giovedì 31 luglio 2014

In che modo è tutelata una banca dati?

Sto realizzando un database di immagini di pubblico dominio prese da giornali d'epoca. C'è una tutela per il mio lavoro?

RISPOSTA: Le banche dati, tra le creazioni intellettuali prese in considerazione dal diritto della proprietà intellettuale, sono quelle che necessitano il maggior numero di precisazioni e il più alto livello di approfondimento a causa delle loro implicazioni peculiari. Esse infatti sottostanno in Unione Europea ad un regime di tutela diverso rispetto agli altri contesti normativi. Una direttiva europea del 1996 ha istituito un particolare diritto, chiamato non a caso “diritto sui generis”, con il quale possono essere tutelate anche le banche dati prive del requisito del carattere creativo. Questo diritto consiste nella possibilità per il costitutore della banca dati di vietare le operazioni di estrazione o di reimpiego della totalità o di una parte sostanziale della stessa. Questo diritto dura 15 anni dalla costituzione della banca dati. Le banche dati che invece denotino il requisito del carattere creativo (ad esempio per la scelta particolarmente originale con cui i materiali sono disposti e organizzati al suo interno) può comunque essere considerata opera dell'ingegno a tutti gli effetti e quindi essere tutelata con un pieno diritto d'autore (70 anni dalla morte dell'autore).
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aliprandi.org/pillole
Si crea così un sistema di tutela “a doppio binario” che rende la materia particolarmente complessa e articolata. È sottinteso che questa disciplina speciale si riferisce comunque alla banca dati in sé e non ai materiali in essa contenuti. Infatti se la banca dati contenesse fotografie o poesie, queste opere sarebbero comunque tutelate dal loro autonomo regime di diritto d'autore. Per maggiori dettagli si vedano gli articoli 64-quinquies, 102-bis e 102-ter della legge 633 del 1941.
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puntata n. 60 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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venerdì 25 luglio 2014

Bisogna pagare la SIAE anche per le feste private?

Devo pagare la SIAE anche in occasione di una festa privata, come ad esempio un matrimonio?

RISPOSTA: L'articolo 15 della legge 633 del 1941, recentemente riformato, si occupa di definire il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico; ovvero, tra i vari diritti spettanti all'autore, quello che entra in gioco in tutte le esecuzioni e rappresentazioni di fronte ad un pubblico fisicamente presente. Lo stesso articolo si preoccupa di precisare il concetto di “pubblico” che può effettivamente essere passibile di interpretazioni molto elastiche. Al comma 2 si legge: “Non sono considerate pubbliche l’esecuzione, la rappresentazione o la recitazione dell’opera effettuate, senza scopo di lucro, alternativamente: a) entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero; b) all’interno delle biblioteche, a fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione delle opere stesse.” Per rispondere al quesito bisogna riflettere specialmente sulle parole “cerchia ordinaria della famiglia”.
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aliprandi.org/pillole
Occasioni come matrimoni o altre cerimonie spesso coinvolgono più di quella manciata di persone che può essere considerata “cerchia ordinaria” e dunque vengono considerate occasioni in cui si fruisce di musica in un contesto pubblico. La SIAE classifica questo tipo di eventi come “Trattenimenti Privati Gratuiti”, ovvero festeggiamenti a carattere privato nel corso dei quali avvengono esecuzioni di brani musicali appartenenti al repertorio SIAE; e per essi prevede specifiche tariffe. Si va da un minimo di circa 100 euro (più tasse e commissioni) per eventi sotto le 100 persone che prevedano solo ascolto di musica; e si arriva a quasi 600 euro (più tasse e commissioni) per eventi oltre le 300 persone con momenti di ballo.
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puntata n. 59 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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Britannia Open Rules. Diritto contro incrostazioni tecnologiche

È giusto che la pubblica amministrazione parli ai cittadini con formati standard: PDF, HTML, ODF. Ci tocca pure impararlo dagli inglesi.

