venerdì 31 ottobre 2014

#UnLibroèUnLibro: l'opportuna campagna contro le discriminazioni fiscali sugli e-book

Oggi ho saputo tramite i social network della campagna #UnLibroèUnLibro che ritengo più che opportuna e mi tocca direttamente nella mia attività parallela di autore di libri (che appunto escono sia in formato cartaceo sia in formato digitale).
Ho dato anch'io il mio umile contributo mostrando il mio pollice verso e diffondendo le foto sui miei canali social, come suggerito dagli ideatori della campagna (vedi foto qui sotto).
Per chi non conoscesse il pregresso, la questione è molto semplice: secondo il fisco italiano un libro cartaceo merita un trattamento fiscale molto agevolato (IVA al 4% versata alla fonte dall'editore), mentre gli ebook rimangono vincolati ad un regime ordinario (22%), creando un'assurda disparità di trattamento.
Se anche voi volete sostenere questa campagna, fatevi una foto con il pollice verso e diffondetela sui social media con l'hashtag #unlibroèunlibro. Tutte le informazioni e la gallery dei partecipanti (anche illustri) le trovate sul sito www.unlibroeunlibro.org.



giovedì 30 ottobre 2014

La storica sentenza della Cassazione sul rimborso di Windows

Riportiamo il testo della sentenza di Cassazione sull'annosa questione del rimborso della licenza Windows per i computer con sistema operativo preinstallato.
Per un commento alla sentenza si leggano:
Licenza di rimborso. OEM e Microsoft, pesci in barile - di S. Aliprandi (uscito su Apogeonline il 31 ottobre 2014)
Il rimborso di Windows non voluto confermato dalla Cassazione di C. Piana (uscito su MySolutionPost il 23 settembre 2014)
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Sentenza Cassazione Civile (Sez. 3), num. 19161, pubblicata il 11/09/2014

SENTENZA
sul ricorso 6975-2011 proposto da:
HEWLETT-PACKARD ITALIANA SRL 00734930159, in persona del procuratore speciale Avv. GIOVANNA LIGAS, elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZA DI SPAGNA 15, presso lo studio dell'avvocato CARLO FERDINANDO EMANUELE, che la rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SIRIA 20, presso lo studio dell'avvocato CLAUDIO CERZA, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato MARCO CIURCINA giusta procura in calce al controricorso;
- controricorrente -

avverso la sentenza n. 2526/2010 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata il 30/07/2010 R.G.N. 19651/07; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/06/2014 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI; udito l'Avvocato CARLO SANTORO per delega; udito l'Avvocato CLAUDIO CERZA; udito l'Avvocato MARCO CIURCINA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per il rigetto del ricorso.



Per un puntuale commento alla sentenza, si veda Il rimborso di Windows non voluto confermato dalla Cassazione di Carlo Piana.

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Motivi della decisione

§ 1.1 Con il primo motivo di ricorso Hewlett-Packard deduce - ex art. 360, 1^co.nn.3) e 5) cpc - violazione degli articoli 1362, 1321 e 1325 cod.civ., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Ciò perché il giudice di appello, violando il criterio letterale di interpretazione del contratto, avrebbe travisato la previsione di rimborso contenuta nelle condizioni generali della licenza d'uso preinstallata sul notebook; in realtà integrante non già un suo obbligo contrattuale di ricevere dall'utente la restituzione del (solo) software e di restituirgliene il prezzo, bensì l'onere di questi (allorquando non avesse accettato le condizioni della licenza d'uso 'cliccando' sulla relativa casella a video) di prendere contatto con essa casa produttrice per ottenere informazioni sulle modalità e condizioni di restituzione e rimborso dell'intero prodotto (dato dall'insieme di hardware e software).
Con il secondo motivo di ricorso Hewlett-Packard si duole di violazione degli articoli 1325 e 1326 cc, nonché di contraddittoria motivazione; posto che il tribunale, dopo aver riferito il suo obbligo di ritiro e rimborso del solo software ad una determinata clausola della licenza d'uso di asserita natura contrattuale, non avrebbe poi rilevato che il contratto contenente tale clausola non era vincolante nei suoi riguardi posto che, in ogni caso, esso non venne concluso proprio a causa della mancata accettazione da parte del P.M.
Con il quarto motivo di ricorso Hewlett-Packard si duole di violazione degli articoli 1362 segg. cod.civ. e dei 'principi sul collegamento negoziale', oltre che di omessa ed insufficiente motivazione, sotto il profilo che: - l'affermazione del diritto dell'acquirente di ottenere il rimborso del solo software restituito non terrebbe conto del fatto che questi, pur potendo reperire sul mercato un PC privo di sistema operativo, scelse purtuttavia di acquistare il notebook in oggetto ben sapendo che su di esso vi era preinstallato il software Microsoft assoggettato a licenza d'uso; - tra contratto di vendita e licenza d'uso sussisterebbe un collegamento negoziale in forza del quale la mancata accettazione della seconda priverebbe di effetti il primo, con conseguente diritto dell'acquirente di procedere alla restituzione integrale di hardware e software, non soltanto di quest'ultimo.

§ 1.2 Questi tre motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione unitaria perché tutti basati - nella prospettiva ora della violazione normativa, ora della carenza motivazionale sull'erronea interpretazione della clausola di riferimento contenuta nella c.d. "EULA Compaq"; vale a dire, nel contratto di licenza con l'utente finale relativo all'utilizzo del software di sistema Microsoft-Windows preinstallato sul notebook acquistato dal P.M.
Va premesso - ad escludere al contempo l'inammissibilità del ricorso e la contravvenzione ai limiti del sindacato di legittimità - che le censure in esame mirano in effetti ad ottenere l'affermazione in questa sede di una ricostruzione della volontà negoziale delle parti diversa ed alternativa rispetto a quella fatta propria dal giudice di merito. E tuttavia tale affermazione viene qui sostenuta sul presupposto che il giudice di merito sia incorso, da un lato, in violazione di diritto nell'erronea applicazione delle specifiche disposizioni che presiedono, ex articoli 1362 e seguenti del cod.civ., all'interpretazione del contratto; e, dall'altro, in motivazione carente, e soprattutto contraddittoria, nell'argomentare la sussistenza a carico di Hewlett-Packard di un obbligo di natura contrattuale in realtà inesistente.
E' dunque proprio l'articolazione delle censure attraverso la prospettazione di questi due concorrenti vizi decisionali ed argomentativi ad escludere che il vaglio di legittimità, così richiesto, si risolva nella sollecitazione di una mera riconsiderazione di aspetti fattuali della vicenda riservati, in quanto tali, al giudice di merito.
Si è in proposito affermato che: "in tema di interpretazione del contratto, il procedimento di qualificazione giuridica consta di due fasi, delle quali la prima - consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volontà dei contraenti - è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ., mentre la seconda concernente l'inquadramento della comune volontà, come appurata, nello schema legale corrispondente - risolvendosi nell'applicazione di norme giuridiche, può formare oggetto di verifica e riscontro in sede di legittimità sia per quanto attiene alla descrizione del modello tipico della fattispecie legale, sia per quanto riguarda la rilevanza qualificante degli elementi di fatto così come accertati, sia infine con riferimento alla individuazione delle implicazioni effettuali conseguenti alla sussistenza della fattispecie concreta nel paradigma normativo" (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 420 del 12/01/2006; in termini Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12946 del 04/06/2007, ed altre).
Ora, nel caso di specie vengono a ben vedere in considerazione entrambi gli aspetti di censurabilità evidenziati da questo orientamento giurisprudenziale.
Nel senso che la decisione del giudice di merito è qui sindacata non solo, come detto, sotto il profilo della violazione di specifiche norme di diritto di natura interpretativa, e della carente o contraddittoria motivazione (c.d. 'prima fase'); ma anche sotto quello ('seconda fase') del corretto inquadramento (o sussunzione) della volontà delle parti, così individuata, nell'ambito normativo e di effettività giuridica ad essa più appropriato; segnatamente, come meglio si dirà, per quanto concerne il disconoscimento da parte del giudice di merito degli effetti propri del collegamento negoziale asseritamente instaurato dalle parti con la clausola in oggetto (se correttamente intesa ed applicata).

