domenica 27 novembre 2016

Public domain e cultura open: gli appuntamenti imperdibili del festival torinese

Come ho già segnalato in un precedente post, la Città di Torino dedica questa settimana al pubblico dominio, all'open access e alla cultura open in generale.
Nonostante tutti gli appuntamenti dell'evento siano interessantissimi e ben concepiti, in questo post tenevo a mettere in evidenza quelli a mio avviso più "gustosi" e più in linea con i temi trattati n questo blog.


MARTEDI' 29 NOVEMBRE


Ore 09.15 – 13.30 Aula Magna Cavallerizza, Università di Torino (Mappa)
Il pubblico dominio tra riforma del copyright e bene comune (comunicato stampa)

Saluti istituzionali di Francesca Leon (Assessora alla cultura della Città di Torino), Enrico Pasini (Delegato del Rettore per lo sviluppo e il coordinamento del Sistema Bibliotecario, Archivistico e Museale di Ateneo, Università di Torino), Marco Carlo Masoero (Delegato del Rettore per i Servizi Bibliotecari dell'Ateneo, Politecnico di Torino), Gian Mesturino (Presidente Fondazione Teatro Nuovo per la danza).
Tavola rotonda con Julia Reda (europarlamentare, intervento videoregistrato), Susan Reilly (LIBER), Rosa Maiello(Università di Napoli), Juan Carlos De Martin (Centro Nexa del Politecnico di Torino), Alessandro Cogo (Università di Torino e Centro Nexa del Politecnico di Torino), Enrico Pasini (Università di Torino), Leonardo Caffo (Università di Torino).
Coordina Paolo Messina (Biblioteche civiche torinesi).
Presentazione di alcuni Flash mob teatrali a cura della Fondazione Teatro Nuovo per la danza.
Diretta streaming a cura dell’Università di Torino sul canale Unito Media.

MERCOLEDI' 30 NOVEMBRE


Ore 15.00 – 17.00 Sala Blu del Rettorato, Università di Torino (Mappa)
WikiLab: Laboratorio pratico di Wikisource. Come realizzare una biblioteca digitale in pubblico dominio
Con Eusebia Parrotto (Wikimedia Italia e Biblioteca civica di Trento), Virginia Gentilini (Wikimedia Italia e Biblioteca Salaborsa di Bologna) e Andrea Zanni (Wikimedia Italia).
Con la collaborazione di Bianca Gai (Università di Torino), Oriana Bozzarelli (Università di Torino), Elena Borgi (CoBiS e Accademia delle Scienze) ed Emanuela Secinaro (CoBiS e Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica).
Partecipazione ad iscrizione, destinatari max 30 persone, per contatti e-mail festivalpubblicodominio@gmail.com

GIOVEDI' 1 DICEMBRE


Ore 10.00 – 13.00 Biblioteca Centrale di Ingegneria (Sala consultazione), Politecnico di Torino (Mappa)
Software libero e Open Source
Con Angelo Raffaele Meo (Politecnico di Torino, Garante del Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino), Marco Ciurcina (Avvocato, Fellow del Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino), Luca Gioppo(CSI Piemonte) e Ugo Avalle (Università di Torino).
Testimonianze: Alessio Melandri (Synapta), Giuseppe Airò Farulla (LOOQUI), Ester Liquori (Yamgu), Sophia Danesino (ITIS "G.Peano").
Modera Giuseppe Futia (Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino).

Ore 14.30 – 16.30 Biblioteca Peterson (Sala Pellegrino), Università di Torino (Mappa)
Wiki Loves Monuments: l'uso delle fotografie dei monumenti e dell'arte pubblica (Comunicato stampa)
Con Cristian Cenci (Wikimedia Italia) e Maura Cucchi Osano (Associazione We land).
Introduce Elena Marangoni (Università di Torino).

Ore 15.00 – 17.00 Sala Lauree Blu - Campus Luigi Einaudi, Università di Torino (Mappa)
Open access. La scienza aperta per me: quali vantaggi dalla diffusione della conoscenza (Comunicato stampa)
Con Elena Giglia (Università di Torino), Angela Simone (giornalista), Andrea De Bortoli (Agorà Scienza), Lidia Cassetta(Confcooperative Piemonte), Mario Guglielminetti (Cultrack).

