di un codice univoco – la redazione di un verbale virtuale direttamente dal terminale dell’Avvocato.
La verbalizzazione può essere effettuata da più Colleghi sullo stesso terminale (pc, tablet e cellulare) nonché separatamente su più terminali (sempre tramite l’indicazione del codice univoco di cui sopra).
Una volta chiuso il verbale, basterà far collegare il PC del Magistrato al sito di riferimento e fornirgli il codice monouso conosciuto dagli Avvocati.
Il Giudice visualizzerà a schermo l’intera verbalizzazione e non dovrà far altro che copiare il testo ed incollarlo sul verbale di udienza presente su Consolle.
Il COA di Grosseto ha trovato l’idea ottima e, assieme ai Magistrati del Tribunale di Grosseto, sta cercando di tramutarla in una sperimentazione ufficiale che, visti i commenti entusiastici di molti Colleghi presenti all’evento di ieri, potrebbe estendersi a molti altri Fori.

venerdì 23 maggio 2014

Se mi cancello dalla SIAE, continuo a prendere i diritti sui brani dichiarati in passato?

Sono stato iscritto SIAE per diversi anni ma ora è diventato antieconomico e quindi pensavo di cancellarmi. Che cosa succederà con i brani dichiarati in passato? Continuerò a ricevere i compensi?

RISPOSTA:
A rigor di logica, no. La cessazione della qualità di associato comporta anche cessazione della possibilità di usufruire dei servizi di SIAE. Sarebbe come non rinnovare la tessera della palestra però pretendere di continuare a usare gli attrezzi in essa presenti. SIAE versa comunque i proventi raccolti fino alla data dell'effettiva cessazione del rapporto con l'autore.
Un'alternativa potrebbe essere il passaggio dallo status di associato a quello di mandante, con cui si dà mandato per la gestione delle opere senza diventare associato. Questa soluzione nella sostanza non è molto diversa se non per l'entità della quota annua a carico dell'autore (meno della metà della quota da associato) e per l'assenza di diritto di voto in assemblea.
Dunque, con la cancellazione dell'autore, i brani dichiarati in passato tornerebbero ad essere brani “non gestiti” da nessuna collecting society e si potrà eventualmente decidere se dichiararli presso un'altra società estera o semplicemente rinunciare ai proventi SIAE da essi derivanti. Si tenga presente comunque che ciò non significa affatto che l'opera risulterebbe non più tutelata; semplicemente si perderebbe la possibilità di remunerarsi sfruttando l'intermediazione di una società di gestione.

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puntata n. 52 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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giovedì 22 maggio 2014

Tesi antiriciclaggio. Oltre il macero (e le pellicole)

È arrivato il momento che le università provvedano ad archiviare digitalmente i lavori degli studenti.

Ne hanno parlato addirittura i telegiornali; e sui social quella foto è circolata abbastanza velocemente: tre cassonetti per la raccolta della carta pieni di tesi di laurea destinate al macero e – si spera – al riciclo.
È stato però eccessivo il tono scandalistico che ha accompagnato la notizia. Benché la tesi rappresenti un... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 22 magio 2014.
Leggilo qui.

Il diritto a non essere indicizzati: la controversa questione del diritto all'oblio in rete

Esiste o non esiste il diritto all'oblio in rete? E se esiste quali sono i suoi confini e le modalità per la sua tutela?
In un mondo in cui ogni informazione diffusa in rete è indicizzata dai motori di ricerca e resa potenzialmente trovabile in pochi secondi, coloro che non sono interessati a questo tipo di "notorietà" digitale hanno il diritto a non essere trovati, a non essere ricordati, a non essere indicizzati?
E ancora, qual è il confine tra il diritto alla riservatezza di un individuo e il diritto degli altri soggetti ad essere informati su ogni fatto potenzialmente utile alla collettività? In altre parole, qual è il confine tra cronaca e "impertinenza"?
Un dubbio che attanaglia da tempo gli studiosi del diritto di internet e che diventa davvero centrale per un corretto inquadramento giuridico delle attività di gestione dell'informazione online, su cui si basa tutto il business di colossi come Google e Facebook.

Lo scopo di questo post non è quello di dare risposte; troppo complesso il tema per essere sufficientemente sviscerato in un articolo. Lo scopo è più che altro quello di mettere meglio a fuoco quali sono le problematiche che entrano in gioco. E per farlo suggerisco una serie di articoli e notizie, che possono risultare un punto di partenza solido per ulteriori riflessioni.
Di recente, inoltre, una sentenza di massima autorevolezza (Corte di Giustizia UE) ha fornito di questo nodo fondamentale di Internet un inquadramento giuridico destinato a cambiare molto le carte in tavola. Tra gli articoli, segnalo alcuni interessanti commenti alla sentenza.