§ 1.3 Ciò posto, la previsione EULA in questione (riportata in ricorso) così recita nelle parti qui rilevanti: "Microsoft Windows XP Home Edition. Contratto di licenza con l'utente finale per il software Microsoft. Il presente contratto di licenza con l'utente finale (è) un contratto intercorrente tra l'utente (una persona fisica o giuridica) e il produttore ('produttore') del computer o di un suo componente ('hardware') presso 11 quale l'utente ha acquistato il prodotto o i prodotti software Microsoft identificati nel certificato di autenticità ('COA') accluso all'hardware o nella documentazione associata relativa al prodotto ('software')"; (...) "Installando, duplicando o comunque utilizzando il software, l'utente accetta di essere vincolato dalle condizioni del presente contratto. Qualora l'utente non accetti le condizioni del presente contratto non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o del prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso' (...); "Licenza per il prodotto software. Nel presente contratto il termine 'computer' viene utilizzato per indicare l'hardware, laddove l'hardware sia un computer o, qualora l'hardware sia una componente del computer, il computer nell'ambito del quale opera l'hardware"; (...) "Software come componente del computer - Trasferimento. Questa licenza non potrà essere condivisa, trasferita o utilizzata contemporaneamente su computer diversi. Il software (è) concesso in licenza con il
computer come un prodotto singolo integrato e potrà essere utilizzato esclusivamente con il computer. Se il software non è accompagnato dall' hardware, l'utente non potrà utilizzare il software".
Il giudice di merito (sent., pag.3) ha ritenuto che tale clausola riveli "due distinte vicende negoziali: quella relativa al computer (hardware) inteso come macchinario, e quella relativa al programma informatico ivi preínstallato (software). Una simile ricostruzione discende dalla considerazione che hardware e software sono due beni distinti e strutturalmente scindibili, oggetto di due diverse tipologie negoziali (...)". Dallo sdoppiamento di oggetto e negozi, il tribunale ha tratto convincimento circa l'effettiva sussistenza dell'obbligo contrattuale del produttore (Hewlett-Packard) di ricevere dall'utente finale, rimborsandogliene il relativo prezzo, la restituzione non necessariamente del prodotto integrato di hardware e software, ma anche soltanto del software preinstallato.
La soluzione così accolta non incorre nelle doglianze qui dedotte.
L'adozione del criterio interpretativo letterale consente di mettere a fuoco due importanti punti fermi nella delimitazione soggettiva ed oggettiva della clausola.
Sotto il primo aspetto (delimitazione soggettiva), non è fondatamente dubitabile che il contratto di licenza (denominato non a caso "EULA Compaq") intercorra tra, da un lato, l'utente finale e, dall'altro, il "produttore"; intendendosi per tale, come testualmente si desume dalla parte definitoria della clausola in esame, "il produttore del computer o di un suo componente
(hardware) presso il quale l'utente ha acquistato il prodotto o i prodotti software Microsoft identificati nel certificato di autenticità (COA) accluso all'hardware o nella documentazione
associata relativa al prodotto software". La controparte contrattuale dell'utente finale deve dunque identificarsi, anche per quanto concerne la licenza d'uso del software preinstallato, nel produttore del computer e dunque, nella specie, in Hewlett- Packard. Tra utente finale e casa di produzione del software contenente il sistema operativo (Microsoft) non intercorre pertanto alcun rapporto contrattuale. E ciò ben si spiega, in considerazione del fatto che si è qui in presenza non già di un software commercializzato direttamente da Microsoft (alla stregua di quanto, pure, potrebbe accadere nella vendita diretta di licenze 'full' o 'retail' all'utente finale), bensì di un software relativo ad un sistema operativo che viene preinstallato sul personal computer dalla casa produttrice di quest'ultimo, ed in forza di condizioni economiche e licenze di vendita che vengono trattate, a monte della grande distribuzione, in forza di accordi commerciali su vasta scala direttamente stipulati tra la casa produttrice del software (Microsoft) e le principali case produttrici dell'hardware (c.d. OEM Original Equipment Manufacturer), tra le quali certamente si annovera il gruppo Compaq-Hewlett-Packard. Ne consegue che, sulla base della clausola contrattuale in esame, è il produttore-concessionario Hewlett-Packard, e non Microsoft, che l'utente finale che non accetti le condizioni di licenza deve "contattare prontamente" in vista della "restituzione del prodotto o dei prodotti" e del rimborso del prezzo "in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso". Va d'altra parte considerato che è proprio in forza di quegli accordi commerciali che l'originaria licenza Microsoft viene ad assumere i caratteri contrattuali e tecnici (questi ultimi, nei limiti di adattabilità e personalizzazione del software di sistema all'hardware che lo ospita) di 'licenza-OEM'; come tale facente esclusivo riferimento allo specifico produttore di hardware che ne abbia convenuto con Microsoft le condizioni generali di preinstallazione e diffusione sulle proprie macchine.
Venendo con ciò al secondo aspetto (delimitazione oggettiva), la distinzione operata dal giudice di merito nel ricostruire l'effettiva volontà contrattuale delle parti, lungi da risultare in contrasto con le norme di cui agli articoli 1362 segg. cc , è rispondente tanto al criterio letterale quanto a quello incentrato sulla natura e sull'oggetto del contratto. Ciò nel senso dell'attribuzione al software preinstallato - fatto oggetto non di vendita ma di licenza d'uso - della rilevanza di bene a sé stante, così come evincibile sia dall'impiego alternativo del numero plurale (restituzione "del prodotto o del prodotti"; espressione tanto più significativa ove ad essa si contrapponga concettualmente la singolarità dell' hardware-PC), sia dalla testuale definizione del software concesso in licenza con il computer "come prodotto singolo", ancorché integrato con quest'ultimo. Il richiamo al carattere di 'integrazione' non muta la conclusione, dal momento che è lo stesso contratto (par. 1.2) a rimarcare come esso si risolva nella preclusione per l'utente finale di utilizzare quel software di sistema (contrassegnato dal codice di autenticità) su un PC diverso da quello sul quale è stato preinstallato in conformità alla licenza OEM. Il che, all'evidenza, vuol dire che quel software di sistema non può essere utilizzato su un altro PC (cosa che, se avvenisse, scardinerebbe la stessa ragion d'essere dell'accordo di privativa stipulato dal produttore con Microsoft), ferma restando la
possibilità tecnica che quel PC possa essere invece utilizzato con un diverso sistema operativo. L'integrazione tra software e hardware, in altri termini, non si fonda su un'esigenza di natura tecnologica ma unicamente commerciale. Ciò perché, sul piano strettamente tecnologico, è pacifico (la circostanza è riconosciuta anche dalla società ricorrente, la quale ha infatti
'rimproverato' al P.M. di non essersi rivolto al mercato dei notebook assemblati, o comunque vergini, cioè privi di sistema operativo preinstallato) che il PC o notebook potesse funzionare anche con un sistema operativo diverso da quello preinstallato. L'affermazione contenuta in taluni atti di causa secondo cui il requisito dell'integrazione dovrebbe intendersi in senso cogente posto he, senza il sistema operativo, il PC altro non costituirebbe che un inutile marchingegno, non coglie dunque nel segno; perché non dà conto della possibilità che, ferma restando l'ovvia indispensabilità funzionale del sistema operativo, quest'ultimo venga installato direttamente dall'utente con ricorso a software libero e gratuito (open source), ovvero a software proprietario (anche Microsoft) del quale egli già detenga regolare licenza d'uso. Del resto, sempre nell'ambito della ricostruzione della effettiva intenzionalità delle parti, non può sottacersi il fatto che in situazioni come la presente - ed a differenza di quelle in cui il problema della integrazione è ab origine superato dal fatto che, entro un'unica piattaforma informatica, il produttore del software di sistema sia anche il produttore dell' hardware per esso concepito e ad esso dedicato - l'utente finale è mosso all'acquisto sulla base principalmente delle specifiche tecniche del nuovo hardware; il che trova anche riscontro obiettivo nell'assoluta preponderanza del valore economico di quest'ultimo nella formazione del prezzo finale di mercato del 'bene informatico' genericamente inteso.