Alcuni argomenti che affronto nella mia attività di divulgazione hanno sempre appeal, mentre altri che lo meritano rimangono in una luce minore, come interoperabilità e standard aperti. Sono temi generalmente percepiti come ipertecnici e riservati agli addetti ai lavori e di conseguenza sminuiti nella loro importanza.
Da qualche anno a questa parte sono infatti convinto che il dibattito sull’openness si sia fin troppo focalizzato sul... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 25 luglio 2014.
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martedì 22 luglio 2014

La posta elettronica è raccomandata (forse)

“La raccomandata non serve più, ora c'è la posta elettronica certificata!” si usa dire. Eppure i più attenti sanno che l'equiparazione tra lettera raccomandata con avviso di ricevimento e messaggio inviato da un indirizzo Pec ad altro indirizzo Pec necessita alcune importanti precisazioni che spesso sfuggono. Primo tra tutti il concetto di fondo per cui la spedizione di un messaggio Pec ha senso solo se effettuata a un'altra casella Pec. Diversamente il messaggio non fa prova solo dell’avvenuta spedizione, ma non dell’avvenuto ricevimento.
Questo fa sì quindi che la Pec possa di fatto sostituire la raccomandata solo se... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 21 luglio 2014.
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venerdì 18 luglio 2014

In che modo può essere tutelato un software?

Sono uno sviluppatore e finalmente sono riuscito a mettermi in proprio costituendo una start-up. Quindi ora inizio a pormi più direttamente il problema di come tutelare le mie creazioni. Com'è tutelato il software in Italia? Posso pensare ad un brevetto?

RISPOSTA: Nonostante alcune legislazioni prevedano la brevettabilità del software (sotto forma di algoritmo), l'ordinamento giuridico europeo prevede che i programmi per elaboratore siano tutelati dal diritto d'autore. Più precisamente, l'articolo 1 comma 2 della legge 633 del 1941 precisa che “i programmi per elaboratore sono tutelati come opere letterarie.” Se questa affermazione può risultare bizzarra a chi non ha dimestichezza con lo sviluppo di software ma non di certo a chi invece conosce un minimo il mondo informatico.
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Il software infatti viene sviluppato sotto forma di codice sorgente utilizzando uno dei vari linguaggi di programmazione disponibili. A seconda del linguaggio utilizzato e delle funzionalità che si vogliono attribuire al programma, il codice sorgente assume una specifica sintassi; ciò lo avvicina ad una sorta di “manuale di istruzioni” impartito al computer per poter funzionare e per poter essere utilizzato dall'utente. Di conseguenza ciò che effettivamente viene tutelato (e che quindi deve essere munito del requisito del carattere creativo) è proprio il codice sorgente; d'altronde le stesse funzionalità possono essere realizzate tecnicamente attraverso diversi linguaggi di programmazione e diversi codici sorgenti.
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puntata n. 58 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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martedì 15 luglio 2014

Presentazione di "Pillole di diritto per creativi e musicisti" presso SpazioYatta!

Ricordo a tutti gli amici della zona di Milano che oggi nel tardo pomeriggio sarò a SpazioYatta! (zona Porta Garibaldi) per un aperitivo di presentazione del libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e SIAE".
Inizieremo alle 18.30 con un buffet di benvenuto (ad offerta libera) e passeremo poi verso le 19 alla presentazione del libro condotta da Marco Lanza dell'Associazione Codice&Bulloni e con la partecipazione di Nicola Cavalli di Ledizioni (casa editrice del libro).
Vi aspetto numerosi e... fate circolare la notizia!
Maggiori dettagli sulla serata www.spazioyatta.it/pillole-di-diritto-copyright-licenze-siae/.
Informazioni sul libro: http://aliprandi.blogspot.it/2014/05/pillole-diritto-creativi-musicisti.html.

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[addendum del 23 luglio 2014] Ecco alcune foto della serata


da sinistra: l'autore Simone Aliprandi, Nicola Cavalli di Ledizioni e Marco Lanza di Yatta!

lunedì 14 luglio 2014

Che diritti ha di preciso il produttore discografico?

Che diritti ha di preciso il produttore discografico? E quanto durano?

RISPOSTA: Il produttore discografico (anzi, come dice la legge italiana, “il produttore di fonogrammi”) è definito dall'articolo 78 della legge 633 del 1941 come “la persona fisica o giuridica che assume l'iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni.” Come precisato dal precedente articolo 72, egli ha il diritto esclusivo: a) di autorizzare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, dei suoi fonogrammi in qualunque modo o forma, in tutto o in parte e con qualsiasi processo di duplicazione; b) di autorizzare la distribuzione degli esemplari dei suoi fonogrammi; c) di autorizzare il noleggio ed il prestito degli esemplari dei suoi fonogrammi; d) di autorizzare la messa a disposizione del pubblico dei suoi fonogrammi in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.
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Questi diritti, classificati come diritti connessi, durano formalmente cinquanta anni dalla data della fissazione; tuttavia se durante tale periodo il fonogramma è lecitamente pubblicato, i diritti scadono settanta anni dopo la data di quella prima pubblicazione.
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puntata n. 57 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
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venerdì 11 luglio 2014