VENERDI' 2 DICEMBRE


Ore 15.00 – 17.00 Biblioteca Centrale di Ingegneria (Sala consultazione), Politecnico di Torino (Mappa)
UNTIL NOW: uso e riuso del passato da Mascagni a Happy Birthday (Comunicato stampa)
Le regole del pubblico dominio applicate alla produzione musicale.
Con Federica Riva (International Association of Music Libraries), Laura Chimienti (esperta di diritto d'autore), Franca Porticelli (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino), Gigliola Bianchini (Conservatorio "G Verdi" di Torino), Simone Aliprandi (Progetto Copyleft-Italia.it e Array Law Firm), Marco Carlo Masoero (Politecnico di Torino).
Coordinano l’incontro Stefano Baldi (Università di Torino) e Davide Monge (Biblioteche civiche torinesi).

SABATO 3 DICEMBRE


Ore 10.00 – 13.00 Biblioteca civica Centrale (Mappa)
L'editoria fra Pubblico Dominio e licenze Open. Il punto di vista di editori e autori
Con Wu Ming5, Francesca Tosarelli (fotografa), Yeerida (piattaforma di lettura gratuita in streaming), Lorenzo Armando (aAccademia University Press).
Modera Francesco Ruggiero (Centro Nexa del Politecnico di Torino).

A Torino una settimana dedicata al pubblico dominio e alla cultura libera, con conferenze, dibattiti, spettacoli

Le istituzioni culturali torinesi hanno organizzato un grande evento all'insegna del libero accesso al patrimonio creativo e intellettuale definitivamente uscito dai vincoli del copyright: si chiama PUBBLICO DOMINIO #OPENFESTIVAL e si terrà in diverse prestigiose location del capoluogo piemontese da martedì 29 novembre a sabato 3 dicembre.

Fittissimo e interessantissimo il programma dei cinque giorni che vede l'alternarsi di incontri, presentazioni, dibattiti, conferenze, letture e veri e propri spettacoli di teatro, musica e danza. Guardate il sito ufficiale dell'iniziativa per rendervi conto di quanti siano gli appuntamenti imperdibili e quale sia l'imbarazzo della scelta per chi è appassionato ai temi che normalmente tratto in questo blog e nelle mie pubblicazioni.
Superfluo precisare che tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Io sarò a Torino nelle giornate di venerdì e sabato e parteciperò come relatore ai seguenti tre appuntamenti.

  • Venerdì 2 dicembre dalle ore 15 alle ore 17, presso la Biblioteca Centrale di Ingegneria (Sala consultazione), Politecnico di Torino (Corso Duca degli Abruzzi, 24)
    UNTIL NOW: uso e riuso del passato da Mascagni a Happy Birthday. Le regole del pubblico dominio applicate alla produzione musicale (vedi il comunicato stampa)
    Con Federica Riva (International Association of Music Libraries), Laura Chimienti (esperta di diritto d'autore), Franca Porticelli (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino), Gigliola Bianchini (Conservatorio "G Verdi" di Torino), Simone Aliprandi (Progetto Copyleft-Italia.it e Array Law Firm), Marco Carlo Masoero (Politecnico di Torino).
    Coordinano l’incontro Stefano Baldi (Università di Torino) e Davide Monge (Biblioteche civiche torinesi). 

  • Sabato 3 dicembre dalle ore 15 alle ore 18, presso la Biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5)
    Musica - FROM NOW ON - Produrre, tutelare, distribuire e (perché no?) vendere la musica in modalità "open" -- Con Davide Costella (GlugTo), Libera musica con libero software: strumenti open source per la produzione musicale, Adriano Bonforti (Patamu), Certificare la paternità delle proprie opere usando strumenti alternativi alla SIAE; Simone Aliprandi (Progetto Copyleft-Italia.it e Array Law Firm), Le licenze open per la distribuzione e promozione della musica [*vedi abstract qui sotto].
    Modera Mariangela Ciriello (Border Radio).
  • A seguire (dalle 18 alle 19.30) sempre presso la Biblioteca civica Centrale
    La Fotografia e il pubblico dominio -- Con Simone Aliprandi (Progetto Copyleft-Italia.it e Array Law Firm) e Lorenza Bravetta (fondatrice di CAMERA).
NB: gli appuntamenti di sabato pomeriggio saranno trasmessi in streaming da Border Radio sia sul sito della webradio, sia sul suo canale YouTube.