§ 1.4 Esclusa la sussistenza di ostacoli tecnologici alla considerazione frazionata dei due prodotti, vi è da chiedersi se tale considerazione sia in ipotesi impedita da ostacoli negoziali.
Anche su questo aspetto la decisione del giudice di merito appare immune dai vizi contestati.
A detta della ricorrente (particolarmente, nel secondo e quarto motivo di ricorso), tra contratto di vendita del prodotto unitariamente  inteso e licenza d'uso del sistema operativo sussisterebbe un vero e proprio collegamento negoziale, tale per cui la mancata accettazione da parte dell'utente finale delle condizioni della seconda priverebbe di effetti, per ciò soltanto, anche il primo. Con l'ulteriore conseguenza che, nell'esercizio del suo pentimento, il consumatore non potrebbe ottenere lo scorporo del sistema operativo, ma unicamente - appunto a causa del venir meno degli effetti dell'operazione complessiva - il rimborso dell'intero prezzo previa restituzione integrale e dell'hardware e del software.
La tesi del 'simul stabunt simul cadent' non trova qui fondamento, non sussistendo adeguati elementi volti a dimostrare che i due contratti in oggetto siano stati voluti dalle parti (e non vi è dubbio che l'accertamento del collegamento negoziale si risolva in una determinata ricostruzione della volontà delle parti) nell'ambito di una combinazione strumentalmente volta a realizzare uno scopo pratico unitario (atto a fungere da causa concreta dell'intera negoziazione), specifico, autonomo ed ulteriore rispetto a quello ad essi singolarmente attribuibile.
Vero è invece che, nel caso in questione: la clausola contrattuale in oggetto attribuisce, come detto, rilevanza autonoma ad hardware e software, riconoscendo anche a quest'ultimo la natura di 'prodotto'; - scopo precipuo del compratore era di acquistare non già 'q u e l' sistema operativo, bensì 'quello ' specifico hardware-PC; - la volizione del compratore si è, per tale ragione, incentrata sulla compravendita, non già sulla licenza d'uso che egli sarebbe stato richiesto di sottoscrivere al primo avvio del computer, e della cui esistenza, specialmente se non particolarmente ferrato in materia informatica, poteva essere finanche ignaro al momento dell'acquisto (con buona pace di una volontà di collegamento che, per rilevare, non potrebbe che essere comune).
Si è affermato (Cass. n. 7255 del 22/03/2013) che il collegamento contrattuale non dà luogo ad un autonomo e nuovo contratto, essendo invece un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso attraverso una pluralità coordinata di contratti, i quali conservano una loro causa autonoma, anche se ciascuno è finalizzato ad un unico regolamento dei reciproci interessi; e, più specificamente (Cass. n. 11974 del 17 maggio 2010, ed altre), che: "affinchè possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico, che impone la considerazione unitaria della fattispecie, è necessario che ricorra sia un requisito oggettivo, costituito dal nesso teleologico tra i negozi, volti alla regolamentazione degli interessi reciproci delle parti nell'ambito di una finalità pratica consistente in un assetto economico globale ed unitario, sia un requisito soggettivo, costituito dal comune intento pratico delle parti di volere non solo l'effetto tipico del singoli negozi in concreto posti in essere, ma anche il coordinamento tra di essi per la realizzazione di un fine ulteriore, che ne trascende gli effetti tipici e che assume una propria autonomia anche dal punto di vista causale".
Orbene, nella fattispecie non è dato trarre alcun elemento - e di ciò il giudice di merito ha dato compiutamente conto - circa l'effettivo perseguimento da parte dei contraenti un fine ulteriore" autonomo e trascendente rispetto agli effetti tipici separatamente riconducibili, per un verso, alla compravendita del notebook e, per l'altro, all'utilizzo di un determinato sistema operativo. Il quale non è componente indissolubile né 'qualità essenziale' del computer, ma opera dell'ingegno di autonoma considerazione; verso la cui adozione l'utente viene sì sospinto, ma solo sul piano della sollecitazione ad un auspicato comportamento commerciale, non già all'adempimento di un obbligo negoziale, men che meno di rilevanza causale travalicante quella del contratto suo proprio.
L'acquisto del computer non implica l'obbligo di accettare il sistema operativo, pena lo scioglimento della vendita e l'azzeramento dell'intera operazione; e qualora l'utente esprima, all'avvio del computer, una manifestazione negativa di volontà, l'effetto del mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto nel cui ambito quella dichiarazione di volontà è stata suscitata: vale a dire la licenza d'uso.
Ciò esclude, in definitiva, che la combinazione tra la compravendita dell'hardware e la licenza d'uso del software - preordinata da Hewlett Packard in attuazione di accordi con Microsoft ai quali il compratore è estraneo - possa assurgere a vero e proprio collegamento negoziale.

[CONTINUA A PAGINA 16 DEL FILE PDF]

La proprietà sulle idee: le slides dell'incontro di Aosta

Venerdì 24 ottobre alle ore 18:30 sono stato ospite del FabLab VdA di Aosta per un aperitivo culturale dal titolo "La proprietà sulle idee". Un titolo provocatorio che ci spinge a riflettere sulla vera natura di quella che generalmente chiamiamo proprietà intellettuale. In un mondo dove l'innovazione è la sfida assoluta, esiste davvero un modo di tutelare le idee e avere un controllo su di esse, oppure è solo un'illusione dovuta ad una interpretazione distorta dei modelli giuridici?
Ecco le slides da me utilizzate e alcune foto della serata (scattate da Cristina D'Arienzo).