L’Agenzia delle entrate ha il database facile. Così poco fiscale, sul copyright

È positivo l’uso di dati con licenza open da parte della Pubblica amministrazione. Che se poi lo riconoscesse…

La notizia ha già fatto il giro della rete, dal momento che vede protagonista un ente come l’Agenzia delle entrate; e riguarda una non sottovalutabile violazione di copyright di cui l’Agenzia si è macchiata nei giorni scorsi.
Anzi, per la precisione ad essere stato violato è il cosiddetto diritto sui generis che tutela le banche dati e il soggetto che ha subito la violazione è il progetto OpenStreetMap (OSM).
OSM è un lungimirante progetto di... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline l'11 luglio 2014.
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giovedì 10 luglio 2014

Il non prezzo della privacy ha un prezzo

Prendendo il LA dal tema delicato della transizione di molti atenei pubblici italiani a Gmail (come segnalato a suo tempo da Andrea Rossetti e recentemente anche da Luciano Paccagnella) e approfondendo una riflessione fatta qualche mese fa da Gianluigi Marino, segnalo un mio articolo dal titolo "Il non prezzo della privacy ha un prezzo", uscito oggi su MySolution Post.
Una riflessione (che vi invito a leggere attentamente) su cosa succede quando si paga un servizio in "privacy" invece che in euro.

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Qual è il prezzo della privacy? Ce lo chiediamo in molti e nessuno riesce a fornire una risposta. Un problema non da poco dato che la privacy sembra essere il bene di scambio per eccellenza nel mercato dei servizi Internet. Pensare che servizi come Facebook e Gmail siano gratuiti per il semplice fatto che non richiedono una transazione monetaria è una delle grandi ingenuità dei nostri tempi. “Sono gratis perché ti fanno vedere la pubblicità e quindi si ripagano in quel modo” obbiettano i più miopi tra gli ingenui, senza sapere che l'aspetto dell'advertising in... [continua a leggere]

Processo Civile Telematico su Linux (e low cost)

Riporto un utile post a firma di Luca Caldarella e pubblicato sul blog dell'Avola Linux User Group sotto licenza CC by-nc-nd. Dedicato a tutti gli avvocati che come me utilizzano una distribuzione Linux come sistema operativo principale.
Ammetto che, nonostante la spiegazione sia chiara e dettagliata, le operazioni da compiere non sono proprio alla portata di chi per forma mentis non ha molta confidenza con questioni informatiche. Ma direi che è un ottimo punto di partenza.

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Il 30 giugno 2014 è ufficialmente entrato in vigore (D.L. 90/2014 Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari) - anche se per il momento non a pieno regime - il Processo Civile Telematico. Si tratta di una delle più grandi riforme che la giustizia italiana abbia mai attraversato negli ultimi anni e comporta il preciso obiettivo di raggiungere in breve alla completa digitalizzazione dei fascicoli processuali con significativi risvolti in termini di celerità ma anche di maggiore sicurezza.
In questa guida non verra illustrato il funzionamento del Processo Civile Telematico in sé. Per questo esistono già numerose guide e video guide oltre che i vademecum già predisposti dai locali consigli dell'ordine e dai distretti di corte d'appello ai quali vi rimando.

In questa guida ci si limiterà a illustrare solo l'aspetto prevalentemente tecnico per il migliore utilizzo su piattaforme Linux (la distro utilizzata in questa guida è Xubuntu 12.04 LTS) e sopratutto low cost.

Premessa

L'avvio del Processo civile telematico (d'ora in poi PCT) presuppone che il professionista si doti di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) nonché di un dispositivo smart cart necessario per l'apposizione della firma digitale qualificata e per l'identificazione presso il sito istituzionale del Polisweb PCT (necessario per la consultazione telematica dei fascicoli).

Sarà necessario anche un sofware c.d. "imbustatore" (impropriamente anche detto "redattore") e preferibilmente un client di posta elettronica.



1. Il sofware c.d. "imbustatore" e il client di posta elettronica

Il mercato offre numerosissime soluzioni, a volte parecchio costose, a volte con pacchetti "all in one", comprensivo anche di agenda legale, client di posta elettronica e altri gestionali vari. Si tratta di pacchetti che indubbiamente semplificano le operazioni ma che nella stragrande maggioranza dei casi non sono compatibili con Linux.