Subito dopo, come conclusione del festival, ci sarà un momento musicale con un dj-set a base di musica "libera" a cura di Border Radio.
Spero di vedere un bel po' di amici piemontesi... e non solo.

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*Abstract: Tra il "nessun diritto riservato" del pubblico dominio e il "tutti i diritti riservati" del copyright tradizionale ci sono alcune sfumature intermedie in cui le opere musicali possono circolare più liberamente ma nello stesso tempo rimanere ancora sotto il controllo del loro autore. Lo strumento per creare questa "terza via" sono le licenze open (Creative Commons e simili): documenti che, accompagnati alle opere, permettono che esse siano utilizzate e diffuse più liberamente (a determinate condizioni) e di riflesso anche che acquisiscano maggiore visibilità, specialmente su Internet.

mercoledì 23 novembre 2016

Copyright e privacy nella didattica 2.0: una questione di maggiore consapevolezza (video)

Lo scorso 19 ottobre fa ero stato ospite di Luca Piergiovanni (docente ed esperto di tecnologie per l'apprendimento) presso l'Istituto Comprensivo di Valmorea in provincia di Como, per un incontro dal titolo "Strumenti e ambienti di rete per un uso consapevole delle tecnologie nella didattica".

Nel mio intervento intitolato "Copyright e privacy nella didattica 2.0: una questione di maggiore consapevolezza" ho fatto qualche riflessione "a braccio" in merito all'impatto della rivoluzione digitale sulla scienza giuridica e sul mondo delle comunicazioni, ponendo qualche esempio e caso di studio legato al mondo della didattica e dell'insegnamento.

Riporto di seguito il video integrale del mio intervento.
Per l'intervento introduttivo di Luca Piergiovanni intitolato "Insegnare e apprendere con gli strumenti e gli ambienti di rete" clicca qui e per la parte conclusiva con le domande dal pubblico e il relativo dibattito clicca qui.



lunedì 14 novembre 2016

Le regole del software libero (di Marco Ciurcina)

Riporto integrale il testo di un utile articolo del collega avvocato Marco Ciurcina (comparso inizialmente su www.industriasoftwarelibero.it/wp-content/uploads/2016/10/regole_software_libero.pdf e rilasciato con licenza CC by-sa). Marco è uno dei maggiori esperti italiani di questioni giuridiche legate al software libero e open source ed è da anni membro e sostenitore delle principali realtà italiane attive in questo campo.

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CHE COS'È IL SOFTWARE LIBERO