 



martedì 28 ottobre 2014

Open data: quali diritti sui dati? Webinar per Regione Lombardia

Mercoledì 29 ottobre 2014 dalle 12:00 alle 13:00 ho tenuto un webinar per il portale di e-learning della Regione Lombardia. E' il primo di un ciclo di tre appuntamenti con l'obbiettivo di approfondire i fondamenti giuridici del fenomeno open data.
In questo primo incontro (intitolato appunto "Open data: quali diritti sui dati?") abbiamo iniziato a porre le basi concettuali e terminologiche per la corretta comprensione del fenomeno open data e per il corretto inquadramento giuridico delle varie fattispecie in cui esso si realizza, cercando di mettere a fuoco se e in quali termini vi è una tutela sui dati.
Nello specifico abbiamo chiarito le differenze ontologiche e giuridiche tra i concetti di dato, informazione, database, documento; abbiamo poi presentato i principi della proprietà intellettuale sui dati in Europa (che cosa è effettivamente tutelato e in quali termini); infine abbiamo fatto alcune importanti precisazioni terminologiche in materia di tutela e gestione dei diritti sui dati.
Fonte principale dei contenuti del seminario è stato il libro “Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti” (disponibile online su www.aliprandi.org/fenomeno-opendata).
Il ciclo di webinar si rivolge prima di tutto ad amministratori e funzionari della PA lombarda (quali comuni, province, comunità montane ecc…), ma è aperto a tutti coloro che sono interessati ad accrescere le proprie conoscenze su vari temi legati al digitale. L’iniziativa si pone all’interno di ambiti d’azione dell’Agenda Digitale Lombarda riguardanti la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e la diffusione di competenze digitali. I dettagli sui successivi appuntamenti verranno forniti prossimamente.

Seguono il filmato integrale del webinar e le slides utilizzate.








lunedì 27 ottobre 2014

Copyright e Creative Commons: il lavoro culturale nell'epoca della sua iper-riproducibilità tecnica. Il mio video intervento.

Sabato mattina, oltre ad essere presente fisicamente al Linux Day di Aosta, ho affidato la mia presenza virtuale a un video-intervento anche per un'altra interessante iniziativa che si è svolta in contemporanea a Napoli: la tavola rotonda "Copyright e Creative Commons. Il lavoro culturale nell'epoca della sua iper-riproducibilità tecnica", organizzata presso la Mostra d'Oltremare da Fondazione per la cittadinanza attiva, in collaborazione con l’Associazione culturale Per, e realizzato nell’ambito del Forum Universale delle Culture di Napoli e della Campania
Essendo il mio un video pre-registrato e non potendomi quindi agganciare direttamente a quanto detto dagli altri illustri relatori (tra cui ad esempio Philippe Aigrain e Brian Newman - vedi il programma completo), ho fatto una riflessione su come l'iper-riproducibilità delle opere creative (tema centrale della giornata) sta impattando sui meccanismi fondamentali del diritto d'autore.
Ecco il filmato integrale (circa 15 minuti).


fine

domenica 26 ottobre 2014

Dal monopolio SIAE alla concorrenza: cosa cambia. La mia intervista per Radio Città del Capo


Venerdì 24 ottobre 2014, in mattinata, sono stato ospite in diretta telefonica della trasmissione Pensatech di Radio Città del Capo, per fare alcune riflessioni sul tema del superamento del cosiddetto monopolio SIAE. Prima di me era intervenuto anche Guido Scorza, legale di Soundreef (società che ha di recente ottenuto un'importante vittoria giudiziale in materia di gestione collettiva dei diritti).
E' disponibile l'intero podcast della trasmissione, ascoltabile online o anche scaricabile. La mia intervista inizia al minuto 14:00 circa.


giovedì 23 ottobre 2014

Quando il diritto d'autore è usato per condividere: a Lecce il Festival della condivisione

Dopo il LinuxDay celebrato sabato 25 ottobre in tutta Italia, alcune realtà organizzano un'ulteriore giornata di approfondimento e divulgazione. E' questo il caso di Lecce che, come già avvenuto l'anno scorso, organizza per la giornata di domenica il Festival della condivisione. Quest'anno, dopo aver preso parte al LinuxDay di Aosta, mi recherò in quel di Lecce (per me la terza volta in Puglia nel 2014) e terrò nel tardo pomeriggio di domenica 26 un intervento dal titolo "Quando il diritto d'autore è usato per condividere".


E' possibile seguire l'evento in diretta sulle webradio www.zerowebradio.com e www.radioflo.it.

Riporto l'abstract pubblicato sul sito dell'evento:
Nel suo intervento Simone Aliprandi spiegherà come il diritto d'autore possa essere utilizzato per incoraggiare il più possibile la diffusione e la ricondivisione delle opere creative, grazie all'utilizzo di apposite licenze "open". Illustrerà il funzionamento di base delle licenze Creative Commons, fornendo alcune preziose indicazioni pratiche per autori, editori e utilizzatori, senza ovviamente tralasciare i necessari chiarimenti di natura concettuale e terminologica. Un' incontro fondamentale per tutti coloro che sono interessati al mondo dell'opencontent e del copyleft.
Autore di libri come "Capire il copyright" e "Creative Commons: manuale operativo”, Simone Aliprandi coglierà l'occasione per presentare il suo ultimo libro “Pillole di diritto per creativi e musicisti”.

mercoledì 22 ottobre 2014

Siae: c’è chi dice no. La mia intervista per l'inchiesta di FerraraItalia.it

"Siae: c'è chi dice no" è il titolo di un’inchiesta in cinque tappe mirata ad approfondire le ragioni delle critiche nei confronti della Società italiana autori ed editori, curata da Stefania Andreotti per il sito www.ferraraitalia.it. Curioso (ma prevedibile) il fatto che l'ultima puntata dell'inchiesta, che coinvolgeva appunto la SIAE, sia rimasta senza risposta; anche in questo caso SIAE ha perso una buona occasione per contribuire a un dibattito che la riguarda direttamente e partecipare ad un'inizitiava di informazione e approfondimento condotta con toni equilibrati e con stile davvero giornalistico. Tutte le puntate sono rilasciate con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.

Il mio intervento (uscito il 22 ottobre) rappresenta la terza parte dell'inchiesta. Ecco le altre puntate.
1- Dagger Moth, un’artista ferrarese che ha revocato l’iscrizione alla Siae
2- Andrea Caovini, musicista e attivista per la tutela della musica originale 
4- Patamu, il sito dove si possono depositare le opere d’arte e di ingegno
5- Siae: c’è chi dice no. Tanti interrogativi, un fragoroso silenzio

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Oggi la parola passa a Simone Aliprandi, avvocato esperto in materia di diritti d’autore, specializzato in creative commons, copyleft e open source.

Perché si oppone alla Siae?
Io tecnicamente non mi oppongo alla Siae e ci tengo a precisarlo una volta per tutte. L’attività che svolgo sul tema Siae ha squisitamente un intento divulgativo e informativo. E se spesso i miei interventi si soffermano su aspetti critici del modello Siae è perché appunto questi aspetti critici stanno iniziando a raggiungere l’attenzione del grande pubblico, anche grazie ad attività di informazione come quella svolta da me e da altri colleghi. Ad ogni modo, non amo molto essere qualificato come uno genericamente contro la Siae. Innanzitutto perché essere contro la Siae in sé non ha molto senso; la Siae è un’istituzione pubblica e quindi si comporta in un determinato modo perché la legge italiana ed europea glielo consente. Poi bisogna anche dire che la Siae fa un lavoro prezioso (quello dell’intermediazione dei diritti d’autore) che qualcuno deve pur fare; che questo lavoro si possa fare con metodi più moderni ed efficienti è un’altra questione.