Per il momento esiste un unico applicativo disponibile, tra gli altri, anche per Linux. E' abbastanza intuitivo e sta già riscuotendo successo anche nelle altre piattaforme, in quanto gratuito, stiamo parlando di SL pct.
SL pct è un sofware gratuito ma non open source, sviluppato per conto della Regione Toscana in linguaggio Java.

Questo software si è dimostrato funzionante con le OpenJDK.
Nel caso in cui si opti per la versione ufficiale di Oracle Java, occorre installare anche le Java Crytography Extentions (JCE)
Per quest'ultimo passaggio vi rimando all'ottima guida presente sul forum dell'Istituto Majorana.

Il client di posta elettronica non è propriamente indispensabile, ma è caldamente consigliato, in quanto il PCT a pieno regime sarà in grado di generare una mole di traffico tale da porre a saturazione nel giro di pochi mesi gli angusti spazi messi a disposizione nella maggior parte dei provider di PEC.
 
Ciò che mi sento di consigliare, in luogo del più rinomato Thunderbird, è Evolution, che a differenza del primo non risente di problemi nella gestione delle PEC, che supporta a pieno, e sopratutto è corredato di un'ottima funzione di backup integrato oltre una comoda agenda.
E' disponibile solo per Linux ed è sviluppato dalla Gnome Foundation, lo trovate comodamente nel PPA di Ubuntu e in quelli della stragrande maggioranza delle altre distro.

2. Scelta della smartcard


L'acquisto della firma digitale qualificata può essere comodamente effettuato da internet presso uno dei tanti soggetti autorizzati ad emetterle (Aruba firma digitale, Postecert, Infocert). Viene venduta in varie configurazioni (chiavetta, lettore da tavolo, firma remota) che si differenziano in genere per il prezzo e per qualche comodo accessorio.
La soluzione adottata nel caso specifico è stata l'acquisto della smart card sciolta da adoperare tramite lettore da tavolo.
Rapprenta la soluzione più economica e assieme riduce il rischio di smarrimento.
Tralascio pertanto ogni riferimento alle c.d. business key, ovvero la firma tramite chiavetta USB, anche perché allo stato attuale non sono disponibili i driver per Linux a 64 bit.

Nel caso specifico la scelta è caduta su Infocert in quanto effettua dei rilasci nativi per Linux (sotto forma di pacchetti deb testati su Ubuntu 10.04 e 12.04, a 32 e 64 bit) del suo software di firma (gratuito ma proprietario), DikeL.
E' bene tenere a mente che DikeL, per il momento, supporta ufficialmente solo Ubuntu 10.04 e 12.04.

Faccio altresi presente che anche le smart card rilasciate da Aruba (che ultimamente pare avere tagliato i prezzi) si prestano al nostro scopo, in quanto il software di firma Aruba Sign gira su tutti i sistemi operativi, compreso Linux 64 bit. Si tratta di un sofware scritto in Java, e perfettamente funzionante con le OpenJDK.

3. Scelta del lettore

In questo caso il consiglio quello di diffidare sempre da quelli forniti in pacchetti "tutto compreso" e procedere piuttosto in proprio l'acquisto di quello maggiormente supportato.

Premetto che ad oggi sono numerosi i dispositivi supportati da driver specifici (tra i tanti anche l'ottimo MiniLector di bit4id).
Nel caso specifico è stato scelto il lettore Gemalto Gem PC USB, peraltro in uso presso le cancellerie di numerosi tribunali, che risulta anche essere tra quelli più a buon mercato.
Lo potete trovare per una decina di Euro on line presso i siti specializzati, su Amazon o nei negozi di forniture per ufficio, e ha altresì il vantaggio di essere compatibile anche con la Carta Nazionale dei Servizi (tessera sanitaria) e con la Carta Regionale dei Servizi della Regione Lombardia, oltre che con le smart card di firma digitale rilasciate dagli altri enti certificatori.

4. Installazione lettore smart card Gemalto Gem PC USB

I driver di questo lettore sono open source e sopratutto sono comodamente disponibili nei PPA di Ubuntu oltre che in quelli di numerose distro (tra le quali anche Fedora).
Per coloro che preferiscono ancora l'approccio tradizionale sarà necessario impartire i seguenti comandi e il gioco è fatto:

apt-get install libccid

apt-get install pcscd


E' tuttavia consigliabile installare anche i seguenti pacchetti:

apt-get install libusb-dev libusb++-0.1-4c2

apt-get install libpcsclite1

apt-get install libpcsclite-dev


Pacchetti facoltativi che ci torneranno utili solo per le verifiche sono:

apt-get install libpcsc-perl

apt-get install pcsc-tools


A questo punto la spia del lettore dovrebbe iniziare a lampeggiare, segno che tutto è andato bene. In ogni caso è bene controllare tramite il solito comando lsusb che il sistema lo abbia riconosciuto.