L'espressione "software libero" si riferisce alla libertà dell'utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:
  • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
  • Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Un programma è software libero se l'utente ha tutte queste libertà[1].
“Il "Software libero" è una questione di libertà, non di prezzo” [2]. Non importa dunque se il software viene fornito dietro pagamento di un prezzo: questo non ne cambia la natura.
La disponibilità del codice sorgente, cioè della versione del software che può essere analizzata e modificata dai programmatori, è centrale nella nozione di software libero. Per funzionare sui computer i software devono essere tradotti in linguaggio macchina, idoneo a funzionare nei computer, mediante un programma interprete o mediante un programma di compilazione del “codice oggetto” (la versione del software che può essere interpretata dal computer ma che è incomprensibile per i programmatori).
Se si dispone solo della versione in “codice oggetto” è praticamente impossibile studiare e modificare il software come previsto dalla definizione di software libero.
Nel 1998 un gruppo di appassionati fonda la Open Source Initiative[3]  con lo scopo dichiarato di evitare l'enfasi sugli aspetti etici del software libero che, a loro dire, ostacola la comprensione e l'uso del software libero da parte dell'industria informatica. Utilizzano quindi l'espressione “open source” ed adottano la Open Source Definition[4], che però, nella sostanza, riproduce con formulazione diversa la definizione di software libero.
L'espressione “open source” enfatizza il requisito dell’accesso al software in formato sorgente: l’Open Source Initiative mette in sordina gli aspetti etici e punta l'attenzione sul modello di sviluppo del software libero/open source.
Analogamente a quanto fa la Free Software Foundation con riferimento alla definizione di software libero[5], anche l’Open Source Initiative tiene un elenco di licenze alle quali riconosce la conformità con la Open Source Definition[6], ma se si comparano i due elenchi si rileva che, sostanzialmente, coincidono e le poche differenze dipendono da questioni di dettaglio più che di sostanza[7].
Esistono molte licenze di software libero, anche se le più utilizzate sono relativamente poche: le 10 licenze più diffuse sono adottate da oltre il 90% dei progetti di software libero[8].
La più importante licenza di software libero è senz'altro la GPL: il 30 % dei progetti di software libero utilizza la GPLv2 o la GPLv3. Un aspetto molto importante di alcune licenze di software libero (come la GPL) è il cosiddetto carattere “copyleft”. La parola “copyleft” esprime un gioco di parole intraducibile in italiano. In inglese, right può significare “destra” e “diritto” mentre left può significare “sinistra” e “permesso”. Quindi “copyleft” è il contrario di copyright e si potrebbe tradurre “permesso d'autore”.
La caratteristica “copyleft” di una licenza implica che è legittimo modificare e redistribuire il software licenziato secondo quella licenza a condizione che la versione modificata sia a sua volta licenziata secondo i termini della stessa licenza.
Per dirla in breve, le licenze “copyleft” incentivano la condivisione: chi vuole modificare il software e distribuirlo può farlo a condizione che a sua volta conceda ai suoi utenti le stesse libertà che gli sono state concesse.
La clausola “copyleft” non è uguale in tutte le licenze di software libero e quindi produce effetti diversi a seconda della sua formulazione. Si usa quindi classificare le licenze di software libero in base al modo in cui funziona, in una specifica licenza, la caratteristica “copyleft”.
Ci sono, innanzitutto, licenze “non-copyleft”, cioè licenze (come le licenze BSD, MIT e Apache) che non contengono una clausola “copyleft” e quindi non hanno effetto “copyleft”: chi distribuisce un programma licenziato con una licenza “non-copyleft” non è tenuto a distribuirlo secondo i termini della stessa licenza. Vi sono poi le licenze cosiddette “strong copyleft”: sono licenze che contengono clausole “copyleft” che estendono i loro effetti a tutte le opere derivate, comprese le librerie che, quando si esegue il programma licenziato con licenza “strong copyleft”, sono collegate dinamicamente a questo. Le licenze che, invece, circoscrivono in modo più o meno ampio la portata della clausola “copyleft”, permettendo quindi di applicare licenze diverse ad alcune opere derivate, sono dette licenze “weak copyleft” (per es., la LGPL e la MPL). Vi sono poi alcune licenze (per es., l'AGPL e l'EUPL) che impongono di rendere disponibile il codice sorgente del programma anche agli utenti che lo utilizzano da remoto, collegandosi al server presso il quale il software è fatto funzionare come servizio (cd. SaaS): queste licenze sono dette “cloud copyleft”.

NOTE DEL PARAGRAFO
1. Vedi http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html.
2. Come si legge in http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html.
3. Vedi http://www.opensource.org.
4. Vedi http://www.opensource.org/docs/definition_plain.php.
5. Vedi http://www.gnu.org/licenses/license-list.it.html.
6. Vedi http://opensource.org/licenses/.
7. Vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_free_and_open-source_software_licenses
8. Vedi http://www.blackducksoftware.com/oss/licenses#top20.

Immagine sotto licenza CC by-sa 2.0 (see credits here)