In base alla sua esperienza di consulente, quali sono le principali richieste o problematiche che gli artisti che revocano la loro iscrizione, o che non si iscrivono affatto, incontrano?
Una delle motivazioni più ricorrenti è di carattere banalmente economico. Essere associati o mandanti Siae ha dei costi fissi, mentre gli introiti che un autore può ricevere come proventi Siae sono commisurati a quanto le sue opere vengono effettivamente utilizzate. Ne consegue che, salvo il caso di opere di particolare successo, molti autori si trovano a versare in quote annuali più di quanto raccolgono. Da lì la legittima domanda: “Ma allora che senso ha?!”
Un’altra motivazione, che possiamo definire più tecnica, è il passaggio ad un’altra collecting society estera alternativa alla Siae. È questo il caso, ad esempio, di autori che hanno esigenze particolari, legate al tipo di mercato cui si rivolgono e al tipo di utilizzazioni che vengono fatte delle loro opere.
Infine, inutile negarlo, c’è anche una motivazione essenzialmente ideologica. La Siae, proprio a causa dei suoi punti dolenti (eccessiva burocrazia, poca trasparenza) non riscuote sempre grande simpatia tra gli utenti e questo fa sì che molti preferiscano prenderne le distanze.

Che cos’è il copyleft?
Il termine copyleft nasce negli anni 80 in seno al movimento del software libro e può essere oggi utilizzato con vari significati. Nel suo senso più ampio fa riferimento ad un modello alternativo di gestione del diritto d’autore attuato con l’applicazione di licenze che consentano la libera ridistribuzione delle opere e in alcuni casi anche la loro modifica. Le licenze più note su questo modello sono le licenze del progetto Gnu per quanto riguarda il software e le Creative Commons per tutti gli altri tipi di opere creative.

Quanto è diffuso questo modello?
E’ difficile quantificare, dato che le opere rilasciate con licenze open sono sparse per tutta la rete. Però basti pensare che, per qualsiasi ricerca venga fatta su Google, tra i primi risultati si trova quasi sempre una contenuto sotto licenza Creative Commons: cioè una voce di Wikipedia. L’enciclopedia libera che tutti siamo ormai soliti consultare è infatti uno degli esempi di maggior successo del modello copyleft. E se consideriamo che ad oggi la versione inglese di Wikipedia contiene più di 4 milioni e mezzo di articoli…

Auspica una fine del monopolio Siae dei diritti d’autore? Pensa sia possibile?
In generale i monopoli legali (cioè creati dalla legge) non sono segno di un sistema economico molto moderno. Ma c’è sempre il rischio che la liberalizzazione di un servizio faccia ancora più danni se non fatta con le dovute accortezze. Quello che auspico è che si arrivi ad una seria riflessione sulle nuove esigenze poste dai nuovi mercati digitali e globalizzati e che quindi si faccia una legge che ponga le giuste basi per un’evoluzione liberalizzata e concorrenziale dell’intermediazione dei diritti d’autore. Da un po’ di tempo si discute di una imminente direttiva europea che ponga i principi di base affinché tutti gli stati dell’Ue che ancora hanno situazioni di monopolio siano tenuti a innovare le loro normative. E vista l’inerzia del legislatore italiano in materia di diritto d’autore, l’intervento dall’alto dell’Unione Europea sembra l’unica soluzione.

martedì 21 ottobre 2014

Due giorni in Valle d'Aosta: LinuxDay e FabLab

[Addendum del 27 ottobre 2014] Al LinuxDay erano presenti anche le telecamere della Rai; questo è il servizio realizzato per il TGR Valle d'Aosta.


[Addendum del 28 ottobre 2014] Ecco altri articoli usciti nei giorni successivi:
- L'importanza della "community" nell'edizione 2014 del "Linux day", che ospita Simone Aliprandi, creatore del progetto "Copyleft-Italia.it" (uscito su

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Questa settimana sarò ad Aosta per un intervento al LinuxDay (sabato mattina) ma anche per un "aperitivo culturale" la sera precedente. Ecco le locandine e le informazioni di base dei due appuntamenti. Vi aspetto.

Venerdì 24 ottobre alle ore 18:30 vi aspettiamo al FabLab VdA di viale Garibaldi per l'AperiThink dal titolo "La proprietà sulle idee". Un titolo provocatorio che ci spinge a riflettere sulla vera natura di quella che generalmente chiamiamo proprietà intellettuale. In un mondo dove l'innovazione è la sfida assoluta, esiste davvero un modo di tutelare le idee e avere un controllo su di esse, oppure è solo un'illusione dovuta ad una interpretazione distorta dei modelli giuridici?
















Sabato 25 ottobre alle ore 8:30 presso l'istituzione scolastica "Isit Manzetti" (dall'ingresso in via Piave 5) si terrà l'edizione 2014 del "Linux day". La giornata verrà aperta da un mio intervento intitolato "In principio era l'open source. Ma poi arrivò il copyright".



Ecco altri articoli sull'evento:

giovedì 16 ottobre 2014

Privacy e sentenze: un quadro che non quadra (neanche per la Cassazione)

Appena prima dell'estate abbiamo salutato con gaudio la notizia che la Corte di Cassazione aveva finalmente deciso di aprire parzialmente il suo database di sentenze, mettendo online un apposita sezione del sito ufficiale. Forse abbiamo festeggiato un po' troppo presto. A riaprire la questione è una lettera pubblica datata 6 ottobre con cui il Garante per la protezione dei dati personali invita la Cassazione a riflettere bene su questa scelta per questioni di tutela dei dati personali contenuti nelle sentenze. Ne hanno parlato anche i media generalisti, tra cui... [continua]

Articolo uscito su MySolutionPost il 16 ottobre 2014. Leggilo qui.

mercoledì 15 ottobre 2014

La comunità che non c’è. (Troppo) libero arbitrio

Nel post di questa settimana per Apogeonline vi racconto un episodio di "censura web" accaduto su Facebook ad un mio amico (Francesco Lanza). L'episodio, pur non essendo in sé particolarmente eclatante, ha innescato in me alcune riflessioni sui meccanismi della regolamentazione di internet che vorrei condividere e che potrebbero generare ulteriore dibattito.
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Arrogandosi il diritto di rappresentare una comunità senza consultarla, almeno capire il senso di quello che la comunità scrive.

Sono amico di Francesco Lanza dai tempi del liceo, quando era il direttore del giornalino della scuola; per vivere conduce un’azienda di consulenza informatica, ma è anche fervidamente blogger e punzecchiatore del web 2.0.
Si diverte a disturbare bonariamente VIP e politici con interventi sarcastici che a volte colpiscono davvero nel... [continua]

Articolo uscito su Apogeonline il 15 ottobre 2014. Leggilo qui.


