giovedì 30 marzo 2017

Fine di lucro e file sharing di opere coperte da copyright: la sentenza del Tribunale di Frosinone

Nei giorni scorsi sono circolati vari articoli e commenti in merito a una sentenza del Tribunale Civile di Frosinone che, pronunciandosi su opposizione all'ordinanza-ingiunzione, ha annullato una sanzione di circa 600 mila euro comminata dalla Guardia di Finanza ai titolari del dominio Filmakers.biz e dei domini ad esso connessi, per violazione dell'art. 171-ter della legge sul diritto d'autore. (Per chi non lo sapesse, Filmakers.biz è uno dei principali siti di condivisione di film e serie tv.)
Si tratta di una sentenza innovativa dato che per la prima volta a livello europeo un giudice riconosce le ragioni del service provider e della sua difesa (qui nella persona dell'avv. Fulvio Sarzana) a scapito delle ragioni dei titolari dei diritti. Per un commento più dettagliato del provvedimento si rimanda all'articolo "Leciti i link ai siti con streaming di film", prima sentenza in Italia uscito su Repubblica.it, nel quale l'avv. Marco Scialdone dichiara:
"Per la prima volta, è stato ristabilito lo stato di diritto nelle questioni di copyright. Questo è infatti il primo giudice che riconosce che se non ci sono prove sufficienti, un sito non può essere chiuso e il suo gestore sanzionato. Finora invece in Italia c'è stato un automatismo, come un riflesso culturale più che giuridico: se un sito era bollato come pirata, il giudice non usava le solite cautele per verificare l'impianto probatorio. Il tutto perché le tante battaglie politiche fatte dall'industria del copyright ha fatto passare l'idea che certe attività sono di per sé illegali, quindi attenzione del giudice si abbassava nell'affrontare i casi."
Interessante la massima che si può estrarre dalla sentenza (che in realtà è abbastanza sintetica) in merito al concetto di "fini di lucro" nell'ambito della diffusione non autorizzata sul web di materiale protetto da copyright.
Giova precisare che l'articolo 171-ter, 2 comma, lett a-bis della L. 633/41 presuppone la comunicazione al pubblico a fini di lucro di un'opera protetta dal diritto d'autore o di parte di essa attua attraverso connessioni di qualsiasi genere.
Con l'espressione a fini di lucro deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell'autore del fatto ne consegue che, alla fine della commissione dell'illecito in esame deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa.
Il fine di lucro costituisce, dunque, il requisito essenziale di punibilità.
Nella fattispecie in esame, nel richiamato verbale della Guardia di Finanza, a parte l'iniziale generico richiamo alle indagini svolte nei confronti di una pluralità di domini che assoggettava pubblicità preliminare l'accesso alla visione dell'opera tutelata, nulla risulta specificamente verificato l'allegato in relazione alla natura dei banner pubblicitari e alla effettiva capacità di produrre reddito in favore di filemakers.biz, filemaker.me, filemakerz.org e cineteka.org.
Il testo integrale della sentenza (Tribunale di Frosinone, N. 181/2017; r.g. 1766/2015) è disponibile su JurisWiki.it.


La mera digitalizzazione non crea un copyright

In questo articolo cerco di chiarire una volta per tutte un concetto chiave del diritto d'autore che viene a mio avviso troppe volte dimenticato se non volutamente ignorato: l'attività di semplice digitalizzazione di documenti di pubblico dominio non crea un diritto di privativa a favore di chi la realizza. Argomenterò in maniera più dettagliata in un paper di prossima uscita; ma ritengo fondamentale e urgente mettere nero su bianco queste considerazioni.

Per approfondire, suggerisco di leggere anche le voci "When to use the PD-scan tag" e "Threshold of originality" sul sito di Wikimedia Commons.
Altri miei articoli su temi simili:
  • Il copyright anche dove non c’è. La vicenda del pubblico dominio perduto (leggi)
  • Copyright senza confini, usi liberi sempre più limitati (leggi)
Invito anche alla visione del video (con slides incorporate) del mio intervento al convegno "Pensare in rete, pensare la rete per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico" intitolato "Quando non c'è una licenza. Lo strano principio open by default sui dati delle PA".