SOFTWARE LIBERO E DIRITTO

Al software si applica il diritto d'autore che riserva al titolare i diritti di pubblicazione e di
utilizzazione economica del software in ogni modo, in particolare mediante l'esercizio esclusivo delle
facoltà di riproduzione, modifica, distribuzione, noleggio, prestito, comunicazione al pubblico,
esecuzione in pubblico e pubblicazione in raccolta del software.
Il diritto d'autore opera di default: anche se il titolare del diritto non fa nulla (non registra il software e
non lo accompagna con informative o licenze), il suo software è protetto dal diritto d'autore e, senza la sua autorizzazione, non può essere utilizzato.
Perché un programma sia software libero è quindi necessario che il titolare del diritto lo pubblichi
secondo i termini di una idonea licenza: una licenza di software libero.
In alcuni paesi, come per esempio gli Stati Uniti, al software si può applicare il diritto di brevetto per
invenzione che attribuisce al titolare il diritto esclusivo di attuare l'invenzione e di trarne profitto.
Chi usa o distribuisce del software libero non può solo per questo escludere che quel software attui un'invenzione tutelata da un brevetto. L'uso e la circolazione del software libero sono quindi interferiti anche dal diritto di brevetto per invenzione. In alcune licenze di software libero si adottano diverse tecniche per limitare l'interferenza dei brevetti con il software libero e scoraggiare chi voglia impedire l'uso e la circolazione del software libero facendo valere un proprio brevetto per invenzione.
Per esempio, alcune licenze prevedono che chi contribuisce al software e/o chi lo distribuisce (a seconda dei casi) concede licenza dei propri (eventuali) diritti di brevetto. L'ampiezza della licenza dei diritti di brevetto varia da licenza a licenza e quindi può riguardare un insieme più o meno ampio dei brevetti detenuti da chi contribuisce al (e/o da chi distribuisce il) software libero.
Va poi ricordato che possono interferire con l'uso e la circolazione del software libero anche altre norme, come per esempio quelle:
  • sui marchi e sugli altri segni distintivi,
  • sulle informazioni segrete,
  • sui prodotti a duplice uso.
Inoltre, chi usa o distribuisce software libero deve anche valutare eventuali ulteriori obblighi (che si potrebbero assumere, per es., con un contratto, distinto dalla licenza di software libero). È però importante verificare che tali obblighi siano compatibili con la licenza di software libero applicabile: alcune licenze di software libero (come per es. la GPL e la MPL) limitano espressamente la possibilità che l'utente assuma obblighi che interferiscono con la sua libertà di distribuire ulteriormente il software.

OBBLIGHI DEGLI UTENTI DI SOFTWARE LIBERO

Le licenze di software libero impongono una serie di obblighi a chi distribuisce il software in versione originale o modificata. Deve quindi rispettare questi obblighi chi distribuisce (su supporti fisici o anche online) copie o modifiche (cd. patch) di software libero o chi distribuisce dei prodotti che includono componenti in software libero. Questi obblighi riguardano quindi anche soggetti che operano in settori industriali lontani dall'industria informatica: molti dei prodotti oggi sul mercato (come per esempio autovetture, condizionatori, decoder ed elettrodomestici) includono comunemente software libero.
In certi casi, anche l'offerta di software come servizio da remoto (cd. SaaS) può implicare la necessità di rispettare alcuni degli obblighi imposti dalle licenze di software libero (per es., se nel server si utilizza software “cloud copyleft” o se l'utente deve utilizzare nel suo client del software libero distribuito dal fornitore del servizio).
Gli obblighi imposti a carico di chi distribuisce il software o di chi vi contribuisce sono previsti dalle licenze di software libero a vantaggio degli utenti “a valle” (gli utenti ai quali si distribuisce il software e, a volte, i loro aventi causa) ma anche a vantaggio dei licenzianti (coloro i quali hanno sviluppato e distribuito la versione originaria del software).
Alcune licenze “copyleft” sono incompatibili tra di loro. Quindi, se si intende realizzare un progetto complesso, riusando diversi programmi licenziati con diverse licenze di software libero, può essere utile analizzare (meglio se prima di iniziare il progetto) come interagiscono i diversi componenti per evitare il rischio di incompatibilità.
Le diverse licenze “copyleft” impongono su chi distribuisce il software una serie di obblighi che sono tipici di questo tipo di licenze ma che variano da licenza a licenza:
  • rendere disponibile il software anche in formato sorgente (per es., la GPL e la MPL),
  • includere informazioni sull'installazione del software (per es., la GPL e la EPL),
  • se si modifica il software, rendere disponibile anche la versione originale (per es. la MPL e la GPL),
  • non imporre all'utente ulteriori obblighi che limitino l'ulteriore distribuzione del software (per es. la GPL e la MPL),
  • manlevare i contributori del software da eventuali danni conseguenti alla distribuzione di prodotti che includono il software stesso (per es., la EPL).
Vi sono poi altri obblighi che riguardano tutti i tipi di licenze di software libero, anche quelle “non-copyleft”, che anche variano da licenza a licenza. Innanzitutto, praticamente tutte le licenze di software libero impongono di redistribuire il software con una nota di diritto d'autore (cd. “copyright notice”). Poi, alcune licenze impongono di distribuire il software con altre informative da redigere secondo specifiche indicazioni (che variano da licenza a licenza). Per esempio, alcune licenze richiedono di:
  • includere il testo della licenza (per es., le licenze MIT e Apache),
  • dare credito agli autori del software (per es., le licenze MITv1 e BSD originale),
  • se si modifica il programma, indicare quali modifiche sono state introdotte (per es., la GPL e la licenza Apache).
Infine, alcune licenze di software libero prevedono degli obblighi rispetto ai diritti di brevetto per invenzione eventualmente detenuti dall'utente di software libero. Alcune licenze di software libero contengono una licenza esplicita dei diritti di brevetto a carico di chi distribuisce il software (per es., la GPLv3) o di chi vi contribuisce (per es., la GPLv3, la MPLv2 o la licenza Apache).
Si ritiene inoltre che alcune licenze di software libero (per es., la GPLv2 e la BSD modificata) contengono una licenza di brevetto implicita che si applica a chi distribuisce il software ed a chi vi contribuisce.
Alcune licenze contengono poi delle clausole (cd. “di rappresaglia”) che, sotto certe condizioni, determinano la cessazione della licenza di software libero se il licenziatario fa valere la violazione d'un brevetto (per esempio, la MPL, la GPLv3 e la licenza Apache) che interferisce con l'uso del software. È infine importante ricordare che la violazione degli obblighi imposti dalle licenze di software libero può determinare la cessazione degli effetti della licenza, con la conseguente necessità di “fare qualcosa” per riacquistare il diritto d'utilizzare il software secondo i termini della stessa licenza di software libero (per es., la GPL – con modalità diverse tra la GPLv2 e la GPLv3 – la MPL e la EPL).