  • Chi cerca tratta. Google ci deve pensare, con giudizio (di Simone Aliprandi)
    Un mio articolo divulgativo sui rapporti tra Google e la tutela della privacy, anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia e della multa inflitta dal Garante Privacy italiano per StreetView.
 

mercoledì 21 maggio 2014

Posso utilizzare una licenza Creative Commons per un logo?

Mi occupo di grafica e ho realizzato un logo per un'associazione culturale non-profit. Pensavo di applicarvi una licenza Creative Commons per renderlo più liberamente riutilizzabile e riproducibile: è possibile?

RISPOSTA:
Nonostante ci siano stati esempi (specie in seno ad alcuni progetti del mondo open source), bisogna dire che non ha molto senso applicare una licenza CC ad un logo. Lo scopo di un logo non è quello di essere ammirato in quanto opera grafica (nonostante alcuni abbiano un indiscutibile livello di creatività) ma quello di individuare un prodotto commerciale, un'azienda, un progetto, una band. Di conseguenza la sua tutela giuridica rientra più opportunamente nell'ambito del diritto dei marchi e dei segni distintivi. Le licenze Creative Commons sono invece licenze che si basano squisitamente sul diritto d'autore, e quindi sottostanno a logiche completamente diverse.

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puntata n. 49 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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venerdì 16 maggio 2014

Se produco un CD di cover, a chi devo rivolgermi per avere le autorizzazioni sui diritti d'autore?

Sono un musicista che fa serate di pianobar. Vorrei realizzare un CD di tributo ai grandi cantautori italiani con i loro brani registrati secondo una mia originale reinterpretazione. Come faccio a chiedere autorizzazione? A chi mi devo rivolgere?

RISPOSTA:
Trattandosi di diritti d'autore (e non di diritti connessi) ed avendo in Italia un unico ente che si occupa dell'intermediazione dei diritti d'autore (la SIAE), non resta che rivolgersi agli uffici SIAE e chiedere tutta la modulistica. Questo è un caso di utilizzazione di opere dell'ingegno qualificate come “riproduzioni fonografiche” e il soggetto responsabile degli adempimenti in materia di diritti d'autore è il produttore fonografico. In apposita pagina del sito della SIAE sono spiegati gli oneri legati ai diritti d'autore che il produttore deve osservare prima di effettuare la stampa delle copie destinate alla distribuzione e l'elenco delle sedi SIAE abilitate a gestire pratiche di questo tipo. Al produttore, ai fini del rilascio della licenza di utilizzo delle opere incise sul CD, sarà quindi richiesto l’elenco delle opere utilizzate con l’indicazione del titolo, degli autori ed eventuali editori, della durata, degli interpreti ed esecutori, del proprietario della registrazione e dell’anno di prima pubblicazione.

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puntata n. 51 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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I risultati dell'indagine AIGA sull'attuazione del processo telematico

Venerdì 9 maggio e sabato 10 maggio a Parma si è tenuta #lanuovagiustizi@, la Prima conferenza nazionale sull'ordinamento giudiziario (programma completo).
Nel pomeriggio di venerdì si è dibattito sullo status del processo civile telematico oggi a 6 settimane dalla fatidica data del 30 giugno e sulla base dei dati raccolti da AIGA con un'apposita indagine.
Dall'indagine sembra emergere una situazione ancora troppo incerta e un livello di attuazione troppo "a macchia di leopardo". Secondo i dati AIGA, solo due tribunali su tre sono effettivamente pronti, e, come si sottolinea in un apposito lancio di agenzia (che riportiamo in versione immagine ex art. 70 comma 1bis legge 633/41), "i risultati non sono affatto confortanti". [cliccare sull'immagine per ingrandirla].



Riportiamo di seguito anche l'audio dell'intervento di Luigi Martin di AIGA, in cui si presentano i risultati dell'indagine, come registrato e pubblicato dal sito RadioRadicale.it (sotto licenza CC by 2.5 Italia - vedi fonte).
Per l'audio dell'intera giornata, invece, clicca qui.

Report: l'indagine AIGA sull'attuazione del PCT. 30.06.2014: Apocalypse now? Luigi Martin (responsabile Nazionale AIGA per il PCT)



A questo intervento, nel pomeriggio di venerdì, è seguta una tavola rotonda dal titolo "Il Processo Civile Telematico: una grande opportunità per i cittadini, le imprese e l'economia" con interventi di Giuseppina Casella, C.S.M.; Daniela Intravaia, Direttore Generale D.G.S.I.A.
Poi è stata la volta di un dibattito con diversi punti di vista sul tema:
• Il punto di vista dell’Avvocatura - Maurizio Sala, Avvocato in Milano
• Il punto di vista della Magistratura - Barbara Fabbrini, Giudice del Tribunale di Firenze
• Il punto di vista del Ministero - Giulio Borsari, D.G.S.I.A.;
dibattito che sembra la versione meno ironica di quello da me prospettato nell'articolo "La digitalizzazione della giustizia italiana: a chi tocca?".