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Il FUD per comprimere il pubblico dominio 

L’industria del copyright ha negli anni sviluppato degli “anticorpi” contro il pubblico dominio e ha trovato vari modi per mantenere il controllo su opere anche molto datate e quindi comunemente (ma anche ingenuamente) considerate ormai patrimonio dell’umanità.
Gli artifici e gli stratagemmi sono vari e non possono essere illustrati nel dettaglio in questa sede; trovate qualche spunto nel video e nelle slides del mio intervento al Festival del pubblico dominio tenutosi a Torino lo scorso dicembre (vai al post). Tuttavia ad accomunarli c’è l’idea di incutere nei potenziali utilizzatori quello che nel gergo dei nuovi media è chiamato FUD, cioè fear, uncertainty, doubt (paura, incertezza, dubbio). Secondo questo approccio, non conta tanto la legittimità di una pretesa o la reale sussistenza di un diritto; ciò che conta è incutere timore nei potenziali utilizzatori in modo che, presi appunto dal dubbio, preferiscano astenersi per non incorrere in scocciature legali. Questa forma di “copyright trolling” è assolutamente da deprecare, in un mondo come quello di oggi in cui il livello di confusione e incertezza su questi temi è già fisiologicamente elevato.

Digitalizzazione e carattere creativo

Sempre più spesso sento sostenere la tesi secondo cui dare in pasto dei documenti del 1700 (manoscritti, spartiti, cartine geografiche...) a uno scanner generi un non ben definito diritto di privativa a favore di chi ha realizzato la digitalizzazione. Chiariamolo una volta per tutte: la mera digitalizzazione, a maggior ragione se fatta con sistemi automatizzati, non genera un diritto d’autore e nemmeno un diritto connesso. Tenendo ben presente che l'elemento costitutivo del diritto d'autore è il “carattere creativo” e quindi la sussistenza di una scelta creativa/intellettuale da parte di un autore, si capisce che una mera digitalizzazione è quanto di meno creativo possa esistere (anzi, meno creativa è meglio è!); tant’è che può essere tranquillamente eseguita da una macchina.
Essere la persona che ha comprato la macchina o che ha premuto il tasto che attiva la macchina o che ha scritto il software che fa funzionare la macchina non sono requisiti sufficienti affinché si crei un diritto di privativa sulla digitalizzazione. E non rileva il fatto che per effettuare la digitalizzazione servano tempo, risorse e competenze tecniche, perché comunque il diritto d'autore richiede che vi sia un'attività creativa anche minima. Gli anglosassoni definiscono l'originalità/creatività come la somma di tre “ingredienti”: skill, labour, judgement, cioè competenza, lavoro/fatica e scelta/giudizio. Sembra davvero difficile che un procedimento automatizzato possa integrare pienamente questi tre requisiti.

La legge sul diritto d'autore lo dice chiaramente

Si tenga presente inoltre che la legge italiana sul diritto d’autore, pur attribuendo una tutela minore (un diritto connesso di vent’anni dallo scatto) per le fotografie con intento di documentazione e prive di carattere creativo, all’articolo 87 precisa che non sono soggette ad alcun tipo di protezione le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili; in effetti tali riproduzioni non integrano né un intento creativo in senso pieno, né un intento di documentazione.

Rimane solo il diritto sui generis

Dunque, l’unico diritto di privativa che può insistere su queste digitalizzazioni, è il cosiddetto diritto sui generis, di cui abbiamo discusso spesso in queste pagine e di cui non possiamo illustrare nel dettagli il funzionamento in questa sede (a tal proposito rimando alla mia videolezione "Quali diritti sui dati?"). Tale diritto però si può avere solo quando le digitalizzazioni vengono raccolte e organizzate in una banca dati e quando questa attività di raccolta e organizzazione ha richiesto un rilevante investimento. E comunque copre solo eventuali estrazioni e riutilizzi di parti sostanziali della banca dati. Sul singolo file, diffuso al di fuori di una banca dati, non vi è alcun diritto di privativa.

Licenze Creative Commons su opere di pubblico dominio?