I PRINCIPALI PROBLEMI E COME LIMITARNE IL RISCHIO

Per evitare di violare gli obblighi imposti dalle licenze di software libero è utile adottare alcune semplici accortezze. In particolare:
  • adattare la contrattualistica con i fornitori di software per responsabilizzarli al rispetto degli obblighi imposti dalle licenze di software libero,
  • prevedere che gli sviluppatori interni si dotino (ed utilizzino in modo corretto) strumenti di controllo di versione del software sviluppato,
  • adottare procedure e strumenti idonei a documentare quale software libero sarà distribuito e secondo quali licenze di software libero,
  • individuare i soggetti responsabili del rispetto degli obblighi imposti dalle licenze di software libero,
  • prevedere che, prima della sua distribuzione, il software acquisito da terzi e quello sviluppato internamente sia controllato dai responsabili individuati. 
A volte (certamente quando non è stato adottato “a monte” un appropriato processo di documentazione delle licenze di software libero che si applicano al software che si intende distribuire) è utile utilizzare strumenti di analisi del software per acquisire in modo automatico indicazioni sulle licenze ed informative di diritto d'autore del software che si riusa e distribuisce.

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© Marco Ciurcina, 2016 – Alcuni diritti riservati
Quest'opera è utilizzabile secondo i termini della licenza Creative Commons Attribuzione­ Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Il testo della licenza è disponibile qui https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode.
Articolo comparso anche su http://www.industriasoftwarelibero.it/wp-content/uploads/2016/10/regole_software_libero.pdf.

mercoledì 9 novembre 2016

Bagarinaggio online: Le Iene smascherano un sistema perverso (con finale da libro giallo)

La scorsa settimana ho scritto un articolo dal titolo "Secondary ticketing o bagarinaggio 2.0?" che prendeva lo spunto da un servizio del programma televisivo Le Iene, che a sua volta riprendeva una precedente inchiesta di Repubblica.it.
Come sempre accade, l'intervento di una trasmissione televisiva amplifica molto l'impatto mediatico di una vicenda, e infatti molti sono stati i media ad occuparsene; così tanti da portare qualcuno del settore a inviare documenti scottanti alla redazione di ItaliaUno.
Infatti, la "iena veterana" Viviani ha preso in mano l'inchiesta (precedentemente condotta dal più giovane De Vitiis) e nella recente puntata di domenica 6 novembre ha fatto emergere risvolti davvero inattesi (almeno per chi come me non avvezzo ai romanzi gialli). Il fenomeno del "secondary ticketing", volgarmente detto "bagarinaggio online", sembra essere retto da un meccanismo intricato di interessi economici volto a far volutamente e artatamente lievitare i prezzi dei biglietti a favore delle grandi aziende di booking e degli artisti stessi.
Invito di seguire con attenzione il video integrale per scoprire solo nel finale chi è l'assassino di questo thriller tra i suoi protagonisti, cioè in ordine di apparizione ViaGoGo, Barley Arts, TicketOne, LiveNation.