La dichiarazione tratta dal profilo Facebook di Lanza.

giovedì 9 ottobre 2014

Il 17 ottobre a Brindisi: seminario sul copyleft per Laboratori dal basso

Il 17 ottobre nel pomeriggio presso il CAG Centro Aggregazione Giovanile di Brindisi ho tenuto un seminario dal titolo "Approfondimento dei nuovi modelli di gestione del diritto d'autore e del copyleft", all'interno dell'iniziativa "Laboratori dal basso" di ARTI/Regione Puglia. 
Ecco qui a fianco la locandina dell'evento (cliccare per ingrandire).
Riporto di seguito i filmati integrali dell'evento e le slides da me utilizzate.








Parte prima (inizio effettivo al minuto 14:40): principi base di diritto d'autore





Parte seconda: il modello open licensing e le licenze Creative Commons





Le slides utilizzate per il seminario



Per maggiori informazioni visitare il blog www.vitamincccblog.blogspot.com oppure il sito ufficiale dei Laboratori dal Basso www.laboratoridalbasso.it.





mercoledì 8 ottobre 2014

Il Decreto Valore Cultura agevola davvero la musica dal vivo? Le critiche di Siddi e Forcione

Accolgo volentieri sul mio blog un articolo a firma di Massimo Siddi* e Silvio Forcione** che cerca di spiegare perché – dal punto di vista dei due autori – "la norma che consente lo svolgimento di manifestazioni di spettacolo entro la mezzanotte e per un massimo di 200 persone attraverso la semplice presentazione di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), non può funzionare, non aiuta i musicisti e non cambia lo stato delle cose."


photo Belisa Giorgis; license CC by 2.0; details HERE
Premessa: ho conosciuto Massimo attraverso alcuni forum internet (principalmente su Facebook) che frequentiamo entrambi e in cui si discute di problematiche connesse alla SIAE e in generale agli adempimenti burocratici per la musica e per lo spettacolo. L'anno scorso, anche in commento ad alcuni miei articoli dedicati al cosiddetto "Decreto Valore Cultura" del Ministro Bray (si veda ad esempio questo articolo su MySolutionPost e questa puntata della mia rubrica su Rockit), Massimo ha sempre sollevato alcune questioni sottili quanto opportune, che possono essere rilevate solo da chi, gestendo un locale pubblico, è costantemente attivo nell'organizzazione di eventi e spettacoli. Visto l'interesse che generavano i suoi commenti e i suoi post, ho chiesto a Massimo di produrre un vero e proprio articolo in cui presentare organicamente le sue critiche. Nei giorni scorsi mi ha risposto che ci stava lavorando a quattro mani con un altro collega (Silvio appunto) e poco dopo mi ha inviato questo testo, che pubblico con piacere e che spero possa risultare di stimolo per ulteriori riflessioni e approfondimenti. L'articolo ovviamente rispecchia l'opinione dei due autori.


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Live in Valore Cultura, perché non funziona

Una cosa va detta da subito: chiunque voglia occuparsi di “musica dal vivo” e più in generale di spettacolo e intrattenimento in tutte le sue forme, e lo faccia con l'intento di svilupparlo, di renderlo di facile fruizione, farlo “trovare ad ogni angolo di strada”, fa una cosa buona e giusta. Va aiutato e sostenuto.
Facendolo però,  dovrebbe tenere conto che la questione non è quella di fare una legge tanto per farla o per ritagliarsi l’aureola di “innovatori e o valorizzatori“ ma quella di avere il coraggio di cambiare totalmente l'approccio dato fin d’ora all’argomento musica live.
Il modello di riferimento sin qui utilizzato – a nostro avviso – è fallimentare e dovrebbe  essere rivoluzionato completamente.  Solo “aggredendo” la questione da più punti di osservazione è possibile stabilire il diritto, i principi, il bene comune e soprattutto la pari dignità e un futuro a coloro a cui quella norma è rivolta.
Cercheremo quindi di spiegare perché la norma che consente lo svolgimento di manifestazioni di spettacolo entro la mezzanotte e per un massimo di 200 persone attraverso la semplice presentazione di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), non può funzionare, non aiuta i musicisti e non cambia lo stato delle cose.
La norma sotto la lente d’ingrandimento è una semplice piccola aggiunta all'art. 68 del TULPS, che recita:
Per eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti e che si svolgono entro le ore 24 del giorno di inizio, la licenza è sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività di cui all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, presentata allo sportello unico per le attività produttive o ufficio analogo.
Ebbene, per comprendere l’inutilità quasi totale della stessa occorre chiarire cosa sono dal punto di vista amministrativo i locali di spettacolo e trattenimento, rispetto alle altre attività già regolamentate con l’istituzione SCIA.
I locali di spettacolo per ricevere la licenza devono sottoporre il progetto del locale al vaglio di una Commissione comunale o prefettizia, lo stesso deve rispondere a precise prescrizioni di carattere strutturale, impiantistico, di prevenzione incendi e igienico sanitario (art. 80 Tulps).
Dopo l’esame progetto se il locale ha capienza superiore a 200 persone, a lavori ultimati dovrà svolgersi il sopralluogo della commissione che sul posto valuta la conformità del locale al progetto e rilascia parere ai sensi dell’articolo 80 del Tulps. Se il locale ha capienza inferiore, la verifica della Commissione può essere svolta da tecnico abilitato che ne certifica la corrispondenza al progetto approvato dalla Commissione stessa. Solo dopo questo iter, un'attività può chiedere ed ottenere licenza per lo svolgimento di spettacoli e trattenimenti.
All’emanazione del provvedimento e in seguito alla comunicazione della notizia questa disposizione ha suscitato parecchie discussioni; non si comprendeva infatti se il provvedimento fosse rivolto alla totalità delle attività che promuovono musica o se tale facoltà fosse rivolta solo ai locali in possesso del verbale con parere favorevole della Commissione di Vigilanza, cioè ai locali di spettacolo e di intrattenimento autorizzati ai sensi degli artt 68 e 80 tulps.
Ricordiamo al lettore che l’istituzione della SCIA permette alle imprese del commercio di avviare l’attività immediatamente dopo la presentazione al protocollo degli uffici comunali o a ricevimento dell’accettazione e della consegna all’indirizzo di posta elettronica certificata del SUAP.
Chi ha introdotto la disposizione in commento non era a conoscenza della normativa di merito e non si è reso conto dell’anomalia che aveva introdotto. Provate a pensare quanto si possa essere discusso sulla fattibilità di tale disposto nelle varie commissioni di vigilanza di tutti i comuni d’Italia.
Così è che l’ANCI ha inviato la richiesta di chiarimento al ministero ottenendo la conferma che la disposizione valeva solo per i locali in possesso dei requisiti ai sensi dell’articolo 80 TULPS (si legga il parere del ministero).
Chiarito l’aspetto amministrativo che consente l’utilizzo di questa SCIA solo per gli eventi organizzati in locali già autorizzati con licenza ai sensi degli artt.  68 e 80 Tulps, qualcuno è in grado di spiegarci il vantaggio che la musica live ha avuto da questo provvedimento? Nessun vantaggio.
Cosa abbia portato a pensare che ci potesse essere una sorta di primavera culturale sugli eventi musicali in Italia con la nascita di migliaia di locali, non ci è dato sapere perché appariva chiaro fin da subito che così non poteva essere.
Non ci sarà quindi quell’esplosione di eventi Live in tutta Italia così come auspicato da chi ha promosso con tanta enfasi questa semplificazione. Trasformare un normale Pub, Birreria o altro Pubblico Esercizio con attività non prevalente nello spettacolo per regolarizzarlo, non è conveniente. Parliamo di investimenti ingentissimi e di radicali cambiamenti fiscali che pregiudicherebbero quell’impresa come di fatto già succede alla maggior parte dei “locali in regola”.
L’alba del Live è lunga a venire in Italia, atti come quello in commento evidenziano la totale incapacità, incompetenza e mancanza di coraggio di chi oggi legifera, forse portato più ad ottenere un immediato consenso e lasciando le cose come stanno.
E’ come curare una polmonite con le pastiglie per il mal di gola.
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* Massimo Siddi: DJ, Speaker, creativo della comunicazione radiofonica e dell'intrattenimento. Professionalmente nasce così e poi, ancora giovanissimo diventa proprietario e gestore di locali di pubblico spettacolo (discoteche), mestiere che svolgerà per quasi vent'anni. Oggi, gestisce una sua web radio con la quale cerca di creare un suo personale format.