A questo punto la smart card dovrebbe essere pienamente funzionante e in grado di firmare digitalmente i vostri documenti.
Gemalto GEM PC è un lettore standard, e pertanto viene risconosciuto senza problemi da tutti i sofware di firma.

5. Il sofware di firma

Il processo firma è gestito da un apposito software che dovete installare a parte.
Sfortunatamente non esistono ancora soluzioni open, in quanto il progetto Open Signature sembrerebbe essere abbandonato da anni, e perciò ci si deve affidare a soluzioni prevalentemente proprietarie.

Come già specificato in premessa Dike è il sofware sviluppato per conto di Infocert.
Lo trovate già pacchettizzato in deb ma supporta ufficialmente solo Ubuntu 10.04 LTS e 12.04 LTS, sia a 32 che 64 bit. E' un sofware gratuito ma con versioni plus a pagamento.
Faccio tuttavia presente che numerosi utenti Linux hanno riscontrato problemi in quanto non sempre funzionante nelle operazioni di firma.


Aruba Sign è il sofware sviluppato da Aruba. E' in grado di leggere anche le smart card rilasciate da Infocert, ragione per la quale è la soluzione consigliata nel caso in cui Dike dovesse dare problemi. Aruba Sign è sviluppato in linguaggio Java e supporta tutte le piattaforme, a 32 e di recente anche Linux a 64 bit. E' gratuito.


File Protector è il sofware firma sviluppato da Actalis per conto di Infocamere. Funziona anche con smart card diverse ed è distribuito nei comodi pacchetti deb.
Specifico che taluni utenti hanno riscontrato malfunzionamenti.


Apache Open Office/Libre Office, hanno integrato, a partire dalle loro ultime versioni (v. 4.0) la possibilità di firmare digitalmente i documenti senza necessità di adoperare sofware esterno. Vi rimando, a tal proposito, alle rispettive guide invitandovi all'aggiornamento qualora non lo aveste ancora effettuato.

6. Accesso al Polisweb PCT: installazione del middleware della smart card

Per potere operare il riconoscimento web (e quindi Polisweb) con la nostra smart card sarà necessario installare anche l'apposito middleware.
Premetto sin d'ora che ogni smartcard ha il proprio middleware, che può differire non solo in base al produttore (es. Athena, InCard, Oberthur) ma anche in base al numero di serie della stessa.
Alcuni middleware sono disponibili nella sezione download di Aruba, e sono funzionanti anche per le smart card rilasciate da terzi
Potete conosce con esattezza il tipo di scheda accedendo a Dike-Util (fornito al corredo di DikeL) alla voce "verifica smart card".
Vi rimando al sito del vostro gestore per il download del middleware esatto.
Ricordandovi di operare con i permessi di root, dovrete semplicemente copiare il file middleware (riconoscibile per l'estensione .so) nella cartella

/usr/lib

o a seconda della distribuzione

/usr/local/lib

7. Accesso al Polisweb PCT: configurazione browser Firefox

L'ultimo passaggio necessario per potere interfacciare la smart card al web e la configurazione del brower.
Premetto che questa operazione è possibile (con qualche passaggio in più) anche con Chrome/Chromium. Se avete una business key potete saltare interamente questo passaggio in quanto le stesse dispongono delle versione preconfigurata di Firefox portable.
Su altri siti trovate analoghe guide relizzate con Firefox 3.x. Tali guide sono comunque valide, anche se la procedura è leggermente diversa.
Nel caso specifico è utilizzato Firefox v. 30.0.
Passo 1: installazione certificato

Preliminaremente dovete procurarvi il certificato rilasciato dal gestore della vostra smart card.
Nel caso di smart card Infocert i certificati (.cert) sono scaricabili qui.
Andiamo su Preferenze, tabella Avanzate, scheda Certificati.