Infine vi è stato il workshop "Il pagamento telematico delle spese di giustizia: questo sconosciuto", introdotto da Leonardo Pasetto (Giunta Nazionale AIGA) e tenuto da Simone Corso (Responsabile Sviluppo Giuridico Nord UniCredit Credit Management Bank).

giovedì 15 maggio 2014

Chi cerca tratta. Google ci deve pensare, con giudizio

Il giudice ha stabilito che l’attività di un motore di ricerca deve rispettare la normativa sulla privacy. Finisce l’irresponsabilità?

È di sei settimane fa la notizia di una multa di un milione di euro inflitta a Google dal Garante Privacy per non aver reso riconoscibili a sufficienza le Google Car sguinzagliate nel 2010 sul territorio italiano per il servizio Street View.
Una somma che Google penso possa tirar fuori dalla tasca come noi facciamo quando un amico ci dice che non ha moneta per prendere il caffè al distributore; e che probabilmente è stata preventivata nel... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 15 maggio 2014.
Leggilo qui.

martedì 13 maggio 2014

Posso utilizzare il logo della band sui gadget anche se non è un marchio registrato?

La mia band ha una discreta notorietà a livello locale e volevamo realizzare magliette e berretti con il nostro logo da distribuire come gadget. Però non abbiamo mai registrato il marchio. È un problema?

RISPOSTA:
Come abbiamo già accennato in una precedente puntata, il logo di una band può in alcuni casi essere considerato un vero e proprio marchio. I diritti di tutela di un marchio si acquisiscono pienamente con la registrazione dello stesso che può essere fatta solo a livello nazionale, oppure a livello europeo o addirittura a livello internazionale (con costi via via maggiori). Tuttavia la legge prevede che, a certe condizioni, si riconosciuta una tutela anche al marchio di fatto, cioè ad un marchio che, pur non essendo stato formalmente registrato, è effettivamente usato come segno distintivo. La tutela del marchio di fatto è ovviamente “meno forte” e dà meno certezze al suo titolare sul piano probatorio, tuttavia può comunque essere sempre invocata di fronte a un giudice. Ne consegue che, se siete sicuri che il logo da voi utilizzato è originale e non rischia di confondersi con qualche altro marchio preesistente, potete tranquillamente utilizzarlo anche per attività di merchandising. Ad ogni modo è consigliabile procedere quanto prima alla registrazione presso l'Ufficio Marchi e Brevetti, così da stare maggiormente tranquilli.

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puntata n. 50 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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lunedì 12 maggio 2014

La girls band che canta durante l'orgasmo: replica musicale dell'esperimento di Cubbit

Una girls band olandese ha preso spunto dalla serie di filmati realizzati qualche mese fa dal fotografo e regista Clayton Cubitt, nei quali si vedevano alcune donne intente a declamare importanti opere di letteratura durante l'orgasmo (vedi).
Con un effetto meno innovativo ma comunque con alto impatto a livello promozionale, anche le ADAM hanno proposto il loro video in cui cercano di rimanere concentrate sulle vibrazioni della musica e non lasciarsi distrarre da altre vibrazioni.
Ecco il video.



Niente standard per i professionisti web: per Iwa Italy è un grave errore

Mentre il Governo sembra aver dato finalmente un’accelerata all’attuazione dell’Agenda Digitale, tutte le principali associazioni nazionali interessate (come Assinform, Assintel, Assinter, Cna Ict e Unimatica Confapi) si sono attivate firmando lo scorso 10 aprile un accordo quadro con l’Agenzia per l’Italia Digitale e muovendosi così verso l’attuazione del programma nazionale per la Cultura, Formazione e Competenze Digitali. L’obiettivo è quello di “allineare l’Italia agli... [continua]

L'articolo, uscito su MySolution Post il 12 maggio 2014, continua con un'intervista a Roberto Scano di IWA Italy. Leggilo qui.

sabato 10 maggio 2014

Il diritto d'autore nella scuola (digitale): le slides de Il digitale a scuola

Ecco le slides dell'intervento che ho tenuto il 10 maggio 2014 a "Il digitale a scuola", evento bolognese tenutosi il 10 maggio 2014 (maggiori dettagli sull'iniziativa, disponibili qui).






venerdì 9 maggio 2014

A Bologna tre giornate sulle autoproduzioni multimediali indipendenti

Domani sera sarò a Bologna ospite di un'iniziativa culturale dedicata alla conoscenza e al dibattito in tema di autoproduzioni multimediali indipendenti e organizzata da a Smk [info], Zic.it [info] e RadioAlSuolo [info].
L'evento si intitola Duepuntozero e si svolge su tre giornate (7, 9 e 10 maggio) nella cornice di Vag61 di via Paolo Fabbri 110.
Riporto qui sotto il programma della giornata di domani (sabato 10) che mi vede coinvolto. Per dettagli su tutta l'iniziativa, rimando a questa pagina web.