Ne consegue anche che rilasciare queste digitalizzazioni con delle licenze open content (Creative Commons o simili) diventa un non-sense giuridico. Una licenza può essere applicata da chi detiene i diritti su un'opera; se nessuno detiene dei diritti, nessuno può applicare una licenza. Inoltre che utilità ha dire che un'opera è utilizzabile liberamente attraverso una licenza open se quell'opera è già in pubblico dominio e quindi di per sé già liberamente utilizzabile senza alcun vincolo e senza alcuna condizione? In tutti quei casi, la scelta più opportuna è l'applicazione di un "public domain mark" tipo quello proposto da Creative Commons (vedi) o anche un semplice disclaimer che chiarisca lo status di pubblico dominio (come ad esempio quelli utilizzati da Wikimedia Foundation nei suoi siti web).

Certo, c'è sempre la famosa tutela sulle riproduzioni di beni culturali prevista dagli articoli 107 e 108 del Codice Beni Culturali... ma quella è tutta un'altra storia (di cui tra l'altro abbiamo già parlato in altra sede); e comunque non ha nulla a che fare con il copyright.

sabato 25 marzo 2017

Le mie videolezioni per il corso "animatori digitali" di Wikiscuola.it

Visto il particolare interesse destato dalla diffusione dei materiali dei corsi di formazione che sto tenendo nei vari Snodi Formativi della scuola pubblica, segnalo in questo post le tre videolezioni da me tenute l'anno scorso per il corso "Animatori digitali" del sito Wikiscuola.it.
Si tratta di contributi video con slides in primo piano, di circa 40 minuti ciascuno, appositamente pensati per rendere questi argomenti fruibili e meglio comprensibili a chi opera nel mondo della scuola. Mi sembrano venute bene e confido che possano risultare utili.

Seguendo i link sotto riportati trovate i post con le slides e i video:

  • Il diritto d'autore nella scuola: un'introduzione > VEDI
  • Le licenze Creative Commons e i contenuti aperti nella scuola > VEDI
  • Privacy e diritti d'immagine nella scuola > VEDI

Approfitto per segnalare anche il video del mio intervento nel convegno intitolato "DidatticaDuePuntoZero" e organizzato il 27 maggio 2016 da un'omonima rete di scuole pubbliche lombarde, con capofila l’Istituto Comprensivo di Via Anna Botto a Vigevano.

  • Creare contenuti digitali a scuola: come gestire i diritti d'autore? > VEDI
Infine, ricordo che, seguendo la TAG "scuola" di questo blog, trovate TUTTI i miei post e i miei materiali (slides, articoli, video) relativi all'ambito della scuola e della didattica in generale.

NOTA: per chi non l'avesse notato, TUTTO il materiale da me prodotto è rilasciato sotto licenze Creative Commons; quindi potete tranquillamente riutilizzarlo senza dovermi chiedere preventiva liberatoria (ovviamente, nel rispetto dei termini della licenza).

domenica 19 marzo 2017

I materiali per il corso animatori digitali al Cairoli di Pavia

Nei giorni lunedì 20, giovedì 23 e martedì 28 marzo sarò docente in un corso per animatori digitali sui temi della sicurezza informatica nella didattica e sulla gestione dei contenuti nella comunicazione web.
Ho predisposto tre lezioni:

  • la prima intitolata E-Safety: fare didattica in sicurezza | Sicurezza dati e privacy (definizioni e norme) 
  • la seconda intitolata Pubblicare e comunicare 1: gli ambienti del web | Il diritto d'autore sul web e sui social media
  • la terza intitolata Pubblicare e comunicare 2: gli ambienti del web | Liberatorie e licenze open nella scuola digitale

Condivido in questo post i materiali utilizzati (che in sostanza consistono nelle slides e nei link in esse contenuti).
NOTA: le slides, come d'altronde tutti i materiali da me prodotti, sono rilasciate sotto licenza Creative Commons, quindi sono liberamente riutilizzabili (nel rispetto delle condizioni della licenza).



mercoledì 15 marzo 2017

Come e perché vengono rimossi contenuti dai social media?