Premiamo il tasto Mostra Certificati (linguetta Autorità) e, dopo avere scompattato l'archivio contenente i certificati, selezioniamoli col tasto Importa.
Se tutto è andato bene il certificato apparirà nella lista in ordine alfabetico.
Passo 2: installazione middleware
Dalla medesima schermata, anziché premere Mostra Certificati, premiamo Dispositivi di Sicurezza.
Premiamo sulla destra il tasto Carica:

Potetre mettere il nome modulo che più vi aggrada, mentre occorrera selezionare correttamente il path del middleware precedentemente installato all'interno di /usr/lib/ (o /usr/local/lib).
Nella successiva schermata spuntate tutte le caselle libere (in numero di tre).

Se al termine di questa operazione vi verrà chiesto di inserire la password ella vostra smart card vuol dire che tutto è andato a buon fine.
Riepilogo brevemente i middleware forniti da Infocert (i numeri indicano le iniziali del codice identificativo smart card).
ipmpki32.so per smartcard: 1201.., 1202.., 1203..,
bit4ipki.so per smartcard: 7420.., 1204.., 1205.., 6090..
bit4opki.so per smart card Oberthur: 170.., 190..
cvP11_M4.so per smartcard: 16..
si_pkcs11.so per smartcard: 1401.., 1402.., 1501.., 1502..
cmp11.so per smart card: 1503..
A questo punto il dispositivo è perfettamente configurato ed è possibile autenticarsi in rete, avendo cura di tenere la smart card inserita nel lettore. 
 
 

lunedì 7 luglio 2014

C'è modo di tutelare l'idea per una campagna pubblicitaria?

Lavoro nella pubblicità come libero professionista e consulente. C'è modo di tutelare il concept di una campagna pubblicitaria?

RISPOSTA: Se parliamo solo di “concept”, dobbiamo ricordare che una semplice idea non può essere degna di tutela da parte del diritto d'autore ma è necessario che essa si concretizzi, anche ad un livello embrionale, in una delle tipologie di opere dell'ingegno contemplate dalla legge. Quindi diversa è la situazione se, invece che ad una semplice idea, siamo di fronte a bozzetti grafici, a copioni di spot, a jingle promozionali; essi senza dubbio rientrano nella definizione di opera dell'ingegno e, se dotati di carattere creativo, sono sottoposti ad una piena tutela di diritto d'autore. Non solo; in molti casi le agenzie di pubblicità e gli studi di grafica sono chiamati a presentare ai committenti più di un progetto relativo alla stessa campagna pubblicitaria.
il libro in cui trovate questa e
molte altre risposte simili.
maggiori dettagli su
www.aliprandi.org/pillole
Ecco che per questi casi è stato pensato un apposito sistema di tutela per evitare che i loro sforzi creativi sia abusati. Il sistema è disciplinato dall'articolo 43 del Codice di autodisciplina pubblicitaria, dove si legge: “Qualora, in vista dell’eventuale futuro conferimento dell’incarico, un utente richieda ad una agenzia o a un professionista, nell’ambito di una gara, di una consultazione plurima o individuale, la presentazione di uno o più progetti creativi, deve astenersi dall’utilizzare o dall’imitare gli aspetti ideativi e creativi del o dei progetti non accettati o prescelti per un periodo di tre anni dalla data del deposito del relativo materiale da parte dell’agenzia o del professionista interessati, da effettuarsi in plico sigillato presso la Segreteria dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.”
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puntata n. 56 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria. Vedi tutte le altre puntate.
Questa e molte altre risposte sono raccolte nel libro "Pillole di diritto per creativi e musicisti. 100 e più risposte su copyright, licenze, marchi e Siae".
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sabato 5 luglio 2014

Caccia al progenitore delle Creative Commons. Bibliofili: trovate il no copyright

Le radici dei concetti fondanti delle licenze aperte scendono nella storia fino quasi a un secolo fa. Forse ancora più indietro.

Ad uno dei primi convegni su Creative Commons cui ho assistito, uno dei relatori disse una frase destinata a rimanermi in testa fino ad oggi: Creative Commons ha semplicemente dato un nome a ciò che già esisteva.
Non ricordo bene chi fosse stato a dirla e quale fosse l’occasione; ma ricordo che fin da... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 4 luglio 2014.
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venerdì 4 luglio 2014

Twago and Tranferwise logos: "accidental" similarity (with another logo)

Have you seen the logos of Twago (www.twago.it) and Transferwise (www.transferwise.com)? Spot the difference! ;-) 



And... can you see any similarity with another (older) logo?