  • h13 - Pranzo a cura della mensa “Eat the rich” [info]
  • h15,30 - Radio 2.0: info e musica in movimento
Come lo strumento radiofonico può essere utile per raccontare il mondo e i conflitti che si generano al suo interno? RadioAlSuolo ne discute con Radio Onda D’Urto (Brescia) e Radio Rise Up (Livorno).
  • h17 - Informazione e tutele legali
Produrre informazione autogestita, consapevoli dei rischi che si corrono quando ci si muove in piazza e quando si pubblica. Zic.it ne parla con l’avv. Andrea Ronchi.
  • h18,30 - Licenze Creative Commons e multimedia
Tra tutela e libera diffusione delle opere creative, le licenze CC possono oggi rispondere ai cambiamenti apportati dal web 2.0? Smk Videofactory discute dei vantaggi e dei limiti delle licenze CC con la partecipazione dell’avv. Simone Aliprandi, responsabile del progetto Copyleft-Italia.it - www.aliprandi.org
  • h19,30 - Aperitivo e grigliata
  • h21 - Bologna Calibro 7 Pollici
Dall’incontro delle due trasmissioni radiofoniche To The Foundation e Soul Travelin’ nasce la Bologna Calibro 7 Pollici, una serata dedicata alle sonorità della black music d’annata rigorosamente da vinile scricchiolante. Insieme ai selecters, DJs e collezionisti che si avvicenderanno di volta in volta, riscopriremo i suoni e balleremo sui ritmi della musica nera americana e giamaicana degli anni ’50, ’60, ’70 e ’80.

mercoledì 7 maggio 2014

Il digitale a scuola: evento a Bologna il 9 e 10 maggio

Sabato 10 maggio sono stato tra i relatori di questo evento bolognese dedicato alla scuola digitale. Riporto qui il programma delle due giornate. Per maggiori dettagli sull'evento, clicca qui.
Per visionare le slides del mio intervento, clicca qui.




Venerdi 9 Maggio h. 9-13 - presso Teatro Testoni Via Giacomo Matteotti, 16
- Tra presente e futuro…


Introduzione ai lavori: Stefano Versari Vice Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna

Le sperimentazioni regionali…
  • Roberto Bondi (Servizio Marconi TSI) - Il quadro di insieme
  • Mirco Dondi e Chiara Serafini (Coop Estense) - Perché sostenere le scuole?
  • Giovanni Govoni e Luigi Parisi (Servizio Marconi TSI) - Il modello di dotazione mixed mobile
  • Ma… funziona? Evidenze e riscontri dalle azioni condotte nelle scuole con il setting mixed-mobile. Narrazioni di docenti di scuola primaria e secondaria
Break – Coffee & Pastry

…in vista dei possibili sviluppi
  • Enzo Zecchi (formatore, Lepida Scuola USR ER) Apprendere con le tecnologie
  • Gabriele Benassi (Servizio Marconi TSI) BYOD- alla ricerca della sostenibilità

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Venerdi 9 maggio h. 14.30 – 18, presso Teatro Testoni Via Giacomo Matteotti, 16


La classe inclusiva
  • Graziella Roda (Ufficio Integrazione, USR ER) Insegnare come ciascuno apprendeFrancesco Valentini (Servizio Marconi TSI) Visual Design e bisogni speciali. Come impiegare i mediatori visivi in un’ottica inclusiva.
Break – Coffee & Pastry
  • Wikimedia Italia: L’uso delle immagini in rete – questioni di diritti e di proprietà
  • Cts di Bologna, Cadeo e Ferrara: Buone pratiche e sperimentazioni in Emilia-Romagna

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Sabato 10 maggio h. 9-13, presso Sala Bossi del Conservatorio “G. B. Martini”, P.zza Rossini, 2:
- La scuola in un mondo digitalizzato. Voci a confronto (interventi e discussioni – apporti del pubblico)


conduzione: Daniele Barca (Dirigente Scolastico)
introduzione: Luigi Guerra (Direttore Dipartimento di Scienze Dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», UniBo)

Interventi dalla sala e dalla rete –  live twitting: #digiascuola

Scuola e dintorni…
  • Mario Agati (docente, blogger e altro),
  • Roberto Bondi (Servizio Marconi TSI),
  • Luca Ghirimoldi (progetto Oil Project – “gratis, online, per tutti”),
  • Simone Aliprandi (Copyleft-Italia)

Break – Coffee & Pastry

Premiazione del concorso “IO VIVO QUI” un’iniziativa AICA-USR Emilia-Romagna: Andrea Covini (Vice-Direttore AICA)

…e-teachers
  • Paola Arduini (Roma, scuola primaria),
  • Anna Rita Vizzari (Sestu, Cagliari,  scuola secondaria di primo grado),
  • Elena Pezzi (Bologna, scuola secondaria di secondo grado)

I 5 primi passi per uno studio legale digitale

Il passaggio ad una giustizia digitale influisce pesantemente sulle modalità di lavoro quotidiane dell’avvocato. Alcuni sono pronti al cambiamento; altri, per ragioni generazionali o di poca predisposizione alla tecnologia, fanno ancora fatica. Ecco alcuni semplici suggerimenti per passare ad una gestione digitale dei documenti dello studio. 
(Articolo uscito su LaLeggePerTutti il 6 maggio 2014; vedi).