Uno dei temi a me più cari nell'ambito del diritto di Internet è quello dei criteri con cui i gestori delle grandi piattaforme social (Facebook, Twitter, YouTube...) decidono di rimuovere un contenuto o addirittura anche sospendere un utente.
Già in vari articoli ho segnalato i problemi di questo sistema, prendendo le mosse da alcuni casi di studio realmente accaduti a persone che conosco direttamente. In particolare segnalo questi post:
  • La comunità che non c’è (ottobre 2014): leggi
  • La pseudo-legge dei social network, tra utopia e anarchia (luglio 2016): leggi
  • Censure a nudo (settembre 2016): leggi
Come spiego nei vari post, spesso non si riesce a cogliere una palpabile coerenza negli interventi censori: da un lato battute goliardiche e indiscusse opere d'arte (come la vagina del quadro L'origine del mondo) vengono rimosse, dall'altro prolificano pagine e gruppi (con migliaia di follower) che inneggiano alla violenza, al razzismo o -ancora peggio- la nazi-fascismo. Interessante era stato anche l'articolo di Wired.com "Gli operai che tengono le foto di cazzi e le decapitazioni fuori dal tuo feed Facebook" che metteva in luce la triste situazione degli operatori addetti a questa attività di verifica e rimozione, facendo notare che non si tratta certo di raffinati giuristi nè di esperti di etica della comunicazione.
Ora un giornale tedesco, il Süddeutsche Zeitung, è riuscito a entrare in possesso di un documento in cui sono illustrati questi criteri e lo ha reso pubblico nell'articolo "Facebook’s secret rules of deletion" (a firma By Till Krause e Hannes Grassegger). Se sentite più a vostro agio con un articolo in italiano, potete leggere "Le regole segrete della cancellazione dei post su Facebook" di Arturo Di Corinto.
Ovviamente questo non è un quadro completo ma è sicuramente un passo avanti per comprendere meglio i retroscena di questo mondo.
L'aspetto che a mio avviso sarebbe interessantissimo approfondire è quello degli algoritmi che si occupano della rimozione di contenuti. Tutti sanno infatti che prima di un controllo "umano", vi è il filtro di un controllo "automatizzato" da parte di software specifici impostati per riconoscere parole chiave "delicate" e immagini oscene.

[EDIT] Altri articoli interessanti sullo stesso tema, usciti successivamente alla data originaria di questo post:

martedì 14 marzo 2017

Conoscere e gestire le licenze open source: webinar per Officina-Linux.it

Giovedì 16 marzo alle ore 17, per circa un'ora, terrò un seminario online (anche detto webinar) su Officina-Linux.it, sito web che propone corsi sia online che dal vivo sulle tecnologie open source.
Il seminario partirà da un inquadramento generale del concetto di licenza d’uso per software per arrivare a illustrare le più diffuse licenze di software libero e open source.
Dopo un breve excursus storico su come negli anni 80 si sia percepita l’esigenza di questo nuovo modello di gestione del copyright sul software, verranno spiegati i meccanismi di base della tutela del software e del licensing nonché i principi che accomunano le principali licenze open (libertà, disponibilità del codice, copyleft).
Infine verranno presentate le macrocategorie in cui esse vengono comunemente classificate, così da agevolare la comprensione dei loro effetti giuridici e la scelta della soluzione più adeguata.
L'iscrizione al webinar è gratuita, previa registrazione su questo form. Una volta registrati, sarà possibile seguire il seminario ponendo le vostre domande in diretta attraverso l'apposita chat.

[EDIT] La registrazione video (con slides) del webinar



[EDIT] Condivido le slides utilizzate per il webinar


lunedì 6 marzo 2017

I materiali utilizzati per i corsi PON al Deledda di Lecce (marzo 2017; destinatari: docenti)

Riporto qui le slides da me utilizzate durante questa seconda tornata di corsi di formazione presso l'Istituto Deledda di Lecce, tenutasi tra il 2 e il 9 marzo 2017. All'interno dei file trovate anche i link ad altri materiali di approfondimento (video, documenti...) già disponibili online.

MODULO 1 - Sicurezza dati e privacy (definizioni e norme)

MODULO 2 - Copyright e licenze open nella didattica