ADDENDUM
Thanks to a comment on Facebook, I found another similar logo (older than the Ubuntu one).






giovedì 3 luglio 2014

Processo telematico: voci di tilt catastrofici poi smentite

Nei giorni scorsi avevo pubblicato un post in cui mettevo in guardia da possibili problemi da sovraccarico delle reti degli uffici giudiziari dovuti alla prevedibile impennata di accessi legati ai depositi telematici degli atti.
Ieri è uscito su IlFattoQuotidiano un post dai toni abbastanza catastrofici che raccontava di un black out subito dal sistema PCT del foro di Roma durante la giornata di mercoledì 2 luglio.
Racconta l'autore Umberto Rapetto:
Stamattina, a poche ore dallo strombazzato cambio di marcia, il sistema informatico del Tribunale Civile di Roma è andato in tilt. Il più grande ufficio giudiziario d’Europa si è tramutato nell’epicentro di un terremoto tecnologico: un blocco del sistema informatico ha impedito completamente il deposito degli atti da parte di giudici ed avvocati, ha paralizzato l’intera attività di Cancelleria.
Spiegando poi:
Chi ha progettato il sistema probabilmente non ha preso bene le misure. [...] I server e le reti di comunicazione, presumibilmente sottodimensionati o forse non sottoposti a test adeguati, sono crollati sotto il peso di un incremento esponenziale di depositi e comunicazioni telematiche marchiando a fuoco il destino del processo civile hi-tech.
Questa mattina tuttavia, l'avvocato Andrea Pontecorvo, Segretario della Camera Civile di Roma e attento osservatore delle questioni legate alla digitalizzazione della giustizia italiana, ha segnalato via Twitter gli esiti di una sua verifica effettuata personalmente presso le cancellerie romane.
Emerge che effettivamente vi è stato un blocco dei sistemi tra le ore 13 e le ore 16, ma che tuttavia
I sistemi di backup hanno funzionato e nulla è andato perso. Attualmente la piattaforma risulta stabile e funzionante. I quattro cancellieri intervistati [...] hanno confermato di non aver ricevuto lamentele dall'utenza costituita dalla categoria forense, che di nulla si è accorta, essendo il blocco verificatosi a cancellerie ben chiuse.

Quale sarà la versione più credibile? I cancellieri intervistati hanno cercato di sminuire il problema o è stato Rapetto a ingigantire l'accaduto? Oppure forse un mix delle due cose?
Se ci sono in ascolto avvocati o cancellieri romani, potete fornire la vostra versione qui tra i commenti.


ADDENDUM delle ore 18.04
Anche a Venezia hanno accusato il colpo. Riporto il messaggio circolato quest'oggi.


mercoledì 2 luglio 2014

100 domande: recensione di "Pillole di diritto per creativi e musicisti" (di Marco Solforetti)

Recensione di Marco Solforetti uscita sulla webzine "open" Be-CREATIVE (numero 6, giugno 2014). Il PDF integrale del libro è disponibile qui.
[cliccare sull'immagine per ingrandirla; il testo dell'articolo è riportato sotto]


Ci sono occasioni, esigenze, momenti in cui la sete di sapere è alimentata da esigenze personali e professionali. E quando questo bisogno non può essere soddisfatto si trasforma in frustrazione. Così accade ogni volta che entriamo nel merito dei diritti d’autore, copyright, licenze, Siae, Creative Commons.
La mia professione mi ha portato a dover essere informato su tali argomenti. Prima come disc jockey, poi come produttore, infine come consulente di musica. Le norme da rispettare sono molteplici e cambiano velocemente. Quasi mai di pari passo alla tecnologia. Le regolamentazioni in materia faticano a stare al passo coi tempi e diventano presto obsolete. Rispetto a dieci anni fa molte cose sono cambiate nella musica, nella diffusione della medesima, nelle esibizioni dal vivo. Ho sempre faticato molto a captare subito le “nuove regole” e le nuove interpretazioni. Spesso vengono emesse in ritardo, quando arrivano sono difficilmente reperibili e quando lo diventano risultano espresse in forma sibillina.

Ecco che quando ho iniziato a leggere su vari blog Simone Aliprandi e le sue “pillole”, ho subito pensato all’estrema utilità degli argomenti discussi. Ed anche affascinato dalla forma estremamente semplice con la quale vengono trattati. Leggendo le referenze di Aliprandi capisco che siamo di fronte ad un professionista. Di quelli veri, che poco lasciano all’interpretazione superficiale dettata dall’improvvisazione o dalle mode del momento. Quando gli argomenti si spiegano in questo modo vuol dire che c’è una grande padronanza della materia. Solo con queste competenze si riesce a semplificare un argomento complesso. Albert Einstein diceva: “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”.
Ecco che quando ho digitato Aliprandi su un motore di ricerca di libri ho trovato una bibliografia interessante (vedi tutte le opere di Aliprandi). La mia sete di sapere ha scatenato il mio “io compulsivo” con l’ordine di acquistarli tutti. Come spesso accade ultimamente, il bisogno di conoscenza innesca un meccanismo diabolico: prima si compra il formato e-book, poi dopo averlo letto, se il libro merita, si compra la versione stampata. Perché la carta odora, si tocca, si piega. A me fa ancora questo effetto. Un piacevole effetto.