Partiamo da un semplice passaggio logico: se escludiamo il caso di qualche isolato cultore dell’antiquariato che ha ancora in studio una macchina da scrivere, ogni documento viene ormai redatto con il computer ed è quindi, fin dall’origine, un documento digitale.
Nella prassi tradizionale un documento è digitale solo in una fase transitoria, all’inizio della sua vita; poi viene stampato e da quel momento inizia a vivere sotto forma di oggetto materiale, fatto di carta e inchiostro. Viene messo nei fascicoli cartacei, viene fotocopiato in altre copie cartacee e addirittura alcuni usano contraddistinguere l’originale e la copia con appositi timbri (“originale”, “copia”).
Facciamocene una ragione: questo modello non ha più ragion d’essere! Se persiste è principalmente perché una buona fetta dei professionisti non vuole aprire gli occhi e fa resistenza al cambiamento. D’altro canto, ormai buona parte dell’attività dello studio legale viene fatta costantemente in digitale; e da quest’anno ora anche l’attività processuale.
I documenti digitali dovrebbero quindi essere la norma, mentre i documenti cartacei dovrebbero rimanere l’eccezione, cioè dovrebbero essere usati solo in quei casi in cui è strettamente necessario (casi che tuttora sussistono e che via via si assottiglieranno).
Dunque, acquisita consapevolezza di questa solenne verità, non possiamo far altro che accettare la sfida del cambiamento e iniziare progressivamente ad abbandonare le vecchie prassi.
Ecco quelli che secondo me sono i cinque primi passi per l’avvocato digitale, ovvero alcuni suggerimenti essenziali per coloro che ancora non sanno come gestire la transizione al digitale.

1) Non stampare nulla che non sia necessario stampare

Che senso ha stampare un documento che poi, quasi sicuramente, circolerà solo in versione digitale? Vogliamo davvero perdere le foreste del pianeta per produrre carta che poi non fa altro che occupare spazio sui nostri scaffali o essere mandata al macero? Io attualmente ricevo circa 15-20 email al giorno e ne invio altrettante; se le stampassi tutte, non so quanto spenderei in risme di carta e toner.
Bisogna quindi abituarsi a leggere e lavorare il più possibile sullo schermo. Lo so che leggere su uno schermo stanca di più rispetto alla carta; ma d’altronde non c’è scelta. Come per ogni cosa, la forza dell’abitudine e qualche accortezza (come ad esempio l’uso di gocce idratanti per gli occhi e di schermi di buona qualità) può aiutare molto.
Non escluderei l’ipotesi di comprare un lettore ebook senza retro-illumnazione (cosiddetti “a inchiostro elettronico”) per poter semplicemente leggere i documenti quando si è in studio; ma anche quando si è in udienza o in treno. La sensazione è proprio quella di leggere su un foglio di carta.

2) Ricordati che un testo digitale permette di fare più cose di un testo cartaceo

Molti obbiettano che non potranno mai abbandonare la carta perché, sui loro documenti, amano fare sottolineature, annotazioni a margine, richiami su post-it… Tenete però presente che esistono software che permettono di fare tutte queste cose (anche se – ovviamente – in modo diverso). Inoltre, nel passaggio da testo cartaceo a testo digitale avete più da guadagnare che da perdere: le cose che si possono fare con un testo digitale sono di gran lunga superiori rispetto alle sottolineature con l’evidenziatore fluo e i post-it. Provare per credere.

3) Impara ad archiviare correttamente i documenti digitali (il fascicolo digitale)

Quando si gestiscono documenti importanti e numerosi non si può pensare di salvarli senza una precisa logica, come ad esempio ammucchiandoli sul Desktop o lasciarli salvare in automatico nella cartella “Download” del pc. Organizziamo le cartelle e i file con criteri razionali, dando loro nomi che permettano di individuare facilmente la pratica a cui si riferiscono e il loro effettivo contenuto.
È importante creare un vero e proprio fascicolo digitale, cioè una cartella nell’hard disk che sia l’effettiva corrispondente del fascicolo cartaceo in cui siamo sempre stati abituati ad infilare i documenti di una pratica. Dunque, tutti i documenti della pratica (anche quelli originariamente in formato cartaceo) dovranno essere salvati in formato digitale e inseriti nell’apposita cartella-fascicolo. In quel modo sapremo che ogni documento della pratica X si troverà sempre nella relativa cartella-fascicolo.