oppure guarda quello "embeddato" qui sotto

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Altri screenshot tratti dal video, tratti dalle interviste a Claudio Trotta di Barley Arts e ROberto De Luca di LiveNation Italia.

Il Ministero dell'Interno dopo la mia segnalazione modifica la nota sul copyright

[ADDENDUM] Se volete segnalare altre situazioni simili, ho creato quest'apposita paginahttp://aliprandi.blogspot.it/p/segnalazione-di-licenze-e-termini-duso.html.
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Sono quasi commosso. Qualcuno nei piani alti del Ministero dell'Interno mi prende sul serio!
Infatti dopo il mio post critico di domenica (vedi Il Ministero dell'Interno ha problemi con le licenze CC e con l'open data), la pagina NOTE LEGALI del sito www.interno.gov.it è stata modificata e ora risulta indubbiamente più chiara e meno approssimativa.

Questo è uno screenshot prelevato poco fa (alle ore 0.40 di mercoledì 9 novembre 2016).



L'indicazione della licenza e i relativi link risultano ora corretti e anche il testo dei primi due paragrafi sembra meno confuso e contraddittorio di quanto fosse prima.
Tutto è bene quel che finisce bene. 

domenica 6 novembre 2016

Il Ministero dell'Interno ha problemi con le licenze CC e con l'open data

[ADDENDUM del 09/11/16] Un giorno dopo questo post, il Ministero ha modificato la pagina (vedi post). Se volete segnalare altre situazioni simili, ho creato quest'apposita paginahttp://aliprandi.blogspot.it/p/segnalazione-di-licenze-e-termini-duso.html.
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Alcuni amici attivi nella community di Wikipedia mi segnalano che sul sito del Ministero dell'Interno è riportata una nota di copyright (www.interno.gov.it/it/note-legali) per nulla chiara e abbastanza approssimativa.
Riporto testualmente i primi due paragrafi, con il relativo screenshot (prelevato alle ore 16.30 circa di domenica 6 novembre 2016):
Dati, informazioni testuali ed elementi multimediali contenuti nel sito del ministero dell'Interno sono forniti con licenza creative commons 2.5.
L'utilizzazione, la riproduzione, l'estrazione di copia, la distribuzione delle informazioni testuali, degli elementi multimediali e del patrimonio conoscitivo disponibile su questo sito sono autorizzate esclusivamente nei limiti in cui le stesse avvengano nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

Già la mancanza delle lettere maiuscole ove invece sarebbero necessarie ("Ministero", "Creative Common") trasmette sciatteria e poca cura; tuttavia lasciamo perdere considerazioni da "Grammar Nazi" e soffermiamoci sulla sostanza.

Innanzitutto, c'è da rilevare che trattare come un tutt'uno "dati, informazioni testuali ed elementi multimediali" non risulta la scelta migliore, dato che per effetto della cosiddetta Direttiva Public Sector Information, dati e documenti prodotti dalla PA sono sottoposti a una disciplina diversa rispetto alle altre opere dell'ingegno che vengono prodotte e diffuse dalla PA (fotografie, filmati, musiche, contenuti multimediali). Sarebbe quindi più opportuno tenere separate le due categorie anche nelle note legali dei siti, oppure - scelta consigliabile - applicare ad entrambi il regime di copyright più aperto.