** Silvio Forcione: Rappresentante di categoria per associazione imprenditoriale, membro di commissione di vigilanza dal 1995.

Parere del Ministero dell'Interno sull'interpretazione della norma che semplifica i piccoli spettacoli

Ministero dell’Interno – Ufficio per gli Affari Polizia Amministrative e Sociale Protocollo : 5571PASIU1003625113500.A(8) Data: 2770212014 Classifica: 13500A(8)
OGGETTO: Spettacoli dal vivo di portata minore — Richiesta di parere sull’interpretazione del D.L. 8.8.2013, n. 91, art. 7, c. 8-bis, recante modifica degli art. 68 e 69 TULPS
AL COMUNE DI RAVENNA – Servizio SUAP ed attività economiche (Rif n.P.G. 12048/20)4 del 30.1.2014)7. e per conoscenza ALLA PREFETTURA DI  RAVENNA

Si fa riferimento alla nota sopraindicata, con la quale viene chiesto l’avviso di questo Ministero in ordine all’interpretazione dell’art. 7 del D.L. sopra indicato, che ha sostituito le licenze previste dagli artt. 68 e 69 del TULPS con una segnalazione certificata di inizio attività, da presentarsi allo sportello unico per le attività produttive o ufficio analogo del Comune, per gli ‘eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti che si svolgono entro le ore 24 del giorno di inizio.
Le questioni poste concernono, in particolare:
1. la precisazione della nozione di 'evento';
2. la necessita o meno della verifica di agibilità del locale o del luogo in cui l’evento è destinato a svolgersi, ovvero la sostituibilità dell’agibilità con una asseverazione di un tecnico abilitato ovvero, anche, con una dichiarazione sostitutiva di certificazione resa ai sensi degli am. 46 e 47 del DPR 445/2000.
Premesso che sulla modifica normativa in questione lo scrivente Ufficio ha sollevato vive riserve sotto vari profili già nella fase del suo esame parlamentare, in ordine al primo quesito si osserva che il riferimento al termine ‘eventi’, contenuto in entrambe le nuove disposizioni introdotte agli artt. 68 e 69 TULPS, non possa che riferirsi – ai fini della sostituzione della licenza di polizia con la s.c.i.a. – a tutti gli spettacoli ed i trattenimenti pubblici ‘dai vivo’ che rientrino nel campo di applicazione dei due articoli, precisato nel primo periodo di ciascuno di essi, e che abbiano lo svolgimento e la partecipazione massima corrispondenti alle nuove previsioni.
Quanto a tale misura massima, nella laconicità del dato normativa, si è dell’avviso che debba farsi riferimento non alla effettiva partecipazione prevista o prevedibile all’evento, bensì alla oggettiva capienza dell’impianto o del luogo nel quale esso è destinato a svolgersi, secondo un principio comune in tema di pubblici spettacoli (v. gli arti, 141, c. 2 e 142, u.c., Reg. TULPS, approvato con RD. 6.5.1940, n. 635).
Laddove l’evento sia destinato a svolgersi all’aperto, -la capienza massima può essere determinata, previa una chiara delimitazione dell’area destinata all’allestimento, sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Ministro dell’Interno del 19.8.1996, recante “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo”, come modificato dal D.M. 6.3.2001 in relazione “agli spettacoli e trattenimenti occasionali svolti all’interno di impianti sportivi, nonché all’affollamento delle sale da ballo e discoteche”. In ordine al secondo quesito e alle ipotesi di soluzione ventilate da codesto Comune, si osserva – preliminarmente – che le ipotesi nelle quali è ammesso il ricorso alla dichiarazione sostitutiva di certificazione o dell’atto di notorietà sono indicate in modo rigoroso, rispettivamente, dagli artt. 46 e 47 del DPR n. 445/200. Nella fattispecie che qui interessa, invece, le nuove disposizioni si limitano a sostituire le licenze di cui agli artt. 68 e 69 TULPS con una segnalazione certificata di inizio attività, senza mutarne la disciplina sostanziale concernente i requisiti di sicurezza richiesti. D’altra parte, la disciplina generale della s.c.i.a. non prevede il superamento del regime dei requisiti e dei presupposti per il legittimo esercizio dell’attività prima sottoposta ad autorizzazione, bensì lo spostamento dei controlli dell’amministrazione competente ad un momento successivo all’avvio dell’attività medesima (anziché precedente). Pertanto, in linea teorica, la nuova norma non solo non ha inciso sui presupposti di sicurezza per la ‘pubblica incolumità richiesti dalla normativa in tema di pubblici spettacoli o intrattenimenti, ma neppure sulle verifiche richieste dalla legge, affidate alle commissioni di vigilanza ai sensi dell’art. 141 Reg. TULPS. E’ evidente, perciò, che tale segnalazione deve essere corredata dalla documentazione normalmente richiesta per il rilascio della licenza in relazione alle caratteristiche dell’allestimento proposto (ad es., ove siano installate attrazioni dello spettacolo viaggiante, la Licenza ex art. 69 TULPS di ciascuna di esse, l’attestazione di avvenuta registrazione e rilascio del codice identificativo, la documentazione relativa al collaudo periodico, il libretto dell’attrazione aggiornato, l’assicurazione, la dichiarazione di corretto montaggio, ecc.), Naturalmente, la circostanza che l’evento debba concludersi il giorno stesso del suo inizio e, dunque, in pratica, a poche ore di distanza dalla presentazione della s.c,i.a, rende di fatto assai problematica la tempestiva esecuzione delle verifiche della commissione stessa, che nel migliore dei casi potrebbero svolgersi solo ad evento già. in corso. Quanto alla ‘asseverazione di un tecnico abilitato’, ferma restando la necessità che la s.c.i.a. sia corredata da ogni documentazione e dichiarazione idonea ad attestare la sicurezza dell’allestimento e la piena assunzione di responsabilità in capo all’organizzatore, si rappresenta che essa è richiesta dall’art. 141, c. 2, Reg. TULPS in sostituzione dei controlli e delle verifiche di competenza delle CCVLPS solo in relazione ai locali e agli impianti con capienza complessiva fino a 200 persone, dunque in :relazione ad una fattispecie non corrispondente a quella degli ‘spettacoli dal vivo di portata minore’ cui hanno riguardo le disposizioni qui in esame.
IL DIRETTORE DELL’UFFICIO