4) Convinciti che la carta non è più sicura dei bit

L’idea che la carta sia più sicura dei bit è solo un effetto collaterale della nostra diffidenza e poca dimestichezza con la tecnologia: un retaggio di secoli e secoli di archiviazione cartacea dei documenti. Con la carta ci siamo cresciuti fin dagli anni dell’asilo e ci sembra uno strumento molto più sotto il nostro controllo. Stiamo invece “maneggiando” software e informazioni digitali solo da alcuni anni e, avendo logiche più complesse e meno tangibili, non ci danno la stessa tranquillità. Invece, se si rispettano alcune semplici regole relative al back-up dei dati, l’archiviazione di dati digitali è più sicura e funzionale dell’archiviazione cartacea.

5) Tieni presente che gli atti del processo telematico sono necessariamente digitali

Tutti ormai sappiamo che, dal 30 giugno 2014 in poi, gli atti del processo ufficiali saranno quelli digitali e non più quelli cartacei. Sarà una vera rivoluzione “copernicana” della giustizia. Negli atti processuali digitali saranno incorporati metadati (cioè dati nascosti e incorporati nel file) relativi alla loro provenienza, al loro destinatario, alla loro datazione. Questi metadati hanno senso solo se interpretati dal computer e non sono riproducibili in formato cartaceo. Dunque, se stampiamo su carta gli atti del processo telematico abbiamo fatto solo una loro “brutta copia”. Cosa ce ne facciamo?

Queste sono solo accortezze generiche, che possono adattarsi a qualsiasi sistema operativo. Se si vuole fare un passo in più non resta che affidarsi a suite software specializzate nella gestione dello studio legale, che permettono di gestire il flusso di documenti in maniera integrata ed efficiente, collegandolo alle scadenze giudiziali e al sistema di parcellazione e fatturazione. Chiaramente hanno un costo e necessitano un po’ più di pazienza per imparare ad usarle; ma sicuramente i vantaggi che possono portare alla gestione dello studio legale sono molti.

martedì 6 maggio 2014

Avvocati: obbligo di assicurazione e del POS. Quale senso per i “para-subordinati”?

Ripropongo qui un articolo che ho scritto l'anno scorso per LaLeggePerTutti e che risulta ancora molto attuale.

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Tra le cose assurde di cui anche gli avvocati “para-subordinati” sono tenuti a farsi carico, due sono quelle che sfiorano il paradossale: l’assicurazione sulla responsabilità professionale e l’installazione del dispositivo POS.

Abbiamo già visto quali e quante sono le spese imposte dalla legge agli avvocati, tra cui alcune davvero bizzarre. Tra queste ve ne sono alcune di cui anche gli avvocati “para-subordinati” (categoria di cui si è parlato in un precedente articolo) sono tenuti a farsi carico ma che nel loro caso sfiorano il paradossale: l’assicurazione sulla responsabilità professionale e l’installazione del dispositivo POS per i pagamenti con carte elettroniche.

Mettiamo subito in chiaro che con il termine “para-subordinati” intendiamo tutti coloro che, pur essendo formalmente liberi professionisti (iscritti all’albo e dotati di partita IVA), lavorano di fatto alle dipendenze di uno studio associato o comunque di un altro avvocato. Costoro non hanno mai avuto, né mai l’avranno un rapporto diretto con il cliente: il titolare del mandato professionale è e sempre sarà il loro “datore di lavoro”, il quale, tranne in casi eccezionali, è anche il firmatario di tutti gli atti di causa, della corrispondenza con controparte, della documentazione, ecc. Dunque è quest’ultimo ad assumersi ogni responsabilità professionale e, soprattutto, è lui ad emettere parcella verso il cliente e a ricevere il relativo pagamento.

Ci si chiede, quindi, che senso abbia che anche gli avvocati-collaboratori siano dotati della polizza assicurativa e a maggior ragione di un apparecchio POS.

Eppure la lettera delle norme in questione non fa alcuna distinzione in merito al tipo di attività svolta dal professionista e impone che, con la mera iscrizione all’albo, ci si debba “attrezzare” in tal senso.

Ancora una volta si conferma l’esigenza di fare le debite distinzioni e riconoscere, una volta per tutte, anche a livello normativo, una situazione di fatto ormai conclamata. E ciò potrà realizzarsi solo creando un’apposita categoria simile ai “paralegal” del sistema anglo-americano, alla quale siano imposti meno obblighi e offerte maggiori garanzie contrattuali e previdenziali.

Com'è amministrata la giustizia in Italia? La pagina di protesta sul Corriere

Alcune associazioni e gruppi informali di avvocati (principalmente provenienti dai fori di Cagliari e Lecce) hanno acquistato mezza pagina del quotidiano "Il Corriere della Sera" di oggi martedì 6 maggio 2014 per spiegare a tutti i cittadini i motivi della protesta che stanno portando avanti oramai da tre mesi, ovvero da quando a febbraio è stata avviata l'ultima fase della riforma della professione.*
Riporto una foto della pagina (rigorosamente "degradata" ex art. 70 L. 633/41).
Cliccate sull'immagine per leggerla a massimo ingrandimento.