Lo sapevate che copyright e diritti di autore non sono la stessa cosa? Sapevate che i copyright seguono la rivoluzione industriale dei paesi anglosassoni mentre i diritti d’autore derivano dalla rivoluzione francese?
E che fra le due definizioni cambiano anche i diritti morali? E sapevate che i bollini Siae, quelli piccoli argentati incollati su libri e cd per intenderci, non hanno niente a che vedere con la tutela dei diritti d’autore? I bollini argentati sono una garanzia che ciò che si acquista è un prodotto originale e non una copia contraffatta. Non sapevo queste cose.
Nonostante le continue ricerche e confronti con colleghi, molte delle 100 risposte presenti nel libro le ho piacevolmente imparate. Sono una novità. Gran parte delle risposte sulle Creative Commons sono una novità. Come sono nate, le applicazioni, le licenze di utilizzo. Le Creative Commons sono uno strumento importante, potente, di moderna concezione. Sono adatte a tutti coloro che maneggiano contenuti d’ingegno. Sono gratuite e facilmente utilizzabili, geniali.
Interessante anche la parte relativa alle band. Come tutelare ogni singolo membro, come registrare i brani, come comportarsi per regolamentare le esibizioni. E se la band esegue brani che non fanno parte del repertorio gestito dalla Siae? E se qualcuno all’interno della band viene meno alla parola di gruppo e vuole appropriarsi della musica e del nome? Un marchio è tutelato nello stesso modo di una canzone? E un’idea possiamo tutelarla?

Il libro è diviso in argomenti specifici. Diritto d’autore, Siae, tutela del marchio, Creative Commons. Sono quattro argomenti suddivisi a loro volta in livelli. Le risposte sono esaurienti, oltre 100 (111 in totale) e ben spiegate. Di recente stavo cercando di capire come ci comportiamo di fronte ad una cover, se possiamo inciderla su un cd e soprattutto se possiamo rivenderla. Il libro lo spiega.
Nel mio settore troppo spesso regna sovrana la superficialità e questo è un male che penalizza un po’ tutti. Mai si è vista una categoria “ignorante” emergere e far valere finalmente i propri diritti, a testa alta. Ma se non rispettiamo le regole, perché si é ignoranti come possiamo difendere ed ottenere i diritti ? La legge non ammette l’ignoranza. Ultimamente la tollero poco anche io e questo è un buon libro per esserlo un po’ meno, ignoranti.

Il libro si intitola: Pillole di diritto per creativi e musicisti, 100 e più rispostesu copyright, licenze, marchi, Siae, Creative Commons. Se abbiamo a che fare con esibizioni, produzioni, edizioni, se scriviamo articoli, testi, canzoni, per diletto o per lavoro, vi consiglio di leggerlo, e di rileggerlo ancora. E’ uno di quei libri che si dovrebbero imparare a memoria.

martedì 1 luglio 2014

Inammissibile il ricorso cartaceo dopo il 30 giugno: un primo monito da Reggio Emilia

Dal Tribunale di Reggio Emilia arriva un primo chiaro monito a tutti coloro che pensavano che, in fondo, anche dopo il 30 giugno si poteva convincere le cancellerie ad accettare atti cartacei.Avvocati non telematici... statev'accuòrt!



La biblioteca digitale effimera: un problema di “esaurimento”

A casa ho una piccola biblioteca privata che farebbe invidia ad un filologo collezionista di libri d'epoca. L'esemplare più antico che ho è un’opera omnia di Francesco De Lemene, un codex perfettamente rilegato e conservato, risalente alla fine del 1600; poi ho varie edizioni a cavallo tra la metà del 1700 e i primi anni del 1900. È una collezione che apparteneva ad un mio vecchio prozio, che la passò a mio nonno paterno e così via. Questo mi permette non solo di poter apprezzare oggetti di tal pregio e toccare con... [continua]

Articolo uscito su MySolution Post il 30 giugno 2014.
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