Per approfondire:
Il fenomeno open data
Poi - e questo è il nodo più delicato - dire genericamente "licenza Creative Commons 2.5" non è sufficiente. Quella dicitura potrebbe infatti riferirsi a sei diverse licenze; anzi, a ben vedere, se non si indica anche la versione nazionale della licenza (Italia, Francia, USA...) potrebbe riferirsi a più di un centinaio di licenze. E' per questo che, a scanso di equivoci, le linee guida di Creative Commons (e anche la buona prassi del settore (che - lasciatemi dire - ormai ogni legale specializzato in diritto della proprietà intellettuale o diritto dell'informatica dovrebbe conoscere) consigliano di indicare sempre l'URL completo in cui poter risalire al testo integrale della licenza.
Il tutto sembrerebbe risolto da un link che si trova invece nel footer del sito (mi chiedo: troppa fatica riportare il link anche testo del disclaimer?!); questo link però rimanda a una licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia (questo sarebbe li nome completo e corretto della licenza) quindi non a una versione 2.5, come invece indicato sopra.
Ci si chiede dunque quale sia la licenza realmente prescelta. Possiamo forse risolvere il tutto con il buon senso, evitando di essere eccessivamente rigidi e pensando che il riferimento da considerare sia quello del footer in quanto più aggiornato e completo di link.

Ma i problemi non finiscono qui.
Se la licenza che il Ministero voleva applicare era davvero la BY-NC-ND, bisogna far presente che, almeno per quanto riguarda dati e documenti, quella licenza è contraria a quanto previsto dalle "Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico (anno 2014)" emesse dall'Agenzia per l'Italia Digitale (AGID) e tutt'ora principale riferimento per il settore. Al Capitolo 8 delle linee guida si legge infatti (in un box ben evidenziato):
Facendo riferimento alla definizione Open Data fornita dall’Open Knowledge Foundation (OKF) per cui un dato è aperto se è “usabile, riutilizzabile e ridistribuibile liberamente da chiunque anche per finalità commerciali, soggetto al massimo alla richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo”, le sole licenze ammesse per abilitare l’effettivo paradigma dell’Open Data sono classificate come mostrato in Figura 7. Come evidenziato in figura, tutte le altre licenze che non consentono lavori derivati, anche per finalità commerciali (i.e., licenze che riportano chiaramente clausole Non Commercial - NC e/o Non Derivative – ND e/o ogni altra clausola che limita la possibilità di riutilizzo e ridistribuzione dei dati) non possono essere ritenute valide per identificare dati di tipo aperto.
L'immagine cui si rimanda è un chiaro schema ad albero, che tra l'altro è una semplice rielaborazione di un mio schema diffuso nel 2012 su questo blog (vedi) e poi inserito anche nel libro "Il fenomeno open data". Ecco l'immagine come compare nel Capitolo 8 delle linee guida AGID. Sembra davvero a prova di "dummy".


Ora... potrebbe anche essere che il Ministero dell'Interno non sia interessato a sposare la causa dell'open data. Tuttavia, viene legittimamente da chiedersi: a che pro?! Non sarebbe meglio che i ministeri rappresentassero delle best practice e fungessero da esempio per le altre pubbliche amministrazioni?
Ma forse sono io che ho troppe pretese e sono troppo pedante...

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martedì 1 novembre 2016

Quanto guadagna realmente un docente universitario? - bis

A settembre avevo pubblicato su MySolutionPost.it un articolo intitolato "Quanto guadagna realmente un docente universitario?" in cui facevo un po' di "conti della serva" sulla retribuzione effettiva di un docente a contratto in corsi universitari, scuole di specializzazione e master, arrivando a dimostrare che la retribuzione oraria netta si aggira attorno a 15 euro.
Oggi l'amico Andrea Rossetti (professore associato all'Università Bicocca di Milano) sul suo profilo Facebook pubblica un'interessante tabella che mostra la retribuzione netta oraria per un docente incardinato come lui chiamato a svolgere lezioni anche in un Master Universitario, come extra rispetto all'attività di docenza "di base" che è prevista per il suo ruolo. Dopo le varie trattenute il compenso lordo di poco più di 45 euro si riduce a 25 euro.
Si noti poi che le eventuali spese di trasporto extra non sono sempre rimborsate (dipende da ateneo ad ateneo) e quindi spesso vanno considerate comprese nella retribuzione. Significa che se il docente deve recarsi a fare lezione al master in un giorno extra, deve accollarsi il biglietto del treno in più. Ipotizzando un costo di 10 euro complessivi di biglietto andata e ritorno e due ore di lezione, l'introito effettivo non sarebbe di 50 euro ma di 40 euro.
Riporto qui la tabella.