* Si vedano questi articoli:
Ne parlano anche:

sabato 3 maggio 2014

Aggiornamento delle specifiche tecniche in materia di PCT: il commento di Luca Sileni

E’ di pochi giorni fa la notizia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle nuove regole tecniche tecnico in materia di processo telematico.
Il Provvedimento 16 aprile 2014 -- Specifiche che tecniche previste dall’articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, recante regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione, nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010, n. 24 (vedi testo integrale) va a sostituire il precedente testo normativo del 18 luglio 2011.
Cerchiamo di capire quali siano le principali novità introdotte:
  • È stato inserito l’art. 9 bis relativo all’alimentazione del registro PEC delle Pubbliche Amministrazioni.
    Il riferimento, però, non è al c.d. IPA cioè all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, ma al Registro contenente gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata delle Amministrazioni pubbliche ai sensi del DL 179/2012 art 16, comma 12 che è consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati attraverso il proprio punto di accesso oppure attraverso il portale dei servizi telematici del Ministero https://pst.giustizia.it/PST/it/homepage.wp?redirectflag=1.
  • È stato modificato l’art. 12, comma 2, con l’inserimento, accanto al CADES-BES, del formato PADES-BES per la firma dell’atto telematico.
    Benché l’innovazione sia apprezzabile e di notevole importanza (sulle pagine del mio blog mi sono già dilungato sulla maggiore versatilità del formato PADES rispetto agli altri formati di firma digitale) a mio avviso, però, potrebbe non rappresentare un vero e proprio punto di svolta nella scelta del formato di sottoscrizione da utilizzare nel PCT.
    Il PADES infatti, come anche facilmente intuibile dall’estensione dell’acronimo (PDF Advanced Electronic Signature), è utilizzabile esclusivamente per la sottoscrizione di file in formato PDF mentre il CADES ha decisamente meno restrizioni in ordine ai formati di file su cui può essere apposta la firma digitale.
    Se nessun problema si pone per l’atto principale – che anche in base al nuovo provvedimento 16 aprile 2014 deve essere in formato pdf testuale – lo stesso non può dirsi per il file datiatto.xml.
    Sottolineo, infatti, che sia il precedente provvedimento del 18 luglio 2011 che l’attuale provvedimento del 16 aprile 2014 (art. 12 comma 1, lett. e), richiedono che l’atto da depositarsi telematicamente sia affiancato da un file in formato .xml da sottoscriversi con firma digitale o firma elettronica qualificata.
    Il file datiatto.xml, quindi, non potrà comunque essere sottoscritto in PADES-BES e l’Avvocato telematico dovrà, qualora decida di utilizzare detto formato, inutilmente complicarsi la vita scegliendo detto formato di firma per l’atto principale ed uno diverso (il CADES-BES) per il file datiatto.xml.
    Oltre a questo molti redattori di buste telematiche danno la possibilità di firmare tutti i documenti allegati in un'unica soluzione, facilitando di gran lunga il lavoro del Professionista.
    Ebbene il classico “firma tutto” non potrà far uso dello standard PADES-BES.
    Per tali ragioni non credo che i software di redazione opteranno per la scelta di questo formato come standard predefinito ma, allo stesso tempo, ritengo l’innovazione importante per aver introdotto finalmente una sostanziale equiparazione fra i due formati.
    Oggi quindi, a maggior ragione, sarà consigliabile l’utilizzo del formato PADES-BES (decisamente più semplice da gestire e da leggere) nelle comunicazioni fra titolari di indirizzi PEC.
  • Altra importante innovazione introdotta dal Provvedimento 16 aprile 2014 è quella dell’art. 13, comma 1, che – come da tempo richiesto da Dottrina e Professionisti – inserisce fra i formati di file di cui è consentito il deposito tramite il PCT gli .eml e gli .msg, ossia, i classici formati in cui vengono salvati i file di e-mail.
    Il normatore, in questo caso, perde però l’opportunità per equiparare realmente Processo Civile e Processo Civile Telematico, poiché il nuovo art. 13 del Provvedimento in commento consente il deposito di file:
    a)  .pdf;
    b)  .rtf;
    c)  .txt;
    d)  .jpg;
    e)  .gif;
    f)  .tiff;
    g)  .xml.
    h) .eml, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere precedenti.
    i) .msg, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere da a ad h.”
    Ciò comporterà, di conseguenza, l’impossibilità di depositare le classiche mail – non certificate – che non contengano allegati.
    Gli scambi di messaggi e le conversazioni che potremmo aver interesse a depositare in Giudizio, quindi, non potranno in realtà trovare posto nel nostro fascicolo digitale o, comunque, se depositate, potrebbero essere oggetto di eccezione da parte del Collega “avversario”.
    E’ certamente vero che le classiche mail non certificate, ma anche le PEC, che non contengano in allegato la missiva sottoscritta digitalmente, recheranno informazioni che – secondo prassi e Dottrina – vengono considerate sottoscritte con firma elettronica c.d. semplice e come tali non idonee a fare piena prova in Giudizio ma, unicamente, liberamente valutabili dal Magistrato (si veda il Codice dell’Amministrazione Digitale), ma è – allo stesso tempo – vero che non può essere il normatore (oltretutto di rango regolamentare) ad impedirmi di depositare un documento che il Giudice in un procedimento “non telematico” potrebbe comunque– seppur liberamente – valutare.
    A questo aggiungo che, quasi sotto silenzio, scompare dall’elenco dei formati di file utilizzabili per gli allegati l’odf (formato di documento aperto).
    Eliminazione forse indolore per la maggior parte dei Colleghi ma francamente incomprensibile per chi, come il sottoscritto, da anni promuovere il software libero ed i formati aperti.
  • Tornando alle novità introdotte dal Provvedimento 16 aprile 2014, deve infine essere citato l’art. 19 bis che specifica e chiarisce le regole da osservare in tema di notificazioni digitale effettuate in proprio dall’Avvocato, andando così ad integrare la normativa già prevista dall’art. 3 bis e ss. della L. 53 del 1994.
    L’articolo in commento si occupa finalmente di definire le modalità di deposito telematico delle ricevute degli atti notificati via PEC e lo fa riferendosi anche agli atti introduttivi del Giudizio, quali la citazione. Notevole passo avanti, quest’ultimo, verso la digitalizzazione completa del Giudizio Civile.