lunedì 6 ottobre 2014

Una guida "galattica" sul processo civile telematico

Addendum del 6 ottobre 2014
Viste le ulteriori modifiche alla normativa e visto l'arrivo delle prime pronunce giurisprudenziali in materia, l'autore ha apportato importanti aggiornamenti e ha rilasciato in questi giorni la versione 2.1 della guida. Questa versione, oltre ad includere nuovi contenuti e correzioni, è aggiornata al D.L. 132/2014 e reca una nuova sezione dedicata alle notificazioni proprio via PEC.
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Addendum del 26 giugno 2014
Nei giorni scorsi, in seguito all'approvazione del Decreto Legge 90/2014 che ha apportato alcune importanti modifiche alla normativa (e alle scadenze) relative al passaggio al processo telematico, l'autore ha rilasciato un ulteriore aggiornamento della guida (versione 1.2); la trovate qui sotto.
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Addendum del 5 maggio 2014
Nei giorni scorsi, in seguito all'uscita delle nuove specifiche tecniche per il PCT da parte del Ministero, l'autore ha rilasciato una versione aggiornata della guida. La versione qui riportata è già quella aggiornata.
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La versione originale del post (datata 7 aprile 2014)
Nota di merito al collega Luca Sileni, avvocato esperto in informatica giuridica nonché attento promotore dell'openness, che ha realizzato un ebook operativo sul processo civile telematico e lo ha rilasciato gratuitamente online sotto licenza Creative Commons (by-sa).
L'ebook (in formato PDF), pubblicato grazie al patrocinio della Camera Civile di Grosseto, trae spunto dal blog monografico già avviato da Sileni negli scorsi mesi e ne raccoglie sistematicamente i post creando così una guida completa e chiara per l'avvocato che deve in questi mesi attrezzarsi alle nuove modalità di deposito degli atti.
Come si legge nel comunicato ufficiale,
La guida analizza sia gli aspetti teorici che pratici della materia riportando la principale normativa di settore e le maggiori innovazioni che l'avvento della digitalizzazione del processo civile porteranno nella pratica forense.
Il manuale, inoltre, offre schemi passo passo al deposito della busta digitale, all'uso della PEC e all'apposizione della firma digitale.
Al fine di rendere l'opera più facilmente fruibile e reperibile (ed essendo essa sotto una licenza CC), ho caricato il file nell'account Scribd di Copyleft-Italia e ho provvedduto ad "embeddarlo" qui sotto.

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mercoledì 1 ottobre 2014

Renzi confonde patent con copyright

In questa puntata della rubrica "L'angolo del pedante" il bersaglio è lui, il Premier Matteo Renzi. Ecco spiegato perché.

Visto che molti in rete fanno ironia su come Renzi parla in inglese (come questo articolo, effettivamente spassoso) sono andato ad ascoltarmi un po' del discorso tenuto il 24 settembre a New York. Non entro in giudizi sulla fluency del Premier; io ho vissuto sei mesi negli USA e probabilmente non sarei in grado di fare di meglio. L'inglese parlato, per noi neolatini, non è cosa semplice; bisogna riconoscerlo.
Tuttavia da divulgatore in materia di proprietà intellettuale non posso fare a meno di rilevare una nota stonata. All'inizio del discorso Renzi usa l'esempio di Meucci vs Bell per introdurre una riflessione sull'incapacità degli italiani nel far fruttare economicamente la loro inventiva e creatività. Parla ovviamente dell'invenzione del telefono, brevettata appunto da Bell prima di Meucci, e poi dice che così "Meucci perse l'opportunità di ottenere il copyright".
Argh!! Matteo!! PATENT non COPYRIGHT! Anni di lavoro a spiegare ai miei studenti e corsisti la differenza concettuale tra diritto d'autore e brevetto (il primo per le opere creative e l'altro per le invenzioni)... e tu mi fai un'uscita del genere?!?

Ecco il filmato; andate circa al minuto 5:30, dove appunto c'è lo scivolone.



San Francisco... sì, bella, ma che freddo! Il clima sulla baia è solo un problema di aspettative

Foto scattata ad Ocean Beach il 9 AGOSTO 2014
Da quando dico che bazzico San Francisco non posso esimermi da ascoltare persone che mi dicono petulanti: "ci sono stato, ma non mi è piaciuta perché faceva freddo".
Cosa che ogni volta mi lascia abbastanza perplesso, dato che giudicare una città del genere dal clima mi sembra davvero molto limitante. Con tutto quello che può offrire quel posto, la mancanza della vita da spiaggia non mi sembra certo un problema. A chi cerca una vacanza balneare, consiglio di andare in Salento o a Sharm El Sheikh e di evitarsi 15 ore di volo e 9 ore di fuso.
E in generale... lasciatemi dire una cosa da fastidioso pedante: lo sapevate che basta andare sulla voce San Francisco - clima di Wikipedia per sapere che là non si superano i 21 gradi nemmeno in estate?! Ecco, se non lo sapevate, sapevatelo! Senza poi considerare le migliaia di blog e siti di viaggi. Usare Google prima di pianificare un viaggio così impegnativo non richiede una laurea in scienze dell'informazione, ma solo un po' di buon senso.
Questo per dire che tutto dipende dalle aspettative. Se uno parte dall'Italia al 5 di agosto quando da noi ci sono 32 gradi e si porta solo t-shirt e bermuda, è ovvio che avrà una brutta sorpresa. Là in estate c'è un clima più o meno simile a quello che c'è a Milano a marzo/aprile, ma con il triplo del vento: un'aria fredda e costante che arriva dall'oceano, che tra l'altro fa sì che il tempo cambi in modo palpabile anche nell'arco di mezza giornata. Potremmo dire che andare a San Francisco a luglio e agosto per poi lamentarsi del freddo equivale ad andare ai Caraibi nella stagione delle piogge tropicali per poi lamentarsi della pioggia. 
Foto scattata a Crissy Field il 6 FEBBRAIO 2011

Vi assicuro però che, se ci andate a febbraio e vi trovate a passeggiare in riva alla Baia in pantaloncini e maglietta (come è successo a me nel 2011), oppure se ci andate sotto Natale e vi trovate a festeggiare il Capodanno all'aperto con un semplice giubbotto di jeans... è difficile tornare a casa lamentandosi del clima. Il problema è che pochi possono permettersi di andarci in inverno; tutti ci vanno d'estate, con aspettative sbagliate (e magari investendo buona parte delle proprie ferie), e poi rimangono delusi. In altre parole, non è il clima ad essere sbagliato, sono appunto le aspettative.
"Però la nebbia c'è sempre! Non si dice forse the foggy city?!" Lo stesso ragionamento vale per la questione nebbia, anch'essa molto relativa. Infatti la rete è piena di foto di San Francisco nebbiosa proprio perché la maggior parte della gente ci va nei periodi nebbiosi. E' un po' come dire che a Cortina c'è sempre la neve, perché ci sono quasi sempre foto di Cortina con la neve. Beh, grazie; la gente ci va a Natale, per sciare; è ovvio che ci sono in giro più foto di Cortina con la neve che foto di Cortina baciata dal sole a luglio.
Se guardate le mie foto di San Francisco fatte nel 2011 a gennaio, febbraio, marzo, e quelle fatte nel 2004 a novembre... di nebbia non ne vedrete o comunque ne vedrete molta meno.