In virtù del breve commento sopra riportato, il dato che emerge con chiarezza è che il normatore sta certamente cercando di ovviare – prima dell’entrata in vigore “ufficiale del PCT” – ad una serie di problematiche già evidenziatesi nel corso degli anni di sperimentazione ma, purtroppo, in alcuni casi lo fa creando ulteriori e nuove problematiche da risolvere.
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Articolo di Luca Sileni, pubblicato originariamente qui il 2 maggio 2014 (licenza Creative Commons by-sa).
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venerdì 2 maggio 2014

Il capo vuole dati open. Al carattere penseremo dopo

E se davvero cominciasse un’epoca rivoluzionaria nella quale non c’è più bisogno di mettersi in coda per avere un certificato?
L’altro giorno ho sentito le parole open data pronunciata in un telegiornale nazionale. L’occasione è stata la conferenza stampa con cui il premier Renzi ha annunciato la riforma della pubblica amministrazione italiana.
Certo, è solo un annuncio e ancora non si è visto il disegno di legge, e di annunci simili rimasti inattuati ne abbiamo sentiti fin troppi per lasciarci travolgere dall’entusiasmo.
In rete però è subito circolata la... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 2 maggio 2014.
Leggilo qui.

giovedì 1 maggio 2014

Processo telematico: Pubblicate le nuove specifiche tecniche ex art. 34 DM 44/2011

Sulla Gazzetta Ufficiale 30.04.2014, n. 99 – Serie Generale, è stato pubblicato il provvedimento del Ministero della Giustizia 16 aprile 2014, recante le  “Specifiche tecniche previste dall’articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, recante regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione, nel processo civile e nel processo penale, delle  tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito  nella legge 22 febbraio 2010, n. 24″.
In sostanza, trattasi dell’aggiornamento della normativa tecnica inerente il Processo Civile Telematico, rimasta immutata dal precedente provvedimento del 18 luglio 2011: era necessario, pertanto, addivenire ad una revisione delle specifiche tecniche, onde adeguale alle novità occorse con le disposizioni legislative del 2012 e del 2013, in particolare con riferimento alle modifiche apportate alla Legge 21 gennaio 1994, n. 53 sulle notifiche in proprio degli avvocati.

In attesa di un approfondito commento, segnalo come novità maggiormente rilevanti:
  • L’art. 12, comma 2, ha introdotto (come da anticipazioni) la firma digitale PADES-BES accanto alla già esistente firma CADE-BES.
  • L’art. 13, comma 1, ha inserito, tra i formati consentiti, il formato .eml ed il formato .msg: la previsione è importante, poiché si era fatto osservare che le specifiche tecniche non consentivano il deposito delle PEC contenenti le notificazioni eseguite in proprio dagli avvocati, ai sensi del novellato art. 3bis della Legge 53/1994. Il formato assumibile dal messaggio di posta è, infatti, quello .eml o .msg. Precisa l’art. 13, comma 1, lett. h) ed i), tuttavia, che .eml e .msg sono formati consentiti, purché contenenti file nei formati ammessi dalle lettere precedenti.
  • L’art. 19bis specifica in maniera più profonda le regole da osservare per le notificazioni eseguite dagli avvocati per via telematica.
  • Gli artt. 22 e 23, infine, disciplinano la richiesta ed il rilascio delle copie digitali, anche autentiche.
Per un commento più approfondito, leggi qui
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